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sabato 20 aprile 2013
Buon Anniversario NHV!
Quattro anni dal primo post. Qualcosa di più da quando prendeva forma l'idea. In mezzo fiumi di parole, immagini, pensieri, lacrime e sorrisi. Ci sono post che ho scritto piangendo. Molti altri invece mi hanno divertita. Un blog è quanto di più vicino ci sia ad un diario ma ancor più somiglia ad una telefonata con l'amica del cuore. Quanto tempo passato a picchiettare sui tasti, gli occhi strizzati e il formicolio alle natiche. Quante soddisfazioni. Quante nuove amicizie. Virtuali per lo più ma per l'intensità dei commenti ricevuti ho finito con il figurarne i volti. Ci ha raccolti intorno al tavolo, pardon allo schermo. Colorati, improvvisati e tenaci blogger. Ma si sa è necessario essere anche un buon lettore per essere una buona penna e leggere richiede pari dedizione dello scrivere, disegnare, colorare e fotografare. Così per ogni buco nel nostro blog c'è una pagina letta in più nel blog di qualcun altro.
La stessa goliardia di una serata fra amici. Resterà il nostro blog e continuerà a vivere fintanto che ci permetterà di evadere. Insieme o in solitaria.
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stoperdiventaremamma
mercoledì 12 ottobre 2011
martedì 11 gennaio 2011
4 gennaio 2011, ore 02.53 (+7)

Certo che se continuiamo così, con tutti questi nipotini, finisce che una Valentina ce la dobbiamo trovere.
Auguri a stoperdiventaremamma(2)e alla sua bambina
da tutto il team di NHV
:-)
giovedì 1 ottobre 2009
il primo nato di nonhovalentina :)

s'accresce il principio del nostro parnaso
un blog con tre chili di più, o giù di lì
il trenta settembre è nato tommaso
StoPer... non si può più chiamare così!
zie e zio abbracciano virtualmente tommaso, mamma e babbo :)
mercoledì 23 settembre 2009
giovedì 6 agosto 2009
Stoper...e la macchina infernale del Comune di Milano...
Stamattina mi sveglio sul presto, alle 6.45, dopo esser andata a letto alle 2 per finire e ritoccare le 2 pratiche che ho portato in Comune di Milano...
Vado in tabaccheria, che apre alle 7, prendo marca da bollo da 14,62 €. Passo dall'ufficio ore 7:10 e stampo le correzioni, prelevo al bancomat perchè in Comune avrei dovuto acquistare marca da bollo da 52,00 € per diritti di segreteria, scendo in metropolitana, prendo biglietto giornaliero...e poi dritta in Comune, fermata Gioia.
Arrivo puntuale alle 8, ora in cui iniziano a dare i biglietti per poter fare scrutinare le pratiche prima del protocollo, ma appena varco la soglia...mi accorgo che qualcosa sarebbe andato in modo diverso dai miei programmi...
Ascolto qualche risposta dello sportellista a sventurati prima di me e quando è il mio turno tutto si fa chiaro: i biglietti sono finiti, ne avrebbero consegnati 15 e già dalle 6 erano in attesa in 25, quindi nulla da fare...presentazione pratica (DI CASA MIA!!!! per giunta!!!) sfumata...allora sgrano l'asse: ma io ho un'altra pratica, che dovrei protollare ad un altro ufficio: "certo signora, per quello apriamo alle 9", bene..mi accuccio, senza atre domande sull'unica panchina, però di marmo, che ci sia...questo grazie al mio stato palese di stoper ;-)
Arrivano le 9, faccio visionare la mia carta d'identità ed entro, finalmente passo i tornelli e, come una liberazione, mi dirigo all'ascensore...nono piano, vado al protocollo, ma c'è scritto che prima devo far visionare la pratica in un'altra stanza (STRANO!?!), arrivo davanti alla porta e un signore gentile mi saluta e mi fa accomodare (si vede che domani parte per le ferie, perchè tutta questa gentilezza nel Comune di Milano, per giunta tutta assieme, non l'ho mai trovata!)...
