domenica 31 luglio 2011
2008 errata corrige
Amsterdam (09/11 gennaio)
...per l'appunto c'era anche questo, l'ho detto io che non ricordo nulla. E c'è da dire che è fra le mie preferite.
...per l'appunto c'era anche questo, l'ho detto io che non ricordo nulla. E c'è da dire che è fra le mie preferite.
sabato 30 luglio 2011
2008
Non ricordo nulla del mio passato.
Così è troppo.
Diciamo che più onestamente non ricordo quasi nulla del mio passato.
Questo si.
Dimentico tutto e tutti. Fatti, luoghi e persone. Non ricordo i nomi e i volti, figuriamoci poi cos'è successo. Mi capita quindi e sempre più spesso di dover sostenere lunghe e assurde conversazioni cercando di non dire nulla che possa compromettermi e attendendo impaziente che il mio misterioso e sconosciuto interlocutore dimostri di essere stato, come sostiene, mio amico per anni e anni.
Non ricordo nulla di me adulta, di me bambina e adolescente. Il vuoto. C'è che sostiene che lo faccio per rimozione. Chi invece perché la mia vita è stata bella e si ricordano di più gli eventi tristi... Non so chi abbia più ragione. Forse è solo pigrizia. Certo è solo che davvero non ricordo.
Ho sostenuto di non essere mai stata a Roma esclusa una toccata e fuga in giornata e per lavoro. Era una certezza crollata, di recente, davanti all'evidenza. Una vecchia compagna di scuola mi ha mandato via mail (oggetto: AH AHH AHHHH!!! Ma tu non eri quella che non era stata a Roma!?) la scansione di vecchie foto che mi ritraggono davanti ai Fori Imperiali, al lato della Fontana di Trevi, seduta tra i gradini di Piazza di Spagna... Credo si sia trattato della mia prima gita scolastica di più giorni. Un evento che avrei dovuto ricordare.
Tutto il mio viaggiare, il cercare di vedere, conoscere e fare il più possibile è così tempo perso. Ad esempio stasera ho scoperto che nel 2008 sono stata per puro diletto:
Madrid (22/24 febbraio)
Vienna (6/9 aprile)
Barcellona (18/21 aprile)
Venezia (6/8 giugno)
Loano in barca a vela (13/15 giugno)
Milano Marittima (19/23 giugno)
Agosto 15 giorni veleggiando tra le Egadi e le Eolie
Parma (8/10 novembre)
Londra (14/17 novembre)
Bormio (20/22 novembre)
Lo dicevo io che nel 2008 mi ero divertita.
Anche se ovviamente non ricordo altro.
:-/
Così è troppo.
Diciamo che più onestamente non ricordo quasi nulla del mio passato.
Questo si.
Dimentico tutto e tutti. Fatti, luoghi e persone. Non ricordo i nomi e i volti, figuriamoci poi cos'è successo. Mi capita quindi e sempre più spesso di dover sostenere lunghe e assurde conversazioni cercando di non dire nulla che possa compromettermi e attendendo impaziente che il mio misterioso e sconosciuto interlocutore dimostri di essere stato, come sostiene, mio amico per anni e anni.
Non ricordo nulla di me adulta, di me bambina e adolescente. Il vuoto. C'è che sostiene che lo faccio per rimozione. Chi invece perché la mia vita è stata bella e si ricordano di più gli eventi tristi... Non so chi abbia più ragione. Forse è solo pigrizia. Certo è solo che davvero non ricordo.
Ho sostenuto di non essere mai stata a Roma esclusa una toccata e fuga in giornata e per lavoro. Era una certezza crollata, di recente, davanti all'evidenza. Una vecchia compagna di scuola mi ha mandato via mail (oggetto: AH AHH AHHHH!!! Ma tu non eri quella che non era stata a Roma!?) la scansione di vecchie foto che mi ritraggono davanti ai Fori Imperiali, al lato della Fontana di Trevi, seduta tra i gradini di Piazza di Spagna... Credo si sia trattato della mia prima gita scolastica di più giorni. Un evento che avrei dovuto ricordare.
Tutto il mio viaggiare, il cercare di vedere, conoscere e fare il più possibile è così tempo perso. Ad esempio stasera ho scoperto che nel 2008 sono stata per puro diletto:
Madrid (22/24 febbraio)
Vienna (6/9 aprile)
Barcellona (18/21 aprile)
Venezia (6/8 giugno)
Loano in barca a vela (13/15 giugno)
Milano Marittima (19/23 giugno)
Agosto 15 giorni veleggiando tra le Egadi e le Eolie
Parma (8/10 novembre)
Londra (14/17 novembre)
Bormio (20/22 novembre)
Lo dicevo io che nel 2008 mi ero divertita.
Anche se ovviamente non ricordo altro.
:-/
giovedì 28 luglio 2011
martedì 26 luglio 2011
In presidenza.
Ho dormito 8 ore e al risveglio non avevo nemmeno l'herpes delle grandi occasioni, un punto a mio favore. Hulko lo stesso ma è scivolato nell'attacco di iperventilazione a pochi minuti dal sospirato incontro col padre di cui è stato orfano negli ultimi 7 mesi e del quale tornerà a breve ad essere orfano per altri 5, attacco dovuto quindi. Abbiamo passato la mattina a lustrarci e strigliarci, parrucchiere e lavaggio auto compresi. In realtà dietro a questa parvenza di normalità c'è tutto il contrario, non sa che suo padre in Italia c'è venuto perché convocato dal giudice del Tribunale dei Minori che non ha accettato si facesse rappresentare in aula per procura. Hulko temporaneamente parcheggiato con la matrigna (che forse non è il termine esatto per descriverne la relazione ma lo è per descrivere lei) è impegnato a sopravviverle, noi nel salottino d'attesa, ognuno ad affrontare la propria prova di vita.
Veniamo invitati ad entrare, seduto al di là della scrivania un giudice 45/50 anni al massimo, pantaloni aggrappati alle ossa e una massa di capelli sale e pepe a consentirgli di pesare quanto un uomo normale. Fede all'anulare sinistro e foto di lui con un bambino sorridente a tutta parete o almeno è parso a me che riempisse l'intera stanza, tanta irreprensibilità mi incute soggezione così mi sono seduta in punta, schiena dritta e diario per le note alla mano. Non ho cercato di giustificarmi dicendo che ero lì per colpa di qualcun altro perché se arrivi in presidenza qualcosa devi pur avere fatto. Fosse anche solo la spia.
Veniamo invitati ad entrare, seduto al di là della scrivania un giudice 45/50 anni al massimo, pantaloni aggrappati alle ossa e una massa di capelli sale e pepe a consentirgli di pesare quanto un uomo normale. Fede all'anulare sinistro e foto di lui con un bambino sorridente a tutta parete o almeno è parso a me che riempisse l'intera stanza, tanta irreprensibilità mi incute soggezione così mi sono seduta in punta, schiena dritta e diario per le note alla mano. Non ho cercato di giustificarmi dicendo che ero lì per colpa di qualcun altro perché se arrivi in presidenza qualcosa devi pur avere fatto. Fosse anche solo la spia.
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venerdì 22 luglio 2011
Pensieri su lamiere contorte
Ascolto il caldo di questa sera di fine luglio, cercando di ricordare un'altra sera simile, di diversi anni fa. Guardavo ancora la televisione, allora, e quella sera rimasi incollato per diverse ore davanti a parole, immagini, commenti.
Oggi no, a distanza di anni non guardo piu' nulla, raramente ascolto.
