giovedì 15 ottobre 2009

Maleventum, la leggenda del "Noce" [seconda parte]



Per la seconda parte ho pensato, saggiamente aggiungerei ;-) di chiedere aiuto alla mia preziosa guida. Chi meglio de LoZiodiMariposa avrebbe potuto raccontare della sua amata città? Mi metto da parte, e dall'ultimo banco con vivace curiosità ascolto... :-)


nella foto la "porta Benevento" e tratto di cinta fortificata della città romana di saepinum. sepino, campobasso. molise -italy-
Ringrazio per la gentile concesione :-) arch. francesco de vincenzi - isernia - (archifra)

mercoledì 14 ottobre 2009

Mercoledì. Il diario di Adamo ed Eva.

Ora, quando siamo insieme ci troviamo proprio bene e ogni giorno che passa ci conosciamo un po' di più. Non tenta più di evitarmi, buon segno, e lascia anche capire che gli piace avermi con sé.

Questo fatto a me dà piacere e io mi do un gran da fare per essergli il più utile possibile, così che la sua stima cresca.

Ultimamente mi sono completamente accollata il compito di dare un nome alle cose e il mio gesto lo ha molto sollevato, perché non è troppo dotato sotto questo aspetto e di questo mi è, in maniera evidente, grato. Non è in grado di farsi venire in mente un solo nome razionale che lo riscatti ai miei occhi, ma io faccio in modo che non si accorga che so di questo suo difetto. Così, ogni volta che appare una nuova creatura, io le do il nome prima ancora che il suo goffo silenzio ne tradisca l'imbarazzo. Così facendo, in diverse occasioni, gli ho risparmiato attimi di difficoltà. Io, quel suo difetto, non ce l'ho. Nel momento stesso in cui il mio sguardo si posa su un animale, so di che animale si tratta. Non ho bisogno di rifletterci su neppure un attimo; subito mi viene la parola esatta, proprio come per ispirazione, e non c'è dubbio che sia così, perché ho la certezza che un secondo prima quella parola non era dentro di me. Si direbbe che, per sapere di che animale si tratti, la forma di quell'animale e il modo in cui si muove mi siano sufficienti.

Quando per la prima volta fece la sua comparsa il dodo lui pensò che si trattasse di una lince. Glielo lessi negli occhi. Ma gli venni in aiuto. E fui molto attenta nel farlo in modo che il suo orgoglio non ne fosse ferito. Con grande semplicità, e come se fossi piacevolmente sorpresa, cominciai a parlare e, senza nemmeno avere l'aria di chi gli stesse fornendo un'importante informazione, dissi: "Guarda, guarda, sembra impossibile, ma quello è un dodo!" E senza avere per niente l'aria di farlo gli spiegai come ero riuscita a capire che era di un dodo che si trattava. Fu chiaro che era pieno di ammirazione, anche se mi venne il sospetto che si fosse un po' risentito del fatto che io ne conoscessi il nome e lui no. Che mi ammirasse, mi diede molto piacere e prima di addormentarmi quel pensiero mi ritornò alla mente più di una volta, riempiendomi di gioia. E' sufficiente così poco per farci felici quando sentiamo di esserci guadagnata la felicità.


Tratto da Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain
Newton Compton, Grandi Tascabili Economici

martedì 13 ottobre 2009

siamo tutte con lei. soprattutto se possiamo assaggiare :)




delizie salate e dolcetti coi fiocchi
creazioni esclusive gentili al palato
bramose le dita, bocconi per occhi
incantati, ogni senso ne sia risvegliato

profumi e sapori si fondono in bocca
il piano cottura la fa mezzobusto
nel cuore goloso della filastrocca:
chefBarluz insegna! la scuola è congusto :)


sabato 17 ottobre chefBarluz esordisce come docente alla scuola del progetto congusto, in via tazzoli 11, a milano - http://www.congusto.it/

robe da pupazzi.



Solo show 'Dushi', The Haque 2009
Different materials and a site specific video installation
A solo show inspired by the toys and (cuddle)sculptures of children, where the change of scale completely changes their function and feeling.

