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mercoledì 16 febbraio 2011
La mia mamma.
Torno in cucina per salutare mia mamma prima di andar via. Non ho ancora aperto la porta ma sento che mi sta già parlando. Entro. Ha messo tutto in ordine. Mentre io mi perdevo in inutili chiacchiere ha tolto ogni traccia della cena in famiglia. È seduta al tavolo da pranzo, girata di tre quarti per accogliermi con il suo sorriso allegro e biricchino. Eccolo! Quante volte l'ho visto sul viso, sa che la sta combinando e ne è sfrontatamente soddisfatta.
Mi parla e intanto mischia le carte da gioco.
"Mamma!"
Ride. "Embé?" Ma me lo dice senza parlare.
Intanto sul piccolo schermo Gianni Morandi si muove con le sue manone tra i fiori di San Remo e fa una battuta. Mia mamma improvvisamente si gira e regala anche a lui il suo sorriso. Il suo bellissimo sorriso allegro e biricchino.
lunedì 20 dicembre 2010
A destra del letto di mio padre c’è Walter.
A destra del letto di mio padre c’è Walter.
Walter era infermiere in un grande ospedale fiorentino. Era un “ferrista”, cioè uno di quelli che assistono il chirurgo durante le operazioni. Dieci anni fa è andato in pensione, e s’è trasferito con la moglie e il figlio nel paesino natale di lei, sulle pendici dell’Amiata. Walter il marzo scorso ha avuto una crisi epilettica, seguita poi da lancinanti mal di testa. Dopo mesi di esami e analisi, un mese e mezzo fa, gli hanno diagnosticato un tumore al cervello esteso e inoperabile. Adesso Walter giace disteso a letto. Ha perso completamente la parola, e quasi tutte le capacità motorie. Capisce tutto, e si esprime cogli sguardi. Gli somministrano un sacco di medicinali, antidolorifici e soprattutto calmanti che scongiurino le crisi epilettiche.
La moglie è una signora magra e calma, cogli occhi grandi e fermi, e nello sguardo le leggi dolore e stupore. Quando è dentro la camera, nutre e cura il marito con dolcezza e sorridendo. Poi esce nel corridoio e, qualche volta, piange silenziosamente. Il figlio è un ventunenne tracagnotto, dall’andatura simpatica e dallo sguardo sereno e gioviale. Ha seguito le orme del padre, ed è al secondo anno della scuola da infermieri. Quando è nella stanza, si prende imperturbabile e sorridente cura del suo babbo. L’ho visto cercargli per cinque minuti una vena nel piede per la flebo – le braccia ormai sono tumefatte dalle troppe punture -, senza fare una piega, sempre delicato, affettuoso e allegro. Poi, nel corridoio, con la stessa calma energia, così sorprendente in un ragazzo così giovane, consola la madre e cerca di condurla dolcemente ad accettare lo stato delle cose. Sono sicuro che W. si senta orgoglioso d’avere un figlio così. Io lo sarei, e molto. Al tempo stesso, se i figli sono in qualsiasi misura lo specchio dei genitori, Walter di certo dev’essere stato un gran bravo padre.
Guardo ammirato e affascinato la delicata coesione, la saldezza d’affetti e la dignità con cui questa famiglia sta affrontando l’atroce procedere della morte al lavoro, e mi ritrovo a pensare che queste persone, che sulla carta potremmo definire come semplici e umili, siano tra le più ricche che abbia mai incontrato. E poi, sua sponte, mi viene in mente un noto adagio evangelico, e d’improvviso esso m'appare cristallino e perfettamente sensato, senza bisogno di scomodare alcun dio: “beati i miti, perché essi erediteranno la terra”.
A sinistra del letto di mio padre c’è Sergio.
Sergio è un rumoroso signore viterbese sulla settantacinquina. Sposato con una grossetana s’è trapiantato colà, e ha avuto tre figli. E’ stato portato in questo piccolo ospedale perché quello grande e moderno di Grosseto non aveva letti. Lui e la moglie erano già stati qui trent’anni fa: aveva avuto un colpo di sonno, erano finiti coll’auto in una scarpata e qui gli avevano salvato la vita. Sergio è arrivato qui con la moglie, che ha vissuto per due giorni nell’ospedale dormendo su una seggiola, poi è sparita. Una notte mi sono affacciato in camera per vedere se mio padre dormiva, e ho visto che lei, sfinita, s’era allungata sul letto del marito, e dormivano abbracciati.
Non si capisce bene cos’abbia Sergio: la moglie – una signora stanca dall’aria un po’ assente.-, mentre l’aiutavo a parcheggiare il suo vecchio pandino, mi ha detto che lui quest’estate ha avuto il fuoco di Sant’Antonio, è stato molto male, si è depresso e non si è più ripreso.
Sergio ha un vocione laziale che fa tremare i vetri, e fa dei gran teatri, e chiede continuamente e rumorosamente attenzione. Dice che muore, che non respira, ma dall’energia con cui lo dice è difficile prenderlo sul serio: e infatti anche gli infermieri gli dicono spazientiti suvvia, la smetta, son ben altri quelli che muoiono. Sergio spesso fa molto ridere, sembra uscito da un film di Verdone. Oscilla tra consigli sulle trattorie in zona, a enunciazioni del fatto che oggi lascerà l’ospedale, a colorite reprimende agli infermieri che lo trascurano, a richieste di parlamentare “col responsabile qui della baracca”. Sergio a volte è irritante: egoisticamente penso a mio padre che avrebbe bisogno di riposo, e invece lui fa continuamente dei gran casini, pretende cose e litiga cogli infermieri.