Ricordo bene il pomeriggio di diciotto anni fa, mentre su un treno affollato tornavo verso Pisa per affrontare una sessione di esame.
Ricordo la notizia, portata a bordo durante una sosta in stazione da due ragazzi, poco piu' grandi di me, due militari in licenza.
Ricordo che mi colpi' in particolare uno, aveva gli occhi gonfi, cercava di scrivere qualcosa tra le lacrime incerte su un piccolo quaderno, ma la matita scivolava dalla mano con testarda volonta'. Sono stato cosi'per anni, come quel ragazzo. Anni.
Mi domando spesso, in queste ricorrenze, lontano da commemorazioni, discorsi e parole (il confronto non puo' che correre rapido alle sue parole, e per confronto non possiamo che avvilirci nel sentire parlare oggi le persone che sono vive e non sanno parlare, mentre quelle che sapevano cosa dire son state strappate via dall'asfalto, dai muri, dal ricordo), mi domando cosa posso fare io per commemorare, appunto.
Allora sfoglio il mio amato dizionario etimologico; CUM (insieme) e MEMORARE (ricordare), ricordare in modo alquanto solenne persone e fatti notevoli. Dunque ricordare insieme.
Da qualche anno mi e' balenata una possibile soluzione, stupida come quasi tutte le cose che faccio, ma che ha il potere di farmi sentire meno male. Un poco. E quindi stasera studiero', come studiero' questa estate, per arrivare un po' meglio preparato all'inizio del prossimo
anno scolastico. Cosi' forse riusciro', nei prossimi mesi, o anni, o magari mai, ad insegnare un po' meglio ai miei studenti, parlando loro di algebra, trigonometria, della derivabilita' delle funzioni continue, degli integrali ed i teoremi di logica, parlando loro di infinito, di insiemi e di dimostrazioni, leggendo ogni tanto una poesia, ascoltando le loro parole, sorridendo e piangendo e, perche' no, ogni tanto ricordando insieme. Ricordare insieme. Commemorare,
nella banalita' di gesti quotidiani, chi quei gesti non li puo' piu' compiere. Ma farlo condividendo con i miei studenti la consapevolezza.
Perche' forse e' questo il segreto. Nel contribuire, poco, pochissimo, lo so, ma contribuire ad insegnar loro, ai miei ragazzi, a far di conto, a pensare, a ragionare, a capire, a domandarsi, ad avere dubbi, a cercare, ognuno secondo la propria sensibilita', seguendo le proprie
convinzioni, ma sincere e ragionate. Allora, forse, il suono di quelle sirene sulle lamiere dilaniate di una strada di Palermo di diciotto anni fa, quel suono pian piano uscira' dalle nostre orecchie.
"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene."
19 luglio 2011
Riccardo Giannitrapani
martedì 12 luglio 2011
la burocrazia non delude mai
La collega delle human resources mi ricorda che è l'ultimo giorno per compilare la richiesta degli assegni famigliari. Non posso esimermi ho una famiglia seppur piccola e così accaldata e trafelata negli ultimi minuti della pausa pranzo estraggo la copia della dichiarazione dei redditi dalla borsa e apro a video il .pdf del modulo. Già perché la vera evoluzione degli ultimi 30anni di burocrazia è il formato .pdf. Apri, inserisci i dati, stampi, firmi e ti ritrovi di nuovo negli anni 80 in fila all'INPS.
Dati del richiedente: nome, cognome, età, residenza, codice fiscale, stato civile: 'coniugata / divorziata / nubile / separata/ abbandonata'. Leggendo l'ultima sono scoppiata a ridere pensando fra me e me che anche senza ufficialità forse dovrei barrare la voce. Smetto di ridere giusto un paio di righe dopo, alla voce 'Reddito percepito'.
Dati del richiedente: nome, cognome, età, residenza, codice fiscale, stato civile: 'coniugata / divorziata / nubile / separata/ abbandonata'. Leggendo l'ultima sono scoppiata a ridere pensando fra me e me che anche senza ufficialità forse dovrei barrare la voce. Smetto di ridere giusto un paio di righe dopo, alla voce 'Reddito percepito'.
domenica 10 luglio 2011
Pom Poko

Guarda un breve estratto dal film.
Se volete acquistarlo, il film è stato doppiato e distribuito in Italia da Lucky Red.
sabato 25 giugno 2011
giovedì 23 giugno 2011
Campus MultiSport & altre soluzioni estive.
Alle 21.57 scendevano eroici i gradini del pullman, stanchi, ammaccati e soprattutto puzzolenti. Altro che la nazionale calciatori infighettati, sbarbati e lindi. I nostri se la sono goduta e sudata la trasferta senza compromessi. O quasi, si mormora che in una settimana si siano fatti una sola doccia mentre del lavaggio denti non si è avuta alcuna testimonianza.
Superati i primi momenti densi di abbracci, strudel e zanzare ci siamo guardati attorno scoprendo l'amico fidato e compagno di camera in piedi di fianco al proprio bagaglio leggermente in disparte.
"Andrea che fai?"
"Aspetto mia mamma."
"Ah non è arrivata? non preoccuparti è che non avevamo un orario certo e così probabimente ha fatto tardi."
"Sì ma lei lo sapeva che saremmo tornati oggi, è stata lei a dirmi che sarei tornato mercoledì, quindi lo sapeva."
"E' vero ma a volte i cellulari non funzionano tanto bene, pensa che anch'io ho ricevuto il messaggio che mi informava che eravate a Dalmine proprio mentre cominciavate a scendere dal pullman. Vuoi chiamarla?"
Facciamo il numero e lui si allontana da noi posato, teso, lo vediamo parlare ma non lo sentiamo. Dopo qualche secondo torna verso il gruppo, si asciuga un occhio, uno solo e passa la comunicazione al coach. Chiede un passaggio verso casa ma non fa in tempo a finire che è già in macchina con noi.
Durante il tragitto cerco di alleggerire un po' il suo dispiacere spiegandogli ancora che può succedere e che la sua mamma non aveva ricevuto le indicazioni giuste, poi li distraggo facendomi raccontare qualche aneddoto e finisco con lo sciropparmi tutta la scala cromatica delle cinture di Judo e Karate. Seguono i resoconti dei pigiama party, della discoteca e della tv in camera. Hulko conferma di essersi dedicato agli scacchi e io sorrido domandandomi se possano questi annoverarsi fra gli sport.
Andrea infine spiega che la sera stavano spesso tutti insieme 8-9 e 10enni e qui sente di dover puntualizzare "...Matteo per due sere ha pianto perché voleva la mamma..." fa una pausa e aggiunge "...avrei voluto farlo anch'io ma non l'ho fatto."
Quanta dignità e profondità in un questo piccolo uomo.
Superati i primi momenti densi di abbracci, strudel e zanzare ci siamo guardati attorno scoprendo l'amico fidato e compagno di camera in piedi di fianco al proprio bagaglio leggermente in disparte.
"Andrea che fai?"
"Aspetto mia mamma."
"Ah non è arrivata? non preoccuparti è che non avevamo un orario certo e così probabimente ha fatto tardi."
"Sì ma lei lo sapeva che saremmo tornati oggi, è stata lei a dirmi che sarei tornato mercoledì, quindi lo sapeva."
"E' vero ma a volte i cellulari non funzionano tanto bene, pensa che anch'io ho ricevuto il messaggio che mi informava che eravate a Dalmine proprio mentre cominciavate a scendere dal pullman. Vuoi chiamarla?"