Rubber Duck, Hasselt 2009
10 x 11 x 13 meters
Inflatable, pontoon and generator
The Rubber Duck knows no frontiers, it doesn't discriminate people and doesn't have a political connotation. The friendly, floating Rubber Duck has healing properties: it can relieve mondial tensions as well as define them. The rubber duck is soft, friendly and suitable for all ages!

www.florentijnhofman.nl

Martedì. Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain.

Ho lavorato tutta la mattina per apportare miglioramenti alla mia proprietà; gli sono stata lontana di proposito perché speravo che così si sentisse solo e venisse da me. Inutilmente.

A mezzogiorno ho finito la mia giornata di lavoro e per svagarmi mi sono messa a giocherellare con le api e le farfalle, mi sono data alla pazza gioia tra i fìori, quelle creature stupende che rubano al cielo il sorriso di Dio e lo conservano dentro di sé. Li ho raccolti e ne ho intrecciato ghirlande con le quali ho rivestito il mio corpo mentre consumavo il pranzo - mele naturalmente; poi mi sono seduta nell'ombra ad aspettarlo piena di desiderio. Ma non è venuto.

Ma ha poca importanza. Non sarebbe successo assolutamente niente, perché i fiori non lo interessano. Li chiama robaccia, non li distingue l'uno dall'altro e pensa che sia segno di superiorità pensarla come la pensa lui. Non lo interesso io, non lo interessano i fiori, non lo interessa il cielo ornato di stelle la sera - ma esiste qualcosa che lo interessi oltre ai tuguri che si costruisce per rintanarvisi dentro così da proteggersi dalla buona pioggia che cade pulita; all'infuori dei meloni su cui picchia per vedere se sono maturi; all'infuori dell'uva che controlla grappolo per grappolo; all'infuori della frutta da albero che lui palpeggia per vedere come vanno i suoi possedimenti?

Ho messo un ramoscello secco sulla terra e ho cercato di farci dentro un buco usandone un altro, volevo realizzare un mio piccolo piano ma immediatamente mi sono presa uno spavento terribile. Dal buco si è alzata una pellicola bluastra, trasparente e sottile, ho lasciato cadere tutto e sono scappata. Ho pensato fosse uno spirito e mi sono presa una paura! Poi mi sono guardata alle spalle e lo spirito non mi seguiva; allora mi sono appoggiata a una roccia per riposarmi della corsa, ansimavo e mi tremavano le gambe; ho aspettato che le gambe e le braccia smettessero di tremarmi e ridiventassero salde. Poi, muovendomi cautamente, sono lentamente tornata carponi verso il punto da cui ero fuggita, mi guardavo intorno con circospezione, pronta a scappare se fosse stato il caso; e quando sono stata di nuovo vicina ho spiato da dietro un cespuglio di rose, dopo averne separato i rami - speravo che l'uomo fosse nei paraggi, perché avevo un'aria deliziosamente astuta e graziosa - ma lo spirito era scomparso.
Mi sono avvicinata e ecco che nel buco si raccoglieva un briciolo di polvere finissima e rosa. Ci ho messo dentro il dito perché volevo sentirne la consistenza e ho gridato "Ahi!", poi l'ho tirato fuori. E' stato un dolore lacerante. Mi sono messa il dito in bocca; dopo, tra gemiti e saltelli, prima su un piede poi sull'altro, sono riuscita in un attimo ad alleviare la sofferenza; allora ho provato una grande curiosità e ho cominciato a esaminare il tutto.

Mi incuriosiva sapere che cosa fosse la polvere rosa.

All'improvviso me ne è venuto in mente il nome, anche se non l'avevo mai sentito prima di allora. Era FUOCO! Ne ero certa più di qualsiasi altra cosa al mondo! Per questo, senza esitare gli diedi quel nome - fuoco.

Avevo creato qualcosa che prima non esisteva; alle ricchezze immense del mondo avevo aggiunto qualcosa di nuovo; nel rendermene conto ho sentito orgoglio per l'impresa compiuta e sono stata sul punto di mettermi a correre per cercarlo, per raccontarglielo, nella speranza di salire nella sua stima - ma ci ho pensato su e non l'ho fatto. No - non l'avrebbe interessato. Mi avrebbe chiesto a cosa mai potesse servire e come avrei potuto rispondergli?

Infatti se non fosse servito a nulla e fosse stato bello, semplicemente bello?

