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sabato 20 aprile 2013
Buon Anniversario NHV!
Quattro anni dal primo post. Qualcosa di più da quando prendeva forma l'idea. In mezzo fiumi di parole, immagini, pensieri, lacrime e sorrisi. Ci sono post che ho scritto piangendo. Molti altri invece mi hanno divertita. Un blog è quanto di più vicino ci sia ad un diario ma ancor più somiglia ad una telefonata con l'amica del cuore. Quanto tempo passato a picchiettare sui tasti, gli occhi strizzati e il formicolio alle natiche. Quante soddisfazioni. Quante nuove amicizie. Virtuali per lo più ma per l'intensità dei commenti ricevuti ho finito con il figurarne i volti. Ci ha raccolti intorno al tavolo, pardon allo schermo. Colorati, improvvisati e tenaci blogger. Ma si sa è necessario essere anche un buon lettore per essere una buona penna e leggere richiede pari dedizione dello scrivere, disegnare, colorare e fotografare. Così per ogni buco nel nostro blog c'è una pagina letta in più nel blog di qualcun altro.
La stessa goliardia di una serata fra amici. Resterà il nostro blog e continuerà a vivere fintanto che ci permetterà di evadere. Insieme o in solitaria.
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martedì 20 luglio 2010
venerdì 9 luglio 2010
lunedì 26 aprile 2010
Malika Ayane - La prima cosa bella. La mascherina!
La nostra prima volta al Blue Note: Piccola, Mariposa, LaZia
Malika Ayane live al Blue Note, Milano di Milano (Malika Ayane voce, Luca Colombo chitarre, Giulia Monti violoncello, Carlo Gaudiello tastiere, Marco Mariniello basso, Lief Searcy batteria)
lunedì 7 settembre 2009
Il decalogo / El decálogo
Sabato 5 settembre. Ultimi bagni della stagione da godersi e una vera lezione di vita da imparare. Hulko, tu adesso non ti rendi conto e fai finta di ignorarci giocando con la tua Nintendo, ma stai attento e senti bene, che le amiche di tua madre, oltre a strafighe (come senza dubbi avrai già aprezzato nonostante la tua giovane età) sono le regine della cattiveria e stano per dirti delle cose che tua madre non osarebbe mai dirti e che faranno diventare la tua vita molto più divertente. Soltanto devi seguire una decina di regole semplicissime. Eccole qua:
PRIMA REGOLA: Se vuoi una cosa e non hai soldi per comprarla, vai avanti, prendila. Insomma, scroccare ma non solo.
SECONDA REGOLA: Oddia a tutti e fai dispetti al mondo. Così diventerai uno davvero cattivo, proprio come noi due.
TERZA REGOLA: Fai le puzzete e i ruti, specie in occassioni in cui puoi vergognare tua madre. E quando noti gli sguardi della gente per capire da dove viene quella puzza, tu devi soltanto dire "E' stata mamma!" o ancora meglio "Ancora mamma? Uffa, che puzza..."
QUARTA REGOLA: Nel tuo ottavo compleanno ubriacati e racconta in scuola che mamma ti ha fatto bere (e tanto, anche superalcoolici) la sera prima.
QUINTA REGOLA: Dire buggie sempre, anche quando non è necessario.
SESTA REGOLA: Mai mai fare i compiti. Prima è meglio farsi ammazzare. Un uomo d'onore non fa i compiti. E poi, farsi bocciare fa figo.
Con la coda dell'occhio intravedo che un pensiero passa per la testa di Mammyx: "Io LaZia la uccido. Sette anni di educazione buttati via in due ore perché ha voluto portare queste due pazze con noi al mare. Io la uccido..." Ma continuiamo...
SETTIMA REGOLA: Non ubbidire mai. Sei sufficientemente intelligente come per non farti dire da nessuno quello che devi fare.
OTTAVA REGOLA: Arriva il momento di fare un salto: nel tuo nono compleanno devi andare a fare bungee jumping. Vedrai come è contenta mamma. E se non è contenta peggio per lei...
NONA REGOLA: In spiaggia (e questo lo puoi mettere in pratica oggi) urlare quanto puoi e di più e tirare sabbia a tutti quelli che prendono el sole. E poi, in applicazione della QUINTA REGOLA, chiedi scusa e ripette appesantito quanto ti dispiace quello che hai fatto, per poi rifarlo 5 minuti dopo urlando ancora di più...
DECIMA REGOLA: dare fastidio a tutti con domande inorportune, fastidiose e ripetute in continuazione. Della serie, che quando dopo due ore di macchina per farci una giornata al mare troviamo sei chilometri di coda quando stiamo quasi arrivando, ci sta proprio chiedere al meno dieci volte: "mamma, ma quando arriviamo?"
PRIMA REGOLA: Se vuoi una cosa e non hai soldi per comprarla, vai avanti, prendila. Insomma, scroccare ma non solo.
SECONDA REGOLA: Oddia a tutti e fai dispetti al mondo. Così diventerai uno davvero cattivo, proprio come noi due.
TERZA REGOLA: Fai le puzzete e i ruti, specie in occassioni in cui puoi vergognare tua madre. E quando noti gli sguardi della gente per capire da dove viene quella puzza, tu devi soltanto dire "E' stata mamma!" o ancora meglio "Ancora mamma? Uffa, che puzza..."
