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mercoledì 16 luglio 2014

Ecco perchè un giorno la razza umana si estinguerà

Sono certa di riuscire in queste poche righe, non solo ad asserire con certezza che la razza umana presto si estinguerà, ma vi darò anche una motivazione.
Nessuna teoria sulla fine del mondo, nessun calcolo matematico astrofisico...fatti...solo fatti!

In spiaggia. Vento. Tanta umanità intorno.

Tu uomo troglodita...vuoi non scuotere il telo mare affianco alla ragazza (passatemelo) accanto a te proprio a favore di vento? Grazie a quest’astuta mossa, lei si trasforma in una cotoletta (complice la crema solare). E timidamente esclama “grazie!”. Il troglodita, con una superficialità inaudita, tra tutte le reazioni che poteva avere e le risposte che poteva dare (la 1, la 2 o la 3?) sceglie...sapete quale? Quella tipica da uomo! Proprio quella! Che è quella che annuncia l’irrevocabile estinzione della razza umana....“Vabbè, stai tranquilla...è solo sabbia!”

Uno “scusa” avrebbe potuto cambiare il destino dell’umanità.
Ma voi proprio #noncelapotetefare

sabato 9 marzo 2013

Ho pianto.




Negli anni '70, l'artista serba Marina Abramovic ha vissuto un'intensa storia d'amore con l'artista tedesco Ulay. Per 5 anni hanno vissuto insieme in un furgone realizzando moltissime performance. 

Quando hanno sentito che il loro rapporto non valeva più la pena, hanno deciso di percorrere la Grande Muraglia Cinese. Ognuno ha cominciato a camminare da un lato e dopo un lungo camminare, si incontrarono nel mezzo, si diedero un ultimo grande abbraccio, per non vedersi mai più.

23 anni più tardi, nel 2010, quando Marina era già un artista consacrata, il MoMa di New York dedicò una retrospettiva al suo lavoro. In questa retrospettiva, Marina condivideva un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che si sedeva di fronte a lei. Ulay arrivò senza che lei ne fosse a conoscenza..

scoperto grazie a http://friendfeed.com/nastja


"Nel 1976 Abramović lascia la Jugoslavia per trasferirsi ad Amsterdam. Nello stesso anno inizia la collaborazione e la relazione con Ulay, artista tedesco, nato tra l'altro nel suo stesso giorno. I due termineranno il loro rapporto dodici anni dopo, nel 1989, con una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese: Marina decide di partire dal lato orientale della muraglia sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay dalla periferia sud occidentale del deserto del Gobi. I due cammineranno novanta giorni per poi incontrarsi a metà strada dopo aver percorso entrambi duemila e cinquecento chilometri e dirsi addio."  (fonte Wikipedia)

mercoledì 25 aprile 2012

Rinuncio al titolo.


Non ho più voglia di occuparmi degli altri.

La mia ultima forse unica relazione di lunga durata, temporale non affettiva, rientra a tutti gli effetti nel vintage eppure se passo gli incontri, le telefonate, le chat e le cene degli ultimi anni fra le maglie del setaccio non resta che una manciata di uomini bisognosi. Di compagnia. Di affetto. Di passione. Di trasgressione. Di colmare vuoti differenti. Uomini pronti ad attingere e mai a dare, neanche quando avrebbero potuto solo restituire.
Ognuno di loro è stato ascoltato e sostenuto, appagato nell'ego.

Quello del "Sono stata bene con te." che ha trattenuto il respiro per paura che potessi chiedere un impegno prolungato nel tempo, da intendersi anche solo per un secondo appuntamento.

Quello del "Sei affascinante anche con qualche anno in più." che non ha ritenuto potessi averne bisogno anch'io.

Quello del "Sei giovane ma è stato bello lo stesso." sia mai che restasse segnato.

Quello che mi ha detto "Ti avessi conosciuta prima mi sarei innamorato." che contava probabilmente di potersi riscattare post reincarnazione.

Quello del "Ti ho ferita in passato, non ci parliamo da un anno ma ti mando per mail gli ultimi aggiornamenti personali perché non possono che interessarti." fa nulla non chiedesse di me.

Quello che mi ha salutata dopo il primo incontro con un "Meriti di più."