Guarda la documentazione e mi dice che dove io vorrei costruire una palazzina residenziale di una decina di appartamenti, originariamente il Comune di Milano voleva buttar giù tutto per aprire una bella strada, espropriando la proprietà al mio cliente..faccio l'interessata perchè quello che avevo innanzi era l'uomo che avrebbe deciso la mia rovina o meno, il mio destino era nelle sue mani, ma nel frattempo penso: "certo, sarebbe stato PROPRIO contento il cliente..anzi, quasi quasi glielo dico, che magari, invece di fare la sua bella palazzina da affittare decide di regalarvi il terreno perchè ha voglia di farci una bella strada asfaltata...magari pure a sue spese, TANTO..."
Andiamo avanti...scruta scruta...legge legge (mai pensato che leggessero quello che consegni...) e poi mi dice: "eeeeh, qui è una situazione compliacata" apriamo faldone del Comune di qui, apriamo faldone del Comune di là..."servirebbe proprio l'atto citato qui: risalente al 1983"...(ma avevo 3 anni?!?!? Ma cosa te ne fai?!?!) anche se comunque dovrebbe esser chiaro...sentiamo il mio collega...e via in un'altra stanza.
Collega..prende in mano tutto, scruta scruta...legge..legge (PURE LUI?!?!) e FA aprire (si vede che è il superiore..) altri faldoni di qui e altri faldoni di là...si è chiaro, è proprio chiaro...PERO'..l'atto del 1983...eh no eh...ANCHE TU?!?! E io con la mia bella faccetta d'angelo: "Ma era comunque della proprietà del mio cliente quella società che ha venduto..." e loro, ah se è così, allora è chiaro...e poi, PERO' QUELL'ATTO DEL 1983...e io sgranando e battendo sempre di più gli occhioni, aggiungendoci una carezzina dolce dolce alla pancina (eufemismo!): "Ma per avere quell'atto, non troverò mai oggi il notaio, e quindi devo rimandare a settembre poi la presentazione e perdo un mese così, per avere un atto che tanto conferma tutto..."
e loro: "EEEEH...PERO' QUELL'ATTO SERVE PROPRIO...."
E allora SE SERVE...e nel silenzio, nella mia mente passano le saracche più tremende di questa terra e in cuor mio speravo che il piccolo fagiolino non avesse il dono di leggere pure i pensieri perchè altrimenti alla nascità avrà già un vocabolario ampio, ma soprattutto erudito ;-)
La morale qual è?!?! CHE AD AGOSTO SI DEVE ANDARE IN FERIE!!!! E ORA VADO DAL PARRUCCHIERE, SPERANDO CHE PURE LI' NON SIA UN DISASTRO!!!
Buone ferie a tutti!!!
Vado in tabaccheria, che apre alle 7, prendo marca da bollo da 14,62 €. Passo dall'ufficio ore 7:10 e stampo le correzioni, prelevo al bancomat perchè in Comune avrei dovuto acquistare marca da bollo da 52,00 € per diritti di segreteria, scendo in metropolitana, prendo biglietto giornaliero...e poi dritta in Comune, fermata Gioia.
Arrivo puntuale alle 8, ora in cui iniziano a dare i biglietti per poter fare scrutinare le pratiche prima del protocollo, ma appena varco la soglia...mi accorgo che qualcosa sarebbe andato in modo diverso dai miei programmi...
Ascolto qualche risposta dello sportellista a sventurati prima di me e quando è il mio turno tutto si fa chiaro: i biglietti sono finiti, ne avrebbero consegnati 15 e già dalle 6 erano in attesa in 25, quindi nulla da fare...presentazione pratica (DI CASA MIA!!!! per giunta!!!) sfumata...allora sgrano l'asse: ma io ho un'altra pratica, che dovrei protollare ad un altro ufficio: "certo signora, per quello apriamo alle 9", bene..mi accuccio, senza atre domande sull'unica panchina, però di marmo, che ci sia...questo grazie al mio stato palese di stoper ;-)
Arrivano le 9, faccio visionare la mia carta d'identità ed entro, finalmente passo i tornelli e, come una liberazione, mi dirigo all'ascensore...nono piano, vado al protocollo, ma c'è scritto che prima devo far visionare la pratica in un'altra stanza (STRANO!?!), arrivo davanti alla porta e un signore gentile mi saluta e mi fa accomodare (si vede che domani parte per le ferie, perchè tutta questa gentilezza nel Comune di Milano, per giunta tutta assieme, non l'ho mai trovata!)...
