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mercoledì 12 ottobre 2011

Ho rubato un altro post a un'altra mamma!

Dolce, salato o bollicine: il negozio dove ogni donna è una storia.
Ci passo spesso, davanti a questo negozio, da quando abito qui. È piccolino, ad una sola luce, e da fuori non si vede bene l’interno. Ha una vetrina, piccolina anche lei, che è una specie di vetrina delle meraviglie. Solo che per anni, passandoci davanti, io in quella vetrina ci ho sbirciato e basta, quasi mi vergognavo di fermarmici davanti. È un negozio di lingerie. Ma non pensate a cose come Intimissimi o Tezenis, niente a che vedere, anni luce di distanza, come paragonare un negozio di design con una ferramenta. Quella vetrina, per esempio. Ci sono i sogni di ogni donna (con gli ormoni a posto) che ha voglia di sentirsi femmina, ogni tanto. Mesi fa, durante un periodo un po’ difficile, è successo, tra le altre cose, che aprendo il mio cassetto della biancheria mi è venuto da pensare che sembrava quello di una clarissa, e ho deciso che era giunto il momento di fermarmi davanti a quella vetrina. (Ovviamente, c’è sempre un motivo preciso per cui una donna decide di fermarsi davanti a una vetrina di lingerie – o anche di scarpe, il tema è lo stesso. Il mio, ovviamente, non lo racconterò qui).

Ci sono passata davanti e mi sono incantata a guardare una guepière. Sono arrossita e me la sono squagliata. La seconda volta ho pensato che magari socializzando la cosa potevo farcela, e ho mostrato la guepière a Emanuela, che, non essendo scema come me, ha espresso tutti i suoi pensieri al riguardo e mi ha costretto ad indugiare davanti alla vetrina. Il ghiaccio era rotto.

La terza volta nel negozio ci sono entrata. La proprietaria, Annamaria, stava servendo una cliente, una signora di una certa età, e lo faceva in un modo che raramente ho visto in giro. Le stava raccontando una storia, la sua storia – quella della cliente. E quando si è resa conto della mia presenza si è interrotta. Quella storia, però, non doveva essere molto interessante, perché Annamaria mi ha guardato e ha affrettato i tempi, chiedendomi genericamente che cosa stessi cercando. Io ero piuttosto guardinga. Oltre al negozio strapieno di cose e ammobiliato in modo che definire particolare non descrive niente, mi aveva colpito e terrorizzato il camerino di prova, davanti al quale una tenda rosa molto leziosa rimaneva un po’ aperta da una parte. “E io dovrei spogliarmi lì dentro, praticamente sotto gli occhi della sciura? Fossi matta”. Ma il treno era partito, e non potevo certo fermarlo adesso.

Ho fatto una richiesta molto tranquilla (no, non la guepière) e la signora Annamaria ha iniziato a tirar fuori cose, chiedendomi giusto due o tre dettagli. Senza fretta, il piccolo banco si è riempito di meraviglie che andavano bel al di là di quello che avevo chiesto io. La cliente di una certa età nel frattempo aveva fatto la sua scelta ed era uscita dal camerino. Lasciandolo a me.
All’inizio cercavo di mettermi in modo da non farmi vedere da fuori, ma a un certo punto sento la voce di Annamaria che mi fa: “Allora, come va? Si giri, che la guardo io”. Ah, ecco a cosa serve la tenda aperta da una parte. Scema che sono. “Abbia un attimo di pazienza”, mi fa, e congeda la cliente che era dentro prima di me. Poi si affaccia nel camerino.

“L’ho capito, sa, che lei mi ha chiesto una cosa e ne voleva un’altra. Chi entra e cerca le cose che le ho dato da provare ha un motivo. E il suo deve essere…”. E mi ha raccontato una storia, la mia, quella che mi aveva portato lì dentro. Trascurando solo qualche dettaglio che proprio non poteva conoscere.