QUARTA REGOLA: Nel tuo ottavo compleanno ubriacati e racconta in scuola che mamma ti ha fatto bere (e tanto, anche superalcoolici) la sera prima.
QUINTA REGOLA: Dire buggie sempre, anche quando non è necessario.
SESTA REGOLA: Mai mai fare i compiti. Prima è meglio farsi ammazzare. Un uomo d'onore non fa i compiti. E poi, farsi bocciare fa figo.
Con la coda dell'occhio intravedo che un pensiero passa per la testa di Mammyx: "Io LaZia la uccido. Sette anni di educazione buttati via in due ore perché ha voluto portare queste due pazze con noi al mare. Io la uccido..." Ma continuiamo...
SETTIMA REGOLA: Non ubbidire mai. Sei sufficientemente intelligente come per non farti dire da nessuno quello che devi fare.
OTTAVA REGOLA: Arriva il momento di fare un salto: nel tuo nono compleanno devi andare a fare bungee jumping. Vedrai come è contenta mamma. E se non è contenta peggio per lei...
NONA REGOLA: In spiaggia (e questo lo puoi mettere in pratica oggi) urlare quanto puoi e di più e tirare sabbia a tutti quelli che prendono el sole. E poi, in applicazione della QUINTA REGOLA, chiedi scusa e ripette appesantito quanto ti dispiace quello che hai fatto, per poi rifarlo 5 minuti dopo urlando ancora di più...
DECIMA REGOLA: dare fastidio a tutti con domande inorportune, fastidiose e ripetute in continuazione. Della serie, che quando dopo due ore di macchina per farci una giornata al mare troviamo sei chilometri di coda quando stiamo quasi arrivando, ci sta proprio chiedere al meno dieci volte: "mamma, ma quando arriviamo?"
* * * * *
Sábado 5 de septiembre. La oportunidad de disfrutar de los últimos chapuzones de la estación y una lección de vida por aprender. Hulko, ahora no te das cuenta y finges ignorarnos jugando con la Nintendo, pero está atento y escucha bien, que las dos amigas de tu madre, además de ser dos pivones (como evidentemente habrás notado ya, a pesar de tu corta edad) son las reinas de la maldad y te van a contar cosas que tu madre no te diría jamás y que van a convertir tu vida en algo divertidísimo. Basta con que sigas una decena de reglas sencillísimas. Ahí van:
PRIMERA REGLA: Si quieres algo y no tienes dinero para comprarlo, ni te lo pienses, cógelo. En resumen, gorronear per no solo.
SEGUNDA REGLA: Odia a todos y muestra tu desprecio frente al mundo. Así te convertirás en uno malo de verdad, como nosotras dos.
TERCERA REGLA: Tírate pedos y erupta, sobre todo en ocasiones en que puedas avergonzar a tu madre. Y cuando veas que la gente intenta descubrir de dónde viene esa peste sólo tienes que decir "¡Ha sido mamá!" o mejor aún "¿Otra vez mamá? Jo qué peste..."
CUARTA REGLA: Por tu octavo cumpleaños emborráchate y cuenta en la escuela que mamá te ha hecho beber (tanto) la noche anterior.
QUINTA REGLA: Miente siempre, aunque no sea necesario.
SEXTA REGLA: Nunca Jamás hacer los deberes. Antes muerto. Un hombre de honor no hace los deberes. Además, catear mola.
Con el rabillo del ojo puedo ver que un pensamiento pasa por la cabeza de Mammyx: "A LaZia me la cargo. Siete años de educación a la basura en dos horas porque se le ha ocurrido la idea de traerse a la playa a este par de locas de atar. Yo la mato". Pero continuemos...
SÉPTIMA REGLA: No obedecer jamás. Eres lo suficientemente listo como para que no te digan lo que tienes que hacer.
OCTAVA REGLA: Llega el momento de dar un salto: por tu noveno cumpleaños te toca hacer bungee jumping. Verás que contenta se pone mamá. Y si no se pone contenta, peor para ella...
NOVENA REGLA: En la playa (y esto lo puedes poner en practica inmediatamente) grita cuanto puedas y tira arena a los que toman el sol. Después, en aplicación de la QUINTA REGLA, pide perdón y dí cuánto lo sientes, para después volver a hacerlo 5 minutos después...
DÉCIMA REGLA: Molesta a todos con preguntas inoportunas, molestas y repetidas hasta la saciedad. Como por ejemplo, si después de dos horas de coche para pasar un día en la playa nos encontramos con una caravana de seis kilómetros cuando estamos a punto de llegar... entonces pega todo que preguntes como mínimo diez veces: "¿mamá, cuándo llegamos?"
mercoledì 2 settembre 2009
La moltiplicazione dei chupitos e degli squilli
Dopo mesi e mesi di prove, sperimentazione e test nucleari ce l'abbiamo fatta! La concatenazione di squilli per la prima volta nella storia è riuscita.