Facciamo il numero e lui si allontana da noi posato, teso, lo vediamo parlare ma non lo sentiamo. Dopo qualche secondo torna verso il gruppo, si asciuga un occhio, uno solo e passa la comunicazione al coach. Chiede un passaggio verso casa ma non fa in tempo a finire che è già in macchina con noi.
Durante il tragitto cerco di alleggerire un po' il suo dispiacere spiegandogli ancora che può succedere e che la sua mamma non aveva ricevuto le indicazioni giuste, poi li distraggo facendomi raccontare qualche aneddoto e finisco con lo sciropparmi tutta la scala cromatica delle cinture di Judo e Karate. Seguono i resoconti dei pigiama party, della discoteca e della tv in camera. Hulko conferma di essersi dedicato agli scacchi e io sorrido domandandomi se possano questi annoverarsi fra gli sport.
Andrea infine spiega che la sera stavano spesso tutti insieme 8-9 e 10enni e qui sente di dover puntualizzare "...Matteo per due sere ha pianto perché voleva la mamma..." fa una pausa e aggiunge "...avrei voluto farlo anch'io ma non l'ho fatto."
Quanta dignità e profondità in un questo piccolo uomo.
sabato 11 giugno 2011
lunedì 6 giugno 2011
oggi mi sento così.
per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane
(Kate Bates in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, 1991)
:/
:/
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riflessione
mercoledì 1 giugno 2011
domenica 29 maggio 2011
Cara, ho perso il bambino
Riprendo oggi questo post di Layos, che commentava la tragica morte della bambina dimenticata in un parcheggio dal padre. Avrei voluto commentarlo già allora, ma poi me ne è passata la voglia: ho distolto lo sguardo, proprio come dichiara di fare Guido davanti al telegiornale.
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
thanks to m.fisk
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
thanks to m.fisk
martedì 24 maggio 2011
Predisposizione.
Li raccolgo all'uscita dagli allenamenti e in macchina ricevo il solito resoconto dettagliato da nonnaragno e un paio di monosillabi di contorno da Hulko.
- "A proposito finalmente abbiamo le date per il campus estivo", ho la loro attenzione, continuo "E' stata scelta quella settimana perché nella stessa struttura a Canazei soggiorneranno anche gli atleti della Virtus Bologna con i loro tecnici."
Nonnaragno annuisce pensando e sospirando, come la sottoscritta, consapevole che difficilmente verremo raggiunti dalla telefonata dei tecnici che scopertolo così talentoso chiedono di prenderlo in squadra. Il nostro meditare viene interrotto dalla sua voce - "Bello mamma, si mangia bene lì!"
No, non rischiamo alcuna convocazione.
- "A proposito finalmente abbiamo le date per il campus estivo", ho la loro attenzione, continuo "E' stata scelta quella settimana perché nella stessa struttura a Canazei soggiorneranno anche gli atleti della Virtus Bologna con i loro tecnici."
Nonnaragno annuisce pensando e sospirando, come la sottoscritta, consapevole che difficilmente verremo raggiunti dalla telefonata dei tecnici che scopertolo così talentoso chiedono di prenderlo in squadra. Il nostro meditare viene interrotto dalla sua voce - "Bello mamma, si mangia bene lì!"
No, non rischiamo alcuna convocazione.
venerdì 13 maggio 2011
domenica 8 maggio 2011
8 maggio. festa della mamma.
Essere mamma non è un dovere; non è nemmeno un mestiere:
è solo un diritto tra tanti diritti.
Oriana Fallaci, da "Lettera a un bambino mai nato"
è solo un diritto tra tanti diritti.
Oriana Fallaci, da "Lettera a un bambino mai nato"
venerdì 6 maggio 2011
siamo alla frutta
Rientriamo dall'allenamento di basket, il solito trio, NonnaRagno, Hulko sudato zuppo ed io. NonnaRagno sferra l'attacco finale
- Ma quindi mangiate la pizza, niente penne al forno con mozzarella?
- Sì
- Va bene allora ci vediamo domani a pranzo per uova e asparagi, domani sera torta pasqualina e poi decidiamo per domenica.
Siamo senza frigo da 10gg e con ogni probabilità siamo già ingrassati di un paio di chili ma lei sembra non accorgersene.
- Hulko sali a casa un attimo che ti do il latte per domattina.
Io resto in strada per custodire lo zaino di scuola e per risparmiarmi le scale, mi raggiunge poco dopo con un sacchettino alla mano, mezzo litro di latte, 15 baccelli di piselli e 4 nespole, probabilmente non avevano da darle il resto quando ha comprato il latte.
Rientriamo, io mi libero del tacco 10, carico la lavatrice e indosso le ballerine, lui fa la doccia, indossa un sobrio pigiama estivo e scarpe da ginnastica e così agghindati andiamo a comprar la pizza.
Ceniamo a suon di tranci e bibita gassata,
- Ti preparo le nespole?
- Sì, mamma.
Vado in cucina, sbuccio e taglio l'esterno della polpa in pezzetti buttando i noccioli.
- Grazie, è una?
- No, tutte e 4.
- Tutte!!?
Lui è quasi in lacrime, io quasi mortificata.
- Mi hai detto che volevi le nespole.
- Si, ma a me mi piacciono.
- Appunto te le ho preparate apposta.
- Ma io le volevo anche per un'altra volta.
- Le ricompriamo.
- Ma non abbiamo il frigo.
- Non serve.
Si rasserena. Tragedia scongiurata.
- Ma quindi mangiate la pizza, niente penne al forno con mozzarella?
- Sì
- Va bene allora ci vediamo domani a pranzo per uova e asparagi, domani sera torta pasqualina e poi decidiamo per domenica.
Siamo senza frigo da 10gg e con ogni probabilità siamo già ingrassati di un paio di chili ma lei sembra non accorgersene.
- Hulko sali a casa un attimo che ti do il latte per domattina.
Io resto in strada per custodire lo zaino di scuola e per risparmiarmi le scale, mi raggiunge poco dopo con un sacchettino alla mano, mezzo litro di latte, 15 baccelli di piselli e 4 nespole, probabilmente non avevano da darle il resto quando ha comprato il latte.
Rientriamo, io mi libero del tacco 10, carico la lavatrice e indosso le ballerine, lui fa la doccia, indossa un sobrio pigiama estivo e scarpe da ginnastica e così agghindati andiamo a comprar la pizza.
Ceniamo a suon di tranci e bibita gassata,
- Ti preparo le nespole?
- Sì, mamma.
Vado in cucina, sbuccio e taglio l'esterno della polpa in pezzetti buttando i noccioli.
- Grazie, è una?
- No, tutte e 4.
- Tutte!!?
Lui è quasi in lacrime, io quasi mortificata.
- Mi hai detto che volevi le nespole.
- Si, ma a me mi piacciono.
- Appunto te le ho preparate apposta.
- Ma io le volevo anche per un'altra volta.
- Le ricompriamo.
- Ma non abbiamo il frigo.
- Non serve.
Si rasserena. Tragedia scongiurata.
venerdì 29 aprile 2011
29 aprile 2011, una bellissima damigella...
martedì 19 aprile 2011
Elogio della lettura e della finzione
La letteratura è una rappresentazione fallace della vita che, tuttavia, ci aiuta a comprenderla meglio, a orientarci nel labirinto nel quale siamo nati, che attraversiamo e nel quale moriamo. Essa ci risarcisce delle disgrazie e delle frustrazioni che la vita vera ci infligge, e grazie ad essa riusciamo a decifrare, per lo meno parzialmente, quel geroglifico che è l’esistenza per la maggior parte degli esseri umani, soprattutto per noi che coltiviamo più dubbi che certezze, e confessiamo la nostra perplessità rispetto ad argomenti come la trascendenza, il destino individuale e collettivo, l’anima, il senso o il non senso della storia, tutto ciò che è più vicino alla conoscenza razionale.