Così ho sospirato e non ci sono andata. Perché il mio fuoco non serviva a niente; non serviva a costruire una capanna, non serviva a migliorare la qualità dei meloni, non serviva a accelerare il raccolto; non aveva nessuna utilità, era una sciocchezza, così vana; egli l'avrebbe disprezzato, avrebbe detto parole dure. Ma ai miei occhi quel fuoco non andava disprezzato; ho detto "Fuoco, io ti amo; tu deliziosa creatura rosa sei BELLA - e questo è quanto basta!" e stavo per stringerlo al seno. Ma non l'ho fatto.
Poi ne ho ricavato un'altra massima, tutta di testa mia, che però era così simile alla prima da far sospettare che ne fosse un plagio:

Dopo che il fuoco l'ha scottato, l'Esperimento lo teme.

Di nuovo ci ho lavorato; e dopo essere riuscita a produrre una quantità discreta di polvere di fuoco, l'ho raccolta dentro una manciata di erba secca marrone, volevo portarla a casa, tenerla sempre con me e giocarci; ma il vento ci ha soffiato sopra con forza, la polvere si è sparsa ovunque intorno e mi ha colpita con violenza ed io l'ho lasciata cadere e mi sono messa a correre.

Quando mi sono girata indietro, lo spirito azzurro era lassù in alto, come una nuvola si allontanava disfacendosi e poi ricomponendosi in volute rotonde; subito pensai a un nome - FUMO! - anche se, lo giuro, non avevo mai sentito la parola fumo prima di allora.

In breve, faville luminose dal colore giallorosso si alzarono tra il fumo e in un attimo diedi loro un nome - FIAMME! - e come se non bastasse il nome era quello giusto, anche se quelle che avevo davanti erano di certo le prime fiamme del mondo. Salirono sugli alberi e nel loro splendore facevano di tanto in tanto capolino tra le ampie volute del fumo nella cui massa che andava estendendosi e riversandosi quelle fiamme di quando in quando scomparivano; l'entusiasmo e la gioia che ne provai furono tali che non riuscii a fare a meno di battere le mani, ridere, ballare, era tutto così nuovo e strano, così stupendo e bello!

Lui arrivò di corsa, si fermò con gli occhi spalancati, per molti minuti restò senza parole. Poi mi chiese che cosa fosse. Fu un peccato che me lo chiedesse con una domanda così esplicita. Perché naturalmente dovetti rispondergli e lo feci. Gli dissi che si trattava del fuoco. Che gli desse fastidio il fatto che lo sapessi, e che fosse costretto a chiedermelo, non è colpa mia; non avevo nessuna intenzione di innervosirlo. Dopo un momento di silenzio mi chiese:

"E come è successo?" Ancora una domanda esplicita cui bisognava dare una risposta esplicita.

"L'ho fatto io." Il fuoco si stava allontanando sempre di più. Egli si diresse al limite della zona bruciata e guardò a terra a lungo, poi disse: "E questi che cosa sono?"
"Carboni!"
Ne raccolse uno per guardarlo da vicino, ma cambiò idea e lo rimise per terra. Poi se ne andò. NIENTE lo interessa.

Ma tutto interessava me. C'era la cenere grigia, morbida, delicata, graziosa - la riconobbi subito. E la brace; riconobbi anche quella. Trovai le mele e ne raccolsi una gran quantità, la cosa mi diede piacere, perché sono molto giovane e ho un buon appetito. Ma ne fui delusa; erano scoppiate tutte e erano rovinate. Così sembrava; ma non era vero; erano migliori di quelle crude. Il fuoco è bello; penso anche che un giorno o l'altro avrà una sua utilità.

lunedì 12 ottobre 2009

...allora si che inizierei ad apprezzare il traffico della città.


Ogni mattina, LaZia si alza e sa che per sopravvivere dovrà farsi largo nel traffico in mezzo ai prepotenti che sbraitano a suon di clacson. Ogni mattina, LaZia si alza e sa che per sopravvivere dovrà avere tanta… ma proprio tanta... pazienza e un pizzico di fantasia. Così si immagina a bordo della numero 5, la Pussycat, piú impegnata a incipriarsi che a osservare tutto ciò che le accade intorno.


