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martedì 21 settembre 2010
Buongiorno a te!
Un' amica stamattina mi scrive: "Vorrei condividere i quaranta minuti di coda in auto e l'ora a seguire a piedi per arrivare in ufficio. Avrei dovuto avere un colloquio di selezione alle otto e trenta. Il candidato sarà diventato dirigente nell'attesa. La metropolitana non andrà forse fino a fine mese. Io mi metto in malattia :-)"
mercoledì 30 dicembre 2009
duemilanove.
obama al potere. la nuova alchimia
nell'anno mondiale dell'astronomia
la pace del nobel. cautela e speranza
(la sguaina a natale, la belligeranza)
la crisi raccoglie. si salvan le banche
fallisce l'islanda. le borse son stanche
al nulla o al terrore, val bene una guerra
intanto in italia si infuria la terra
promesse strillate, menzogne al candeggio
l'eclissi più lunga. e brucia viareggio
giullari di corte, ministri veline
la costituzione ridotta all’inane
cinguetta l’iran nella sua ribellione
il soffio dei media piegati a persone
son già 40 anni da quando la luna -
la stessa distanza da piazza fontana
world digital library. missione keplero
respiri scagliati al di là dell'oscuro
a titolo alcuno, con vis partigiana
abbiamo chiamato per nome eluana
cop15, il giusto fallito in partenza
si firma in darfur la cessata mattanza
lasciamo al pensiero di un vuoto lontano
updike, lévy strauss, merini e pivano
le schegge dei mesi scolorano a pile
forgiate alla storia da vecchie trafile
versando all’inchiesta sulla verità
lo scotto annuale. dell’ingenuità.
venerdì 18 dicembre 2009
grazie.
spesso la mattina, sulla strada verso il lavoro, incontro una signora che chiede l'elemosina, quando mi vede anche a diverse auto di distanza il suo viso si illlumina in un sorriso meraviglioso e affettuosamente agita la sua esile mano rugosa in un saluto caloroso.
non so perchè... ma le sono grata il suo gesto mi da gioia.
non so perchè... ma le sono grata il suo gesto mi da gioia.
domenica 13 dicembre 2009
5 stelle lusso
Ozio nel letto, sono stata svegliata dai suoi piedini che si sono diretti in bagno per poi rientrare in camera sotto le coperte a leggere un fumetto. Dopo un po' evidentemente la lettura è terminata e la fame si è fatta sentire così me lo sono ritrovato a cavalcioni che chiedeva che mi alzassi.
- Arrivo, arrivo comincia ad andare a preparare.
Chiudo gli occhi ancora un attimo, davvero solo un attimo e li riapro di soprassalto quando mi sento raggiungere da qualcosa. Guardo l'oggetto contundente e guardo Hulko con aria interrogativa ma col sorriso che mi increspa già il labbro.
Lui mi infila in bocca uno dei biscotti che ha tolto dal pacco prima di lanciarmelo addosso e dice - Oggi colazione a letto, mamma!
- Arrivo, arrivo comincia ad andare a preparare.
Chiudo gli occhi ancora un attimo, davvero solo un attimo e li riapro di soprassalto quando mi sento raggiungere da qualcosa. Guardo l'oggetto contundente e guardo Hulko con aria interrogativa ma col sorriso che mi increspa già il labbro.
Lui mi infila in bocca uno dei biscotti che ha tolto dal pacco prima di lanciarmelo addosso e dice - Oggi colazione a letto, mamma!
martedì 4 agosto 2009
Quando l'alba non è delle migliori.
Ieri mattina alle ore 08.25, sul pavimento del bagno, stavo giocando a shangai con una confezione intera di bastoncini per le orecchie.
Questa mattina invece alle ore 8.23 mi sono passata la piastra sui capelli e anche sul polpastrello del pollice.
E se domattina evitassi la 'zona bagno'?
Questa mattina invece alle ore 8.23 mi sono passata la piastra sui capelli e anche sul polpastrello del pollice.
E se domattina evitassi la 'zona bagno'?
domenica 2 agosto 2009
Correva l'anno 2008
...e correva tremendamente veloce. La coda dell'estate. La coda della separazione. In pieno la malattia del babbo. In pieno il trasloco. In pieno l'inizio della scuola per Hulko che a certo punto frastornato dal turbinio delle cose mi ha detto - Ma proprio tutto insieme, mamma?!
Il 21 ricoverano il babbo. Il 22 firmo il rogito. Il 23 rimandano l'operazione. Il 24 lo operano. Il 25 dobbiamo traslocare.
E' la notte fra il 24 e il 25. L'operazione è andata bene. Con Babbo ci sono la Mamma infermiera da una vita e per la vita, nata con questa forza e nostro fratello che fieramente, e anche noi di lui, si prende cura di entrambi.
Stiamo rincasando e LaZia mi chiede - A che punto sei con gli scatoloni?
- Ma sì, quasi finiti.
- Sicura? Vengo a darti una mano?
- No, vai pure a casa a lavorare, ce la faccio davvero.
- Dai vengo un'oretta.
- Beh se puoi...
Il 21 ricoverano il babbo. Il 22 firmo il rogito. Il 23 rimandano l'operazione. Il 24 lo operano. Il 25 dobbiamo traslocare.