Mi ha sempre affascinato immaginare quella curiosa circostanza in cui i nostri antenati, poco più che diversi da gli animali, grazie a un linguaggio appena nato che permetteva loro di comunicare, iniziarono, nelle caverne, intorno al fuoco, durante notti piene di pericoli - fulmini, tuoni, fiere ringhianti - a inventare storie e a raccontarsele.
Quello fu un momento cruciale del nostro destino, in quanto, in quella cerchia di esseri primitivi meravigliati dalla voce e dalla fantasia di chi stava loro raccontando, ebbe inizio la civiltà, quel lungo percorso che poco a poco ci avrebbe reso umani e ci avrebbe portati a inventare un individuo sovrano, e a staccarlo dalla tribù, a inventare la scienza, le arti, il diritto, la libertà, a indagare i misteri della natura, del corpo umano, dello spazio e a viaggiare verso le stelle.
Quei racconti, favole, miti, leggende, che suonarono per la prima volta come una musica nuova dinnanzi a un auditorio intimidito dai misteri e dai pericoli del mondo dove tutto era sconosciuto e temibile, dovettero essere come un bagno refrigerante, un'oasi per quegli spiriti impauriti per i quali esistere significava unicamente nutrirsi, trovare un riparo dagli elementi, uccidere e fornicare.
Quando incominciarono a sognare collettivamente, a condividere quei sogni, stimolati dai narratori di racconti, smisero di essere attaccati alla ruota della sopravvivenza, un vortice di impegni abbrutenti, e la loro vita si trasformò in sogno, desiderio, fantasia, in un disegno rivoluzionario: rompere quei confini e cambiare e migliorare, una lotta per soddisfare quei desideri e quelle ambizioni che in loro erano stati stimolati da quelle vite di finzione, e la curiosità per far luce sulle incognite che stavano loro intorno.
Quel processo, mai interrotto, si arricchì quando nacquerola scrittura e le storie, oltre a essere ascoltate, si potevano anche leggere, ottenendo in tal modo quell'eternità che la letteratura conferisce loro. Perciò, bisogna ripetere questo concetto fino alla nausea per convincerne le nuove generazioni: la finzione è più di un passatempo, più di un esercizio intellettuale che stimola la sensibilità e desta lo spirito critico. È una necessità imprescindibile affinché la civiltà prosegua il suo cammino, rinnovandosi e conservando in noi il meglio dell’umano. Per non regredire verso le barbarie dell'incomunicabilità e affinché la vita non si riduca al pragmatismo degli specialisti che vedono sì le cose in profondità ma che allo stesso tempo ignorano ciò che sta loro intorno, ciò che sta prima e ciò che sta dopo. Per non diventare servi e schiavi delle macchine che noi stessi abbiamo inventato. E perché un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri nè ideale nè disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni.
Dalla caverna ai grattacieli, dal randello alle armi di distruzione di massa, dalla vita tautologica della tribù all’era della globalizzazione, le finzioni della letteratura hanno moltiplicato le esperienze umane, impedendo che noi, uomini e donne, noi soccombiamo al letargo, alla chiusura, alla rassegnazione. Nulla ha seminato tanto l’inquietudine, smosso tanto l’immaginazione e i desideri, come questa vita di menzogne che aggiungiamo a quella che abbiamo grazie alla letteratura per essere protagonisti delle grandi avventure, delle grandi passioni, che la vita reale non ci darà mai.
Le bugie della letteratura si trasformano in realtà attraverso di noi, lettori trasformati, contaminati da desideri e, a causa della finzione, in perenne discussione con la mediocrità della realtà. Stregoneria che, nell’illuderci di avere quello che non abbiamo, essere quello che non siamo, accedere a questa impossibile esistenza in cui, come divinità pagane, ci sentiamo terreni ed eterni al tempo stesso, la letteratura introduce nei nostri spiriti l'anticonformismo e la ribellione, che stanno dietro a tutte le imprese che hanno contribuito a diminuire la violenza nelle relazioni umanie. A diminuire la violenza, non a sconfiggerla. Perché la nostra sarà sempre, per fortuna, una storia inconclusa. Per questo dobbiamo continuare a sognare, leggere e scrivere, la maniera più efficace che abbiamo trovato per alleviare la nostra condizione mortale, di sconfiggere il terlo del tempo e trasformare in possibile l’impossibile.
Elogio della lettura e della finzione,
Mario Vargas Llosa (premio Nobel per la letteratura 2010)
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lunedì 18 aprile 2011
ma guarda cosa ti combinano le amiche delle amiche...
Ambra sei bravissima! :-)
Quante volte capita di avere ospiti all'ultimo minuto?? A me spesso!! Allora ecco un piccolo spunto di sicuro successo...si prepara in dieci minuti ed è strepitoso!!!
Perchè ogni cena che si rispetti deve avere il suo dessert...ma io, adesso che l'ho scoperto, penso che me lo preparerò ogni volta che avrò voglia di una coccola speciale...vi ho convinto?? (la ricetta continua su ilgattoghiotto.blogspot.com)

Ecco l'altra creazione per la Pasqua Decora...siate buoni, era il primo esperimento con la pasta di zucchero per cui so che le esperte del settore staranno inorridendo!!!
Io invece sono già abbastanza contenta del mio risultato...secondo me impreziosisce la tavola di Pasqua anche se non è perfetta...e voi? Cosa aspettate a provare? Con i prodotti Decora è tutto più facile...ci riesco pure io!!! (la ricetta continua su ilgattoghiotto.blogspot.com)

To be continued... ilgattoghiotto.blogspot.com
mercoledì 30 marzo 2011
Le parole che suonano (bene)
"[...] Ho concepito molte teorie sul denaro: la principale è che non bisogna mai aspettare tristemente la sua fine ma finirlo prima che finisca da solo, visto che comunque è destinato a finire. Insomma meglio una fine violenta che per estenuazione. Un'altra mia teoria, che è piuttosto un'osservazione pratica, è che i soldi vanno spesi con entusiasmo, quasi gettati con un gesto ampio e vigoroso che imprima gancio al loro movimento, in modo che, dopo aver fatto una bella corsa, tornino volentieri, e per di più irrobustiti, nelle mani di chi li ha saputi gettare così bene. Invece, se li tiri fuori con un gesto corto e costipato, quelli ti cascano quasi sui piedi e li restano inerti, tramortiti, per sempre. E non li rivedi più. [...]"
Patrizia Cavalli
Le parole che suonano, Lisa Ginzburg
3 giugno 2002
(http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/Unita030602.htm)
Patrizia Cavalli
Le parole che suonano, Lisa Ginzburg
3 giugno 2002
(http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/Unita030602.htm)
martedì 29 marzo 2011
Chiacchierando al cancelletto di partenza.
Sono in tre, Hulko, l'AmicoFidato e Saputella. Hulko con il cappuccio della felpa quasi sugli occhi e 15cm in più in altezza. L'AmicoFidato in berrettino blu e zaino sulle spalle. Lei in ballerine e mollettina fra i capelli, poi come un'abile prestigiatrice estrae dalla manica della sua giacca rosa un flauto.
- Io so suonare il flauto. Voi siete capaci?
Loro la guardano.
- Però non sempre mi vengono le note.