Ieri l’altro mattina Sergio mi guarda e fa: “Sa, stanotte ero indeciso se morire o no. Poi ho pensato ai miei fiji, e ho deciso che volevo vivere”. Poi s’è messo a piangere.
Ieri mattina hanno lasciato i vassoi colle colazioni, la moglie anche ieri non c’era, gli infermieri (ovviamente pochi per tutti quei malati) tardavano, così Sergio m’ha ingiunto col vocione d’aiutarlo. Allora gli ho reclinato il letto, incastrato il tavolino tra le sponde, e servito il vassoio col caffelatte e le fette biscottate. Sergio ha spazzolato tutto d’appetito, sia la sua colazione che quella della moglie assente. Poi ha enunciato che in giornata se ne sarebbe andato, ha cominciato ad agitarsi, a chiedere che voleva parlare colla moglie, che qui che là, a chiamare a gran voce gli infermieri, a chiedermi se avevo il cellulare per telefonare a casa eccetera. Per farlo star buono, gliel’ho dato. Ha chiamato, e ha cominciato a urlare nel telefono di venirlo a prendere. Ma siccome è duro d’orecchi, non capiva le risposte e allora m’ha passato la moglie, che mi ha detto agitata che lei oggi non aveva la macchina e non poteva venirlo a prendere. Ho riferito a Sergio la cosa, e col suo modo di fare brusco e col vocione pretendeva di sapere da me cosa significava che non aveva la macchina. Un po’ spazientito, soprattutto a causa degli effetti che tutta quest’agitazione poteva avere su mio babbo, ho cercato un po’ di tagliare corto per farlo stare buono. Alle nove ci hanno buttato fuori dal reparto, e come previsto sono ripartito per Milano.
Ieri sera, arrivato a casa, chiamo per avere notizie del babbo. La moglie di mio padre, sconvolta, mi racconta: verso le cinque del pomeriggio, Sergio ha fatto per l’ennesima volta uno dei suoi numeri. Solo che questa volta sembrava stare male sul serio. E, nel giro di cinque minuti, davanti a lei e a mia sorella sedicenne che per lo shock ha cominciato a buttare sangue dal naso, e nell’incredulità generale, a partire dagli stessi infermieri, Sergio è morto. Quando ho riagganciato il telefono mi sono accorto che stavo tremando.
scritta da lucah: "Le due storie quissù le ho scritte da un lato a scopo terapeutico, per sfogarmi e sublimare l'angoscia per ciò che ho visto in questi giorni, dall'altro perché mi parevano meritevoli d'essere raccontate, e, per ciò che mi concerne, in futuro ricordate."
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giovedì 10 giugno 2010
giusto 2 righe
ma secondo me tu non lo hai letto bene...
o non lo hai guardato bene...
insomma come hai potuto non piangere?!!
attenzione non 'commuoverti' ma 'piangere'...siamo davvero brutti da 40 anni a questa parte ;D
firmato
Il Mostro & L'Eccentrica
06/06/1970 La partenza.
In un giorno di quasi estate, in quella che poi (per qualcuno) diventerà Padania, Luana Emanuela muove i primi passi veloci senza inciampare, scoprirà infatti questa sua dote solo dopo il compimento della maggiore età, forse stordita dalle grandi possibilità che tutto ciò le avrebbe offerto. Poco più di un anno dopo una paffutella frugoletta riccia e nera le zavorra il cammino, (la sorella), Vera Gianna. A malincuore accetta di condividere la camera e saltuariamente anche alcuni vestiti ma solo perchè è costei ad ultimare le verdure al posto suo consentendole di abbandonare il tavolo presso cui è tenuta in ostaggio perché smilza e inappetente. Non è finita, a 7 anni nella sua vita, quando ormai il carattere è formato e una linea maginot divide perfettamente in due la cameretta, arriva un altro frugoletto, questa volta biondo e magrino ma lei ha l'agenda piena e decide di saltare la visita in ospedale e pure il giro di presentazioni una volta a casa (il fratello), Gianluca. Seguono alcuni anni di ribellione al sistema (un'alta percentuale delle ore di scuola alle elementari le trascorre in castigo), oltre a rinnegare infatti i parenti più prossimi tenta magistralmente di tagliare anche tutti gli altri rami (per nulla secchi) dell'albero genealogico. Nel frattempo è cresciuta e ora il tempo lo passa sui banchi di una scuola dove coltivano Creativi. Lei si impegna, è portata, 'approfondisce'. Si son fatti gli anni '90, la moda è un problema (almeno riguardandola oggi!) ma in gruppo tutto sembra più bello. Fin qui solo 4 traslochi e qualche vacanza in riviera le hanno consentito di cambiare aria, così decide di prendere più rincorsa e aggiungere nuove destinazioni (e nuovi compagni) ai suoi viaggi. Canada. Malta. Grecia. Svezia. Norvegia. Stati Uniti. Francia. Spagna. Austria. Germania. Marocco...e sì, sembra sia stata anche in Svizzera e Città del Vaticano ma non ci sono testimonianze. Arriva ai giorni nostri ma più che un arrivo è una nuova partenza, c'è un viaggio inespresso, quello previsto per quest'anno, quello che forse a causa del cambio, del vulcano vattelapesca, della petroliera fallata e delle cavallette è stato rimandato a data ancora da destinarsi ma verrà presto il tempo anche per quello.