E' la notte fra il 24 e il 25. L'operazione è andata bene. Con Babbo ci sono la Mamma infermiera da una vita e per la vita, nata con questa forza e nostro fratello che fieramente, e anche noi di lui, si prende cura di entrambi.
Stiamo rincasando e LaZia mi chiede - A che punto sei con gli scatoloni?
- Ma sì, quasi finiti.
- Sicura? Vengo a darti una mano?
- No, vai pure a casa a lavorare, ce la faccio davvero.
- Dai vengo un'oretta.
- Beh se puoi...
[MammYX]
(Post a 2 voci: MammYX & LaZia)
- Ok. io l'ammazzo.
Questa volta sono giustificata. Non l'ho fatto a 16 anni quando per un anno intero alle 20,30 la "nostra cameretta" doveva essere immersa nelle tenebre e quindi si doveva spegnere la luce e quindi potevo scegliere se andare a leggere il mio libro in bagno o in cucina... e quindi, comunque, già così le ho permesso di vivere più a lungo! Ma questa volta lo faccio. Giuro.
Sono le due e mezza di notte. Chiudiamo freneticamente a quattro mani scatoloni, sacchi, bauli, borsoni e quant'altro si possa chiudere, dalle 21,00 con quel piglio e quella determinazione da "lavoratorebergamascochelamammacihatantoinculcato" ovvero non si beve e non ci si ferma finchè non è tutto finito... manca ancora la camera da letto, l'armadio dei vestiti è praticamente intonso e in cucina c'è una parte che MammYX (leggere quella screanzata di mia sorella) deve supervisionare prima di "confezionare"...
Sappiamo tutte e due che c'è ancora da fare ma non ce lo diciamo. Io di mio effettivamente stasera due o tre cose personalmente gliele direi, tanto comunque poi l'ammazzo in ogni caso. Ma poi mi vedo l'espressione di NonnaRagno che con il ditino puntato verso noi due pronuncia i nostri nomi tutti attaccati (quando eravamo piccole e c'era da sgridarci diventavamo un'entità unica) e scatta lo spirito di sorellanza che ci unisce da sempre. Così rasserenata metto lo scotch da pacco, fantasticando sull'efficacia dei diversi metodi per compiere il mio ambitissimo sorellicidio che è solo momentaneamente rimandato!
[LaZia]
(Post a 2 voci: MammYX & LaZia)
sabato 1 agosto 2009
Le due facce del tacco, a spillo, ovviamente // Las dos caras del tacón, de aguja, claro
Lunedì, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... ecco l’eco sicuro e travolgente dei miei passi. Il primo, il custode; subito dopo, la vicina di fronte. Ed è soltanto l’inizio. Esco dal condominio e tutti gli sguardi si voltano istantaneamente verso di me. Uomini, donne e bambini, senza eccezioni, si sentono irresistibilmente attirati dal mio sensuale e trascinante modo in cui rendo mia la strada. I miei tacchi a spillo mi hanno trasformata in una dea, in un essere assolutamente sexy e provocante. E spinta dalla superiorità che le mie scarpe sentono nei confronti delle altre della loro specie che ci incontrano lungo il cammino, mi lascio possedere da una sfacciataggine a me praticamente ignota, che muta il mio corpo in un dondolio continuo, un incessante ondeggiare.
Corpo eretto, testa alta e sguardi diretti, di sfida, alcuni, altri allegri, conduco i miei contendenti nel ring, con la sicurezza di chi si sa vincitrice in qualsiasi contesa. Sedotta dal gioco di fatal attraction e sapendomi (come qualsiasi dea che si pregi) onnipotente e onnipossente, arrivo senza nemmeno rendermi conto sulla porta del mio ufficio.
Lunedì, 20:30
Sta per scoppiarmi la testa (e nel mio immaginario tre, due, uno… BOOM!!!!). In meno di 30 secondi, da quando sono uscita dall’ufficio, ho già inciampato due volte, e la gente intorno a me, che non mi ha visto nella mia supremazia assoluta di stamattina, vede in me una stordita in cima su tacchi mutati in arma letale. Le gambe mi tremano leggermente per l’instabilità dei tacchi sul marciapiedi. Camminare con la testa ben alta? Ma stiamo scherzando? Manca soltanto che il mio tacco si infili nelle fessure di ventilazione della metropolitana in modo da offrire un spettacolo vergognoso per tirarlo fuori… oppure che inciampi ancora e finisca per fratturarmi il collo del quinto metatarso (o, se sono proprio sfortunata, il collo, appunto).
Come se badare alla mia incolumità fisica non fosse un’impresa abbastanza ardua, in questi momenti, comincio a rivedere mentalmente il contenuto del mio frigorifero (parlare di "contenuto", con riferimento al mio frigo, è quasi sarcasmo) e mi rendo conto che se stasera intendo davvero mangiare devo andare a fare la spesa.
Ed è così che finisce la mia giornata, quando con in una mano la borsa e nell’altra il poco o per niente glamourous sacchetto della Standa, tramutata ormai in uno straccio di donna, mi accascio sulla panchina della fermata del tram, non vedendo l’ora di arrivare a casa per lanciare queste maledette scarpe il più lontano possibile.