La corsa più pazza del mondo
Pussycat Vettura n°5 - La divina Penelope Pitstop

domenica 11 ottobre 2009

Domenica. Il diario di Adamo ed Eva.

E' ancora lì. Si direbbe che stia riposando. Ma è un trucco: la domenica non è il giorno giusto; è il sabato il giorno destinato al riposo. A me dà l'impressione di essere una creatura alla quale, più che qualsiasi altra attività, interessa il riposo.

Dovessi riposare così a lungo, io mi stancherei moltissimo. Solo a starmene seduta a guardare un albero, mi stanco.
Non riesco a capire a che cosa possa servire, quell'essere; non una volta che sia riuscita a vederlo fare qualcosa, una cosa qualsiasi.

Ieri sera hanno restituito la luna, ne ho provato una felicità immensa! Penso che si siano comportati molto onestamente.
Poi è riscivolata verso il basso e ancora una volta è caduta fuori, ma non ho provato tristezza; quando si hanno dei vicini simili non c'è di che preoccuparsi; la riporteranno dov'era. Vorrei tanto fare qualcosa che provasse la mia gratitudine. Vorrei fare aver loro delle stelle, perché noi qui ne possediamo fin troppe. Voglio dire io, non noi, perché mi sembra di capire che al rettile cose del genere proprio non interessino.

Ha gusti volgari e non è neppure gentile. Ieri sera, nell'ora del crepuscolo, quando andai a vederlo, era strisciato verso il basso e stava cercando di acchiappare i pesciolini screziati che giocano nello stagno e fui costretta a tirargli addosso delle zolle di terra, per far sì che li lasciasse in pace e se ne tornasse sull'albero. Mi domando se è a questo che quell'essere serve.

Dunque non ha un cuore? Non sente nessuna pietà per quelle minuscole creature? E' possibile che sia stato progettato e costruito perché compisse gesti così poco carini? Ne ha proprio l'aria. Una delle zolle lo colpì dietro l'orecchio e il rettile usò la parola. La cosa mi diede un'eccitazione intensa, perché era la prima volta che in vita mia sentivo la parola venire da un essere che non fossi io. Non lo capii, ma le sue mi sembrarono parole molto eloquenti.

Scoperto che il rettile sapeva parlare, ricominciai a provare interesse nei suoi confronti, perché io adoro parlare. Parlo tutto il giorno, parlo anche nel sonno, e dico cose molto interessanti, ma se solo avessi qualcuno con cui parlare, direi cose ancora più interessanti e non smetterei mai, se solo qualcuno lo volesse.

Se questo rettile è un uomo, allora non è una COSA, vero? Una COSA o ESSO non sarebbero corretti dal punto di vista grammaticale, vero? Dovrebbe essere un EGLI. Sì, penso che sia così. Quindi, se così fosse, è nel modo seguente che l'analisi grammaticale dovrebbe svolgersi: nominativo, EGLI; dativo, LUI; possessivo, SUO. Benissimo, fino a prova contraria, lo considererò un uomo e mi riferirò a lui usando il pronome egli fino al momento in cui egli risulterà essere qualcosa di diverso. Sarà più comodo così, piuttosto che avere tante incertezze.
La domenica della settimana seguente

Per tutta la settimana non ho fatto che stargli dietro per cercare di fare amicizia. Visto che era timido, è toccato a me occuparmi delle chiacchiere, ma lui non se ne è risentito. Sembrava gli desse piacere che io fossi lì, ho usato moltissimo il "noi", tanto socializzante, dal momento che l'essere incluso pareva lusingarlo.


Tratto da Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain
Newton Compton, Grandi Tascabili Economici

Sunday Test.

Il preambolo della giornata è stato questo, mi ha raggiunto con il telecomando in mano mentre preparavo la colazione:
- Mamma ci parliamo un po' o guardo la tv?
(...)
Poco più tardi lo sprono dalla cucina a compiere tutte le attività del mattino.
- Allora hai fatto?
Lui dal bagno, anche un po' divertito,
- Nada de nada. Lo sai cosa vuol dire?
Lo raggiungo,
- 'Niente di niente'. Datti una mossa, su.
- E 'Hello'?
- 'Ciao'.
- 'I like'.
- 'Mi piace'.
- Ehi come fai a saperle tutte!?
Son soddisfazioni. A 7 anni riesco ancora ad impressionarlo con le mie conoscenze, quanto durerà?

sabato 10 ottobre 2009

Sabato. Il diario di Adamo ed Eva.

