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domenica 9 gennaio 2011

Skhizein


Skhizein by Nicolas Martin

lunedì 27 settembre 2010

lunedì 6 settembre 2010

Mare Piovra



Illustrazione di Lice

venerdì 13 agosto 2010

Buon Ferragosto!



by Lice!

(illustrazione digitale)

lunedì 9 agosto 2010

Pepi, bambino contrariato



By LICE!
Tecnica: bic nera e fotoscioppe!

giovedì 1 luglio 2010

Gli sconosciuti by LICE!



Matita su cartoncino
http://grillintesta.blogspot.com/

mercoledì 23 giugno 2010

La mia amica Chela, by LICE!




Acrilico e collage su cartone vegetale, A4
http://grillintesta.blogspot.com/

martedì 13 aprile 2010

Saper leggere


Leggere significa identificarsi con l'amante e con il mistico. Leggere significa essere un po' clandestini, abolire il mondo esterno, spostarsi verso una finzione, aprire le parentesi dell'immaginario. Leggere significa spesso ammalarsi (nel senso proprio e in quello figurato). Leggere significa stabilire una relazione attraverso il tatto, la vista, l'udito (le stesse parole risuonano). Si legge con tutto il corpo... il piacere viene dalla gioia dell'attesa (attesa che spesso si riduce alla suspence). C'è narrazione, vita, durata. Vi è la certezza di conoscere il seguito, ma nello stesso tempo assenza di seguito. Il lettore allora fugge, ma è trascinato avanti. Egli è in balia delle pagine. La sua attesa sarà premiata. La gioia dipende dal numero di pagine ancora da sfogliare.

Lionel Bellenger, Saper leggere

illustration by Jeannette Woitzik

venerdì 26 febbraio 2010

cappuccetto rosso



Cappuccetto rosso, vieni, vieni qua
Se ti vede il lupo ti mangerà
Io non ho paura perché devo andare
Dalla mia nonnina che mi aspetta già
Questa focaccia le devo portare
Perché poverina sta tanto male
Cappuccetto rosso vieni, vieni qua
Se ti vede il lupo ti mangerà


L'illustrazione (acrilico su cartone grezzo) è di LICE!
http://lindelebile.blogspot.com/

martedì 2 febbraio 2010

Invece il cento c’è



Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue
cento mani cento pensieri
cento modi di pensare di giocare e di parlare
cento sempre cento modi di ascoltare di stupire di amare
Cento allegrie per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c'è.
Il bambino dice:
invece il cento c'è.


Invece il cento c’è, Loris Malaguzzi

venerdì 27 novembre 2009

Astro nascente di NHV.

Nel caos ci ha appena raggiunti anche il piccolo Alessandro, ben arrivato! :-)



L'illustrazione (acrilici su cartone vegetale) è di LICE!
http://lindelebile.blogspot.com/

giovedì 19 novembre 2009

love is...

era il lontano 1970... io però continuo a trovarle deliziose :-)

venerdì 7 agosto 2009

Il mare di LICE!



l'illustrazione è di LICE!

martedì 7 luglio 2009

mercoledì 1 luglio 2009

The Princess sleeps here.



l'illustrazione di MammYX è di LICE!

martedì 30 giugno 2009

lunedì 29 giugno 2009

Riccioli di luna.



Stasera un vento caldo scompiglia ricci e pensieri.
Un vento caldo che porta l'estate nelle emozioni. Complicate le emozioni. Anche se leggendo su Wikipedia viene fuori che le emozioni altro non sono che stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche a stimoli naturali o appresi. Ovvero, in termini evolutivi la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell'individuo a situazioni in cui per la sopravvivenza si rende necessaria una risposta immediata, che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente. Le emozioni infine, rivestono pare anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Vengo infine a scoprire che, secondo una recente e accreditata definizione, le emozioni primarie sono otto e divise in quattro coppie: la rabbia e la paura, la tristezza e la gioia, la sorpresa e l'attesa, il disgusto e l'accettazione e che dalla combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o complesse). Chiaro, sembra fattibile, sono otto. Semplici le emozioni. Nulla quindi di più facile per fermare e capire qualcosa che è dentro me. Emozioni che mi elettrizzano, mi eccitano, mi fanno ridere, mi terrorizzano, mi scaldano, mi agitano, mi calmano, mi incuriosiscono, mi stupiscono, mi affascinano, mi scuotono, mi svuotano e mi riempiono di sensazioni bellissime, così come bellissima è l'estate.
Tu chiamale se vuoi, semplici emozioni.
Tu chiamale se vuoi, semplici emozioni.
Cosa? Non c'è vento stasera? Ops!

l'illustrazione della ZiaLuana è di chela!

martedì 23 giugno 2009

Mai ferma.


Guarda qua, guarda là.
Pallina cosa cerca?
Nessuno lo sa.

domenica 10 maggio 2009

sabato 9 maggio 2009

A che cosa serve la poesia? Può servire.



A che cosa serve la poesia? Può servire.
Vi faccio un esempio.
Prendete una coppia che va abbastanza bene:
due o tre lustri di convivenza
casa figli interessi comuni.
I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi
nè privi di altri sensi
naturalmente non immuni
dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti
dell'altro sesso
di cui alcune, per circostanze favorevoli,
sarebbero passibili di un incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione
non concupire eccetera non appropriarti dell'altrui proprietà
per cui il coniuge viene equiparato a un comò
Luigi XVI o a un televisore a colori
o a un qualsiasi oggetto di un certo valore
che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l'adulterio
altrettanto tradizionale
che crea una quantità di complicazioni
la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)
lo squallore di motel occasionali
la necessità di costruire marchingegni di copertura
che non eliminano la paura
di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica
Si prendono i turbamenti e i sentimenti
le emozioni e le tentazioni
si mescolano bene si amalgama l'immagine
con un brodo di fantasia
e ci si fa su una poesia
che si mastica e si sublima
fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere
e infine si manda giù
si digerisce con un po' di amaro
d'erbe naturali
e poi non ci si pensa più.

A che cosa serve la poesia? Può servire.
Joyce Lussu