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martedì 30 giugno 2009

Valore - Erri de Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca

(letta e rubata a Filippo Cioni, Quello che Vincent non avrebbe detto mai. Grazie!)

venerdì 26 giugno 2009

il 20 giugno quest'anno cade di sabato.

In spiaggia. Ore 11,30 inciampo e ruzzolo sulla passatoia che porta verso il mare blu, sotto lo sguardo attonito dell'incredulo bagnino. Ero ferma. O così sembrava. Al bar. Ore 17,00 con lo sguardo accompagno la vela di una barca che in lontananza a poco a poco scompare verso l'orizzonte. Un ottimo caffè, il secondo, accompagna l'armonia del panorama, il primo "si è" completamente rovesciato sul tavolino. Al ristorante. Ore 21,00, da neanche dieci minuti al tavolo e ho già tutti gli sguardi su di me. Con un semplice e lieve gesto, il mio ovviamente, faccio precipitare il coltello che si schianta rumorosamente a terra, ma solo dopo aver attraversato più di metà sala.

Anche Hulko, che ha ascoltato con attenzione il racconto della mia giornata, più volte interrotto dalle intrattenute risatine e battutacce della comprensiva mammYX, era alquanto perplesso. Se non ricordo male, ha anche flebilmente domandato: "Ma davvero sei caduta sulla spiaggia?" La felicità è una condizione di equilibrio perfetto.
Si? Sono nei guai. Temo.

giovedì 14 maggio 2009

La mamma è una nonna agli albori.

Si dice che viviamo per poter tramandare ai nostri figli. Nella realtà non abbiamo abbastanza tempo. Spendiamo una buona parte di quello che abbiamo a disposizione solo per imparare a conoscere noi stessi, a capire le nostre potenzialità a individuare i punti di forza e più di ogni altra cosa i punti di debolezza. Dovremmo essere capaci di insegnare ai nostri figli a come diventare grandi. A come vivere a pieno le emozioni e a godere di ogni momento e ogni situazione. Ma non siamo capaci perché altrimenti dovremmo anche riconoscere di aver vissuto a metà molte di quelle che ci sono capitate. Quando hai vent’anni non sai cosa voglia dire avere vent’anni. Non sai cosa devi fare, cosa è giusto che tu faccia proprio perché hai vent’anni e non torneranno più. Bisognerebbe essere capaci di impedire ai nostri figli di ripetere gli stessi errori, di vivere le nostre insicurezze e invece gliele trasmettiamo. Esserne consapevoli aiuta?

venerdì 8 maggio 2009

5 maggio 2009

5 maggio 2009, un giorno qualsiasi che con il tempo tenderò a dimenticare. Ma anche, come molti della mia vita un giorno intenso.
In ventiquattro ore ho ricevuto un fugace complimento, una critica, un gesto poco comprensivo, un abbraccio leale, un'offerta d'aiuto, un'assurda ingiustizia, una piacevole attenzione, una pessima battuta, un danno ma e per fortuna anche molti sorrisi e dell'affetto sincero. Tanti momenti e molte diverse emozioni. Così come spesso le cose positive mi alleggeriscono e mi lasciano aperta e sorridente, altrettanto frequentemente le cose negative mi lasciano arrabbiata, frustrata, irrigidita e concentrata su cose che non posso cambiare e magari neanche del tutto capire, anche per una giornata intera. Tutti questi momenti però, sia che mi lascino gioiosa sia che mi lascino frustrata, comunque mi lasciano.

Prima o poi lo fannno tutti e così anche il più bello dei sorriso se ne va.
Cioè non è che proprio se ne va. Non è scomparso, è solamente passato a qualcun altro nello stesso modo in cui è stato passato a me, inconsapevolmente in una nuova successione di emozioni. Tutto succede inconsapevolmente, ma è bello ogni tanto fermarsi e "vedere" il percorso di un sorriso e immaginare il contagio della serenità che abbiamo dato e ricevuto. Ma è anche allo stesso modo triste vedere il percorso della rabbia, i modi distruttivi in cui esprimiamo ciò che ci è stato trasmesso verso persone a cui vogliamo bene o a perfetti sconosciuti. Le emozioni sono quindi durevoli, molto di più che i contesti nei quali ci vengono trasmesse. È per questo che stanotte, trovando la mia macchina in buona parte distrutta, (per? ...rabbia, frustrazione, vandalismo, odio, violenza?) ho abbracciato, come sempre salutando, i miei due amici, guidato fino a casa guardando la città dal parabrezza rotto, senza perdere il sorriso per tutto ciò che di bello mi ha dato questo 5 maggio 2009 qualunque.

sabato 18 aprile 2009

Girotondo.