“Che non le venga in mente di indossare questo in un modo diverso da…” – ed ecco che Annamaria mi descrive il mondo del capetto che ho addosso in quel momento: la situazione, l’atmosfera, la musica, il prima, durante e dopo, il perché. E allora io nello specchio vedevo una storia, non un capetto. Questo per ognuno dei capetti.

La mia prima visita al negozio di Annamaria è durata un’ora e un quarto. Durante la quale ho provato molti capetti, ho fatto molte parole, ho imparato molte cose, ho capito che ciascuno degli oggetti di quel negozio è una storia, e che anche ogni donna in quel negozio è una storia: il ruolo della signora Annamaria è far incontrare le storie dei capi che vende con quelle delle donne che li indosseranno. Tutte queste donne, intanto che sono lì dentro, si sentono bellissime. Io mi sono sentita bellissima. E questo non ha prezzo. Il completino che mi sono portata a casa, invece, un prezzo ce l’aveva, e anche bello salato. Come un paio di sedute di analisi.
Ho raccontato questa storia ad alcune amiche, che si sono prenotate per una visita guidata dalla signora Annamaria. Stamattina ci sono tornata, nel negozio delle meraviglie, per comprare un costume (in saldo, eh). Giacché c’ero però ho incontrato una storia in forma di completino, e me la sono presa (stavolta però non ho speso come l’altra volta. C’è da dire che la storia di oggi era assai meno pesa di quella di qualche mese fa). E ho detto alla signora che avrei scritto un post su di lei e sul suo negozio, e anche che prima o poi le porterò le mie amiche. “Mi faccia sapere quando venite, e mi dica anche qualcosa di loro, che vi organizzo una cosa su misura. E mi dica l’ora, mi raccomando, così decido se farvi trovare dolce, salato o bollicine”.
Bene, adesso lo sapete. Le prenotazioni sono aperte.

Per info: il negozio Intimo Annamaria si trova in via Crema 8, zona Porta Romana, a Milano. Lo riconoscete dalla vetrina. (Mi corre l’obbligo di specificare che non sono pagata dalla signora Annamaria, anzi, le faccio delle belle strisciate. Ma è così bello stare lì che non posso tenermelo per me).

mammaincorriera.blogspot.com



Da questo post è nata un'idea e un altro blog... ma questa è un'altra storia...
Io non ho resistito. Sono andata a curiosare...
http://www.lettigemelli.it/

venerdì 7 ottobre 2011

ho rubato un post a una mamma.














Stamattina, prima ancora del caffè, mi sono trovata a dover spiegare a mio figlio chi era Steve Jobs.
Ho aperto il computer mi è sfuggita un’esclamazione e lui si è subito incuriosito.
Così mi sono sforzata di rendere comprensibile a un bambino di quattro anni e mezzo perché il volto di quell’uomo era su tutte le pagine web.
Gli ho detto che se quando andiamo in giro lui appoggia sicuro la mano su qualsiasi schermo incontri aspettandosi una reazione, un po’ è merito di Steve Jobs.
Gli ho detto che quando in treno possiamo portarci l’opera omnia di Geronimo Stilton tutta compressa nell’iPod, un po’ è merito di Steve Jobs.
Gli ho detto che se tante volte posso restare ai giardini con lui perché mi basta l’iPad per fare quello che devo, un po’ è merito di Steve Jobs.
Gli ho detto che quando ci divertiamo facendo le foto e trasformandole nei modi più buffi, dal monocromo ai fumetti, un po’ è merito di Steve Jobs.
Gli ho detto che quando sarà più grande, gli farò vedere un video in cui quel signore spiega come si debba sempre credere ai propri sogni e mantenersi hungry e foolish.
Lui mi ha guardato e mi ha detto “Beh, quel signore aveva proprio dei bei sogni”, commento che mi ha proprio soddisfatto.
Poi, mentre stava allontanandosi, si è girato e mi ha chiesto: “Mica che adesso dobbiamo ridargli l’iPad, vero?”
Ciao Steve e grazie per questo futuro che hai messo nelle mani di mio figlio.

mercoledì 16 febbraio 2011

La mia mamma.