Così dicendo poggia le piccole dita dallo smalto colorato e rosicchiato sui fori ed emette inconfondibili suoni di flauto.
Si unisce un quarto compagno.
- Tu sai suonare Fra' Martino campanaro? Io sì.
Lui la guarda.
Soffia copiosamente fino a farsi arrossare le gote.
- Vabbè adesso ho fatto un po' schifo.
- Sì infatti.
Suona la campanella e il portone li inghiotte.
- Io so suonare il flauto. Voi siete capaci?
Loro la guardano.
- Però non sempre mi vengono le note.
Così dicendo poggia le piccole dita dallo smalto colorato e rosicchiato sui fori ed emette inconfondibili suoni di flauto.
Si unisce un quarto compagno.
- Tu sai suonare Fra' Martino campanaro? Io sì.
Lui la guarda.
Soffia copiosamente fino a farsi arrossare le gote.
- Vabbè adesso ho fatto un po' schifo.
- Sì infatti.
Suona la campanella e il portone li inghiotte.
lunedì 28 marzo 2011
Palesemente imperfetto.
- Mamma mi interroghi?
- Prima ripassa.
- Ma li so.
Alzo il sopracciglio e lo raggiungo.
- Dimmi l'imperfetto del verbo avere.
- Io ero. Tu...
- No.
Esita.
- Io fui...
- No, pensaci bene, ti ho chiesto l'imperfetto del verbo a-v-e-r-e.
- Io ero...
- No, a-v-e-r-e.
- Ma è giusto.
- Ti dico di no.
- E invece è giusto.
- Se ti dico che è sbagliato, è sbagliato.
- Fammi vedere il libro.
- Evviva la fiducia.
Controlla.
- Io avevo, tu avevi, egli aveva, voi avevate...
- No.
- ...noi avevamo, voi avevate, essi avevano.
- Adesso dimmi il passato remoto del verbo essere.
- Io ebbi...
-(Uhm, non avrà mica una tara?) E-s-s-e-r-e, non avere.
- Io fui, tu fui...
- No.
- Io fui, tu fu....
- No.
- Io fui, tu fusti...
...ed io che mi preoccupavo di congiuntivi e condizionali.
- Prima ripassa.
- Ma li so.
Alzo il sopracciglio e lo raggiungo.
- Dimmi l'imperfetto del verbo avere.
- Io ero. Tu...
- No.
Esita.
- Io fui...
- No, pensaci bene, ti ho chiesto l'imperfetto del verbo a-v-e-r-e.
- Io ero...
- No, a-v-e-r-e.
- Ma è giusto.
- Ti dico di no.
- E invece è giusto.
- Se ti dico che è sbagliato, è sbagliato.
- Fammi vedere il libro.
- Evviva la fiducia.
Controlla.
- Io avevo, tu avevi, egli aveva, voi avevate...
- No.
- ...noi avevamo, voi avevate, essi avevano.
- Adesso dimmi il passato remoto del verbo essere.
- Io ebbi...
-(Uhm, non avrà mica una tara?) E-s-s-e-r-e, non avere.
- Io fui, tu fui...
- No.
- Io fui, tu fu....
- No.
- Io fui, tu fusti...
...ed io che mi preoccupavo di congiuntivi e condizionali.
venerdì 18 marzo 2011
La luna e noi
Sabato 19 Marzo la luna sarà più grande. O forse siamo noi che saremo più piccolini?
"Occhi aperti sabato, arriva la super-luna" da Vanity Fair.
lunedì 14 marzo 2011
Lunedì, l'alba.
Un attimo sei in piedi e l'attimo dopo sei stesa a terra come Willy il coyote nei suoi momenti peggiori.
7.18 sono ancora in bagno.
7.20 ora prevista per il ritiro di Streghetta.
7.30 ritrovo davanti la scuola per partenza pullman.
- Hulko metti le scarpe e spegni la tv.
- Ok.
- Spegni la tv e metti le scarpe.
- Ho detto ok.
Spengo la luce, esco dal bagno e prendo l'abbrivio, svolto a destra con l'intento di spegnere la tv ed è allora che i piedi vestiti solo di microfibra scivolano sulla patina lasciata dallo spray impermealizzante per calzature in camoscio, il corpo fa la curva, le gambe no. Mi trovo a controllare il grado di pulizia della piastrella a neanche 10cm dal naso. Hulko da perfetto uomo di casa, seduto sul divano, una scarpa a penzoloni sul piede e l'eco del tonfo ancora nelle orecchie mi chiede serafico:
- Fatta male?
7.18 sono ancora in bagno.
7.20 ora prevista per il ritiro di Streghetta.
7.30 ritrovo davanti la scuola per partenza pullman.
- Hulko metti le scarpe e spegni la tv.
- Ok.
- Spegni la tv e metti le scarpe.
- Ho detto ok.
Spengo la luce, esco dal bagno e prendo l'abbrivio, svolto a destra con l'intento di spegnere la tv ed è allora che i piedi vestiti solo di microfibra scivolano sulla patina lasciata dallo spray impermealizzante per calzature in camoscio, il corpo fa la curva, le gambe no. Mi trovo a controllare il grado di pulizia della piastrella a neanche 10cm dal naso. Hulko da perfetto uomo di casa, seduto sul divano, una scarpa a penzoloni sul piede e l'eco del tonfo ancora nelle orecchie mi chiede serafico:
- Fatta male?
Japan Earthquake.

Mi casa es tu casa. Anche no.
Entro in doccia con delle consapevolezze. Hulko è in sala e io in bagno, è semplice. Ne esco dopo un quarto d'ora con accappatoio e salvietta alla mano diretta in camera e caccio un urlo, il letto ha la coda. C'è una nera coda pelosissima che si aggira per camera mia.
- Huuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuulko?!!
- Che c'è mamma?
Mi raggiunge e insieme guardiamo l'impavido gatto che continua sfrontato la sua visita non guidata.
- Hai aperto la vetrata?
- No.
- Ma allora è entrato da questa finestra.
Leggermente disturbato dal mio tono isterico, si ridà slancio e balza sul davanzale e resta lì. Io chiudo subito la finestra e ci scrutiamo attraverso il vetro. Sono contenta che ritenga l'ambiente confortevole ma avendo deciso di zampettare prima sul mio bucato steso ad asciugare e poi sul copri piumino passerà del tempo prima che gli venga offerta un'altra possibilità.
- Huuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuulko?!!
- Che c'è mamma?
Mi raggiunge e insieme guardiamo l'impavido gatto che continua sfrontato la sua visita non guidata.
- Hai aperto la vetrata?
- No.
- Ma allora è entrato da questa finestra.
Leggermente disturbato dal mio tono isterico, si ridà slancio e balza sul davanzale e resta lì. Io chiudo subito la finestra e ci scrutiamo attraverso il vetro. Sono contenta che ritenga l'ambiente confortevole ma avendo deciso di zampettare prima sul mio bucato steso ad asciugare e poi sul copri piumino passerà del tempo prima che gli venga offerta un'altra possibilità.
domenica 13 marzo 2011
Il tempo stringe.
Saliamo in macchina accendo motore e radio, inizio la manovra e alzo al massimo il volume.
- Ligabue, lo so.
- No è Vasco Rossi.
- Ah sì, quello che va in moto.
Mi ci vuole un attimo,
- No, quello è Valentino Rossi.
- Giusto! Sono fratelli?
- Beh, no.
- Allora come mai hanno lo stesso cognome?
- Perché è molto diffuso.