Guarda la documentazione e mi dice che dove io vorrei costruire una palazzina residenziale di una decina di appartamenti, originariamente il Comune di Milano voleva buttar giù tutto per aprire una bella strada, espropriando la proprietà al mio cliente..faccio l'interessata perchè quello che avevo innanzi era l'uomo che avrebbe deciso la mia rovina o meno, il mio destino era nelle sue mani, ma nel frattempo penso: "certo, sarebbe stato PROPRIO contento il cliente..anzi, quasi quasi glielo dico, che magari, invece di fare la sua bella palazzina da affittare decide di regalarvi il terreno perchè ha voglia di farci una bella strada asfaltata...magari pure a sue spese, TANTO..."
Andiamo avanti...scruta scruta...legge legge (mai pensato che leggessero quello che consegni...) e poi mi dice: "eeeeh, qui è una situazione compliacata" apriamo faldone del Comune di qui, apriamo faldone del Comune di là..."servirebbe proprio l'atto citato qui: risalente al 1983"...(ma avevo 3 anni?!?!? Ma cosa te ne fai?!?!) anche se comunque dovrebbe esser chiaro...sentiamo il mio collega...e via in un'altra stanza.
Collega..prende in mano tutto, scruta scruta...legge..legge (PURE LUI?!?!) e FA aprire (si vede che è il superiore..) altri faldoni di qui e altri faldoni di là...si è chiaro, è proprio chiaro...PERO'..l'atto del 1983...eh no eh...ANCHE TU?!?! E io con la mia bella faccetta d'angelo: "Ma era comunque della proprietà del mio cliente quella società che ha venduto..." e loro, ah se è così, allora è chiaro...e poi, PERO' QUELL'ATTO DEL 1983...e io sgranando e battendo sempre di più gli occhioni, aggiungendoci una carezzina dolce dolce alla pancina (eufemismo!): "Ma per avere quell'atto, non troverò mai oggi il notaio, e quindi devo rimandare a settembre poi la presentazione e perdo un mese così, per avere un atto che tanto conferma tutto..."
e loro: "EEEEH...PERO' QUELL'ATTO SERVE PROPRIO...."
E allora SE SERVE...e nel silenzio, nella mia mente passano le saracche più tremende di questa terra e in cuor mio speravo che il piccolo fagiolino non avesse il dono di leggere pure i pensieri perchè altrimenti alla nascità avrà già un vocabolario ampio, ma soprattutto erudito ;-)
La morale qual è?!?! CHE AD AGOSTO SI DEVE ANDARE IN FERIE!!!! E ORA VADO DAL PARRUCCHIERE, SPERANDO CHE PURE LI' NON SIA UN DISASTRO!!!
Buone ferie a tutti!!!
sabato 27 giugno 2009
Il gossip impazza...OVUNQUE!!!
Eh si miei cari..la settimana appena trascorsa mi son trovata più e più volte a viaggiare in metropolitana.
Sono ormai lontani i tempi in cui sbirciavi dal vicino in quale lettura fosse così assorto da non sentirsi minimamente infastidito dal "pigiamento generale dell'ora di punta" oppure allungavi l'occhio sugli articoli del free press che avresti potuto prendere alla fermata, ma poi:"devo pure tenere in mano quello...."
Si, perchè ora IL TELEFONINO PRENDE IN METROPOLITANA! (Lo sapete?!?!), quindi anche la metropolitana è diventata del tutto simile al treno...musiche di "star trek", trilli improbabili..e gente che parla degli affari suoi non curante dei mille sguardi che scrutano tra le sue parole quello che dovrebbe dire il suo interlocutore...
E' così che in uno dei tanti viaggi che mi è capitato, la mia attenzione è stata catturata da una ragazza, biondina, media statura..accento dell'est..e lì via che la fantasia ha iniziato a viaggiare...ben accompagnata dai classici luoghi comuni (hihihi).