Lunes, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... el sonido seguro y arrollador de mis pasos. El primero, el portero; después la vecina de enfrente. Y es sólo el principio. Salgo de casa y todas las miradas caen inmediatamente sobre mí. Hombres, mujeres y niños, sin excepción, se sienten irresistiblemente atraídos ante mi sensual y abrumadora forma de hacerme con la calle. Mis tacones de aguja me han convertido en una diosa, en un ser extremadamente sexy y provocativo. Y llevada por la superioridad que sienten mis zapatos frente a los demás de su especie con los que nos encontramos en nuestro camino, me dejo poseer por una chulería casi ignota en mí que transforma mi cuerpo en un bamboleo continuo, en un contoneo incesante.
Cuerpo erguido, cabeza alta y miradas directas, desafiantes unas, juguetonas otras, arrastro a mis contrincantes al ring con la seguridad de quien sabe que saldrá victorioso de cualquier combate. Fascinada por ese juego de atracción fatal y sabiéndome (como buena diosa que se precie) omnipotente y todopoderosa, llego sin darme cuenta a la entrada de mi oficina.
Lunes, 20:30
Está a punto de estallarme la cabeza (y en mi imaginario tres, dos, uno… ¡¡¡¡BOOM!!!!).
Hace menos de 30 segundos que he salido de la oficina y ya he tropezado 2 veces; la gente a mi alrededor, no habiendo visto mi dominio absoluto de esta mañana, ve en mí un pato mareado sobre unos tacones transformados en un arma mortal. Siento un leve temblor de piernas, de pura inestabilidad del tacón en el suelo, claro. ¿Andar con la cabeza bien alta? ¡Ni de coña! Para que se me quede el tacón atascado en una ranura de ventilación del metro y tenga que ofrecer un espectáculo lamentable para sacar el zapato de ahí… o para que vuelva a tropezar con los adoquines y me rompa el cuello del metacarpiano quinto (o, con un poco de mala suerte, el cuello a secas).
Como si salvaguardar mi integridad física no fuese ya una tarea lo suficientemente ardua en estos momentos, me da por ponerme a hacer repaso mental del contenido de mi frigorífico (hablar de "contenido" para referirme a mi nevera es casi sarcasmo) y me doy cuenta de que tengo que pasar por el super si es que realmente pretendo cenar.
Y así acabo mi jornada, con mis tacones de aguja, el bolso en una mano y la bolsa roja y poco glamorosa del Standa en la otra y hecha un guiñapo, que más que una mujer parezco un monigote; y mientras me abalanzo sobre el banco de la parada del tranvía sólo puedo pensar en las ganas que tengo de llegar a casa para lanzar lejos de mí estos malditos zapatos.
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... ecco l’eco sicuro e travolgente dei miei passi. Il primo, il custode; subito dopo, la vicina di fronte. Ed è soltanto l’inizio. Esco dal condominio e tutti gli sguardi si voltano istantaneamente verso di me. Uomini, donne e bambini, senza eccezioni, si sentono irresistibilmente attirati dal mio sensuale e trascinante modo in cui rendo mia la strada. I miei tacchi a spillo mi hanno trasformata in una dea, in un essere assolutamente sexy e provocante. E spinta dalla superiorità che le mie scarpe sentono nei confronti delle altre della loro specie che ci incontrano lungo il cammino, mi lascio possedere da una sfacciataggine a me praticamente ignota, che muta il mio corpo in un dondolio continuo, un incessante ondeggiare.
Corpo eretto, testa alta e sguardi diretti, di sfida, alcuni, altri allegri, conduco i miei contendenti nel ring, con la sicurezza di chi si sa vincitrice in qualsiasi contesa. Sedotta dal gioco di fatal attraction e sapendomi (come qualsiasi dea che si pregi) onnipotente e onnipossente, arrivo senza nemmeno rendermi conto sulla porta del mio ufficio.
Lunedì, 20:30
Sta per scoppiarmi la testa (e nel mio immaginario tre, due, uno… BOOM!!!!). In meno di 30 secondi, da quando sono uscita dall’ufficio, ho già inciampato due volte, e la gente intorno a me, che non mi ha visto nella mia supremazia assoluta di stamattina, vede in me una stordita in cima su tacchi mutati in arma letale. Le gambe mi tremano leggermente per l’instabilità dei tacchi sul marciapiedi. Camminare con la testa ben alta? Ma stiamo scherzando? Manca soltanto che il mio tacco si infili nelle fessure di ventilazione della metropolitana in modo da offrire un spettacolo vergognoso per tirarlo fuori… oppure che inciampi ancora e finisca per fratturarmi il collo del quinto metatarso (o, se sono proprio sfortunata, il collo, appunto).
Come se badare alla mia incolumità fisica non fosse un’impresa abbastanza ardua, in questi momenti, comincio a rivedere mentalmente il contenuto del mio frigorifero (parlare di "contenuto", con riferimento al mio frigo, è quasi sarcasmo) e mi rendo conto che se stasera intendo davvero mangiare devo andare a fare la spesa.
Ed è così che finisce la mia giornata, quando con in una mano la borsa e nell’altra il poco o per niente glamourous sacchetto della Standa, tramutata ormai in uno straccio di donna, mi accascio sulla panchina della fermata del tram, non vedendo l’ora di arrivare a casa per lanciare queste maledette scarpe il più lontano possibile.