Lo squillo "del sono arrivata a casa sana e salva" è un sistema studiato, messo a punto e collaudato da Mariposa, Lazia e Piccola per evitare che nessuna delle tre perisca senza che le altre lo sappiano. Perchè lo squillo "del sono arrivata a casa sana e salva" non evita la morte, si sa, nè lo stupro o la disgrazia (per esempio il tuffo accidentale di Piccola nel naviglio) ma potrebbe dare un'idea sulla conclusione della serata delle altre facenti parte del gruppo. Dico "potrebbe" perchè Piccola non è mai stata capace di mantenere la promessa dello squillo fino a ieri sera. E cosa assai più strana....anche LaZia (dietro sollecitazione!) ieri sera è riuscita a fare lo squillo "del sono arrivata a a casa sana e salva". Incredibile.
Serata storica dunque.
Ma qualcosa doveva andare storto...c'era una new entry ieri sera: Belvestito! Che ovviamente non ha fatto lo squillo! Una concatenazione per la prima volta perfetta...distrutta così!
Quindi a questo punto mi chiedo, dovrà passare un altro anno affinchè il sistema riesca ad assorbire il gap creato dall'arrivo della new entry? Belvestito, ti conviene adeguarti al più presto. Sta diventato una questione di vita o di morte.
In tutto questo, durante le amabili conversazioni da bar, un atroce dubbio ha turbato tutte noi e continuerà a disturbare il nostro sonno finchè qualcuno non saprà fornirci una risposta convincente.
"Ma questi cosi si moltiplicano?"
Lo squillo "del sono arrivata a casa sana e salva" è un sistema studiato, messo a punto e collaudato da Mariposa, Lazia e Piccola per evitare che nessuna delle tre perisca senza che le altre lo sappiano. Perchè lo squillo "del sono arrivata a casa sana e salva" non evita la morte, si sa, nè lo stupro o la disgrazia (per esempio il tuffo accidentale di Piccola nel naviglio) ma potrebbe dare un'idea sulla conclusione della serata delle altre facenti parte del gruppo. Dico "potrebbe" perchè Piccola non è mai stata capace di mantenere la promessa dello squillo fino a ieri sera. E cosa assai più strana....anche LaZia (dietro sollecitazione!) ieri sera è riuscita a fare lo squillo "del sono arrivata a a casa sana e salva". Incredibile.
Serata storica dunque.
Ma qualcosa doveva andare storto...c'era una new entry ieri sera: Belvestito! Che ovviamente non ha fatto lo squillo! Una concatenazione per la prima volta perfetta...distrutta così!
Quindi a questo punto mi chiedo, dovrà passare un altro anno affinchè il sistema riesca ad assorbire il gap creato dall'arrivo della new entry? Belvestito, ti conviene adeguarti al più presto. Sta diventato una questione di vita o di morte.
In tutto questo, durante le amabili conversazioni da bar, un atroce dubbio ha turbato tutte noi e continuerà a disturbare il nostro sonno finchè qualcuno non saprà fornirci una risposta convincente.
"Ma questi cosi si moltiplicano?"
mercoledì 26 agosto 2009
Dal nascondiglio / Desde el escondite
Per uno sbaglio stupido, magari per essere stata un po' più soprappensiero del solito o soltanto trascinata dalla frenesia della vita urbana estiva ovvero per non aver rimesso i tacchi da un bel po', ho ricominciato a cercare fuori di me quello che so di già che non troverò.
E mi dimentico di quanto mi piaccio, di quanto sono fiera di me stessa, di quanto sono perfetta con tutti i miei difetti, per spezzarmi in tre, quattro, cinque, mille donne diverse (e peggio ancora, che tra di loro non vanno d'accordo) e finire per non capire più niente, né quando piango né quando rido, né se non faccio né uno né altro perché non ce la faccio più e non so dove trovare le forze smarrite già da un po'.
Ferite che credevo chiuse si riaprono in un attimo e mi faccio mille domande per cui non ho, e non ho mai avuto, risposte. Voglio andare al letto, buttarmi sotto le lezzuole e cullarmi. Piangere fin quando tutto questo dolore non finirà; potrei magari aprire la finestra e urlare per far sapere a tutti di questa mia amarezza, ma non, invece mi chiudo nel mio nascondiglio; dove mi sento salva perché ci sono soltanto io, perché nessuno può entrare, perché così nessuno mi ferirà mai più. Ho paura. Panico. Mi sento più Piccola che mai. Mi perdo e non so ritrovarmi.
Attraverso un bicchiere un paio di occhi neri e un ricciolo rosso mi dicono di aprire le porte e le finistre e respirare di nuovo e ricordo che una volta promisi a uno sconosciuto che non avrei mai mai perduto il mio bel sorriso. E allora?
E mi dimentico di quanto mi piaccio, di quanto sono fiera di me stessa, di quanto sono perfetta con tutti i miei difetti, per spezzarmi in tre, quattro, cinque, mille donne diverse (e peggio ancora, che tra di loro non vanno d'accordo) e finire per non capire più niente, né quando piango né quando rido, né se non faccio né uno né altro perché non ce la faccio più e non so dove trovare le forze smarrite già da un po'.