Ora ho un giorno di vita. Quasi un giorno intero. Sono arrivata ieri. Almeno così mi sembra. E credo sia così, perché se è esistito un giorno-prima-di-ieri, quando quel giorno c'era non c'ero io, altrimenti me ne ricorderei. Naturalmente è possibile che quel giorno ci sia stato e che io non me ne sia accorta.
Benissimo; da ora in poi starò molto attenta e se mai ci saranno dei giorni-prima-di-ieri, ne prenderò nota. La cosa migliore sarà cominciare bene e fare in modo che le mie memorie non si presentino confuse, perché l'istinto mi dice che saranno proprio questi i particolari ai quali un giorno gli storici daranno peso.

Infatti ho la sensazione di essere un esperimento ed è esattamente come un esperimento che mi sembra di sentirmi; sarebbe impossibile, per chiunque, sentirsi un esperimento più di quanto mi ci senta io, così sto per arrivare alla conclusione che è proprio questo quello che SONO - un esperimento; un semplice esperimento, nient'altro di più.

Dunque, se sono un esperimento, è a me che quell'esperimento si riduce? No, non credo; credo che il resto ne sia parte. Io ne sono la parte più importante, ma penso che tutto il resto abbia il suo peso. Forse che la mia posizione è sicura, oppure è mio compito difenderla e averne cura? Probabilmente dovrò averne cura.

L'istinto mi dice che l'attenzione eterna è il prezzo della supremazia. (Per essere giovane come sono, quest'ultima frase mi pare molto intelligente.) Oggi ogni cosa ha un aspetto migliore di ieri. Nella fretta di mettere un termine al giorno di ieri le montagne erano state abbandonate in uno stato deplorevolmente lacero e era tale la quantità di resti e di macerie che ricopriva una parte dei bassopiani che l'immagine era piuttosto desolante. Opere d'arte di grande nobiltà e bellezza non dovrebbero conoscere la fretta; e non c'è dubbio che questo nuovo mondo è un'opera maestosamente nobile e bella. Senza alcun dubbio è inoltre stupendamente prossimo alla perfezione, per quanto sia da così poco che esiste.

In certi punti ci sono troppe stelle e troppo poche in altri, ma sono sicura che a questo si può porre rimedio in un attimo. La notte scorsa la luna si è liberata, è scivolata verso il basso e è uscita dal disegno - una perdita gravissima; al solo pensarci mi si spezza il cuore. Non esistono un ornamento e una decorazione che possano reggere al suo confronto, tanto è bella e rifinita con cura. La si sarebbe dovuta fissare meglio.
Se soltanto potessimo riaverla!

Ma naturalmente nessuno sa dove sia andata a finire. Inoltre, la persona che la troverà, chiunque sia, la nasconderà; lo so perché lo farei anch'io. Penso che sarei capace di essere onesta nei confronti di tutto il resto, ma ormai ho cominciato a rendermi conto che la vena più profonda della mia natura è l'amore per ciò che è bello, una vera e propria passione; sarebbe pericoloso affidarmi la luna di qualcun altro nel caso che quest'ultimo non sapesse che la persona che ne è in possesso sono io. Potrei rinunciare a una luna che avessi trovato alla luce del giorno, perché avrei paura che qualcuno mi avesse vista; ma nel caso la trovassi nel buio sono certa che mi inventerei una qualche scusa per evitare persino di parlarne. Perché adoro le lune, sono così graziose, così romantiche. Come mi piacerebbe che ce ne fossero cinque o sei; non andrei mai a letto; non mi stancherei mai di starmene sdraiata sulla riva muschiosa, con lo sguardo rivolto verso di loro.