[Chissà che non decida di portare con sé anche noi perché in fondo lo sappiamo che ci vuole bene...o almeno ce ne ha voluto fino ad oggi.]
o non lo hai guardato bene...
insomma come hai potuto non piangere?!!
attenzione non 'commuoverti' ma 'piangere'...siamo davvero brutti da 40 anni a questa parte ;D
firmato
Il Mostro & L'Eccentrica
06/06/1970 La partenza.
In un giorno di quasi estate, in quella che poi (per qualcuno) diventerà Padania, Luana Emanuela muove i primi passi veloci senza inciampare, scoprirà infatti questa sua dote solo dopo il compimento della maggiore età, forse stordita dalle grandi possibilità che tutto ciò le avrebbe offerto. Poco più di un anno dopo una paffutella frugoletta riccia e nera le zavorra il cammino, (la sorella), Vera Gianna. A malincuore accetta di condividere la camera e saltuariamente anche alcuni vestiti ma solo perchè è costei ad ultimare le verdure al posto suo consentendole di abbandonare il tavolo presso cui è tenuta in ostaggio perché smilza e inappetente. Non è finita, a 7 anni nella sua vita, quando ormai il carattere è formato e una linea maginot divide perfettamente in due la cameretta, arriva un altro frugoletto, questa volta biondo e magrino ma lei ha l'agenda piena e decide di saltare la visita in ospedale e pure il giro di presentazioni una volta a casa (il fratello), Gianluca. Seguono alcuni anni di ribellione al sistema (un'alta percentuale delle ore di scuola alle elementari le trascorre in castigo), oltre a rinnegare infatti i parenti più prossimi tenta magistralmente di tagliare anche tutti gli altri rami (per nulla secchi) dell'albero genealogico. Nel frattempo è cresciuta e ora il tempo lo passa sui banchi di una scuola dove coltivano Creativi. Lei si impegna, è portata, 'approfondisce'. Si son fatti gli anni '90, la moda è un problema (almeno riguardandola oggi!) ma in gruppo tutto sembra più bello. Fin qui solo 4 traslochi e qualche vacanza in riviera le hanno consentito di cambiare aria, così decide di prendere più rincorsa e aggiungere nuove destinazioni (e nuovi compagni) ai suoi viaggi. Canada. Malta. Grecia. Svezia. Norvegia. Stati Uniti. Francia. Spagna. Austria. Germania. Marocco...e sì, sembra sia stata anche in Svizzera e Città del Vaticano ma non ci sono testimonianze. Arriva ai giorni nostri ma più che un arrivo è una nuova partenza, c'è un viaggio inespresso, quello previsto per quest'anno, quello che forse a causa del cambio, del vulcano vattelapesca, della petroliera fallata e delle cavallette è stato rimandato a data ancora da destinarsi ma verrà presto il tempo anche per quello.
[Chissà che non decida di portare con sé anche noi perché in fondo lo sappiamo che ci vuole bene...o almeno ce ne ha voluto fino ad oggi.]
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venerdì 2 aprile 2010
Questo è un post tardivo.

Nasceva per la festa del papà ma abbiamo lasciato che altri episodi ci distraessero e come sempre succede la vita è andata avanti e ne ha cambiato i contorni. Migliorandoli.
Volevamo dedicare un pensiero a un carissimo amico di famiglia scomparso anni fa pubblicando le righe apparse sul giornale del posto, scritte indubbiamente da chi come noi aveva avuto il piacere di incontrarlo. Temevo però che potessero non intendersi completamente ma rileggendolo sono certa che non solo si capisca che persona meravigliosa fosse ma che si possa arrivare anche rimpiangere di non essere stato un suo allievo o di non aver avuto la fortuna di chiacchierare con lui sotto il pergolato. Io e i miei fratelli siamo stati spesso ospiti suoi e della moglie Pina che inutile dirlo era persona altrettanto profonda e generosa.
La genetica, la tradizione e la cultura ci hanno regalato i loro figli e i loro nipoti e così oggi sorrido davanti alla foto di Hulko che posa impavido e quasi credibile sulla sponda del fiume che scorre ai piedi della dimora ringraziandoli mentalmente della ricca eredità che gli regalano.
http://www.casascheda.com/
lunedì 1 febbraio 2010
Community.