Quello metà uomo e metà avatar, convinto di dover rispondere delle proprie scelte al solo Morpheus.
« Matrix è ovunque. (...) È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. »

Non ho più tempo per loro.
Non ho più voglia di fare la brava ragazza.

sabato 3 luglio 2010

ah ah ah!

Diego Armando, il re dei tamarri, irresistibile sogno di redenzione
Aspettando la Germania: perché tifo per Maradona, eroe dell’«inferno e ritorno»

di Daria Bignardi


«Besame, besame mucho, como si fuera esta noche la última vez»: difficile sottrarsi alle facili emozioni che regala la vittoria dell’Argentina, per quanto sgangherata. Fuorigioco o no, errori arbitrali o meno, rissa o non rissa, Diego c’è. E noi italiani, umiliati da una squadra del tutto coerente col nostro Paese, abbiamo bisogno di un nuovo sogno, almeno fino a sabato 3 luglio, quando l’Argentina di Diego Armando Maradona incontrerà la Germania di Joachim Löw. Agli ultimi Mondiali, la Germania ha battuto l’Argentina ai rigori: ora vedremo. Diego c’è: con il pizzetto bianco, gli orecchini di diamanti, impacchettato in un abito che lo fa assomigliare a John Travolta in Pulp Fiction nella scena dove finge di essere goffo e non saper ballare. Diego è il re dei tamarri, è un grande, irresistibile, ineguagliabile sogno di redenzione fatto uomo. Comunque vada sabato, fin qui è arrivato, nonostante tutto. Scrissi di lui in questa rubrica in tempi non sospetti – quando pochi credevano nelle chance da allenatore del più grande giocatore del mondo caduto in disgrazia e fischiato – preda di un’antica passione per i redenti, gli eccessivi, quelli che «all’inferno e ritorno», e chi più di Diego Armando, scusate? Non capendo un tubo di calcio, mi beo della sua estetica. Non resisto a frasi come «la decisione valida resta la prima, anche se è quella sbagliata», riferita al gol in fuorigioco dell’Argentina che Rosetti e Ayroldi non hanno annullato: questa è letteratura. Devo averlo già detto: in una delle prossime vite, dopo essere rinata romanziera, vorrei rinascere giornalista sportiva, per poter scrivere, e vivere, frasi come questa. Per non parlare di come saprei descrivere la rissa dietro la panchina del Messico a fine primo tempo: altro che il fair play degli Stati Uniti, questa sì che è gente che di calcio ne capisce. (Siccome peggio che spiegare una battuta c’è solo il rischio che qualcuno ti prenda sul serio su un argomento come questo, segnalo che scherzo). Uno studioso israeliano di cabala ha detto che i Mondiali li deciderà un numero 10, che sarebbe Lionel Messi: sarebbe troppo bello per noi giornalisti sportivi (mi ci metto anch’io, dai, fate finta per un momento che siamo già alla terza vita), mancano solo lui e un altro paio di vittorie al racconto della gloria dell’Argentina dell’ex numero dieci Diego. Tutte scemenze, ovvio, ma noi giornalisti sportivi non abbiamo remore, quando si tratta di farvi emozionare. Epilogo: dopo un po’ che mi esaltavo davanti alle prodezze di Diego (non mi sentirete mai chiamarlo El pibe de oro, io sono un giornalista sportivo raffinato: al massimo El Diego) in un baretto deserto, con la sola compagnia del gestore, quello mi fa: «Vede quello col vestito grigio a sinistra di Maradona, in panchina? Ecco, quello gli sta spiegando tutto quello che deve dire e fare».

barbablog, Daria Bignardi -Style.it-

mercoledì 30 giugno 2010

Tu ci credi nelle relazioni a distanza? Due post a confronto

“Tu ci credi nelle relazioni a distanza?”

Volevo commentare il post di Maurizio Goetz su FriendFeed ma era troppo complesso per un commento. Perciò ecco la mia risposta.