* * * * *
Lunes, 8:30
Toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc, toc... el sonido seguro y arrollador de mis pasos. El primero, el portero; después la vecina de enfrente. Y es sólo el principio. Salgo de casa y todas las miradas caen inmediatamente sobre mí. Hombres, mujeres y niños, sin excepción, se sienten irresistiblemente atraídos ante mi sensual y abrumadora forma de hacerme con la calle. Mis tacones de aguja me han convertido en una diosa, en un ser extremadamente sexy y provocativo. Y llevada por la superioridad que sienten mis zapatos frente a los demás de su especie con los que nos encontramos en nuestro camino, me dejo poseer por una chulería casi ignota en mí que transforma mi cuerpo en un bamboleo continuo, en un contoneo incesante.
Cuerpo erguido, cabeza alta y miradas directas, desafiantes unas, juguetonas otras, arrastro a mis contrincantes al ring con la seguridad de quien sabe que saldrá victorioso de cualquier combate. Fascinada por ese juego de atracción fatal y sabiéndome (como buena diosa que se precie) omnipotente y todopoderosa, llego sin darme cuenta a la entrada de mi oficina.
Lunes, 20:30
Está a punto de estallarme la cabeza (y en mi imaginario tres, dos, uno… ¡¡¡¡BOOM!!!!).
Hace menos de 30 segundos que he salido de la oficina y ya he tropezado 2 veces; la gente a mi alrededor, no habiendo visto mi dominio absoluto de esta mañana, ve en mí un pato mareado sobre unos tacones transformados en un arma mortal. Siento un leve temblor de piernas, de pura inestabilidad del tacón en el suelo, claro. ¿Andar con la cabeza bien alta? ¡Ni de coña! Para que se me quede el tacón atascado en una ranura de ventilación del metro y tenga que ofrecer un espectáculo lamentable para sacar el zapato de ahí… o para que vuelva a tropezar con los adoquines y me rompa el cuello del metacarpiano quinto (o, con un poco de mala suerte, el cuello a secas).
Como si salvaguardar mi integridad física no fuese ya una tarea lo suficientemente ardua en estos momentos, me da por ponerme a hacer repaso mental del contenido de mi frigorífico (hablar de "contenido" para referirme a mi nevera es casi sarcasmo) y me doy cuenta de que tengo que pasar por el super si es que realmente pretendo cenar.
Y así acabo mi jornada, con mis tacones de aguja, el bolso en una mano y la bolsa roja y poco glamorosa del Standa en la otra y hecha un guiñapo, que más que una mujer parezco un monigote; y mientras me abalanzo sobre el banco de la parada del tranvía sólo puedo pensar en las ganas que tengo de llegar a casa para lanzar lejos de mí estos malditos zapatos.
giovedì 25 giugno 2009
ABBA in versione casalinga
Hulko si agita e balla alternando mosse di HipHop, Karate, BoogieWoogie e BreakDance a movimenti tribali. MammYX piange singhiozzando sul divano, commossa dal troppo amore che il fanciullo alato, furbo ma maldestro con i dardi, fa vibrare tra gli esseri mortali, arruffando e turbando il mondo. LaZia estasiata volteggia sognante per la sala, tra le braccia illusorie dell'uomo più bello del mondo (Pierce, che ovviamente prima o poi sposerò).
Buona la prima!
venerdì 5 giugno 2009
Quisquilie.
Ha le pupille ampie, le palpebre quasi completamente abbassate e le occhiaia marcate ma non si arrende. Abbiamo letto qualche capitolo del topo investigatore, famoso ormai quanto l'originale 007. Nel mentre ha chiesto e restituito il libro a più riprese per poter vedere anche le immagini. Adesso è sdraiato con la pantera rosa accanto (è mia!). Mi abbasso per il bacio della buonanotte lui si mette a sedere, mi chiede indietro il libro perché ci sono delle cose che deve riguardare. Ridacchia divertito.
"Te lo leggo un po' io mamma?"
Mi rilasso sulla sedia a dondolo. Passa qualche minuto in cui spende le ultime forze, deve essere al capolinea. Mi porge il libro, riacciuffa veloce la pantera ed evita il mio sguardo (non più tardi di ieri sera mi aveva detto che avrei potuto riprenderla con me perché mi tenesse compagnia). L'abbraccia e le dà una strofinatina sulla testa con la mano chiusa.
"Come fa sempre nonnosauro con te."
"Quasi sempre."
Pardon.
"Te lo leggo un po' io mamma?"
Mi rilasso sulla sedia a dondolo. Passa qualche minuto in cui spende le ultime forze, deve essere al capolinea. Mi porge il libro, riacciuffa veloce la pantera ed evita il mio sguardo (non più tardi di ieri sera mi aveva detto che avrei potuto riprenderla con me perché mi tenesse compagnia). L'abbraccia e le dà una strofinatina sulla testa con la mano chiusa.
"Come fa sempre nonnosauro con te."
"Quasi sempre."
Pardon.
martedì 26 maggio 2009
Nucleo.