Torno in cucina per salutare mia mamma prima di andar via. Non ho ancora aperto la porta ma sento che mi sta già parlando. Entro. Ha messo tutto in ordine. Mentre io mi perdevo in inutili chiacchiere ha tolto ogni traccia della cena in famiglia. È seduta al tavolo da pranzo, girata di tre quarti per accogliermi con il suo sorriso allegro e biricchino. Eccolo! Quante volte l'ho visto sul viso, sa che la sta combinando e ne è sfrontatamente soddisfatta.
Mi parla e intanto mischia le carte da gioco.
"Mamma!"
Ride. "Embé?" Ma me lo dice senza parlare.
Intanto sul piccolo schermo Gianni Morandi si muove con le sue manone tra i fiori di San Remo e fa una battuta. Mia mamma improvvisamente si gira e regala anche a lui il suo sorriso. Il suo bellissimo sorriso allegro e biricchino.

domenica 20 giugno 2010

Quello che gli invidiosi non dicono, by mammacattiva

Se c'è un buon esercizio per capire i propri limiti è quello di affrontarli, viverli in prima persona e magari prenderli per le corna: per capire se questi limiti sono reali o solo immaginati. E una domanda che spesso mi pongo è "ma io sono una persona invidiosa?" Una di quelle che sentono lo stomaco rattrappirsi quando osservano una persona che ha di più o magari è di più? Trovo umano chiederselo prima ancora di dichiarare con estrema sicurezza "io sono incapace di provare il sentimento dell'invidia". Diciamo che tendo a diffidare di chi dichiara con clamore il proprio "io mai".

Mettermi alla prova significa quindi espormi di fronte a chi apparentemente sembra aver realizzato più desideri dei miei. Mi ci tuffo e mi ascolto.
I risultati sono variabili. Ci sono stati momenti particolarmente fragili in cui ho desiderato intensamente essere nei panni di qualcun altro, tutto fuorché me stessa e più che di invidia parlerei di desiderio di fuga, tale da scegliere di essere un altro invece che scappare in un altro luogo. Quando invece sto bene con me stessa l'esperimento non solo mi fortifica ma mi fa godere del successo dell'altro.

E' il caso ultimo provato con un'amica (così mi piace pensare che sia) e culminato nella lettura di Quello che le mamme non dicono di Chiara C. Santamaria, per la blogosfera Wonderland.

Seguo Chiara da tanto tempo e ho sempre fatto il tifo per lei. Scelsi di leggere e seguire il suo blog Machedavvero per lo stesso motivo per cui nei momenti di "allergia" alla maternità decisi di schivare tutti i forum di mamme, i libri seri di pedagogia e le persone che si prendevano troppo sul serio. Mi bastavo io per quello. Un motivo molto semplice: Wonder mi faceva morire dal ridere. Eppure nel tempo ho scoperto che sa essere anche terribilmente seria: nella pittura di certe situazioni vere e concrete della vita quotidiana di una mamma, nell'esternazione di sentimenti spinosi da riconoscere. E poi ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente, prima che si svelasse con il lancio del suo primo libro e la cosa più sorprendente è stata la dolcezza della sua timidezza, così spiazzante rispetto alla sfrontatezza delle parole scritte. Pensi che abbia una ghost writer, una doppia personalità e invece è solo una delle sue dimensioni. L'unica cosa che non mi ha sorpreso è la sua bellezza, quella te l'aspetti e quella arriva come te la immaginavi.

Il libro lo puoi leggere in tempi brevi ma io l'ho dovuto fare nel mio tempo rubato alle ventiquattro ore troppo piene. E' scritto molto bene. Non butterei una sola riga e raggiunge il suo vero significato alla fine. Alla fine ho capito molte cose di Chiara e anche di me. Ho capito quanto fossimo simili nonostante ci separino diversi anni. Leitmotif della sua storia sembra essere proprio l'età come se quella fosse la colpa, tutta la colpa delle sue vicissitudini. Io invece penso che non sia una questione di età, perché io i miei figli li ho avuti oltre i 35, li ho anche cercati ma ho provato, provo gli stessi scossoni, dubbi e rimpianti. Il libro mi ha riportato a quei giorni, comici e tragici allo stesso tempo, alla mia solitudine, alla mia ricerca dell'istinto materno, al mio costante ripensare a quello che avevo prima: la libertà di essere egoista. Lo dico senza vergogna. Ho riso ma ho anche pianto perché mi ci sono identificata.