Capto: "Io non voglio entrare nei rapporti che tu hai con tuo figlio..." e lì (ovviamente senza mai rivolgerle lo sguardo, ma solo allungando l'orecchio) inizio a pensare: "certo lei è la nuova convivente GiovaneStraniera del classico padre italiano che non sa allevare il figlio e se ne vuol lavar le mani, ma ciccina, se te lo vuoi prendere, ti becchi tutto il pacchetto!"
Poi di nuovo lei: "Eh no mia cara, sei tu che stai sbagliando..." allora ritorno sulla mia storia fantastica e correggo: "no, no, lei è la nuova compagna del classico padre italiano che non sa allevare il figlio e ora è al telefono con la vera madre che non si trova d'accordo su come l'ex marito alleva il figlio...si, si, è così..."
Poi di nuovo lei: "Senti, io ho solo detto che non volevo parlare male di un insegnante, quando questo non è presente...siete tu e tua madre che continuate a parlare, a me queste cose non vanno..." e lì tutto il mio castello di fumo si sgretola...e da altre piccole frasi capisco che la ragazza che avevo davanti era una mamma di asilo che discuteva con un'altra mamma, amica per via della scuola dei figli, che è per giunta super corretta e cercava di far ragionare la sua "pseudo amica" sul discutere con gli insegnanti per costruire qualcosa di buono per i propri figli, senza sparlare alle spalle...
"CADORNA; FERMATA CADORNA..." scendo..e lascio la biondina ancora tutta infervorata nella discussione mentre si chiudono le porte e salgo sulla scala mobile...un po' delusa dal gossip mancato, ma per lo meno il viaggio è filato senza neppure accorgermi! ;-)
Sono ormai lontani i tempi in cui sbirciavi dal vicino in quale lettura fosse così assorto da non sentirsi minimamente infastidito dal "pigiamento generale dell'ora di punta" oppure allungavi l'occhio sugli articoli del free press che avresti potuto prendere alla fermata, ma poi:"devo pure tenere in mano quello...."
Si, perchè ora IL TELEFONINO PRENDE IN METROPOLITANA! (Lo sapete?!?!), quindi anche la metropolitana è diventata del tutto simile al treno...musiche di "star trek", trilli improbabili..e gente che parla degli affari suoi non curante dei mille sguardi che scrutano tra le sue parole quello che dovrebbe dire il suo interlocutore...
E' così che in uno dei tanti viaggi che mi è capitato, la mia attenzione è stata catturata da una ragazza, biondina, media statura..accento dell'est..e lì via che la fantasia ha iniziato a viaggiare...ben accompagnata dai classici luoghi comuni (hihihi).
Capto: "Io non voglio entrare nei rapporti che tu hai con tuo figlio..." e lì (ovviamente senza mai rivolgerle lo sguardo, ma solo allungando l'orecchio) inizio a pensare: "certo lei è la nuova convivente GiovaneStraniera del classico padre italiano che non sa allevare il figlio e se ne vuol lavar le mani, ma ciccina, se te lo vuoi prendere, ti becchi tutto il pacchetto!"
Poi di nuovo lei: "Eh no mia cara, sei tu che stai sbagliando..." allora ritorno sulla mia storia fantastica e correggo: "no, no, lei è la nuova compagna del classico padre italiano che non sa allevare il figlio e ora è al telefono con la vera madre che non si trova d'accordo su come l'ex marito alleva il figlio...si, si, è così..."
Poi di nuovo lei: "Senti, io ho solo detto che non volevo parlare male di un insegnante, quando questo non è presente...siete tu e tua madre che continuate a parlare, a me queste cose non vanno..." e lì tutto il mio castello di fumo si sgretola...e da altre piccole frasi capisco che la ragazza che avevo davanti era una mamma di asilo che discuteva con un'altra mamma, amica per via della scuola dei figli, che è per giunta super corretta e cercava di far ragionare la sua "pseudo amica" sul discutere con gli insegnanti per costruire qualcosa di buono per i propri figli, senza sparlare alle spalle...