Di solito quando arrivo in palestra spingendo i maniglioni antipanico delle porte con tutte le forze e con i piedi puntati per far leva trovo NonnaRagno che mi aspetta, giovedì però non c'era. Niente di grave solo che Lozioexpiccolodifamiglia forte di essere quello meglio titolato in famiglia ha sentenziato che Hulko non si applica durante gli allenamenti perché c'è lei ad assistere. La restrizione non durerà a lungo, che sappia io infatti con la laurea in architettura non puoi operare neanche un'ernia, quindi se tanto mi dà tanto, lunedì NonnaRagno torna a tessere la sua ragnatela sugli spalti. Mi sono così avvicinata all'altra nonna-tronfia che assiste il nipote agli allenamenti di basket per socializzare ma anche solo per trovare un po' di calore nell'inverno gelido. Abbiamo chiacchierato coperte dal rumore dei palleggi e subito dopo si è aggiunta un'altra mamma. "Il mio fa questo...", "Il mio fa quello..." "Anche il mio era così..." "Vedrai che poi cambia..." Insomma il solito conversare. Ad un certo punto però la nonna-tronfia sorride divertita del fatto che io fossi la mamma del giocatore della taglia più grande e lei di quello con la più piccola. Insomma alle solite, "Quanto è alto il papà?" (E chi lo sa, sarà anche cresciuto sono mesi che non lo vediamo. Per inciso.) "Quanto sono alti i nonni?" E io a snocciolare cifre, misure o anche solo supposizioni. "Lo Zioexpiccolodifamiglia è quasi 1,95mt, il PapàX è 1,87mt, lo ZioLatente 1,90mt...e io...e LaZia...e le nonne...". L'altra mamma si sente di dovermi far sapere che lei è un'altezza media ma che il marito è proprio basso di statura. Ecco io lì, proprio lì, avrei voluto dirle che sbagliava prospettiva, perché non è 'l'altezza' ma la 'profondità' che si deve valutare nell'uomo che si ha accanto.
martedì 26 gennaio 2010
giovedì 22 ottobre 2009
auguri eccentrica sorellina

eccèntrica: eccèntrica
(pl. f. -ci) agg. fig. fuori norma, stravagante, bizzarro
avv. eccentricamente, fig. in modo stravagante
s. f. (anche f.-a), fig. chi si comporta o agisce in maniera strana, bizzarra, singolare.
vedi che sei tu? :-D
si, lo so. sono morta.
un tuo sguardo vale più di mille parole.
da sempre.
GULP!
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martedì 1 settembre 2009
Sweetness
Hulko è stato in visita dai parenti in provincia di Torino, patria del gianduiotto, e mi mostra fiero un piccolo tesoro nella tasca destra. Estrae la mano e apre le dita con cautela tipo schiusa dei petali di fiore. Io resto quasi accecata dal bagliore della carta dorata, si tratta di 4 invitanti cioccolatini.
Non ricordo esattamente quale attività ci abbia impegnati nell'ora successiva ma ci ha comunque accompagnati al momento della doccia. Si sveste e mi scaglia gli indumenti, ringraziandomi però della gentilezza, che io prendo al volo e che tasto prima di lanciarli con carpiato nel cestello della lavatrice. Dai pantaloni cadono 4 palline poco sferiche ma molto dorate:
- Ma Hulko li hai mangiati tutti!?
- Così non me li dimentico, mamma.
Non ricordo esattamente quale attività ci abbia impegnati nell'ora successiva ma ci ha comunque accompagnati al momento della doccia. Si sveste e mi scaglia gli indumenti, ringraziandomi però della gentilezza, che io prendo al volo e che tasto prima di lanciarli con carpiato nel cestello della lavatrice. Dai pantaloni cadono 4 palline poco sferiche ma molto dorate:
- Ma Hulko li hai mangiati tutti!?
- Così non me li dimentico, mamma.
domenica 2 agosto 2009
Correva l'anno 2008
...e correva tremendamente veloce. La coda dell'estate. La coda della separazione. In pieno la malattia del babbo. In pieno il trasloco. In pieno l'inizio della scuola per Hulko che a certo punto frastornato dal turbinio delle cose mi ha detto - Ma proprio tutto insieme, mamma?!
Il 21 ricoverano il babbo. Il 22 firmo il rogito. Il 23 rimandano l'operazione. Il 24 lo operano. Il 25 dobbiamo traslocare.
E' la notte fra il 24 e il 25. L'operazione è andata bene. Con Babbo ci sono la Mamma infermiera da una vita e per la vita, nata con questa forza e nostro fratello che fieramente, e anche noi di lui, si prende cura di entrambi.
Stiamo rincasando e LaZia mi chiede - A che punto sei con gli scatoloni?
- Ma sì, quasi finiti.
- Sicura? Vengo a darti una mano?
- No, vai pure a casa a lavorare, ce la faccio davvero.
- Dai vengo un'oretta.
- Beh se puoi...
Il 21 ricoverano il babbo. Il 22 firmo il rogito. Il 23 rimandano l'operazione. Il 24 lo operano. Il 25 dobbiamo traslocare.
E' la notte fra il 24 e il 25. L'operazione è andata bene. Con Babbo ci sono la Mamma infermiera da una vita e per la vita, nata con questa forza e nostro fratello che fieramente, e anche noi di lui, si prende cura di entrambi.
Stiamo rincasando e LaZia mi chiede - A che punto sei con gli scatoloni?
- Ma sì, quasi finiti.
- Sicura? Vengo a darti una mano?
- No, vai pure a casa a lavorare, ce la faccio davvero.
- Dai vengo un'oretta.
- Beh se puoi...
[MammYX]
(Post a 2 voci: MammYX & LaZia)
- Ok. io l'ammazzo.
Questa volta sono giustificata. Non l'ho fatto a 16 anni quando per un anno intero alle 20,30 la "nostra cameretta" doveva essere immersa nelle tenebre e quindi si doveva spegnere la luce e quindi potevo scegliere se andare a leggere il mio libro in bagno o in cucina... e quindi, comunque, già così le ho permesso di vivere più a lungo! Ma questa volta lo faccio. Giuro.