Ieri ho rivisto Chiara al Momcamp a Milano dove siamo state tutte prese da brevi contatti e rara intensità, se non alla fine, proprio come nel libro. Quando il sipario doveva scendere abbiamo iniziato a parlare delle cose più importanti e di quelle che ci interessano di più. In quel momento, Chiara mi ha raggiunta, si è seduta accanto a me e con i suoi occhi liquidi mi ha chiesto se si sarebbe dovuta arrendere, se per avere il tempo di stare insieme a Viola avrebbe dovuto rinunciare a rincorrere il suo desiderio di un lavoro appagante, che ti riempie le giornate e ti fa vedere persone stimolanti. Le avrei voluto rispondere e parlare per altre due ore e invece ho accrocchiato due parole in croce, scossa dalla mia incapacità a trovare risposte ai miei stessi dubbi.
Perché rispondere non è per niente semplice, perché non c'è una sola risposta. Perché non c'è una risposta definitiva. Stasera le risponderei di continuare così, di rimettersi in gioco oltre ogni limite perché con sua figlia sta facendo un lavoro grandioso e che realizzare i propri sogni rende felici anche i nostri figli. Che c'è sempre tempo per ridimensionare le cose, per accorgersi che si sta esagerando e per farsi aiutare, a turno, da tutti coloro che hanno responsabilità nella vita della tua famiglia. Sono convinta che non dobbiamo mai arrenderci e dobbiamo imparare ad interpretare i suggerimenti alle prossime mosse.


Postato da mamma cattiva domenica 6 giugno 2010

http://mammacattiva.blogspot.com/2010/06/quello-che-gli-invidiosi-non-dicono.html

https://twitter.com/mamimma

lunedì 1 marzo 2010

ultime parole famose



"Non vedo l'ora che te ne vada di casa, così finalmente diventerai indipendente." Non ricordo le parole esatte ma il concetto era questo. Sono fuori casa da circa 10 anni oramai ed ecco quello che mi tocca 'portare a casa' almeno una volta alla settimana. Ma cosa sarà mai questa benedetta indipendenza?!

lunedì 22 febbraio 2010

un messaggio per il futuro



Un nuovo anno è appena cominciato, con il suo carico di speranze e di buoni propositi. Un anno che passerà inesorabile e veloce, senza darci il tempo di fermarci a riflettere. Sul nostro futuro, di mamme, di donne. Sui nostri sogni, da una vacanza al sole a un mondo più vivibile. Sul futuro dei nostri figli, nativi digitali e già esperti di quelle nuove tecnologie che sempre più definiranno il nostro modo di essere e di vivere.

Prendetevi il tempo per “fermare il tempo” e guardare avanti.

Armatevi di videocamera e mandateci il vostro videomessaggio, inserendolo nel canale dedicato: sarà un modo per tracciare un ritratto di quello che le mamme vogliono per il 2010 (e 2011 e 2012 e 2013...) e per partecipare al nostro fantastico concorso. Una giuria, infatti, selezionerà tra tutti i contenuti multimediali e video che perverranno entro il 1 marzo 2010, un primo classificato che vincerà un soggiorno di una settimana per due persone offerto da VeraTour e altri 10 classificati che riceveranno ciascuno uno stupendo zainetto Gioco e Imparo offerti da Didael.
Raccogliete le idee e lanciate il vostro messaggio: avete tempo fino al 1 marzo.