Mi sveglio il sabato mattina. Anzi, per l'esattezza, mi sveglia il sabato mattina. "Mamma andiamo a fare colazione?" "Sì, solo un minuto. Vai a preparare che ti raggiungo, giuro, un minuto solo." (Lo so, lo so è diseducativo giurare quando sai che non manterrai nel modo più assoluto quel che hai appena promesso, ma il sabato mattina probabilmente mi venderei anche una falangetta pur di restare a letto un po' di più). Mi lascio cadere oltre il letto, con i capelli in assetto anarchico e piuttosto stropicciata raggiungo la cucina.
"Mamma, ho sbagliato, ti ho messo troppo latte."
"Non ti preoccupare, va bene lo stesso."
"Sì ma l'ho anche rovesciato."
"Poi puliamo."
"Facciamo i compiti?"
"Certo, passerotto." (Oh cribbio ancora compiti?! Ma non abbiamo appena finito quelli di settimana scorsa? come farò l'anno prossimo? e alle medie? alle superiori? e non dimentichiamoci i 25 esami universitari...ok, niente ansie premature).
Compito di Italiano, bene, la mia materia preferita.
Hulko recupera libro, astuccio, matita e gomma (la gomma, per fortuna, mi rassereno, abbiamo anche la gomma).
Lo osservo mentre attento e scrupoloso posiziona tutto il materiale sul tavolo, prende il libro e va alla ricerca della pagina da completare. La trova, mi guarda e legge ad alta voce:
"La mi-a fa-mi-gli-a è com-po-sta da___ per-so-ne. Ci sia-mo io e________"
"Mamma cosa scrivo?"
"(o caspita!) Scrivi ciò che ti fa piacere, decidi tu."
"Sì, ma cosa devo scrivere?"
"Beh ci siamo io e te, il papà, lanuovacompagnaolè e latuasorellina, quindi 5."
"Ma io non voglio scrivere così."
"Allora scrivi che siamo in 2, io e te perchè viviamo insieme."
Non credo di averlo persuaso.
Risultato della lunga trattativa diplomatica (documentata e documentabile a richiesta):
"La mia famiglia è composta da 4 persone. Ci siamo io e mio papà, mia mamma e mia sorella".
La fate facile voi.
"Mamma, ho sbagliato, ti ho messo troppo latte."
"Non ti preoccupare, va bene lo stesso."
"Sì ma l'ho anche rovesciato."
"Poi puliamo."
"Facciamo i compiti?"
"Certo, passerotto." (Oh cribbio ancora compiti?! Ma non abbiamo appena finito quelli di settimana scorsa? come farò l'anno prossimo? e alle medie? alle superiori? e non dimentichiamoci i 25 esami universitari...ok, niente ansie premature).
Compito di Italiano, bene, la mia materia preferita.
Hulko recupera libro, astuccio, matita e gomma (la gomma, per fortuna, mi rassereno, abbiamo anche la gomma).
Lo osservo mentre attento e scrupoloso posiziona tutto il materiale sul tavolo, prende il libro e va alla ricerca della pagina da completare. La trova, mi guarda e legge ad alta voce:
"La mi-a fa-mi-gli-a è com-po-sta da___ per-so-ne. Ci sia-mo io e________"
"Mamma cosa scrivo?"
"(o caspita!) Scrivi ciò che ti fa piacere, decidi tu."
"Sì, ma cosa devo scrivere?"
"Beh ci siamo io e te, il papà, lanuovacompagnaolè e latuasorellina, quindi 5."
"Ma io non voglio scrivere così."
"Allora scrivi che siamo in 2, io e te perchè viviamo insieme."
Non credo di averlo persuaso.
Risultato della lunga trattativa diplomatica (documentata e documentabile a richiesta):
"La mia famiglia è composta da 4 persone. Ci siamo io e mio papà, mia mamma e mia sorella".
La fate facile voi.
sabato 16 maggio 2009
Un GAS buono
L'associazione GAS si propone una duplice finalità: da un lato spronare gli amministratori locali ad affrontare il problema dell'inquinamento con soluzioni concrete e lungimiranti, dall'altro sensibilizzare e coinvolgere i cittadini stessi sui temi del traffico e dell'inquinamento.
Le multe dei bambini
Il parcheggio selvaggio in città è un problema grave che crea forte disagio per pedoni, disabili, ciclisti, passeggini, carrozzine, mezzi pubblici, mezzi di soccorso, aumentando il traffico e lo stress. I Genitori Antismog hanno inventato le multe dei bambini per "dire basta alle macchine che danno fastidio", educando grandi e piccoli. Le multe sono una provocazione, un gioco istruttivo e divertente per i bambini e una denuncia per i più maleducati. (Le multe sono disponibili stampate in blocchetti da 20 e/o scaricabili online in pdf. Vi invitiamo a procurarvele ed utilizzarle subito nella vostra zona! Le multe sono state esportate anche a Catania, Brescia, Borgomanero e Firenze. Vi invitiamo a diffondere l'iniziativa ad altre città d'Italia facendone richiesta a info@genitoriantismog.it. Una volta documentato l'uso in altre città, inviatecene copia per divulgarlo sul nostro sito.
Giù le macchine dai nostri marciapiedi.