Ferite che credevo chiuse si riaprono in un attimo e mi faccio mille domande per cui non ho, e non ho mai avuto, risposte. Voglio andare al letto, buttarmi sotto le lezzuole e cullarmi. Piangere fin quando tutto questo dolore non finirà; potrei magari aprire la finestra e urlare per far sapere a tutti di questa mia amarezza, ma non, invece mi chiudo nel mio nascondiglio; dove mi sento salva perché ci sono soltanto io, perché nessuno può entrare, perché così nessuno mi ferirà mai più. Ho paura. Panico. Mi sento più Piccola che mai. Mi perdo e non so ritrovarmi.
Attraverso un bicchiere un paio di occhi neri e un ricciolo rosso mi dicono di aprire le porte e le finistre e respirare di nuovo e ricordo che una volta promisi a uno sconosciuto che non avrei mai mai perduto il mio bel sorriso. E allora?
Continuo in lotta con me stessa.
* * * * *
Por una estúpida equivocación, quizá por haber estado más distraída de lo normal o sólo arrastrada por la frenética vida urbana en los meses de verano, o acaso por no haberme vuelto a subir a unos tacones desde hace algún tiempo, he vuelto a buscar fuera de mí lo que sé de antemano que no voy a encontrar.
* * * * *
Por una estúpida equivocación, quizá por haber estado más distraída de lo normal o sólo arrastrada por la frenética vida urbana en los meses de verano, o acaso por no haberme vuelto a subir a unos tacones desde hace algún tiempo, he vuelto a buscar fuera de mí lo que sé de antemano que no voy a encontrar.
Y me olvido de cuánto me gusto, de cómo me siento orgullosa de mí misma, de mi perfección defectuosa, para dividirme en tres, cuatro, cinco, mil mujeres (y aún peor, que entre ellas no se ponen de acuerdo) y acabar no entendiendo nada, ni cuando lloro ni cuando río, ni cuando no hago ni lo uno ni lo otro porque ya no puedo más y no sé de dónde sacar las fuerzas que perdí hace algún tiempo.
Heridas que creía cerradas se reabren en un instante y me hago preguntas para las que no tengo, porque nunca las he tenido, respuestas. Quiero meterme en la cama, taparme con las sábanas y acunarme. Llorar hasta que todo este dolor haya desaparecido; podría abrir la ventana y gritar, para que todos supieran de mi inmensa pena, pero decido que es mejor encerrarme en mi escondrijo, en el que estoy a salvo porque estoy sola, porque nadie pueden entrar, porque así nadie me hará daño jamás. Tengo miedo. Pánico. Me siento más Pequeña que nunca. Me pierdo, no consigo dar conmigo otra vez.
A través de una copa unos ojos negros y un tirabuzón rojo me dicen que abra las puertas y ventanas y vuelva a respirar y recuerdo que una vez prometí a un desconocido que no iba a perder nunca mi bonita sonrisa. Y entonces?
Sigo luchando conmigo misma.
giovedì 13 agosto 2009
Dolce risveglio / Dulce despertar
È da un paio di giorni che dormo nel letto di Mamma Al 2. Il tempo è passato e ormai abbiamo cambiato il piccolissimo letto di una piazza dell'appartamento a Barcellona dove 10 anni fa ogni tanto, anzi molto spesso, ci capitava di dormire appicicatissime, con questo gran letto matrimoniale a Ischia. Ma non è l'unica differenza, perché adesso tra di noi dorme OcchiBlu, che, per chi non lo conoscesse, è il bambino più bello del mondo.
Oggi mi sono svegliata che Mamma Al 2 e OcchiBlu ancora dormivano. BimboGioioso, già sveglio, ma silenzioso come ogni mattina, si muoveva già nella sua culla aspettando che qualcuno lo andasse a prendere. "Dai, ancora un po'", ho pensato, sapendo comunque che non mi sarei riaddormentata. E proprio in quel momento sento il braccino di OcchiBlu che si avvicina alla mia schiena e mi abbraccia. Ed io, felice, mi giro pian pianino -per non svegliarlo- lo abbraccio e chiudo gli occhi, godendomi l'ormai ufficiale affezionamento reciproco.
Insomma, un bellissimo risveglio, e giuro che non avrei cambiato OcchiBlu per uno di 30 anni più grande:)
Oggi mi sono svegliata che Mamma Al 2 e OcchiBlu ancora dormivano. BimboGioioso, già sveglio, ma silenzioso come ogni mattina, si muoveva già nella sua culla aspettando che qualcuno lo andasse a prendere. "Dai, ancora un po'", ho pensato, sapendo comunque che non mi sarei riaddormentata. E proprio in quel momento sento il braccino di OcchiBlu che si avvicina alla mia schiena e mi abbraccia. Ed io, felice, mi giro pian pianino -per non svegliarlo- lo abbraccio e chiudo gli occhi, godendomi l'ormai ufficiale affezionamento reciproco.
Insomma, un bellissimo risveglio, e giuro che non avrei cambiato OcchiBlu per uno di 30 anni più grande:)
* * * * *
Desde hace un par de días duermo con Mamma Al 2. El tiempo ha pasado y hemos cambiado la pequeñísima cama individual del piso de Barcelona en la que hace 10 años dormíamos pegadas la una a la otra de vez en cuando , por esta gran cama matrimonial de Ischia. Pero esa no es la única diferencia, porque ahora entre nosotras duerme OcchiBlu, que, para quien no lo conozca, debéis saber que es el niño más guapo del mundo.