Il regolamento completo del concorso è disponibile qui in formato pdf.



http://blog.mammenellarete.it/slider/un-messaggio-per-il-futuro/
Canale per il concorso: un messaggio per il futuro
www.mammenellarete.it



mammYX al momcamp


Si ringrazia per la foto Emiliano Di Giorgio

venerdì 12 febbraio 2010

IL FUTURO DEI BAMBINI NON FA RIMA CON GELMINI




IL FUTURO DEI BAMBINI NON FA RIMA CON GELMINI - il rap di Enea - Assalti Frontali

martedì 26 gennaio 2010

è nato anche Nicolò :-)



Quando nasce un bambino :-) nascono anche una mamma e un papà auguri a tutti e tre.

sabato 19 dicembre 2009

sms che colpiscono al cuore. anche con meno di 140 caratteri!



"Io sto cambiando le mie matite invece mia mamma sta lavorando al computer"
il primo sms digitato dalle ditina paffuttelle del mio adorato Hulko.
e tutto per me!

lunedì 28 settembre 2009

Le nostre mani sono composte da 5 dita

Proprio così, le nostre mani sono composte da 5 dita, ognuna ha il proprio nome.
Mammotta, da brava mamma, si cimenta nella prima lezione.
“Allora Pansottina” – indicando le dita della mano sinistra – “questo è il pollice, questo l’indice, il medio, l’anulare e il mignolo”.
Pansottina: “Noo, non è il mignolo, questo (indicandolo) è cinque!”

sabato 29 agosto 2009

Insolenza.

La prigionia dura ormai da settimane ma abbiamo notizie confortanti, è in salute e lo trattano bene. Il suo sequestratore gli concede una telefonata al giorno. Ultimamente comincia ad accusare i colpi della lontananza, così è meno distratto e più ciarliero, insomma tira per le lunghe.
- Mamma ci raccontiamo ancora qualcosa?
- Certo.
- Cosa hai fatto oggi?
- Beh ho pulito tutto il giorno.
- Sì figurati mamma ti conosco.
- (!?!)

sabato 22 agosto 2009

Le Regole - Gravidanza.

1- Non preoccuparti di piedi gonfi, ombelico sporgente e striscia scura sulla pancia: tutti ti diranno che sei raggiante.
2- Se in autobus la ragazzina con l'iPod non ti cede il posto, prova a premerle la pancia sulla faccia.
3- Il papà si metta l'anima in pace: i calcetti lui non riuscirà mai a sentirli.
4- Se detesti la "pancera" non provarla, se te la metti non la togli più.
5- Se non sei incinta e la fruttivendola ti chiede di quanti mesi sei, dì quattro e vai via svelta.
(regole@internazionale.it - 21/27 agosto nr. 809)

...dedicato alle blogger di NHV in dolce attesa e a tutte le altre donne in quello che è, e resterà sempre, uno 'stato interessante'

sabato 25 luglio 2009

Giacca a vento

Come tutti i bambini piccoli, la mia nipotina va a letto presto e si sveglia di buon mattino. Una bella colazione e poi… a vestirsi!


L’estate permette di giocare all’aperto, correre, saltare: è ora di prepararsi e scendere in giardino.

Lei: “Mamma, questa mattina mettiamo la giacca".
La sua mamma: “Ma siamo a luglio!"
Lei: “Noo! Non siamo a luglio, siamo a casa mia!"

venerdì 17 luglio 2009

All'ultima spiaggia ma grazie a Lorenza con l'ombrellone in prima fila.

"Tra MomCamp, matrimoni e l'ultima spiaggia (alla quale non farò mai l'abitudine)" Postato lunedì 15 giugno 2009, da Lorenza su http://milanoelorenza.blogspot.com/

PREAMBOLO MAMMESCO
Venerdì sera mammina cara salutava i suoi bimbi e l'ingegnere, in partenza per la Liguria, e chiudendo la porta si chiedeva se avrebbe resistito a stare due notti senza di loro. E si chiedeva come faceva, gli anni scorsi, a lasciare i bimbi per settimane intere dai nonni. Ma tra lavori da finire e magliette da stirare, la nostalgia del distacco è durata ben poco.