Sono le due e mezza di notte. Chiudiamo freneticamente a quattro mani scatoloni, sacchi, bauli, borsoni e quant'altro si possa chiudere, dalle 21,00 con quel piglio e quella determinazione da "lavoratorebergamascochelamammacihatantoinculcato" ovvero non si beve e non ci si ferma finchè non è tutto finito... manca ancora la camera da letto, l'armadio dei vestiti è praticamente intonso e in cucina c'è una parte che MammYX (leggere quella screanzata di mia sorella) deve supervisionare prima di "confezionare"...
Sappiamo tutte e due che c'è ancora da fare ma non ce lo diciamo. Io di mio effettivamente stasera due o tre cose personalmente gliele direi, tanto comunque poi l'ammazzo in ogni caso. Ma poi mi vedo l'espressione di NonnaRagno che con il ditino puntato verso noi due pronuncia i nostri nomi tutti attaccati (quando eravamo piccole e c'era da sgridarci diventavamo un'entità unica) e scatta lo spirito di sorellanza che ci unisce da sempre. Così rasserenata metto lo scotch da pacco, fantasticando sull'efficacia dei diversi metodi per compiere il mio ambitissimo sorellicidio che è solo momentaneamente rimandato!
[LaZia]
(Post a 2 voci: MammYX & LaZia)
sabato 1 agosto 2009
Desideri
"Mamma cosa significa desiderio?"
"Dunque vediamo come posso spiegartelo..."
"Io lo so! Io lo so!"
"Bene allora spiegalo tu a tua sorella."
"Ti faccio un esempio: quando martedì andremo al maneggio, io desidero cavalcare un cavallo vero e non un pony. Hai capito?"
"Sì."
"Allora se hai capito dimmi che cosa desideri tu."
"Io desidero che martedì il cavallo non mi faccia la cacca sui piedi!"
Chi si accontenta gode...
"Dunque vediamo come posso spiegartelo..."
"Io lo so! Io lo so!"
"Bene allora spiegalo tu a tua sorella."
"Ti faccio un esempio: quando martedì andremo al maneggio, io desidero cavalcare un cavallo vero e non un pony. Hai capito?"
"Sì."
"Allora se hai capito dimmi che cosa desideri tu."
"Io desidero che martedì il cavallo non mi faccia la cacca sui piedi!"
Chi si accontenta gode...
martedì 26 maggio 2009
Nucleo.
Mi sveglio il sabato mattina. Anzi, per l'esattezza, mi sveglia il sabato mattina. "Mamma andiamo a fare colazione?" "Sì, solo un minuto. Vai a preparare che ti raggiungo, giuro, un minuto solo." (Lo so, lo so è diseducativo giurare quando sai che non manterrai nel modo più assoluto quel che hai appena promesso, ma il sabato mattina probabilmente mi venderei anche una falangetta pur di restare a letto un po' di più). Mi lascio cadere oltre il letto, con i capelli in assetto anarchico e piuttosto stropicciata raggiungo la cucina.
"Mamma, ho sbagliato, ti ho messo troppo latte."
"Non ti preoccupare, va bene lo stesso."
"Sì ma l'ho anche rovesciato."
"Poi puliamo."
"Facciamo i compiti?"
"Certo, passerotto." (Oh cribbio ancora compiti?! Ma non abbiamo appena finito quelli di settimana scorsa? come farò l'anno prossimo? e alle medie? alle superiori? e non dimentichiamoci i 25 esami universitari...ok, niente ansie premature).
Compito di Italiano, bene, la mia materia preferita.
Hulko recupera libro, astuccio, matita e gomma (la gomma, per fortuna, mi rassereno, abbiamo anche la gomma).
Lo osservo mentre attento e scrupoloso posiziona tutto il materiale sul tavolo, prende il libro e va alla ricerca della pagina da completare. La trova, mi guarda e legge ad alta voce:
"La mi-a fa-mi-gli-a è com-po-sta da___ per-so-ne. Ci sia-mo io e________"
"Mamma cosa scrivo?"
"(o caspita!) Scrivi ciò che ti fa piacere, decidi tu."
"Sì, ma cosa devo scrivere?"
"Beh ci siamo io e te, il papà, lanuovacompagnaolè e latuasorellina, quindi 5."
"Ma io non voglio scrivere così."
"Allora scrivi che siamo in 2, io e te perchè viviamo insieme."
Non credo di averlo persuaso.
Risultato della lunga trattativa diplomatica (documentata e documentabile a richiesta):
"La mia famiglia è composta da 4 persone. Ci siamo io e mio papà, mia mamma e mia sorella".
La fate facile voi.
"Mamma, ho sbagliato, ti ho messo troppo latte."
"Non ti preoccupare, va bene lo stesso."
"Sì ma l'ho anche rovesciato."
"Poi puliamo."
"Facciamo i compiti?"
"Certo, passerotto." (Oh cribbio ancora compiti?! Ma non abbiamo appena finito quelli di settimana scorsa? come farò l'anno prossimo? e alle medie? alle superiori? e non dimentichiamoci i 25 esami universitari...ok, niente ansie premature).
Compito di Italiano, bene, la mia materia preferita.
Hulko recupera libro, astuccio, matita e gomma (la gomma, per fortuna, mi rassereno, abbiamo anche la gomma).