Esta mañana me he despertado mientras Mamma Al 2 y OcchiBlu aún dormían. BimboGioioso, ya despierto pero en silencio como cada mañana, se movía en su cuna esperado que alguien se levantase a cogerle en brazos. "Un poco más", he pensado, sabiendo de todas formas que no me volvería a dormir. Y en ese preciso momento siento el bracito de OcchiBlu primero acercándose a mi espalda y luego abrazándome. Y yo, feliz, me doy la vuelta cuidadosamente para no despertarle, le abrazo y cierro los ojos, disfrutando del que ya es oficialmente un cariño mutuo.
En definitiva, un despertar precioso... y juro que no habría cambiado a OcchiBlu por uno 30 años mayor :)
Esta mañana me he despertado mientras Mamma Al 2 y OcchiBlu aún dormían. BimboGioioso, ya despierto pero en silencio como cada mañana, se movía en su cuna esperado que alguien se levantase a cogerle en brazos. "Un poco más", he pensado, sabiendo de todas formas que no me volvería a dormir. Y en ese preciso momento siento el bracito de OcchiBlu primero acercándose a mi espalda y luego abrazándome. Y yo, feliz, me doy la vuelta cuidadosamente para no despertarle, le abrazo y cierro los ojos, disfrutando del que ya es oficialmente un cariño mutuo.
En definitiva, un despertar precioso... y juro que no habría cambiado a OcchiBlu por uno 30 años mayor :)
giovedì 6 agosto 2009
Ovvietà / Obviedades
Signorina ha 4 anni, sta per farne 5 a novembre. Lei è la cugina di OcchiBlu e la sorella maggiore di Principessa. Con loro sono partita per un viaggio insperato. Ieri abbiamo visitato il paesi degli gnomi (quello tante volte ho sognato che David diventasse un albero), per poi oggi tramutarci in giraffe e scimmie per l'arbitrario desiderio di una regina cattivissima (che non è Mariposa). Aspetto già impaziente quello che accadrà domani...
Ma non tutto è fantasia e ogni tanto qua ci diciamo le cose sul serio e in faccia.
E come esempio, ecco qua l'estratto di un breve dialogo tra me e Signorina:
Signorina: Io sono più alta di te!
Piccola: Ma no, sbagli, sono IO a essere più alta di te!
Signorina: Non, io sono più alta di te! Guarda, ti arrivo qua (e punta in direzione a un punto vicino all'ombelico)
Piccola: Ecco, se tu arrivi al mio ombelico, vedi allora come IO sono più alta di te?
Signorina: Sì, mai io devo ancora crescere. Entro 5 anni sarò minimo alta come te.
Non so voi, ma io non ho ancora trovato la frase adatta per rispondere...
Ma non tutto è fantasia e ogni tanto qua ci diciamo le cose sul serio e in faccia.
E come esempio, ecco qua l'estratto di un breve dialogo tra me e Signorina:
Signorina: Io sono più alta di te!
Piccola: Ma no, sbagli, sono IO a essere più alta di te!
Signorina: Non, io sono più alta di te! Guarda, ti arrivo qua (e punta in direzione a un punto vicino all'ombelico)
Piccola: Ecco, se tu arrivi al mio ombelico, vedi allora come IO sono più alta di te?
Signorina: Sì, mai io devo ancora crescere. Entro 5 anni sarò minimo alta come te.
Non so voi, ma io non ho ancora trovato la frase adatta per rispondere...
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Signorina tiene 4 años, 5 en noviembre. Es la prima de OcchiBlu y la hermana mayor de Principessa. Con ellos he emprendido un viaje inesperado. Ayer visitamos el país de los gnomos (el que tantas veces había soñado antes de que David se convirtiera en árbol) para después convertirnos hoy en girafas y monos por el simple arbitrio de una reina maligna (que no es Mariposa). Estoy ya impaciente por saber lo que nos espera mañana...
Pero no es todo magia, porque aquí cuando hace falta también sabemos decirnos las cosas a la cara. Y como ejemplo, ahí os dejo un extracto de un diálogo entre Signorina y yo:
Signorina: ¡Soy más alta que tú!
Piccola: No, te equivocas, YO soy más alta que tú!
Signorina: No, yo más! Mira, te llego aquí (y señala un punto alrededor del ombligo)
Piccola: Ves? Si tú me llegas al ombligo, entonces YO soy más alta que tú.
Signorina: Si, pero yo todavía estoy creciendo. Dentro de 5 años seré, por lo menos, igual de alta que tú.
No sé vosotros, pero yo todavía no he encontrado la respuesta adecuada...
Pero no es todo magia, porque aquí cuando hace falta también sabemos decirnos las cosas a la cara. Y como ejemplo, ahí os dejo un extracto de un diálogo entre Signorina y yo:
Signorina: ¡Soy más alta que tú!
Piccola: No, te equivocas, YO soy más alta que tú!
Signorina: No, yo más! Mira, te llego aquí (y señala un punto alrededor del ombligo)
Piccola: Ves? Si tú me llegas al ombligo, entonces YO soy más alta que tú.
Signorina: Si, pero yo todavía estoy creciendo. Dentro de 5 años seré, por lo menos, igual de alta que tú.