TRA MOMCAMP...
Sabato mattina mammina è andata al MomCamp e, come sempre, le è piaciuto molto. Oltre alle mamme blogger che già conosce e ama, ha conosciuto il gruppo di Non ho Valentina, che l'ha divertita e un po' commossa (il perché si capisce all'ultima spiaggia), Paola Sucato che l'ha incantata con la sua presentazione, Maria e Mariagrazia di Working Mothers Italy che l'hanno conquistata. E, per la prima volta dopo qualche tempo, gli ingranaggi del suo cervello hanno ricominciato a funzionare.

... MATRIMONI...
Merito anche delle tre vecchie amiche che mammina ha incontrato al matrimonio di sabato pomeriggio: sebbene mammina si fosse messa in gran spolvero con tanto di tacco e fosse andata al matrimonio priva di accompagnatore, nessun baldo giovine si è avvicinato al gruppetto delle quattro che chiacchieravano fitto fitto. Tra le altre cose, dello shock di sentirsi chiamare "Signora".
Ma vabbe', ormai dobbiamo farcene una ragione: anche per Papi, d'altronde, saremmo già anziane.
E d'altronde mammina, col tacco, non si è concessa neanche alle danze.
L'ingegnere può dormire sonni tranquilli, diciamo.

... E L'ULTIMA SPIAGGIA
Domenica mattina mammina ha preso il taxi, direzione Stazione Centrale: il treno per la Liguria partiva alle 9.05.
"Weekend lungo o viaggio di lavoro?" le chiede il tassista.
"Settimana al mare con bambini e nonni. Quasi peggio che andare a lavorare", ha risposto lei, rettificando poi subito, per rispetto a chi lavora, e a chi un lavoro non ce l'ha.
E così mammina è arrivata in Riviera.

Ora, mammina, prima di conoscere l'ingegnere, non aveva idea di cosa fosse un Bagno.
E per Bagno non intende,
stanza con vasca da bagno e servizi igienici; la vasca da bagno
stessa e, per eufem., locale con i soli servizi igienici andare al bagno,
(eufem.) soddisfare i propri bisogni fisiologici bagno pubblico, locale dove è
possibile fare un bagno a pagamento, oppure solo lavarsi e usare il
gabinetto

bensì
entra in nomi propri di località termali o stabilimenti
balneari: Bagni di Lucca


Lei andava in spiagge dove l'ombrellone te lo dovevi portare, e non dove il bagnino ti chiede se preferisci il lettino a riva o vicino all'ombrellone. Dove nessuno si sentiva obbligato ad essere un socialait, come si dice da queste parti (che mammina, a 40° C e con la massima a 80, dopo aver girato come una scema per mezz'ora a cercare posteggio, ha ben poco di che essere social), e dove nessuno replicava i modelli milanesi di socializzazione. Dove nessuno notava l'aumento della pancia, della cellulite, delle vene varicose e di tutte quelle cose di cui, a 20 anni, mammina era ben lungi dal preoccuparsi, semplicemente perché nessuno la conosceva prima, e nessuno l'avrebbe rivista l'anno dopo, traendone le debite conseguenze. Dove non era la fidanzata/la moglie/la nuora/la mamma di: semplicemente, non era. Il che, le dava una gran libertà di essere.

Mentre mammina pensava tutte queste cose, è arrivata ai Bagni. Ha tirato fuori la sua Eco-bag del MomCamp, ha indossato la magliettina di Non ho Valentina (grazie, ragazze!!), si è fatta forza, e ha inaugurato la stagione estiva alla sua ultima spiaggia. Ma nessuno, purtroppo, le ha chiesto: "MomCamp?!? Sei stata al MomCamp?!?". Sarebbe stato un inizio di stagione alternativo, una cosa che, all'ultima spiaggia, non si può proprio chiedere.

http://milanoelorenza.blogspot.com/2009/06/tra-momcamp-matrimoni-e-lultima.html

giovedì 2 luglio 2009

Tieni sempre presente.