"CADORNA; FERMATA CADORNA..." scendo..e lascio la biondina ancora tutta infervorata nella discussione mentre si chiudono le porte e salgo sulla scala mobile...un po' delusa dal gossip mancato, ma per lo meno il viaggio è filato senza neppure accorgermi! ;-)
mercoledì 10 giugno 2009
mi sento un po' barba mamma...
Eh si..visto che mi sento un po' BarbaMamma oggi a mezzogiorno mi son decisa ad iscrivermi al "corso di nuoto per mamme in attesa", come lo chiaman loro..in attesa di esplodere, dico io...comunque avevo rimandato a settimana prossima ma oggi a mezzogiorno mi son decisa: "ma si, andiamo! E' pure uscito il sole..."
Preparo il mio zainetto: salviettone, occhialini, cuffia (rigorosamente in tinta col costume che già mi son indossata...), struccatore, spugnetta per struccarsi, shampoo, bagno schiuma, schiuma per i miei riccissimi, asciuga capelli con diffusore (si sa mai che posso usare la corrente e non utilizzare quegli odiosi getti d'aria che mi scombinano troppo i ricci), trucchi..chiudo e bella bella prendo la mia macchinina con certificato del ginecologo alla mano, tutta felice di fare un gesto atletico dopo 6 mesi di muffa e stallo.
Arrivo là e dico alla segretaria: "Buongiorno, son venuta per iscrivermi al CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa.." vedo che lei mi guarda basita....si chiede e chiede in giro: "Ma c'è qualche CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa?!?"...
Morale: a volersi iscrivere siamo solo io e un'altra e quindi non si sa, forse viene soppresso il corso!!! Ma si potrà?!?! Una volta che ho uno slancio atletico..e poi?! Adesso come faccio, mi è venuta la scimmia, devo assolutamente fare un CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa, sto esplodendo, sono una BarbaMammaaaaaa!!!!!!!
Preparo il mio zainetto: salviettone, occhialini, cuffia (rigorosamente in tinta col costume che già mi son indossata...), struccatore, spugnetta per struccarsi, shampoo, bagno schiuma, schiuma per i miei riccissimi, asciuga capelli con diffusore (si sa mai che posso usare la corrente e non utilizzare quegli odiosi getti d'aria che mi scombinano troppo i ricci), trucchi..chiudo e bella bella prendo la mia macchinina con certificato del ginecologo alla mano, tutta felice di fare un gesto atletico dopo 6 mesi di muffa e stallo.
Arrivo là e dico alla segretaria: "Buongiorno, son venuta per iscrivermi al CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa.." vedo che lei mi guarda basita....si chiede e chiede in giro: "Ma c'è qualche CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa?!?"...
Morale: a volersi iscrivere siamo solo io e un'altra e quindi non si sa, forse viene soppresso il corso!!! Ma si potrà?!?! Una volta che ho uno slancio atletico..e poi?! Adesso come faccio, mi è venuta la scimmia, devo assolutamente fare un CorsoDiNuotoPerMammeInAttesa, sto esplodendo, sono una BarbaMammaaaaaa!!!!!!!
venerdì 15 maggio 2009
L'amicizia...
Da "IL PICCOLO PRINCIPE"
di Antoine de Saint-Exupery
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino!"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore... Credo che mi abbia addomesticato!"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra!"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano!"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore ....addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "...Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi!"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei
che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perchè è lei che ho riparato col paravento. Perchè su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa!" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa!"
" Io sono responsabile della mia rosa!." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
di Antoine de Saint-Exupery
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino!"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore... Credo che mi abbia addomesticato!"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra!"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano!"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore ....addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "...Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi!"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei
che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perchè è lei che ho riparato col paravento. Perchè su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa!" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa!"
" Io sono responsabile della mia rosa!." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
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sabato 9 maggio 2009
”Aiuto mamma, divento mamma, fai qualcosa”.