- Vuol dire che hanno fatto tanti figli, che hanno fatto tanti figli anche loro?
- Più o meno.
Vigliaccamente supero il momento senza dire di più, esattamente come ho glissato un'ora prima quando per evitare che si inzuppasse di acqua piovana aspettando il verde l'ho acchiappato per il giubbotto facendolo retrocedere al riparo di una tettoia e soprattutto stazionare davanti il distributore di profilattici in un silenzio partecipato.
- Ligabue, lo so.
- No è Vasco Rossi.
- Ah sì, quello che va in moto.
Mi ci vuole un attimo,
- No, quello è Valentino Rossi.
- Giusto! Sono fratelli?
- Beh, no.
- Allora come mai hanno lo stesso cognome?
- Perché è molto diffuso.
- Vuol dire che hanno fatto tanti figli, che hanno fatto tanti figli anche loro?
- Più o meno.
Vigliaccamente supero il momento senza dire di più, esattamente come ho glissato un'ora prima quando per evitare che si inzuppasse di acqua piovana aspettando il verde l'ho acchiappato per il giubbotto facendolo retrocedere al riparo di una tettoia e soprattutto stazionare davanti il distributore di profilattici in un silenzio partecipato.
sabato 12 marzo 2011
Carnevale. E anche quest'anno è andato.
Non saprei neanche dire chi abbia cominciato, credo NonnaRagno in quanto detentrice delle 'scorte' e soprattutto nel tentativo di scaldare l'ambiente. Com'è noto infatti io aborro il Carnevale e quindi la prima ora l'ho fatta col broncio. Ad un certo punto però mi sono ritrovata a correre con una falsa ritrovata agilità per tutto il cortile della chiesa, braccata da tre bambine indemoniate armate di coriandoli, schiuma e stelle filanti di ultima generazione, quelle spray. Hulko a suo volta tentava di sfuggire a una Hawaiana, una corsara e un paio di ninja che quest'anno andavano per la maggiore. Un paio di ore più tardi ritiravo le truppe verso casa, un chilo di coriandoli impastati nei capelli, un pugnale in meno e Hulko che mi sgridava per avergli 'consumato' i coriandoli in battaglia.
domenica 27 febbraio 2011
Il sabato del villaggio, sportivo.
Alle 8.58 arriva SMS di convocazione "Se Hulko vuole può giocare c'è posto, aveste altri impegni ho cmq numero legale. Oggi alle 1430 ritrovo direttamente in palestra"
MammYX: Hulko vuoi andare?
Alzata di spalle in risposta. Ritengo che le passioni giovanili vadano assecondate, così riorganizzo la giornata affinché possa partecipare.
Controllo il percorso su google mappe, è una traversa di C.so Genova in centro a Milano, 15 chilometri, tempo stimato 27 minuti. Io ne calcolo quasi 50 e alle 13.42 siamo già in macchina, io e lui. Al cavalcavia di Corvetto, a forse 5 km da casa ha già chiesto un paio di volte quanto ci voglia ad arrivare.
H.: Ma facciamo sempre questa strada?
M.: Sì almeno la impari e la prossima volta vai da solo.
Fa una smorfia e si rimette a guardar fuori.
H.: A che ora è la partita?
M.: Alle 15.00. Il ritrovo alle 14.30, l'incontro alle 15.00
Nel frattempo l'orologio del cruscotto segna le 14.00
H.: E se facciamo tardi?
M.: Manca ancora mezzora e siamo praticamente arrivati.
H.: Come hai detto che si chiama la via?
M.: Via Crespi al 9, dovrebbe essere quella dopo C.so Genova.
H.: Avevi detto di sapere la strada.
M.: E' questa la strada, adesso scatta il verde e la troviamo alla nostra destra.
Entrambi guardiamo fiduciosi la targa, entrambi realizziamo che non è Via Crespi.
Lui si volta di scatto,
M.: Sarà la prossima.
Al 4° semaforo faccio inversione.
H.: Non puoi telefonare a qualcuno?
M.: Hulko sono le 14.10 abbiamo tutto il tempo di trovare la palestra.
Approfitto del rosso per domandare ad una signora.
H.: Cos'ha detto mamma?
M.: Nulla, non lo sa.
H.: Dai telefoniamo.
Accosto e lo affronto.
M.: Hulko adesso basta, mi stai togliendo il respiro. Non puoi essere sempre in ansia, abbiamo ancora tempo e anche tardassimo qualche minuto non succederebbe nulla di grave.
Mi guarda con occhi supplichevoli e le gambe sembrano tarantolate, ci rimettiamo in marcia.
Bontà divina imbocchiamo la via giusta e ci ritroviamo davanti la palestra, sul marciapiede riconosciamo un paio dei nostri giocatori e rispettivi accompagnatori.
H.: Ecco mamma parcheggia.
M.: Adesso cerchiamo un posto, qui non si può.
H.: Ma è tardi, dai.
M.: Mancano ancora un paio di minuti, facciamo un giro.
Ma sono allo stremo delle forze, così abbandono il colpo e la macchina palesemente in divieto di sosta.
Arriviamo all'ingresso, Hulko con nonchalance batte il cinque al suo coach io avrei voluto battere la testa contro il muro.
Due ore dopo, avevamo un canestro in più in carriera e 39€ in meno sul conto.
MammYX: Hulko vuoi andare?
Alzata di spalle in risposta. Ritengo che le passioni giovanili vadano assecondate, così riorganizzo la giornata affinché possa partecipare.
Controllo il percorso su google mappe, è una traversa di C.so Genova in centro a Milano, 15 chilometri, tempo stimato 27 minuti. Io ne calcolo quasi 50 e alle 13.42 siamo già in macchina, io e lui. Al cavalcavia di Corvetto, a forse 5 km da casa ha già chiesto un paio di volte quanto ci voglia ad arrivare.
H.: Ma facciamo sempre questa strada?
M.: Sì almeno la impari e la prossima volta vai da solo.
Fa una smorfia e si rimette a guardar fuori.
H.: A che ora è la partita?
M.: Alle 15.00. Il ritrovo alle 14.30, l'incontro alle 15.00
Nel frattempo l'orologio del cruscotto segna le 14.00
H.: E se facciamo tardi?
M.: Manca ancora mezzora e siamo praticamente arrivati.
H.: Come hai detto che si chiama la via?
M.: Via Crespi al 9, dovrebbe essere quella dopo C.so Genova.
H.: Avevi detto di sapere la strada.
M.: E' questa la strada, adesso scatta il verde e la troviamo alla nostra destra.
Entrambi guardiamo fiduciosi la targa, entrambi realizziamo che non è Via Crespi.
Lui si volta di scatto,
M.: Sarà la prossima.
Al 4° semaforo faccio inversione.
H.: Non puoi telefonare a qualcuno?
M.: Hulko sono le 14.10 abbiamo tutto il tempo di trovare la palestra.
Approfitto del rosso per domandare ad una signora.
H.: Cos'ha detto mamma?
M.: Nulla, non lo sa.
H.: Dai telefoniamo.
Accosto e lo affronto.
M.: Hulko adesso basta, mi stai togliendo il respiro. Non puoi essere sempre in ansia, abbiamo ancora tempo e anche tardassimo qualche minuto non succederebbe nulla di grave.
Mi guarda con occhi supplichevoli e le gambe sembrano tarantolate, ci rimettiamo in marcia.
Bontà divina imbocchiamo la via giusta e ci ritroviamo davanti la palestra, sul marciapiede riconosciamo un paio dei nostri giocatori e rispettivi accompagnatori.