I Genitori Antismog di Milano hanno elaborato una petizione affinchè cessi la pessima abitudine di tollerare le macchine parcheggiate sui marciapiedi, raccogliendo l'adesione di alcune associazioni cittadine attive sui temi della sicurezza sulle strade e della mobilità sostenibile. Il 29 maggio 2008 i bambini e i genitori dell'Associazione Genitori Antismog hanno consegnato al Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri e al consigliere Maurizio Baruffi la lettera-appello per tirare giù le macchine dai marciapiedi, hanno presentato le multe dei bambini e hanno mostrato alcune immagini di parcheggio selvaggio scattate dai bambini e dai loro genitori.
www.genitoriantismog.it
info@genitoriantismog.it
T +39 339 406 0365 (da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 18.00)
Le multe dei bambini
Il parcheggio selvaggio in città è un problema grave che crea forte disagio per pedoni, disabili, ciclisti, passeggini, carrozzine, mezzi pubblici, mezzi di soccorso, aumentando il traffico e lo stress. I Genitori Antismog hanno inventato le multe dei bambini per "dire basta alle macchine che danno fastidio", educando grandi e piccoli. Le multe sono una provocazione, un gioco istruttivo e divertente per i bambini e una denuncia per i più maleducati. (Le multe sono disponibili stampate in blocchetti da 20 e/o scaricabili online in pdf. Vi invitiamo a procurarvele ed utilizzarle subito nella vostra zona! Le multe sono state esportate anche a Catania, Brescia, Borgomanero e Firenze. Vi invitiamo a diffondere l'iniziativa ad altre città d'Italia facendone richiesta a info@genitoriantismog.it. Una volta documentato l'uso in altre città, inviatecene copia per divulgarlo sul nostro sito.
Giù le macchine dai nostri marciapiedi.
I Genitori Antismog di Milano hanno elaborato una petizione affinchè cessi la pessima abitudine di tollerare le macchine parcheggiate sui marciapiedi, raccogliendo l'adesione di alcune associazioni cittadine attive sui temi della sicurezza sulle strade e della mobilità sostenibile. Il 29 maggio 2008 i bambini e i genitori dell'Associazione Genitori Antismog hanno consegnato al Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri e al consigliere Maurizio Baruffi la lettera-appello per tirare giù le macchine dai marciapiedi, hanno presentato le multe dei bambini e hanno mostrato alcune immagini di parcheggio selvaggio scattate dai bambini e dai loro genitori.
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sabato 9 maggio 2009
A che cosa serve la poesia? Può servire.

A che cosa serve la poesia? Può servire.
Vi faccio un esempio.
Prendete una coppia che va abbastanza bene:
due o tre lustri di convivenza
casa figli interessi comuni.
I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi
nè privi di altri sensi
naturalmente non immuni
dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti
dell'altro sesso
di cui alcune, per circostanze favorevoli,
sarebbero passibili di un incontro a letto.
Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.
La prima è la tradizionale repressione
non concupire eccetera non appropriarti dell'altrui proprietà
per cui il coniuge viene equiparato a un comò
Luigi XVI o a un televisore a colori
o a un qualsiasi oggetto di un certo valore
che non sarebbe corretto rubare.
La seconda soluzione è l'adulterio
altrettanto tradizionale
che crea una quantità di complicazioni
la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)
lo squallore di motel occasionali
la necessità di costruire marchingegni di copertura
che non eliminano la paura
di fastidiose spiegazioni.
La terza soluzione è senza dubbio la più pratica
Si prendono i turbamenti e i sentimenti
le emozioni e le tentazioni
si mescolano bene si amalgama l'immagine
con un brodo di fantasia
e ci si fa su una poesia
che si mastica e si sublima
fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere
e infine si manda giù
si digerisce con un po' di amaro
d'erbe naturali
e poi non ci si pensa più.
A che cosa serve la poesia? Può servire.
Joyce Lussu
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venerdì 8 maggio 2009
5 maggio 2009
5 maggio 2009, un giorno qualsiasi che con il tempo tenderò a dimenticare. Ma anche, come molti della mia vita un giorno intenso.
In ventiquattro ore ho ricevuto un fugace complimento, una critica, un gesto poco comprensivo, un abbraccio leale, un'offerta d'aiuto, un'assurda ingiustizia, una piacevole attenzione, una pessima battuta, un danno ma e per fortuna anche molti sorrisi e dell'affetto sincero. Tanti momenti e molte diverse emozioni. Così come spesso le cose positive mi alleggeriscono e mi lasciano aperta e sorridente, altrettanto frequentemente le cose negative mi lasciano arrabbiata, frustrata, irrigidita e concentrata su cose che non posso cambiare e magari neanche del tutto capire, anche per una giornata intera. Tutti questi momenti però, sia che mi lascino gioiosa sia che mi lascino frustrata, comunque mi lasciano.
Prima o poi lo fannno tutti e così anche il più bello dei sorriso se ne va.
Cioè non è che proprio se ne va. Non è scomparso, è solamente passato a qualcun altro nello stesso modo in cui è stato passato a me, inconsapevolmente in una nuova successione di emozioni. Tutto succede inconsapevolmente, ma è bello ogni tanto fermarsi e "vedere" il percorso di un sorriso e immaginare il contagio della serenità che abbiamo dato e ricevuto. Ma è anche allo stesso modo triste vedere il percorso della rabbia, i modi distruttivi in cui esprimiamo ciò che ci è stato trasmesso verso persone a cui vogliamo bene o a perfetti sconosciuti. Le emozioni sono quindi durevoli, molto di più che i contesti nei quali ci vengono trasmesse. È per questo che stanotte, trovando la mia macchina in buona parte distrutta, (per? ...rabbia, frustrazione, vandalismo, odio, violenza?) ho abbracciato, come sempre salutando, i miei due amici, guidato fino a casa guardando la città dal parabrezza rotto, senza perdere il sorriso per tutto ciò che di bello mi ha dato questo 5 maggio 2009 qualunque.