Era una notte né buia né tempestosa ma a tratti da urlo. Cominciavano, infatti, le doglie pre-parto. Ero una donna consapevole preparata all’evento. Tecniche di controllo del respiro, eseguite. Manuale del parto perfetto, acquistato. Colloquio con l’anestesista per consenso epidurale, fatto. Corso pre-parto, affrontato. Bagaglio per ricovero, pronto. Per la verità nell’attesa aveva avuto tutto il tempo di impolverarsi. Cd musicale con i pezzi preferiti, disponibile. Questo perché durante il corso preparatorio, oltre ad un’inutile visita guidata attraverso rilassanti sale parto a cui tu non accederai mai perché prima di te devono ultimare il travaglio altre otto donne, ti illudono anche sul fatto che potrai ascoltare la tua musica preferita, attendendo di raggiungere la dilatazione. Nella realtà ti ritrovi segregata sul lettino di uno studio lillipuziano, attaccata via cavo ad una macchina dal lieve ronzio, per il monitoraggio del battito. Coricata sul lato destro per alleggerire la pressione sull’aorta e non so cos’altro. Infine con la faccia rivolta al muro. Inanimato. Freddo. Malinconico. Ma non avrebbe dovuto essere la cosa più naturale, semplice e felice di questo mondo?
Torniamo ai preparativi. Parenti allertati. Termini gestazionali, rispettati. Ai mesi offerti da Madre Natura avevo già dato fondo, non è quindi che potessi tergiversare ancora a lungo. Svegliai così il futuro padre e ci avviammo trepidanti e allucinati verso l’ospedale. Strada facendo raccogliemmo mia madre infermiera da una vita che mi avrebbe assistito in sala parto, avete idea di cosa avesse già dovuto affrontare in più di 30 anni di ambulatori e sale operatorie?
Ingresso al pronto soccorso ore una del mattino. Avevo seguito i consigli dell’insostituibile manuale, tenendomi leggera ai pasti, così mi ritrovavo con una fame tremenda a cui però ben presto non pensai più. Avere un figlio infatti è una cosa tanto meravigliosa, bella e intensa che me ne fece dimenticare per le successive …vediamo un po’…17 ore di naturalissimo e gioioso parto.
Un caldo opprimente. Il sudore. La preoccupazione sul volto del mio compagno. Il pallore di mia madre spogliata completamente della forza della sua professionalità e mossa invece dal sentimento verso di me e verso il bambino, suo nipote. Un viavai di gente. Studenti. Infermieri. La voce serena del ginecologo che dava freschezza alle mie forze. Anestesisti in ritardo sui miei tempi che poterono praticare solo l’anestesia spinale piuttosto dell’epidurale. Odore di disinfettante. Il sole oltre i vetri. Riposai un paio d’ore. Al mio risveglio ricominciai ad avvertire le doglie. Mi praticarono ogni sorta di pressione, manipolazione, ‘mossa di pinco’ e ‘mossa di pallo’ ma il piccoletto non faceva capolino. In tutto questo tempo con gli occhi chiusi sentivo parlare mia madre o sentivo le sue mani che si prendevano cura di me, con gli occhi aperti la vedevo, sempre lì, vicino. Mi usciva qualche suono dalla gola. Strozzato. Rauco. Mi dicevano “signora urli pure”. Io non sentivo il bisogno di urlare. Il bambino andò in deficienza respiratoria. Tre volte. Mi si agitarono tutti attorno. Ad un certo punto, paradossalmente, mi venne da sorridere prendendo consapevolezza del fatto che di fronte a me, o meglio, di fronte alle mie ormai impudiche gambe aperte, avevo quattordici persone. C’erano delle complicazioni. Il cordone ombelicale attorno al collo e, forse perché stordito dall’anestesia, con una spalla non superava l’ultimo blocco. Tornò il mio ginecologo. Mi sorrise scaldandomi l’animo. Fece partire un giro di lancette e si armò di ventosa. Allo scadere dei sessanta secondi se non si fosse palesato saremmo corsi in sala operatoria.
Il piccolo dovette avvertire la minaccia di una venuta al mondo traumatica e si lasciò acciuffare per ritrovarsi fra le braccia del mio eroe personale. Piangente, un po’ bluastro e con un’espressione e un piglio già così marcati che ancora oggi a distanza di sette anni non si sono attenuati. Anche la mia ruga sulla fronte non si è più distesa. Allora per la tensione del diventare genitore, oggi per quella dell’essere un bravo genitore.