H.: Ecco mamma parcheggia.
M.: Adesso cerchiamo un posto, qui non si può.
H.: Ma è tardi, dai.
M.: Mancano ancora un paio di minuti, facciamo un giro.
Ma sono allo stremo delle forze, così abbandono il colpo e la macchina palesemente in divieto di sosta.
Arriviamo all'ingresso, Hulko con nonchalance batte il cinque al suo coach io avrei voluto battere la testa contro il muro.
Due ore dopo, avevamo un canestro in più in carriera e 39€ in meno sul conto.
mercoledì 16 febbraio 2011
La mia mamma.
Torno in cucina per salutare mia mamma prima di andar via. Non ho ancora aperto la porta ma sento che mi sta già parlando. Entro. Ha messo tutto in ordine. Mentre io mi perdevo in inutili chiacchiere ha tolto ogni traccia della cena in famiglia. È seduta al tavolo da pranzo, girata di tre quarti per accogliermi con il suo sorriso allegro e biricchino. Eccolo! Quante volte l'ho visto sul viso, sa che la sta combinando e ne è sfrontatamente soddisfatta.
Mi parla e intanto mischia le carte da gioco.
"Mamma!"
Ride. "Embé?" Ma me lo dice senza parlare.
Intanto sul piccolo schermo Gianni Morandi si muove con le sue manone tra i fiori di San Remo e fa una battuta. Mia mamma improvvisamente si gira e regala anche a lui il suo sorriso. Il suo bellissimo sorriso allegro e biricchino.
lunedì 14 febbraio 2011
14 febbraio AKA San Valentino
Hulko mi guarda sorpreso mentre indosso la giacca.
- Mamma, esci?
- Sì,
- ...vado a buttare la spazzatura.
Alza gli occhi al cielo, comincia così la nostra serata.
Abbiamo cenato prestissimo e ora siamo in anticipo sul mondo, lui torna dalla cameretta con la chitarra in mano.
- Dai facciamo che io suono e tu canti una canzone.
- Io?!
- Sì ma deve essere una canzone horror.
Piuttosto turbata anche solo all'idea di cantare adesso sono totalmente pietrificata per il genere.
Facciamo un paio di prove ma è deluso dalla mia performance alla fine mi canta il suo pezzo.
"Sento gli ululatiii, dei lupi affamatiii
e i ringhiii degli zombi(eee)
(strimpello indefinito)
e poi i vampiriii attaccano mia mammaaa
(pausa)
e poi anche mia ziaaa
(e per non far torto a nessuno)
e anche tutti gli altri che conoscooo"
[Applausi]
- Mamma, esci?
- Sì,
- ...vado a buttare la spazzatura.
Alza gli occhi al cielo, comincia così la nostra serata.
Abbiamo cenato prestissimo e ora siamo in anticipo sul mondo, lui torna dalla cameretta con la chitarra in mano.
- Dai facciamo che io suono e tu canti una canzone.
- Io?!
- Sì ma deve essere una canzone horror.
Piuttosto turbata anche solo all'idea di cantare adesso sono totalmente pietrificata per il genere.
Facciamo un paio di prove ma è deluso dalla mia performance alla fine mi canta il suo pezzo.
"Sento gli ululatiii, dei lupi affamatiii
e i ringhiii degli zombi(eee)
(strimpello indefinito)
e poi i vampiriii attaccano mia mammaaa
(pausa)
e poi anche mia ziaaa
(e per non far torto a nessuno)
e anche tutti gli altri che conoscooo"
[Applausi]
martedì 8 febbraio 2011
Ne sono rimasta fuori.
LaZia ci raggiunge per cena con le patatine di Mc, il gelato e una cornice bianca. Lei e Hulko si sorridono e si battono il cinque. Io cucino le cotolette e mangiamo, poi ognuno di noi si perde un po' via nella fase autistica del proprio loop generazionale, lui la PSP, noi l'Iphone. Ad un certo punto gli passo davanti,
- Mamma prendi la foto mia e di papà in camera?
- Vai tu, io devo stendere.
- Appunto devi già andare di là.
Non replico ed eseguo. Poi li sento affaccendarsi e battibeccare per come 'montare' la cornice
LaZia - Hulko, aspetta. Ho detto aspetta non sai in che verso metterla.
Hulko - E invece lo so.
LaZia - No che non lo sai, e poi dici sempre di sapere tutto ma hai solo 8 anni, non è possibile.
Hulko - Va bene allora fallo tu, se vuoi fare la saputella.
Secoli or sono l'avrebbero forse chiusa in duello, oggi si sono semplicemente separati per qualche ora andandosene a letto, ognuno nel proprio, immusoniti.
Hulko però si è portato in camera la foto nella cornice, posizionandola sulla scrivania a pochi centimetri dal letto e rivolta verso di sé.
E' una foto di qualche anno fa, avrà avuto 2 o 3 anni, è estate e sono accovacciati in balcone, entrambi con le mani appoggiate sulla palla arancione da basket ma mentre il papà sorride all'obiettivo, lui ha uno sguardo di totale venerazione.
- Ma quanto sei bello in questa foto con quelle mani paffute, eri cicciottello quanto la palla!
- E' vero mamma.
Fa una pausa sempre guardando la foto con il suo babbo oggi oltreoceano e aggiunge
- Forse è per questo che adesso mi piace giocare a basket.
E' stata a tutti gli effetti una serata emotivamente complessa.
- Mamma prendi la foto mia e di papà in camera?
- Vai tu, io devo stendere.
- Appunto devi già andare di là.
Non replico ed eseguo. Poi li sento affaccendarsi e battibeccare per come 'montare' la cornice
LaZia - Hulko, aspetta. Ho detto aspetta non sai in che verso metterla.
Hulko - E invece lo so.
LaZia - No che non lo sai, e poi dici sempre di sapere tutto ma hai solo 8 anni, non è possibile.
Hulko - Va bene allora fallo tu, se vuoi fare la saputella.
Secoli or sono l'avrebbero forse chiusa in duello, oggi si sono semplicemente separati per qualche ora andandosene a letto, ognuno nel proprio, immusoniti.
Hulko però si è portato in camera la foto nella cornice, posizionandola sulla scrivania a pochi centimetri dal letto e rivolta verso di sé.
E' una foto di qualche anno fa, avrà avuto 2 o 3 anni, è estate e sono accovacciati in balcone, entrambi con le mani appoggiate sulla palla arancione da basket ma mentre il papà sorride all'obiettivo, lui ha uno sguardo di totale venerazione.
- Ma quanto sei bello in questa foto con quelle mani paffute, eri cicciottello quanto la palla!
- E' vero mamma.
Fa una pausa sempre guardando la foto con il suo babbo oggi oltreoceano e aggiunge
- Forse è per questo che adesso mi piace giocare a basket.
E' stata a tutti gli effetti una serata emotivamente complessa.
lunedì 7 febbraio 2011
domenica 6 febbraio 2011
Aspettando la primavera.