Lo osservo mentre attento e scrupoloso posiziona tutto il materiale sul tavolo, prende il libro e va alla ricerca della pagina da completare. La trova, mi guarda e legge ad alta voce:
"La mi-a fa-mi-gli-a è com-po-sta da___ per-so-ne. Ci sia-mo io e________"
"Mamma cosa scrivo?"
"(o caspita!) Scrivi ciò che ti fa piacere, decidi tu."
"Sì, ma cosa devo scrivere?"
"Beh ci siamo io e te, il papà, lanuovacompagnaolè e latuasorellina, quindi 5."
"Ma io non voglio scrivere così."
"Allora scrivi che siamo in 2, io e te perchè viviamo insieme."
Non credo di averlo persuaso.
Risultato della lunga trattativa diplomatica (documentata e documentabile a richiesta):
"La mia famiglia è composta da 4 persone. Ci siamo io e mio papà, mia mamma e mia sorella".
La fate facile voi.
martedì 19 maggio 2009
Da vicino nessuno è normale.
Non è un titolo mio ma non ne ho trovato uno altrettanto completo, ugualmente immediato e di così ampia portata. E siccome ritengo che, come in tutte le cose, bisogna saper riconoscere quando qualcun altro fa meglio di noi, l'ho fatto anche un po' mio.
È vero, non si può, anzi non si deve, generalizzare il concetto di normalità. Il 'Devoto-Oli' aggiornato al lontano 1995 (ma si sa in Italia 14 anni non fanno ancora la differenza) recita "Normalità: Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come 'regolarità' o anche 'ordine". Consuetudine è ciò a cui siamo più abituati. Ciò che è più frequente e che per questo diventa ordinario. Il divorzio non era ordinario. Oggi lo è. L'aborto non era ordinario. Oggi lo è. Ordinario, non all'ordine del giorno. Possibile, non certo, intendiamoci. Il congedo parentale per i papà non era ordinario. Oggi lo è. Le relazioni omosessuali non erano ordinarie. Oggi lo sono. È un dato di fatto, è un fenomeno evolutivo che bisogna razionalizzare e affrontare come abbiamo saputo fare per tutto il resto. Bisogna assicurarci, in tutto e per tutto, di essere liberi di scegliere. Sempre. Molti paesi nel mondo, Canada, Olanda, Svezia, Inghilterra e Spagna, l'hanno già fatto, recentemente, quindi risultiamo ancora solo più meditativi e non in netto ritardo. Cosa ci rende così critici? Cosa ci spaventa? Il cambiamento. L'idea che i valori che abbiamo posto alla base del nostro credo oggi non siano più riconoscibili. Chissà poi perché ci preoccupiamo meno di una famiglia ordinariamente composta, padre, madre e figli, magari indigente o allo sbando per tutta una serie di casistiche neanche tanto improbabili o anche solo senza amore, che non dei nuovi nuclei non ordinari ma forse, per molti versi, più riusciti. Dove sta la ragione? Soprattutto, chi decide chi ha ragione e chi no? Fondamentale non ledere i diritti altrui. Nelle coppie omosessuali le parti sono consenzienti. Perché ci investiamo di una carica che ha del divino nel volerle giudicare e separare? Perché non ci basta sapere che vivono in armonia e amore? Non ci viene domandato di seguirli, di imitarli o di condividerne le ragioni ma solo di accettarne le scelte. Perché se la 'nuova coppia' rispondesse ai requisiti al pari di una 'vecchia coppia' per l'adozione non dovremmo essere a favore? Perché non li possiamo credere dei genitori capaci? Per difendere i diritti dei bambini? Per proteggerli? Per consentire loro di rientrare nella normalità? Perché non si sentano 'diversi'? E i figli dei tossicodipendenti? E quelli dei delinquenti? E quelli oggetto di violenze? Possono forse sentirsi normali solo perché vantano sulla carta un padre e una madre? Gli unici diritti fondamentali dei bambini sono quelli di vivere e crescere nel rispetto e nell'amore. Anche con un genitore solo che sa già di dover far per due. La realtà cambia e noi dobbiamo saper cambiare con lei. Normalità non è l'unica possibilità e non necessariamente un successo. Lo dico da donna che vive consapevolmente la sua condizione di anormalità. Mamma di un bambino voluto e concepito fuori dal matrimonio con un uomo con cui in seguito ha interrotto la relazione. Famiglia di fatto prima della separazione, famiglia di fatto in piena regola oggi, io e mio figlio. Ma forse il problema sono proprio le regole. Quelle scritte ma ancor più quelle non scritte. Vogliamo normalità senza sapere più cosa sia giusto chiamare 'normalità'. Io mi sento normale ma venite più vicino...voi cosa vedete?