In ventiquattro ore ho ricevuto un fugace complimento, una critica, un gesto poco comprensivo, un abbraccio leale, un'offerta d'aiuto, un'assurda ingiustizia, una piacevole attenzione, una pessima battuta, un danno ma e per fortuna anche molti sorrisi e dell'affetto sincero. Tanti momenti e molte diverse emozioni. Così come spesso le cose positive mi alleggeriscono e mi lasciano aperta e sorridente, altrettanto frequentemente le cose negative mi lasciano arrabbiata, frustrata, irrigidita e concentrata su cose che non posso cambiare e magari neanche del tutto capire, anche per una giornata intera. Tutti questi momenti però, sia che mi lascino gioiosa sia che mi lascino frustrata, comunque mi lasciano.
Prima o poi lo fannno tutti e così anche il più bello dei sorriso se ne va.
Cioè non è che proprio se ne va. Non è scomparso, è solamente passato a qualcun altro nello stesso modo in cui è stato passato a me, inconsapevolmente in una nuova successione di emozioni. Tutto succede inconsapevolmente, ma è bello ogni tanto fermarsi e "vedere" il percorso di un sorriso e immaginare il contagio della serenità che abbiamo dato e ricevuto. Ma è anche allo stesso modo triste vedere il percorso della rabbia, i modi distruttivi in cui esprimiamo ciò che ci è stato trasmesso verso persone a cui vogliamo bene o a perfetti sconosciuti. Le emozioni sono quindi durevoli, molto di più che i contesti nei quali ci vengono trasmesse. È per questo che stanotte, trovando la mia macchina in buona parte distrutta, (per? ...rabbia, frustrazione, vandalismo, odio, violenza?) ho abbracciato, come sempre salutando, i miei due amici, guidato fino a casa guardando la città dal parabrezza rotto, senza perdere il sorriso per tutto ciò che di bello mi ha dato questo 5 maggio 2009 qualunque.
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domenica 3 maggio 2009
il cecio si interroga su politica ed economia.

la crisi è passata! riassumono tutti!
risale il mercato, si placano i flutti
lo sa confindustria, lo sanno i ministri
la messa è finita, già mutano gli astri
e per carità dei signori, ci credo
ma al cecio spiegare non so, mio malgrado
perché stiamo in fila, in diversi milioni
per fare la spesa al banco occasioni.
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martedì 28 aprile 2009
Contegno.
Sveglia ore 6.45
Di nuovo sveglia ore 6.50
Ancora sveglia ore 6.55
ok mi alzo ore 7.00
doccia, piega (a beneficio dei soli lettori che ignorano l'acconciatura che sfoggio a prescindere dal tempo dedicatole), vestizione.
ore 7.45 sveglia del nano
ore 7.50 di nuovo sveglia del nano
ore 7.55 ancora sveglia del nano
ore 8.00 "Hulko porca miseria vuoi fare tardi?!"
colazione
vestizione
terapia (vedi asma)
macchina - scuola - macchina - ufficio
Prime 4 ore di impegnato e partecipe lavoro (un giorno ve ne parlerò)
Pausa. Cioè pausa, mi sono catapultata nel ricco impero caprottiano che ha dato i natali a Giusy Ferrè (!) per acquistare i generi di prima necessità per la gita del nano.
Affettato, pancarré, frutta e parmigiano, (per una dieta equilibrata) succhi di frutta, acqua e biscotti. In più "...e stasera che ci mangiamo?" ah non tralascerei che essendo la giornata nata sotto una buona stella, ho dovuto ripassare tutti gli acquisti alla cassiera per il controllo-random (anche se ora non ci credo più) del presto spesa ('Presto Spesa' circuito veloce, fai la spesa, passi tutti i codici a barre al lettore e in cassa-dedicata consegni il terminalino, saltando la coda e acquisendo punti premio (n.d.a.)). Esco trascinandomi le buste fino alla macchina, sotto una pioggerellina leggera, leggera, un pulviscolo... riprendo posto alla scrivania per altre 4 ore di intenso e coinvolgente lavoro, minuto più, minuto meno.
In macchina, 40 minuti per percorrere 8 chilometri, d'altronde piove. Sarà. Passo dagli ImpagabiliNonni a 'ritirare' Hulko e il sugo con le polpette per la cena "Fai attenzione a non rovesciarlo mi raccomando" "Sì MammaSauro, ciao a domani". Usciamo. In testa la qui presente con mano sx impegnata a sorreggere in equilibrio il sugo, la dx a trasportare, a distanza di sicurezza dalle caviglie, le buste della spesa, l'ombrello incastrato fra la spalla e la testa. Di seguito Hulko impegnato a fingere di non bagnarsi, di non far bagnare lo zaino e soprattutto di non essere interessato ad ogni pozzanghera o acquitrino incontrato lungo il cammino (100 metri in tutto, forse). Svoltiamo per affrontare gli ultimi 30 metri e una folata di vento polare e irrispettoso ci rovescia gli ombrelli e mi bagna gli occhiali. Siamo a casa. Ci liberiamo degli indumenti umidi, disfo le borse della spesa e distrattamente mentre chiacchiero con Hulko, prendo dal suo zaino il quaderno degli avvisi ....Nooo, come sarebbe a dire che la gita è rimandata causa maltempo? Me misera e tapina.