Vorrei dire che ci credo, che funziona, che è facile che è la soluzione per tutti i mali e per la pace del mondo ma la verità è che una relazione a distanza è un gran casino.
Ci sono giorni in cui ti senti un po’ morire, perché lui non c’è e vorresti solo poter stare tra le sue braccia, poterlo toccare e sentire che in fondo è reale e vero, a volte vorresti anche solo poter condividere quella cazzata detta in ufficio o vista per strada ma alla fine no, un messaggio solo per dirgli una cosa così stupida proprio no, che senso ha? E così inizi ad estraniarti un po’ per volta, non convivere le piccole cose alla lunga è deleterio e fa solo star male.
Poi ci sono quei due, tre giorni al mese che aspetti come un assetato nel deserto aspetta l’acqua. Due, tre giorni in cui sei in estasi, in cui tocchi il cielo con un dito e ti dici che tutti i giorni no ne sono valsi la pena, ti dici che stare con lui una sola ora ti ripaga di tutte quelle notti da sola in cui l’unica cosa che volevi fare era piangere. Ed in quei giorni capisci perché lo fai, perché sopporti tutto e perché lo sopporteresti ancora altre mille anni ma alla fine è solo un’illusione, perché quei due o tre giorni non sono vita vera, sono come una vacanza con la data di scadenza, con il bisogno estremo di vivere ogni secondo al massimo e fare scorta di sensazioni ed emozioni, perché per un altro mese o più dovrai tirare avanti.
Non affronti i discorsi che hai rimandato a quando vi sareste visti di persona, perché non vuoi sciupare nemmeno un istante, lasci passare ed anzi adori atteggiamenti che se fosse la vita quotidiana non tollereresti nemmeno.
E poi rientri.
Rientri alla realtà, in quel tuo mondo senza di lui, nella tua vita. Dove lui c’è in ogni singola cosa senza però esserci realmente mai.
Ed è peggio, molto peggio di quando sei partita perché ti ci vuole tempo ad abituarti al fatto che non lo rivedrai per altri trenta giorni e più. Riabituarsi al letto vuoto, a quella mano che non puoi stringere e al fatto che per un altro mese non potrai guardarlo negli occhi.
E condividi tanto, cerchi di condividere tutto, ti impegni, maledizione se ti impegni e lui fa altrettanto e lo sai che sta male anche lui ma tirate avanti assieme, perché lui è tutto quel che tu hai sempre sognato e non sei disposta a perderlo per così poco.
E le serate con Skype, le telefonate, i ping, i messaggi sparsi su mille applicazioni.
Piano a piano ti riabitui ad essere sola e sembra più semplice anche se non lo puoi toccare. Recuperi l’equilibrio precario di sempre.
Finché non decidete di vedervi di nuovo.
Da lì in poi i giorni sono di una lentezza agghiacciante, non passano mai, le serate sembrano infinite, la voglia di lui ti fa dire cattiverie perché non è lì, con te.
E piano piano ricomincia tutto da capo.
In questo circolo in cui pare impossibile vivere agli estranei ed impossibile stare senza a chi lo vive.
Vorrei dire che ci credo alle relazioni a distanza, la verità è che la risposta dipende dal momento in cui mi viene posta.
La verità è che non vorrei vivere senza lui.

http://friendfeed.com/eta
http://www.etaonline.me/2010/06/28/relazioni-a-distanza/




Credi nelle Relazioni a Distanza. Meh? (via FriendFeed)

Ok, potrei anche evitare di entrare nel merito, ma per una serie di motivi che nulla hanno a che vedere con l'argomento, preferisco spendere mezz'ora in un post semi-serio sulle "Relazioni a Distanza", piuttosto che pensare a cose che nella giornata di oggi (ma non solo) mi hanno gia' ammorbata abbastanza.
E come Eta, nemmeno io ci sto in un commento, perche' l'argomento e' complesso, e soprattutto perche' la mia risposta alla domanda sarebbe un molto laconico, poco spiegabile in due parole "Meh".
Ora, chi scrive e' una quasi-34enne che, sebbene abbia la malsana mania di infilare la sua vita online non ha mai messo in piazza veramente tutta la sua vita (e comunque non lo faro' nemmeno oggi, non illudetevi :P).
Relazioni a distanza ne ho avute.
Relazioni "standard" anche.
Come siano finite e' abbastanza chiaro e palese per tutti (male :P).