E’ un impegno molto grande e la mia mamma e il mio papà me lo hanno dimostrato in più occasioni della vita.
Torniamo ai preparativi. Parenti allertati. Termini gestazionali, rispettati. Ai mesi offerti da Madre Natura avevo già dato fondo, non è quindi che potessi tergiversare ancora a lungo. Svegliai così il futuro padre e ci avviammo trepidanti e allucinati verso l’ospedale. Strada facendo raccogliemmo mia madre infermiera da una vita che mi avrebbe assistito in sala parto, avete idea di cosa avesse già dovuto affrontare in più di 30 anni di ambulatori e sale operatorie?
Ingresso al pronto soccorso ore una del mattino. Avevo seguito i consigli dell’insostituibile manuale, tenendomi leggera ai pasti, così mi ritrovavo con una fame tremenda a cui però ben presto non pensai più. Avere un figlio infatti è una cosa tanto meravigliosa, bella e intensa che me ne fece dimenticare per le successive …vediamo un po’…17 ore di naturalissimo e gioioso parto.
Un caldo opprimente. Il sudore. La preoccupazione sul volto del mio compagno. Il pallore di mia madre spogliata completamente della forza della sua professionalità e mossa invece dal sentimento verso di me e verso il bambino, suo nipote. Un viavai di gente. Studenti. Infermieri. La voce serena del ginecologo che dava freschezza alle mie forze. Anestesisti in ritardo sui miei tempi che poterono praticare solo l’anestesia spinale piuttosto dell’epidurale. Odore di disinfettante. Il sole oltre i vetri. Riposai un paio d’ore. Al mio risveglio ricominciai ad avvertire le doglie. Mi praticarono ogni sorta di pressione, manipolazione, ‘mossa di pinco’ e ‘mossa di pallo’ ma il piccoletto non faceva capolino. In tutto questo tempo con gli occhi chiusi sentivo parlare mia madre o sentivo le sue mani che si prendevano cura di me, con gli occhi aperti la vedevo, sempre lì, vicino. Mi usciva qualche suono dalla gola. Strozzato. Rauco. Mi dicevano “signora urli pure”. Io non sentivo il bisogno di urlare. Il bambino andò in deficienza respiratoria. Tre volte. Mi si agitarono tutti attorno. Ad un certo punto, paradossalmente, mi venne da sorridere prendendo consapevolezza del fatto che di fronte a me, o meglio, di fronte alle mie ormai impudiche gambe aperte, avevo quattordici persone. C’erano delle complicazioni. Il cordone ombelicale attorno al collo e, forse perché stordito dall’anestesia, con una spalla non superava l’ultimo blocco. Tornò il mio ginecologo. Mi sorrise scaldandomi l’animo. Fece partire un giro di lancette e si armò di ventosa. Allo scadere dei sessanta secondi se non si fosse palesato saremmo corsi in sala operatoria.
Il piccolo dovette avvertire la minaccia di una venuta al mondo traumatica e si lasciò acciuffare per ritrovarsi fra le braccia del mio eroe personale. Piangente, un po’ bluastro e con un’espressione e un piglio già così marcati che ancora oggi a distanza di sette anni non si sono attenuati. Anche la mia ruga sulla fronte non si è più distesa. Allora per la tensione del diventare genitore, oggi per quella dell’essere un bravo genitore.
E’ un impegno molto grande e la mia mamma e il mio papà me lo hanno dimostrato in più occasioni della vita.
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martedì 5 maggio 2009
Vediamo se ho capito come si fa... CIAO A TUTTE, intanto...
Ciao a tutte!!! Sono nuova di pacca...sono StoPerDiventareMamma e mi chiamo così perchè sto per diventare mamma ad ottobre. Ho sbirciato un poco e ho visto che qualche mamma già c'è e le loro esperienze mi fan molto divertire!!!
Spero presto di raccontarvi qualcosa di interessante! A presto!
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