Di nuovo sveglia ore 6.50
Ancora sveglia ore 6.55
ok mi alzo ore 7.00
doccia, piega (a beneficio dei soli lettori che ignorano l'acconciatura che sfoggio a prescindere dal tempo dedicatole), vestizione.
ore 7.45 sveglia del nano
ore 7.50 di nuovo sveglia del nano
ore 7.55 ancora sveglia del nano
ore 8.00 "Hulko porca miseria vuoi fare tardi?!"
colazione
vestizione
terapia (vedi asma)
macchina - scuola - macchina - ufficio
Prime 4 ore di impegnato e partecipe lavoro (un giorno ve ne parlerò)
Pausa. Cioè pausa, mi sono catapultata nel ricco impero caprottiano che ha dato i natali a Giusy Ferrè (!) per acquistare i generi di prima necessità per la gita del nano.
Affettato, pancarré, frutta e parmigiano, (per una dieta equilibrata) succhi di frutta, acqua e biscotti. In più "...e stasera che ci mangiamo?" ah non tralascerei che essendo la giornata nata sotto una buona stella, ho dovuto ripassare tutti gli acquisti alla cassiera per il controllo-random (anche se ora non ci credo più) del presto spesa ('Presto Spesa' circuito veloce, fai la spesa, passi tutti i codici a barre al lettore e in cassa-dedicata consegni il terminalino, saltando la coda e acquisendo punti premio (n.d.a.)). Esco trascinandomi le buste fino alla macchina, sotto una pioggerellina leggera, leggera, un pulviscolo... riprendo posto alla scrivania per altre 4 ore di intenso e coinvolgente lavoro, minuto più, minuto meno.
In macchina, 40 minuti per percorrere 8 chilometri, d'altronde piove. Sarà. Passo dagli ImpagabiliNonni a 'ritirare' Hulko e il sugo con le polpette per la cena "Fai attenzione a non rovesciarlo mi raccomando" "Sì MammaSauro, ciao a domani". Usciamo. In testa la qui presente con mano sx impegnata a sorreggere in equilibrio il sugo, la dx a trasportare, a distanza di sicurezza dalle caviglie, le buste della spesa, l'ombrello incastrato fra la spalla e la testa. Di seguito Hulko impegnato a fingere di non bagnarsi, di non far bagnare lo zaino e soprattutto di non essere interessato ad ogni pozzanghera o acquitrino incontrato lungo il cammino (100 metri in tutto, forse). Svoltiamo per affrontare gli ultimi 30 metri e una folata di vento polare e irrispettoso ci rovescia gli ombrelli e mi bagna gli occhiali. Siamo a casa. Ci liberiamo degli indumenti umidi, disfo le borse della spesa e distrattamente mentre chiacchiero con Hulko, prendo dal suo zaino il quaderno degli avvisi ....Nooo, come sarebbe a dire che la gita è rimandata causa maltempo? Me misera e tapina.
mercoledì 22 aprile 2009
A ognuno il suo piccolo viaggio…

Ogni mattina aspetto che passi il bus alla solita fermata:
studenti che chiacchierano, genitori con bimbi da accompagnare a scuola, passeggini ingombranti, persone che fumano, lavoratori impazienti: tutti in attesa con la speranza che passi un bus accogliente, semivuoto, vivibile?! Un bus “fantastico”: colore brillante, design accattivante, linea perfetta… comodo, accogliente, pulito…
Aspetta, aspetta e aspetta… il rombo del motore in lontananza mi mette sull’avviso: il bus sta arrivando. Ragazzi comincia il viaggio!
Salgo, mi guardo intorno, l’autobus è pieno: sono in buona compagnia.
Anche oggi è passato il bus, il solito, il quotidiano.
Ogni giorno è un viaggio indimenticabile: il nostro viaggio personale.
venerdì 3 aprile 2009
Vortice
Ehilà c'e' qualcunooo? Dove sono finiti i sogni? Il tempo di crederlo possibile e poi più nulla? Ho capito, ci siamo fatti prendere di nuovo nel vortice della vita. Gira, gira, gira, ogni tanto si riesce ad uscire (raramente direi) per poi venire di nuovo risucchiati nel fai questo, fai quello... No ragazze, cosi' non va bene, non bisogna caderci di nuovo! Forza alzatevi e reagite, facciamo sentire la nostra voce. Non abbiamo niente da dire? Perche' gli altri cosa dicono di speciale? Potremmo metterci anche noi a spiegare come si paga un mutuo, o come si cambia un pannolino, o come affrontare i capricci dei bambini. E invece no! Sono gia' in troppi a farlo. Lo so e' difficile trovare il tempo per sognare senza Valentina diolabenedica che ci da' una mano a sbrigare le faccende ultraterrene. E infatti arriva la solita telefonata che mi riporta a terra...fai questo, fai quello...
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