Colpa della distanza?
Colpa della vicinanza?
No, colpa "nostra".
Perche' tutta la colpa non accettero' mai di prendermela.
Ma porto ad esempio me, la mia scassata e disgraziata vita.
Perche' e' una dimostrazione di come distanza o meno, il tutto dipenda dalle persone e da come decidono di vivere le relazioni e da come vedano il loro rapporto con l'altra meta' della coppia.
Chi mi conosce sa benissimo che ho un immenso difetto.
Ho smesso da tempo di pianificare la mia esistenza.
Decido oggi per oggi.
Oggi per domani.
Poi cambio idea e ripianifico tutto.

Da sola sto divinamente.
Nessuno che rompe i coglioni per il difetto di cui sopra.
Che e' alla base del mio "Meh" in merito alla questione delle relazioni a distanza.
Perche' per certi versi le preferisco (si sa quando ci si vede, per il resto ho la mia vitaccia :P).
Poi pare che si decida di passare a cose piu' stabili.
E li' finisce la "poesia".
Perche' se finche' c'era la distanza riuscivo ad avere "il mio tempo" (cosa a cui non rinuncio), nel momento in cui si passa alla convivenza pare che io debba cambiare.
Insomma, adesso che viviamo insieme, stiamo insieme, dobbiamo fare qualcosa insieme...
Ah si?
Cioe', scusa, se io voglio leggere e tu guardare la televisione io devo fingermi interessata al film e mollare il libro?
Non se ne parla.
Non tutte le sere.
Se io voglio andare all'evento XY, ci vado.
Tu puoi venire o stare a casa.
Ma non me la meni quando torno che ti ho "lasciato solo".
(ovviamente, lo stesso vale all'inverso)
E certo, non vedendosi tutti i giorni si puo' sentire la mancanza di qualcuno...
Si possono avere "crisi di solitudine" la notte quando si va a dormire...
Ma non e' molto piu' importante sapere che c'e' qualcuno, anche se non fisicamente li' a due centimetri, che ti pensa, che a te ci tiene e che ti apprezza per quello che sei?
No, evidentemente, anche a leggere il thread in questione, sono tra le fin troppo poche persone a pensarla cosi'.
Forse perche' sono troppo indipendente.
Troppo testarda.

La mia vita, com'e' adesso, la adoro.
Non sono capace (gia' provato, gia' fallito) di rinunciarci.
Non per una persona (oddio, a ben guardare, erano tre due anni fa...).
Perche' ho ottenuto una cosa dalla mia disgraziata e maledetta vita, ed e' che sto bene con me stessa.
E tempo fa (anni e anni fa) mi hanno detto che:
Non puoi stare bene con gli altri finche' non stai bene con te stesso.
Forse l'ho portata all'estremo, ma poco importa.
Relazione a distanza o relazione ravvicinata, a me cambia poco.
Lui deve sapere (perche' lo deve sapere, dato che non sempre glielo ricordero') che io ci sono.
E lo stesso deve valere per me.
E se la relazione non e' a distanza, se si finisce in convivenza (ammesso che trovero' mai il coraggio di ripetere la traumatica esperienza), lui si dovra' fare una ragione di una cosa molto semplice:
Stare sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, magari nella stessa stanza, non significa per forza fare qualcosa insieme.
Perche' siamo due persone, due individui.
Diversi, unici.
Ognuno con i suoi spazi, ognuno con i suoi interessi.
E' una cosa che ho avuto solo due volte nella vita.
Serate passate, nella stessa casa, ognuno a farsi i fatti propri, rispettando i nostri vicendevoli spazi.
Ma era tanto tempo fa.
Dopo, solo invasioni di campo.
Fino all'ultima, piu' deleteria, devastante, traumatizzante.
Che qualcuno ha seguito, da cui qualcuno ha cercato (inutilmente, mannaggia a me!) di salvarmi.
Credo nelle relazioni a distanza?
Forse, alla fine di un troppo lungo post/poema, si.
Perche' sono le uniche che mi permettono il lusso di stare con l'unica persona che nella vita non mi ha mai abbandonata: IO.
Lo so, sono fredda, cinica, iper-individualista.
Ma nessuno mi accetterebbe, e io non posso cambiare.
Ci ho provato. Ho fallito.
Non lo faro' mai piu' (promessa di ottobre/novembre del 2008).
Prendere o lasciare, a me, la vita, non cambia.