Hulko in questo momento sta con ogni probabilità addentando un Camogli in Autogrill e LaZia una Rustichella rientrando dal week end 'in bianco'. Io ho avuto il mio fine settimana libero-da-nano-e-dalle-partite-di-basket. Mi ero preparata per bene con un elenco scritto delle cose da fare che ho seguito pedissequamente. Ho portato in discarica del ciarpame ingombrante quanto inutile, ho fatto lavare la macchina, ho tolto le ragnatele per casa e pulito, balcone compreso, sono andata a far shopping mirato, mi sono depilata, ho fatto il trattamento curativo ai capelli, manicure e pedicure. Ieri sera cinema e cena fuori con un'amica. Oggi il dilemma morale, non faccio ginnastica perché non ho mai tempo oppure semplicemente perché sono pigra? Così in perfetto assetto ginnico sono uscita alla volta del solarium, credo un paio di chilometri ad andare e indovina un po'? altrettanti a tornare, già. Ebbene ero sulla via del ritorno quando svoltando l'angolo vedo avvicinarsi una coppia di maturi signori. So essere una coppia perché si tratta dei miei genitori altrimenti non lo si direbbe. Lei quasi marcia, una paio di passi più avanti le braccia ondeggianti lungo i fianchi. Lui la segue, le mani una nell'altra dietro il corpo, la testa leggermente china, conoscendolo con ogni probabilità sta catalogando mentalmente tutte le specie animali e vegetali incontrate lungo il cammino. Finalmente si accorgono di me, ci siamo praticamente raggiunti, cominciamo a scambiarci informazioni vitali, "Ti volevamo invitare a pranzo" "Ho lavato la macchina" "Posso scaricare della roba in cantina da voi?" stiamo ancora chiacchierando ma i miei genitori mi hanno superata e pur se rivolti ancora verso di me continuano la passeggiata.
Realizzo che anche loro stavano godendo della giornata-libera-da-mammyx.
Realizzo che anche loro stavano godendo della giornata-libera-da-mammyx.
domenica 30 gennaio 2011
Streghetta si nasce.
E' con noi da meno di 5 minuti, il tempo di passare ad Hulko il quaderno per copiare i compiti, di indossare le calze antiscivolo e mi raggiunge in cucina. Non mi accorgo della sua presenza fin quando non la sento domandarmi:
- Ma sei capace di farle?
A preoccuparla è la teglia di lasagne che sto preparando per cena.
- Beh, sì.
- Mia mamma fa tutto lei, anche la besciamella.
Vorrei risponderle 'Mia mamma le fa meglio della tua, tiè' ma mi trattengo
- Ah lei ci mette anche la besciamella?
- Sì, perché ci vuole la besciamella nelle lasagne, non lo sai?
- Bambini perché non andate di là a giocare?!
Era da un po' di tempo che non la invitavamo, non ce ne era più stata occasione, davvero nulla a che vedere col fatto che entrando l'ultima volta avesse esordito con
- Miii quanta polvere sul mobile.
Come non ricordare che dopo la sua prima visita in casa nostra avesse riferito a sua mamma, ma anche a tutti quelli capitatele a tiro, che la casa era bella ma che mancava di tutte le tende e i lampadari.
Onestamente credo che ora si sia solo rassegnata perché continuano ad essere vacanti le tende in un paio di locali ed altrettanti lampadari salvo che non ci si faccia bastare la minimalissima lampadina a penzoloni.
- Ma sei capace di farle?
A preoccuparla è la teglia di lasagne che sto preparando per cena.
- Beh, sì.
- Mia mamma fa tutto lei, anche la besciamella.
Vorrei risponderle 'Mia mamma le fa meglio della tua, tiè' ma mi trattengo
- Ah lei ci mette anche la besciamella?
- Sì, perché ci vuole la besciamella nelle lasagne, non lo sai?
- Bambini perché non andate di là a giocare?!
Era da un po' di tempo che non la invitavamo, non ce ne era più stata occasione, davvero nulla a che vedere col fatto che entrando l'ultima volta avesse esordito con
- Miii quanta polvere sul mobile.
Come non ricordare che dopo la sua prima visita in casa nostra avesse riferito a sua mamma, ma anche a tutti quelli capitatele a tiro, che la casa era bella ma che mancava di tutte le tende e i lampadari.
Onestamente credo che ora si sia solo rassegnata perché continuano ad essere vacanti le tende in un paio di locali ed altrettanti lampadari salvo che non ci si faccia bastare la minimalissima lampadina a penzoloni.
mercoledì 26 gennaio 2011
Il sole, le nuvole, la pioggia e i fiori.
Un giorno ho guardato il cielo e ho detto «che bello oggi c'è il sole» il papà interviene e dice: «è vero è propio vero» dopo sono arrivate delle nuvole grige e si è messo a piovere ma io e papà eravamo fuori. E io ho detto «che brutto è arrivata la pioggia!» e dopo papà ha detto «però la pioggia fa bene ai fiori».
martedì 25 gennaio 2011
3/13 (5 anni di elementari, 3 medie inferiori e 5 superiori)
Hulko mi raggiunge con un foglio di brutta in mano, ha tirato delle linee rette a matita, spesse almeno 0.2mm, ha già scritto, cancellato, sovrascritto un componimento di qualche riga ma vuole un confronto, diciamo pure che è alla ricerca di una scorciatoia.
- Mamma non so come andare avanti.
- In merito a cosa?
- Devo rispondere ad una traccia sul libro, "Descrivi un paesaggio in inverno."
- Cos'hai già scritto?
Sposta il peso da una gamba all'altra e farfuglia qualcosa di neve, nebbia, guanti e freddo.
- Potresti aggiungere che in inverno i balconi delle case si somigliano tutti perché non ci sono i fiori a rallegrarli e colorarli ma solo vasi coperti perché non gelino le piante.
- Ma come fanno a prendere l'ossigeno?
Medito un pochino, diciamo pure che sento di aver 'toppato' la risposta.
- Mamma?! Le piante hanno bisogno di ossigeno come fanno se le coprono con il cellophane?
- Buchi! Certo sì, fanno dei buchi.
Dal sollievo mancava mi battessi una mano sulla fronte.
Torna in camera sua.
Io alla mia approssimazione.
- Mamma non so come andare avanti.
- In merito a cosa?
- Devo rispondere ad una traccia sul libro, "Descrivi un paesaggio in inverno."
- Cos'hai già scritto?
Sposta il peso da una gamba all'altra e farfuglia qualcosa di neve, nebbia, guanti e freddo.
- Potresti aggiungere che in inverno i balconi delle case si somigliano tutti perché non ci sono i fiori a rallegrarli e colorarli ma solo vasi coperti perché non gelino le piante.
- Ma come fanno a prendere l'ossigeno?
Medito un pochino, diciamo pure che sento di aver 'toppato' la risposta.
- Mamma?! Le piante hanno bisogno di ossigeno come fanno se le coprono con il cellophane?
- Buchi! Certo sì, fanno dei buchi.
Dal sollievo mancava mi battessi una mano sulla fronte.
Torna in camera sua.
Io alla mia approssimazione.
lunedì 24 gennaio 2011
domenica 16 gennaio 2011
Ci sono momenti in cui la vita ti costringe a rivelarti per quello che sei davvero.

Ci sono momenti in cui la vita ti costringe a rivelarti per quello che sei davvero. Jordan Rice, tredicenne australiano, era un ragazzino introverso, che amava disegnare. L’altro giorno un’alluvione ha sommerso la sua città e lui si è trovato con la mamma e il fratello più piccolo, aggrappati al tronco di un albero. Sono arrivati i soccorsi, Jordan era il più vicino e gli hanno gettato una corda, ma lui ha detto no: Salvate prima mio fratello. E così è stato. Quando sono tornati a prendere lui, la corda era ormai lisa e appena Jordan l’ha avuta in mano si è spezzata, così il ragazzino è scomparso sott’acqua per sempre, insieme con la madre. Ci lascia qualcosa che tanti adulti hanno smesso di darci da tempo. Un esempio.
chetempochefa.blog.rai.it massimo gramellini
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