No sé vosotros, pero yo todavía no he encontrado la respuesta adecuada...
mercoledì 5 agosto 2009
L'ennesimo tentativo // El enésimo intento
Piccola: "Mamma Al 2, mi passi un attimo OcchiBlu, così lo saluto?"
Mamma Al 2: "Come no! OcchiBlu, viene qua, c’è Piccola che ti vuole salutare"
Piccola: "Ciao OcchiBlu!"
OcchiBlu: "…………….." (Si sente Mamma Al 2 in fondo: "Dai OcchiBlu, dì ciao a Piccola")
OcchiBlu: "…………….."
Piccola: "Ciao OcchiBlu! Ma non mi vuoi parlare?" (vabbé, certo, OcchiBlu ha appena compiuto 2 anni e ancora non parla molto)
OcchiBlu: "…………….." (e ancora una volta Mamma Al 2: "OcchiBlu, dì ciao, Piccola, se solo sorridi lei non ti vede")
Piccola: Ciao OcchiBlu! (cavolo, non si può dire che io invece abbia un vasto vocabolario!)
OcchiBlu: "………………"
Mamma Al 2: Niente Piccola, non parla, ma sorride tutto il tempo.
Piccola: Dai Mamma Al 2, non ti preoccupare…
Ma intanto io non riesco a capire se OcchiBlu sorride o ride e basta.
Mamma Al 2: "Come no! OcchiBlu, viene qua, c’è Piccola che ti vuole salutare"
Piccola: "Ciao OcchiBlu!"
OcchiBlu: "…………….." (Si sente Mamma Al 2 in fondo: "Dai OcchiBlu, dì ciao a Piccola")
OcchiBlu: "…………….."
Piccola: "Ciao OcchiBlu! Ma non mi vuoi parlare?" (vabbé, certo, OcchiBlu ha appena compiuto 2 anni e ancora non parla molto)
OcchiBlu: "…………….." (e ancora una volta Mamma Al 2: "OcchiBlu, dì ciao, Piccola, se solo sorridi lei non ti vede")
Piccola: Ciao OcchiBlu! (cavolo, non si può dire che io invece abbia un vasto vocabolario!)
OcchiBlu: "………………"
Mamma Al 2: Niente Piccola, non parla, ma sorride tutto il tempo.
Piccola: Dai Mamma Al 2, non ti preoccupare…
Ma intanto io non riesco a capire se OcchiBlu sorride o ride e basta.
* * * * * *
Piccola: "Mamma Al 2, ¿mi pones con OcchiBlu un momento para que le diga hola?"
Mamma Al 2: "¡Claro! OcchiBlu, ven aquí que Piccola te quiere saludar."
Piccola: "¡Hola OcchiBlu!"
OcchiBlu: "…………….." (Se oye a Mamma Al 2 de fondo: "Venga OcchiBlu, di hola a Piccola")
OcchiBlu: "…………….."
Piccola: "¡Hola OcchiBlu! ¿No quieres hablar conmigo?" (bueno, es cierto, OcchiBlu acaba de cumplir 2 años y todavía no habla demasiado)
OcchiBlu: "…………….." (y una vez más Mamma Al 2: "OcchiBlu, di "hola, Piccola", aunque sonrías ella no te puede ver!")
Piccola: "¡Hola OcchiBlu!" (vaya, tampoco parece que yo tenga un vocabulario excesivamente amplio)
OcchiBlu: "………………"
Mamma Al 2: Nada Piccola, no habla, pero sonríe sin parar.
Piccola: Bueno Mamma Al 2, no te preocupes….
Piccola: "Mamma Al 2, ¿mi pones con OcchiBlu un momento para que le diga hola?"
Mamma Al 2: "¡Claro! OcchiBlu, ven aquí que Piccola te quiere saludar."
Piccola: "¡Hola OcchiBlu!"
OcchiBlu: "…………….." (Se oye a Mamma Al 2 de fondo: "Venga OcchiBlu, di hola a Piccola")
OcchiBlu: "…………….."
Piccola: "¡Hola OcchiBlu! ¿No quieres hablar conmigo?" (bueno, es cierto, OcchiBlu acaba de cumplir 2 años y todavía no habla demasiado)
OcchiBlu: "…………….." (y una vez más Mamma Al 2: "OcchiBlu, di "hola, Piccola", aunque sonrías ella no te puede ver!")
Piccola: "¡Hola OcchiBlu!" (vaya, tampoco parece que yo tenga un vocabulario excesivamente amplio)
OcchiBlu: "………………"
Mamma Al 2: Nada Piccola, no habla, pero sonríe sin parar.
Piccola: Bueno Mamma Al 2, no te preocupes….
Entre tanto yo no llego a saber si OcchiBlu sonríe o se ríe y punto.
sabato 1 agosto 2009
Le due facce del tacco, a spillo, ovviamente // Las dos caras del tacón, de aguja, claro
Lunedì, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... ecco l’eco sicuro e travolgente dei miei passi. Il primo, il custode; subito dopo, la vicina di fronte. Ed è soltanto l’inizio. Esco dal condominio e tutti gli sguardi si voltano istantaneamente verso di me. Uomini, donne e bambini, senza eccezioni, si sentono irresistibilmente attirati dal mio sensuale e trascinante modo in cui rendo mia la strada. I miei tacchi a spillo mi hanno trasformata in una dea, in un essere assolutamente sexy e provocante. E spinta dalla superiorità che le mie scarpe sentono nei confronti delle altre della loro specie che ci incontrano lungo il cammino, mi lascio possedere da una sfacciataggine a me praticamente ignota, che muta il mio corpo in un dondolio continuo, un incessante ondeggiare.