UPDATE (ore 22:10)
Mi ero dimenticata una cosa fondamentale...
Per dire se si sta bene con una persona non si puo' valutare solo quando si sta insieme nei week-end, in vacanza, o al cinema.
Si sta bene con qualcuno solo quando si riesce a starci bene in mezzo agli altri, magari ai due opposti della stessa tavolata.
Magari parlando con persone diverse di argomenti diversi.
Ma soprattutto quando, stando insieme, si parla di cose varie.
Non di "noi", ma delle proprie vite, di quello che succede la' fuori, dell'ultimo libro letto o film visto.
Si sta bene con qualcuno solo quando si riesce ad essere se stessi, senza limitazioni e costrizioni, anche in sua presenza.
Si sta bene con qualcuno quando si e' in grado di stare senza di lui/lei.
Sapendo che c'e'.
Anche se non c'e'.
Il resto e' facciata.
Il resto non conta.
Il resto e' destinato a decadere.
Perche' il resto e' essere possessivi ed esclusivisti.
Ed alla lunga uccide.
Prima le persone, poi i rapporti.
(been there, done that)

http://friendfeed.com/delymyth
http://www.delymyth.net/blog/2010/6/28/credi-nelle-relazioni-a-distanza-meh-via-friendfeed.html

giovedì 27 maggio 2010

il mio posto é là

Questo 3 post sono merito :-) e colpa ;-) del mio #AmicoDiUnaSera @iMaxx che ieri tra un twitt e l'altro con la citazione "il mio posto é là" mi ha ricordato un bellissimo monologo di Lella Costa (per l'appunto!) che ho cercato disperatamente su YouTube. Quel monologo non l'ho trovato (ho trovate solo un estratto dei testi) ma Traviata, l'intelligenza del cuore e La canzoncina dell'inadeguata sono valse l'impegno.

grazie #AmicoDiUnaSera :-)



Quando una come me ha un'educazione sentimentale che va da Flaubert a Mogol-Battisti, passando per Negrini-Facchinetti, da grandi è dura! Si fa fatica, si hanno delle eredità pesantissime.

Io, per anni ho ignorato quanto mi avesse influenzato il testo di una canzone che ho amato moltissimo, anche se è vergognosa; è una canzone dei pooh bellissima, si chiamava Tanta voglia di lei . Ve la ricordate ? Si, per chi non se la ricordasse o per chi è troppo giovane,vi rammento che la trama è la stessa di Attrazione fatale...solo senza lo spargimento di sangue... Però identica. C'è questo lui, protagonista della situazione, sposato, però un po' farfallone, che ha un'avventura con una lei...minorenne e straniera, suppongo, visto che le dice " Tu non dici una parola, sei più piccola che mai"... E presumibilmente anche molto indigente, se non additittura extra-comunitaria come si dice oggi, visto che la battuta successiva è : " E in silenzio morderai le lenzuola." E su, comprale un panino ! Invece no, questa è un astuzia degli autori per farci capire, senza dirlo, dove si trovano i nostri protagonisti: sono a letto. lei divora la federa, quindi sono a letto. Quello che non è chiaro, invece, è se avvenga o meno il fattaccio, l'irreparabile; tant'è che lui a un certo punto la butta là"

Lella Costa, - Un passaggio di "Malsottile mezzo gaudio"
da La daga nel loden - Feltrinelli 1992



Lella Costa Le ragazze sapiens sapiens...

Traviata, l'intelligenza del cuore



Lella Costa, Traviata, l'intelligenza del cuore, 2005

La canzoncina dell'inadeguata




O troppo alta, o troppo bassa
Le dici magra, si sente grassa
Son tutte bionde, lei e’ corvina
Vanno le brune, diventa albina
Troppo educata, piaccion volgari
Troppo scosciata per le comari
Sei troppo colta preparata
Intelligente, qualificata
Il maschio e’ fragile, non lo umiliare
Se sei piu’ brava non lo ostentare
Sei solo bella ma non sai far niente
Guarda che oggi l’uomo e’ esigente
L’aspetto fisico piu’ non gli basta
Cita Alberoni e butta la pasta
Troppi labbroni non vanno piu’
Troppo quell seno, buttalo giu’
Bianca la pelle, che sia di luna
Se non ti abbronzi, non sei nessuna
L’estate prossima con il cotone
Tornan di moda i fianchi a pallone
Ma per l’inverno la moda detta
Ci voglion forme da scolaretta
Piedi piccini, occhi cangianti
Seni minuscoli, anzi giganti
Alice assaggia, pilucca, tracanna
Prima e’ due metri, poi e’ una spanna
Alice pensa, poi si arrabatta
Niente da fare, e’ sempre inadatta
Alice morde, rosicchia, divora
Ma non si arrende, ci prova ancora
Alice piange, trangugia, digiuna
E’ tutte noi, e’ se stessa, e’ nessuna.