È vero, non si può, anzi non si deve, generalizzare il concetto di normalità. Il 'Devoto-Oli' aggiornato al lontano 1995 (ma si sa in Italia 14 anni non fanno ancora la differenza) recita "Normalità: Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come 'regolarità' o anche 'ordine". Consuetudine è ciò a cui siamo più abituati. Ciò che è più frequente e che per questo diventa ordinario. Il divorzio non era ordinario. Oggi lo è. L'aborto non era ordinario. Oggi lo è. Ordinario, non all'ordine del giorno. Possibile, non certo, intendiamoci. Il congedo parentale per i papà non era ordinario. Oggi lo è. Le relazioni omosessuali non erano ordinarie. Oggi lo sono. È un dato di fatto, è un fenomeno evolutivo che bisogna razionalizzare e affrontare come abbiamo saputo fare per tutto il resto. Bisogna assicurarci, in tutto e per tutto, di essere liberi di scegliere. Sempre. Molti paesi nel mondo, Canada, Olanda, Svezia, Inghilterra e Spagna, l'hanno già fatto, recentemente, quindi risultiamo ancora solo più meditativi e non in netto ritardo. Cosa ci rende così critici? Cosa ci spaventa? Il cambiamento. L'idea che i valori che abbiamo posto alla base del nostro credo oggi non siano più riconoscibili. Chissà poi perché ci preoccupiamo meno di una famiglia ordinariamente composta, padre, madre e figli, magari indigente o allo sbando per tutta una serie di casistiche neanche tanto improbabili o anche solo senza amore, che non dei nuovi nuclei non ordinari ma forse, per molti versi, più riusciti. Dove sta la ragione? Soprattutto, chi decide chi ha ragione e chi no? Fondamentale non ledere i diritti altrui. Nelle coppie omosessuali le parti sono consenzienti. Perché ci investiamo di una carica che ha del divino nel volerle giudicare e separare? Perché non ci basta sapere che vivono in armonia e amore? Non ci viene domandato di seguirli, di imitarli o di condividerne le ragioni ma solo di accettarne le scelte. Perché se la 'nuova coppia' rispondesse ai requisiti al pari di una 'vecchia coppia' per l'adozione non dovremmo essere a favore? Perché non li possiamo credere dei genitori capaci? Per difendere i diritti dei bambini? Per proteggerli? Per consentire loro di rientrare nella normalità? Perché non si sentano 'diversi'? E i figli dei tossicodipendenti? E quelli dei delinquenti? E quelli oggetto di violenze? Possono forse sentirsi normali solo perché vantano sulla carta un padre e una madre? Gli unici diritti fondamentali dei bambini sono quelli di vivere e crescere nel rispetto e nell'amore. Anche con un genitore solo che sa già di dover far per due. La realtà cambia e noi dobbiamo saper cambiare con lei. Normalità non è l'unica possibilità e non necessariamente un successo. Lo dico da donna che vive consapevolmente la sua condizione di anormalità. Mamma di un bambino voluto e concepito fuori dal matrimonio con un uomo con cui in seguito ha interrotto la relazione. Famiglia di fatto prima della separazione, famiglia di fatto in piena regola oggi, io e mio figlio. Ma forse il problema sono proprio le regole. Quelle scritte ma ancor più quelle non scritte. Vogliamo normalità senza sapere più cosa sia giusto chiamare 'normalità'. Io mi sento normale ma venite più vicino...voi cosa vedete?
lunedì 18 maggio 2009
domenica 17 maggio 2009
Diritto di voto.
Hai rinunciato al passeggino perché il nano ha deciso di vivere liberamente la sua condizione di ‘corporatura robusta’ e sembra rischi di restarci intrappolato. La borsa invece risponde ancora alle stesse necessità, quindi presenta peso specifico e massa corporea identici ad allora. Tu pure. 5 chili ‘per non dimenticare’. Gli stessi 5 chili di allora da sfoggiare con eleganza. Primo giorno di mare, dopo essersi lasciati alle spalle due giorni di viaggio e quasi 2000 chilometri. Il nano raggiunge l’acqua ostentando massima indipendenza. Io raggiungo il nano. Mi guarda. “Io non voglio stare al mare mamma”. Adorabile.
martedì 12 maggio 2009
Un anno di cazzeggiosfera 2.0
Tutto è iniziato poco più di un anno fa. Le prime avvisaglie con un "Non sei su Linkedin?? Non puoi". Linkedin, iscritta. Poi per colpa di un amico, gli amici di un momento seppur intenso e indimenticabile della vita quelli che però dopo quando vai a rileggere il significato di 'amicizia' qualcosa non torna, vuoi non iscriverti a Facebook? Facebook, iscritta. Se su Linkedin ho ritrovato la mia storia professionale e le persone che l'hanno accompagnata, su Facebook guidata dal caos ho trovato di tutto.
Una "acca" mancata ha aperto una finestra da cui si vede un mondo che crede ancora nel valore dell'impegno civile e politico e la bacheca di una nuova amica che me lo rammenta spesso. Il mio bizzarro cognome ha permesso di aggiungere all'albero genealogico un brillante e belloccio ;-) cuginetto virtuale, che ringrazio di cuore per le grandi risate e le altrettanto grandi ma amare riflessioni. La giudiziosa Mafalda mi ha fatto incontrare una donna affascinante, che ha sempre continuato a essere e a voler... "vorrei fare tante cose, nel lavoro, in politica ... ballare, ... mille cose ..." da cui traggo continuo insegnamento. Poi c'è un riflessivo cantastorie che di tanto in tanto balza fuori dal suo affollato mondo di cristallo e viene a trovarmi, una fanciulla dal sorriso caldo e dal cuore schietto come la sua terra e anche un amico lontano con cui "rimpiango", con spontanea e genuina simpatia, la bellezza dei lontani anni cinquanta. Ho accuratamente evitato il passato ma lui inevitabilmente ha trovato me. Ok. In realtà l'ho incontrato all'Ikea e non sul web, poco tecnologico direte voi? Forse anche un po' obsoleto aggiungo io. Ma in fondo cosa pretendere dal passato? Se non ha a che vedere con la rete perchè ce lo metti aggiungerete poi?!?! Perchè ho ritrovato la mia compagna di banco nonchè migliore amica nel periodo più criptico della vita: l'adolescenza, quindi cari i miei, ce lo metto lo stesso. Mondi lontani quindi, che solo la rete e Ikea potevano farmi raggiungere, ma anche davvero troppo affascinanti per rinunciarvi. La curiosità, il piacere del gioco, goliardico con gli amici "reali" e un po' magico con gli amici "virtuali", il continuo desiderio di viaggiare e di conoscere, alla fine hanno vinto e con un clamoroso 'ko tecnico' hanno battuto la paura, il timore del nuovo, della misteriosa tecnologia e di tutto ciò che non mi fa sentire a mio agio proprio perchè non del tutto chiaro.