Si frulla. Inizia a girare su se stesso. Gira, e gira, e gira fino a quando non mette più a fuoco ciò che lo circonda e finisce col perdere l’equilibrio. Sarà un modo di evadere dalla sua quotidianità?! Temo anche per il mio equilibrio.

lunedì 13 aprile 2009

Imprinting.



Avendo rimandato a lungo l'incontro-scontro con il ferro da stiro, questa mattina aprendo l'anta del mobile i panni mi si sono letteralmente buttati fra le braccia...e così ho acceso il ferro e la televisione, riflesso incondizionato. orbene dopo il quarto telegiornale, quindi stesse notizie, stessi commenti e soprattutto stesse riprese, ho optato per un canale musicale, più giovane e più sereno. nessuna play list mi imbatto invece in un programma, protagonisti i ragazzi che, aiutati da un anonimato iniziale, possono trasferirsi sensazioni e emozioni difficili attraverso alcune lettere per arrivare poi a un confronto finale, viso a viso. nella puntata di oggi, ambientata in un liceo, M. 19 anni, belloccio, è il destinatario di un messaggio anonimo. leggermente imbarazzato in poche righe scopre che il mittente-segreto lo reputa un ottimo amico, leale, intelligente e divertente pur se diffidente e sospettoso. il mittente-generoso però per aiutarlo a capire di potersi fidare degli altri, prerogativa che lo porterebbe a godersi la vita (opinabile), gli offre la possibilità di vivere delle esperienze e incontrare delle persone molto speciali. il ragazzo circondato dagli amici, che intervistati si schierano a tratti con il mittente-illuminato, a tratti con lui (vatti a fidare...), riceve in effetti stimoli importanti che lo portano a riconoscere di avere ampi spazi di miglioramento. è infatti di carattere permaloso, possessivo e un po' lunatico. completato così il percorso introspettivo, per il quale è stato sufficiente un pomeriggio di riprese, arricchito nell'animo, scopre nell'ultimo messaggio che l'autore però è G. la sua ragazza, 18 anni.
decide di incontrarla, la raggiunge e si unisce a lei ad un tavolo. si guardano, lei gli sorride (ahia), lui le sorride, lei ha urgenza di parlare
"Sei arrabbiato?" errore numero uno: ti poni nella condizione di essere giudicata per la scelta che hai fatto, se fosse arrabbiato vorrebbe dire che hai sbagliato.
lui risponde di no.
lei allora gli confida in un attimo di ritenerlo un fidanzato quasi perfetto. in un'intervista in apertura forte della propria unicità, del proprio valore si diceva delusa della sua insicurezza e della sua gelosia, caratteristiche che, nel tempo, li avrebbero portati a lasciarsi. dunque dove eravamo rimasti? gli rivela però di non essere completamente soddisfatta della loro relazione, lui si alza, le va vicino, si china quasi a sfiorarla e le domanda con tono basso e gentile
"Hai ottenuto ciò che volevi?" a lei si rompe la voce, errore numero due: ti senti debole perché hai paura di perdere ciò che hai, che è qualcosa ma non tutto.
lui l'abbraccia, lei cede al pianto liberatorio, errore numero tre: ti sei fatta fregare.
ma come è potuto succedere, sei partita convinta di sapere ciò che era giusto per te e certa di poter cambiare le cose e ora in lacrime hai già accettato di cedere a compromessi?
attenzione al gran finale,
"Allora vuoi che cambi?" e lei... e lei?! "No, non ti cambierei, sto bene con te". Applauso.