Corpo eretto, testa alta e sguardi diretti, di sfida, alcuni, altri allegri, conduco i miei contendenti nel ring, con la sicurezza di chi si sa vincitrice in qualsiasi contesa. Sedotta dal gioco di fatal attraction e sapendomi (come qualsiasi dea che si pregi) onnipotente e onnipossente, arrivo senza nemmeno rendermi conto sulla porta del mio ufficio.
Lunedì, 20:30
Sta per scoppiarmi la testa (e nel mio immaginario tre, due, uno… BOOM!!!!). In meno di 30 secondi, da quando sono uscita dall’ufficio, ho già inciampato due volte, e la gente intorno a me, che non mi ha visto nella mia supremazia assoluta di stamattina, vede in me una stordita in cima su tacchi mutati in arma letale. Le gambe mi tremano leggermente per l’instabilità dei tacchi sul marciapiedi. Camminare con la testa ben alta? Ma stiamo scherzando? Manca soltanto che il mio tacco si infili nelle fessure di ventilazione della metropolitana in modo da offrire un spettacolo vergognoso per tirarlo fuori… oppure che inciampi ancora e finisca per fratturarmi il collo del quinto metatarso (o, se sono proprio sfortunata, il collo, appunto).
Come se badare alla mia incolumità fisica non fosse un’impresa abbastanza ardua, in questi momenti, comincio a rivedere mentalmente il contenuto del mio frigorifero (parlare di "contenuto", con riferimento al mio frigo, è quasi sarcasmo) e mi rendo conto che se stasera intendo davvero mangiare devo andare a fare la spesa.
Ed è così che finisce la mia giornata, quando con in una mano la borsa e nell’altra il poco o per niente glamourous sacchetto della Standa, tramutata ormai in uno straccio di donna, mi accascio sulla panchina della fermata del tram, non vedendo l’ora di arrivare a casa per lanciare queste maledette scarpe il più lontano possibile.
Lunes, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... el sonido seguro y arrollador de mis pasos. El primero, el portero; después la vecina de enfrente. Y es sólo el principio. Salgo de casa y todas las miradas caen inmediatamente sobre mí. Hombres, mujeres y niños, sin excepción, se sienten irresistiblemente atraídos ante mi sensual y abrumadora forma de hacerme con la calle. Mis tacones de aguja me han convertido en una diosa, en un ser extremadamente sexy y provocativo. Y llevada por la superioridad que sienten mis zapatos frente a los demás de su especie con los que nos encontramos en nuestro camino, me dejo poseer por una chulería casi ignota en mí que transforma mi cuerpo en un bamboleo continuo, en un contoneo incesante.
Cuerpo erguido, cabeza alta y miradas directas, desafiantes unas, juguetonas otras, arrastro a mis contrincantes al ring con la seguridad de quien sabe que saldrá victorioso de cualquier combate. Fascinada por ese juego de atracción fatal y sabiéndome (como buena diosa que se precie) omnipotente y todopoderosa, llego sin darme cuenta a la entrada de mi oficina.
Lunes, 20:30
Está a punto de estallarme la cabeza (y en mi imaginario tres, dos, uno… ¡¡¡¡BOOM!!!!).
Hace menos de 30 segundos que he salido de la oficina y ya he tropezado 2 veces; la gente a mi alrededor, no habiendo visto mi dominio absoluto de esta mañana, ve en mí un pato mareado sobre unos tacones transformados en un arma mortal. Siento un leve temblor de piernas, de pura inestabilidad del tacón en el suelo, claro. ¿Andar con la cabeza bien alta? ¡Ni de coña! Para que se me quede el tacón atascado en una ranura de ventilación del metro y tenga que ofrecer un espectáculo lamentable para sacar el zapato de ahí… o para que vuelva a tropezar con los adoquines y me rompa el cuello del metacarpiano quinto (o, con un poco de mala suerte, el cuello a secas).
Como si salvaguardar mi integridad física no fuese ya una tarea lo suficientemente ardua en estos momentos, me da por ponerme a hacer repaso mental del contenido de mi frigorífico (hablar de "contenido" para referirme a mi nevera es casi sarcasmo) y me doy cuenta de que tengo que pasar por el super si es que realmente pretendo cenar.
Y así acabo mi jornada, con mis tacones de aguja, el bolso en una mano y la bolsa roja y poco glamorosa del Standa en la otra y hecha un guiñapo, que más que una mujer parezco un monigote; y mientras me abalanzo sobre el banco de la parada del tranvía sólo puedo pensar en las ganas que tengo de llegar a casa para lanzar lejos de mí estos malditos zapatos.