Sarà anche incomprensibile tecnologia di cui abuso, senza saperla usare, ma nel suo piccolo mi sta aiutando a fare molte delle mille cose che vorrei. NonHoValentina compreso! Ah, ve l'ho detto che una delle blogger l'ho rincontrata per caso tra una Billy e un Besta all'Ikea?
...adesso, però, qualcuno mi spiega Twitter?!! :-/
Una "acca" mancata ha aperto una finestra da cui si vede un mondo che crede ancora nel valore dell'impegno civile e politico e la bacheca di una nuova amica che me lo rammenta spesso. Il mio bizzarro cognome ha permesso di aggiungere all'albero genealogico un brillante e belloccio ;-) cuginetto virtuale, che ringrazio di cuore per le grandi risate e le altrettanto grandi ma amare riflessioni. La giudiziosa Mafalda mi ha fatto incontrare una donna affascinante, che ha sempre continuato a essere e a voler... "vorrei fare tante cose, nel lavoro, in politica ... ballare, ... mille cose ..." da cui traggo continuo insegnamento. Poi c'è un riflessivo cantastorie che di tanto in tanto balza fuori dal suo affollato mondo di cristallo e viene a trovarmi, una fanciulla dal sorriso caldo e dal cuore schietto come la sua terra e anche un amico lontano con cui "rimpiango", con spontanea e genuina simpatia, la bellezza dei lontani anni cinquanta. Ho accuratamente evitato il passato ma lui inevitabilmente ha trovato me. Ok. In realtà l'ho incontrato all'Ikea e non sul web, poco tecnologico direte voi? Forse anche un po' obsoleto aggiungo io. Ma in fondo cosa pretendere dal passato? Se non ha a che vedere con la rete perchè ce lo metti aggiungerete poi?!?! Perchè ho ritrovato la mia compagna di banco nonchè migliore amica nel periodo più criptico della vita: l'adolescenza, quindi cari i miei, ce lo metto lo stesso. Mondi lontani quindi, che solo la rete e Ikea potevano farmi raggiungere, ma anche davvero troppo affascinanti per rinunciarvi. La curiosità, il piacere del gioco, goliardico con gli amici "reali" e un po' magico con gli amici "virtuali", il continuo desiderio di viaggiare e di conoscere, alla fine hanno vinto e con un clamoroso 'ko tecnico' hanno battuto la paura, il timore del nuovo, della misteriosa tecnologia e di tutto ciò che non mi fa sentire a mio agio proprio perchè non del tutto chiaro.
Sarà anche incomprensibile tecnologia di cui abuso, senza saperla usare, ma nel suo piccolo mi sta aiutando a fare molte delle mille cose che vorrei. NonHoValentina compreso! Ah, ve l'ho detto che una delle blogger l'ho rincontrata per caso tra una Billy e un Besta all'Ikea?
...adesso, però, qualcuno mi spiega Twitter?!! :-/
sabato 9 maggio 2009
A che cosa serve la poesia? Può servire.

A che cosa serve la poesia? Può servire.
Vi faccio un esempio.
Prendete una coppia che va abbastanza bene:
due o tre lustri di convivenza
casa figli interessi comuni.
I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi
nè privi di altri sensi
naturalmente non immuni
dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti
dell'altro sesso
di cui alcune, per circostanze favorevoli,
sarebbero passibili di un incontro a letto.
Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.
La prima è la tradizionale repressione
non concupire eccetera non appropriarti dell'altrui proprietà
per cui il coniuge viene equiparato a un comò
Luigi XVI o a un televisore a colori
o a un qualsiasi oggetto di un certo valore
che non sarebbe corretto rubare.
La seconda soluzione è l'adulterio
altrettanto tradizionale
che crea una quantità di complicazioni
la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)
lo squallore di motel occasionali
la necessità di costruire marchingegni di copertura
che non eliminano la paura
di fastidiose spiegazioni.
La terza soluzione è senza dubbio la più pratica
Si prendono i turbamenti e i sentimenti
le emozioni e le tentazioni
si mescolano bene si amalgama l'immagine
con un brodo di fantasia
e ci si fa su una poesia
che si mastica e si sublima
fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere
e infine si manda giù
si digerisce con un po' di amaro
d'erbe naturali
e poi non ci si pensa più.
A che cosa serve la poesia? Può servire.
Joyce Lussu
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