Lella Costa, la canzoncina dell'inadeguata, Da "Alice, una meraviglia di paese", 2008

mercoledì 30 dicembre 2009

duemilanove.

obama al potere. la nuova alchimia
nell'anno mondiale dell'astronomia
la pace del nobel. cautela e speranza
(la sguaina a natale, la belligeranza)

la crisi raccoglie. si salvan le banche
fallisce l'islanda. le borse son stanche
al nulla o al terrore, val bene una guerra
intanto in italia si infuria la terra

promesse strillate, menzogne al candeggio
l'eclissi più lunga. e brucia viareggio
giullari di corte, ministri veline
la costituzione ridotta all’inane

cinguetta l’iran nella sua ribellione
il soffio dei media piegati a persone
son già 40 anni da quando la luna -
la stessa distanza da piazza fontana

world digital library. missione keplero
respiri scagliati al di là dell'oscuro
a titolo alcuno, con vis partigiana
abbiamo chiamato per nome eluana

cop15, il giusto fallito in partenza
si firma in darfur la cessata mattanza
lasciamo al pensiero di un vuoto lontano
updike, lévy strauss, merini e pivano

le schegge dei mesi scolorano a pile
forgiate alla storia da vecchie trafile
versando all’inchiesta sulla verità
lo scotto annuale. dell’ingenuità.

martedì 29 settembre 2009

Occasioni da prendere al volo.

Biondo. Occhi azzurri. Esempio di semplice eleganza. L'ho adocchiato appena sceso dall'aereo. Camicia azzurra impeccabilmente stropicciata con il doppio bottone dei polsini slacciato, jeans scuro, scarpa da ginnastica. Mi ha regalato un sorriso dolce e stupito. "Non sapevo saresti venuta anche tu".
No vabbè io questo qui non me lo faccio scappare ;-)
Domani sera vieni con LaZia al giapponese? [si sa gli uomini vanno presi per la gola]
"si"
"e dormi a casa de LaZia?" [io ci provo]
"si"
"e ti porta LaZia a a scuola?" [allora oso di più]
"si"

Io amo il mio accondiscendente nipotino.

venerdì 31 luglio 2009

errata corrige


Loro due li ho ritrovati. Per mia immensa fortuna ;-)

venerdì 24 luglio 2009

Sono stata perseguitata dal nonno di Ken


Festa aziendale. Pistole ad acqua, infradito e pareo. Splash , tuffi e palloni giganti per rotolarsi nell'acqua. Open bar (o come diceva Puppa "Oppebbacc") e bella gente. Quasi tutta gente carina, tranne uno....il nonno di Ken!
Avete presente Ken di barbie? Identico! Alto abbronzato e maglietta azzurra che risalta l'abbronzatura. Capello liscio biondino e con riga di lato e faccia da bravo ragazzo. Ragazzo mò....diciamo pure signore! Un nonno di Ken che prima di andare ad una festa in piscina si guarda allo specchio e si dice "Stasera cucco! Renderò felice una bella pollastrella" (I marpioni della sua età parlano ancora anni '80).
Ma la cosa impressionante è che non solo somigliava a Ken fisicamente ma aveva anche il cervello come quello di Ken...di plastica! Che Dio me ne scampi, mi ha perseguitata ma sono riuscita dopo vari tentativo a seminarlo. Mi sono trattenuta dal fargli uno sgambetto a bordo piscina.

Peccato che la mia razionalità decida di prendere il sopravvento proprio quando non è necessario.
Ma poi alla fine sto Ken...chi cavolo lo ha invitato?

giovedì 2 luglio 2009

Piccolo Uomo.