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un' altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Tieni sempre presente, Madre Teresa di Calcutta

martedì 30 giugno 2009

Conversazione in macchina: la mia amica Balena...




Lei: "La mia amica si chiama Balena".
Zia BYC: "Ah sì?! Hai un'amica che si chiama Balena?"

Lei: "Sì! "
La sua mamma corregge prontamente: "Si chiama Maddalena".
Lei prosegue il discorso: "La mia mamma lava i denti alla mia amica Maddalena e fa così, così e così, zic zic zic".

Zia BYC: "Ma la tua mamma lava i denti anche a te?"
Lei: "Nooooo, io sono grande!!"

domenica 14 giugno 2009

www.nonhovalentina.blogspot.com


Sveglia alle 6.45
Sveglia alle 6.50
Sveglia!
Oggi è il MomCampDay.
La tentazione è comunque stata quella di girarmi dall'altra parte date le poche ore di sonno alle spalle ma poi ha cominciato a farsi spazio l'adrenalina da evento-novità e così mi sono buttata in doccia, pettinata (più o meno), truccata e vestita. Poi è stata la volta di Hulko che ha aperto gli occhi altrettanto disorientato, si è fatto prendere in braccio e portare in bagno, mugugnandomi nell'incavo della spalla qualcosa del tipo "Ma andiamo in macchina o in aereo?" Sapere che ce la saremmo cavata con mezzora di chiacchierata col navigatore o 4 tavole di TuttoCittàMilano per la vecchia guardia, mi ha portato a rispondergli con sicurezza, nascondendogli il mio sorriso, "In macchina." "Ah giusto perché se no stasera come fai a portarmi dal mio papà in tempo?"

Ho dormito poco perché avrei voluto preparare meglio la nostra presentazione. Ho dormito poco perché avrei voluto 'passare' almeno qualche minuto in ogni blog-amico prima dell'alba. Ho dormito poco perché avrei voluto fare in modo di non disattendere le aspettative del resto della squadra. Ho dormito poco molto semplicemente perché ero emozionata. Sapevo che oggi avremmo incontrato molte delle firme dei blog che seguiamo, molti dei nomi delle persone che ci leggono ma soprattutto avremmo avuto la possibilità di conoscerne di nuove. Di confrontarci. Di arricchirci. Adesso che tutto è passato, adesso che l'adrenalina è tornata a livelli contenuti. Adesso che sono di nuovo protetta dal mio avatar. Adesso che sono in rete, ovvero sono nel mio confortevole spazio familiare. Adesso che so chi c'è in rete con me, e che molto altro ho ancora da scoprire e raggiungere. Adesso che ho incontrato sorrisi sinceri, sguardi fieri e donne fra loro molto diverse ma altrettanto eccezionali. Adesso che ho visto, ma in cuor mio l'ho sempre saputo, che anche un MomCampDay ha bisogno di qualche papà. Adesso sono contenta di aver dormito poco.

sabato 13 giugno 2009

tutti al momcamp. appassionatamente.



metti uno spazio pieno di mamme
multimediali (cioè pronte all'ascolto)
del quotidiano si scambiano gemme
gli avatar hanno d'un tratto anche un volto

c'è chi consiglia, chi scherza e chi trema
(è un pubblico, questo! sul blog è astrazione...)
pratiche sagge, vissuto a tema
sociologia e libertà d'emozione

fuori fra forbici sassi e colori
giocano i frutti dei loro lombi
tutti per mano - sembrano fiori
ma è un girotondo di ombre di bimbi

pance rotonde, giochi e biscotti
reti, culture, pensieri in volo
qui alla triennale degli architetti
- almeno oggi - nessuno è solo.

venerdì 5 giugno 2009

Questa conversazione non è mai avvenuta.

MammYX e LaZia. Sedute una di fronte all'altra.
L: "Ah! Sister, vero. Ti devo raccontare anche un'altra cosa."
M: "Dimmi."
L: "No vado a casa e ti scrivo."
M: "???"
L: "Si vado. Ti mando un post."

:-/
Il tempo passa, ma la testa?? Resta?