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... ecco l’eco sicuro e travolgente dei miei passi. Il primo, il custode; subito dopo, la vicina di fronte. Ed è soltanto l’inizio. Esco dal condominio e tutti gli sguardi si voltano istantaneamente verso di me. Uomini, donne e bambini, senza eccezioni, si sentono irresistibilmente attirati dal mio sensuale e trascinante modo in cui rendo mia la strada. I miei tacchi a spillo mi hanno trasformata in una dea, in un essere assolutamente sexy e provocante. E spinta dalla superiorità che le mie scarpe sentono nei confronti delle altre della loro specie che ci incontrano lungo il cammino, mi lascio possedere da una sfacciataggine a me praticamente ignota, che muta il mio corpo in un dondolio continuo, un incessante ondeggiare.
Corpo eretto, testa alta e sguardi diretti, di sfida, alcuni, altri allegri, conduco i miei contendenti nel ring, con la sicurezza di chi si sa vincitrice in qualsiasi contesa. Sedotta dal gioco di fatal attraction e sapendomi (come qualsiasi dea che si pregi) onnipotente e onnipossente, arrivo senza nemmeno rendermi conto sulla porta del mio ufficio.
Lunedì, 20:30
Sta per scoppiarmi la testa (e nel mio immaginario tre, due, uno… BOOM!!!!). In meno di 30 secondi, da quando sono uscita dall’ufficio, ho già inciampato due volte, e la gente intorno a me, che non mi ha visto nella mia supremazia assoluta di stamattina, vede in me una stordita in cima su tacchi mutati in arma letale. Le gambe mi tremano leggermente per l’instabilità dei tacchi sul marciapiedi. Camminare con la testa ben alta? Ma stiamo scherzando? Manca soltanto che il mio tacco si infili nelle fessure di ventilazione della metropolitana in modo da offrire un spettacolo vergognoso per tirarlo fuori… oppure che inciampi ancora e finisca per fratturarmi il collo del quinto metatarso (o, se sono proprio sfortunata, il collo, appunto).
Come se badare alla mia incolumità fisica non fosse un’impresa abbastanza ardua, in questi momenti, comincio a rivedere mentalmente il contenuto del mio frigorifero (parlare di "contenuto", con riferimento al mio frigo, è quasi sarcasmo) e mi rendo conto che se stasera intendo davvero mangiare devo andare a fare la spesa.
Ed è così che finisce la mia giornata, quando con in una mano la borsa e nell’altra il poco o per niente glamourous sacchetto della Standa, tramutata ormai in uno straccio di donna, mi accascio sulla panchina della fermata del tram, non vedendo l’ora di arrivare a casa per lanciare queste maledette scarpe il più lontano possibile.
* * * * *
Lunes, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... el sonido seguro y arrollador de mis pasos. El primero, el portero; después la vecina de enfrente. Y es sólo el principio. Salgo de casa y todas las miradas caen inmediatamente sobre mí. Hombres, mujeres y niños, sin excepción, se sienten irresistiblemente atraídos ante mi sensual y abrumadora forma de hacerme con la calle. Mis tacones de aguja me han convertido en una diosa, en un ser extremadamente sexy y provocativo. Y llevada por la superioridad que sienten mis zapatos frente a los demás de su especie con los que nos encontramos en nuestro camino, me dejo poseer por una chulería casi ignota en mí que transforma mi cuerpo en un bamboleo continuo, en un contoneo incesante.
Cuerpo erguido, cabeza alta y miradas directas, desafiantes unas, juguetonas otras, arrastro a mis contrincantes al ring con la seguridad de quien sabe que saldrá victorioso de cualquier combate. Fascinada por ese juego de atracción fatal y sabiéndome (como buena diosa que se precie) omnipotente y todopoderosa, llego sin darme cuenta a la entrada de mi oficina.
Lunes, 20:30
Está a punto de estallarme la cabeza (y en mi imaginario tres, dos, uno… ¡¡¡¡BOOM!!!!).
Hace menos de 30 segundos que he salido de la oficina y ya he tropezado 2 veces; la gente a mi alrededor, no habiendo visto mi dominio absoluto de esta mañana, ve en mí un pato mareado sobre unos tacones transformados en un arma mortal. Siento un leve temblor de piernas, de pura inestabilidad del tacón en el suelo, claro. ¿Andar con la cabeza bien alta? ¡Ni de coña! Para que se me quede el tacón atascado en una ranura de ventilación del metro y tenga que ofrecer un espectáculo lamentable para sacar el zapato de ahí… o para que vuelva a tropezar con los adoquines y me rompa el cuello del metacarpiano quinto (o, con un poco de mala suerte, el cuello a secas).
Como si salvaguardar mi integridad física no fuese ya una tarea lo suficientemente ardua en estos momentos, me da por ponerme a hacer repaso mental del contenido de mi frigorífico (hablar de "contenido" para referirme a mi nevera es casi sarcasmo) y me doy cuenta de que tengo que pasar por el super si es que realmente pretendo cenar.
Y así acabo mi jornada, con mis tacones de aguja, el bolso en una mano y la bolsa roja y poco glamorosa del Standa en la otra y hecha un guiñapo, que más que una mujer parezco un monigote; y mientras me abalanzo sobre el banco de la parada del tranvía sólo puedo pensar en las ganas que tengo de llegar a casa para lanzar lejos de mí estos malditos zapatos.
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