Siedo nella mia cucina-serra. Sguardo fisso al pc. Spalle al resto della casa. Assorta nel tentativo di reinserirmi nelle conversazioni interrotte, nel filo dei pensieri sospesi, nell'inutile vagare in rete non lo sento arrivare.
- Hei Hulko che succede?
- No, è che devo dirti una cosa.
- Non riesci a dormire?
- È che mi sento come se ci avrei dell'aria nello stomaco.

lunedì 27 aprile 2009

Nascondino.

Ehilà dove siete? Dai ragazzi non è divertente. Ho contato e ricontato ma dai nascondigli non fa capolino nessuno. Eppure non passa giorno senza che mi senta ripetere, sia dagli interlocutori ‘più-sperimentati’ che da quelli ‘occasionali’, spesso nemmeno interpellati, “Ma hai idea di quanti siete!?”. Ignorando il prurito alle mani e infilandomi un fazzoletto in bocca (di stoffa perché quelli di carta alla lunga impastano) per non cedere alla provocazione dell’appartenere alla ‘specie in via d’evoluzione’, la riflessione è comunque doverosa. Devo socializzare? Devo socializzare. Partiamo dal presupposto che non sono l’unico genitore single, anzi. Anzi. Sì voglio approfondire questo ‘anzi’. Anzi-tutto dove siete voialtri? Ogni chiacchiera da quella in spiaggia, a quella davanti al distributore di caffè, a quella a cena a casa di amici, per pura solidarietà, per sentirsi a posto con la coscienza, in mancanza di altri argomenti, ti viene detto, “Anche Tizia è da sola con una bimba”, “Caio ha due figli e fa benissimo da solo” “ Anche mia cugina…” “...ma va, anche tuo nipote?” “E la figlia del panettiere?” “…e il mio compagno di ballo…” “Il fratello di Sempronio…” e via così verso l’imbrunire della vita. Ve lo chiedo con estrema cortesia ancora una volta, qualcuno mi dice anche dove sono? Dove vivono? Cosa dicono? Cosa fanno? Cosa mangiano? …da non tralasciare, sarà mica poca cosa scambiarsi qualche ricettina a basso impegno ma ad alto gradimento per quelli ‘sotto al metro’?
Comincio a credere che esista un mondo parallelo, una realtà virtuale, MammYX (caspita me lo rivendo, uomini e donne genitori, i cromosoma Y e X che fanno da ‘mamma’ ai loro figlioletti) se solo riuscissi a trovare la porta. Ci passerò attraverso una USB? E se fosse una passaporta Potteriana? Ok mi sono persa.

mercoledì 22 aprile 2009

Amorino.



Zia. Zia tu non hai il fidanzato. Neanche un marito. Infatti non sei neanche sposata. Neanche la mia mamma. Non ha il fidanzato e neanche un marito. Dovrebbe sposarsi anche lei. Mi giro e chiedo:"dici che mi serve?!?" Nel suo sguardo leggo muta la risposta. È il mio esatto opposto. Adoro il mio nipotino.

(L'illustrazione di Lice è dedicata ad Andrea.)

martedì 21 aprile 2009

Hombres o Ombre?

Io ne voglio uno tutto per me. Dedicato.
sono stufa di essere circondata da uomini che temono di essere notati, ritrovati o molto più semplicemente 'scoperti' dalle ex, dalle reginette in carica o dalla propria coscienza (rarissimi casi quest'ultimi). E per cortesia che si vari un po' il canovaccio. Apriamo con qualcosa di nuovo, "Sai io e mia moglie siamo un po' in crisi" si è già sentita, e poi certo che lo so come va il mondo non arrivo da un'altra galassia. Poniamo anche il caso che io non lo sappia, prima risolvi la crisi con tua moglie, e poi, e dico poi, mi chiami.
Secondo scambio di battute "Non sono come gli altri (sicuro?), non sto cercando una distrazione, sei diversa, mi piaci, potrei anche innamorarmi", insomma un crescendo fino ad arrivare all'apice, a distanza di forse 72 ore tutto compreso, "Lasciamo stare. In questo momento della mia vita ho bisogno di essere sereno, di divertirmi (figurati io!) e visto che dici che non ho neanche i requisiti minimi (mai detto, anche perchè credo tu non mi abbia fatto prendere parte al monologo) è inutile accanirsi". Avanti un altro.