Anche le stelle sono belle. Ne vorrei un paio, me le metterei nei capelli. Ma ho la sensazione che non riuscirò mai ad averle. Vi sorprenderebbe scoprire quanto siano lontane, perché non sembrano così distanti. Quando la notte scorsa, per la prima volta, sono apparse, ho provato a tirarne giù qualcuna con un bastone, ma con mia grande sorpresa non sono riuscita a toccarle; poi ho provato con delle zolle di terra, ci ho provato e riprovato tanto da restare, alla fine, senza forze, ma non sono riuscita a colpirne una, mai. Il fatto è che sono mancina e non mi riesce di tirare come si deve. Anche quando prendevo per bene di mira la stella che volevo colpire, colpivo l'altra, sebbene qualche volta ci sia arrivata vicinissima, perché ho visto la macchia nera della zolla penetrare le aureole dorate delle stelle, credo quaranta o cinquanta volte e mancarle per un'inezia; se solo fossi riuscita a resistere appena un po' di più una, forse, sarei riuscita a colpirla.

Così per un po' ho pianto, reazione naturale, credo, per una della mia età, poi, dopo essermi riposata, ho preso un cestino e mi sono incamminata alla volta di un posto, sul bordo estremo del cerchio, là dove le stelle erano vicine alla terra e dove avrei potuto raccoglierle con le mani e sarebbe stato molto meglio così, perché in quel modo avrei potuto coglierle amorevolmente, senza spezzarle. Ma era più lontano di quanto pensassi e alla fine dovetti rinunciarvi; ero stanca al punto da non riuscire a trascinarmi un passo più in là; e avevo un gran male ai piedi.

Non riuscii a ritornare a casa; era molto molto lontana e cominciava a fare freddo; ma trovai delle tigri e mi accoccolai fra di loro, le tigri erano deliziosamente comode e il loro alito dolce e piacevole, perché si nutrono di fragole. Non avevo mai visto una tigre prima di allora, ma in un attimo le riconobbi dalle strisce. Se riuscissi a procurarmi una di quelle pelli, me ne farei un grazioso mantello.

Oggi comincio a capire meglio che cosa siano le distanze. Il desiderio di impossessarmi di tutto ciò che fosse carino era così forte che, come stordita, allungavo la mano per afferrarlo e a volte era troppo lontano, a volte invece, quando era a mezzo palmo da me, avevo la sensazione che fosse a un palmo - e ahimè tra noi c'erano anche delle spine! Mi sono presa una bella lezione e ne ho anche ricavato un assioma, tutto di testa mia il mio primo assioma in assoluto: Dopo che la spina ha lasciato il suo segno, l'Esperimento la teme. Penso che, per essere giovane come sono, sia un gran bell'assioma.

Ieri pomeriggio, da lontano, ho seguito l'altro Esperimento, volevo capire a che cosa potesse servire. Ma non ci sono riuscita.

Credo sia un uomo. Non ne avevo mai visto uno, ma quell'essere gli assomigliava. Verso di lui mi rendo conto di provare una curiosità più forte di quella che provo nei confronti di qualsiasi altro rettile. Ammesso che sia un rettile e io credo lo sia; infatti ha capelli arruffati e occhi azzurri e sembra un rettile. Non ha fianchi; ha una forma affusolata come quella di una carota; quando sta in piedi si allarga come un argano, per questo penso sia un rettile, anche se è possibile che sia una questione di struttura.

In un primo momento mi fece paura; tutte le volte che si voltava mi mettevo a correre, perché pensavo che mi avrebbe inseguita, poi, poco alla volta mi resi conto che stava semplicemente cercando di far perdere le proprie tracce, così, da quel momento, non ne ebbi più timore e lo pedinai per parecchie ore, standogli alle spalle, alla distanza di circa dieci metri e questo fatto lo rendeva nervoso, infelice. Alla fine la cosa lo preoccupò parecchio, così si arrampicò su un albero. Per un po' rimasi a aspettare, poi ci rinunciai e tornai a casa.

Oggi si è ripetuta la stessa storia. Ancora una volta sono riuscita a farlo finire sull'albero.


Tratto da Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain
Newton Compton, Grandi Tascabili Economici

il mio primo audiolibro.



ascolta qui un brano

Tratto da Il diario di Eva di Mark Twain
Audiolibro, Edizioni Full Color Sound

http://www.fullcolorsound.it/twain.htm

venerdì 9 ottobre 2009

Ed è subito sera.

Sveglia. Colazione. Toeletta.
Macchina.
Bacio. Ingresso a scuola.
Macchina.
Ufficio. Sopravvivenza.
Macchina.
Lo recupero al giardinetto sotto casa vegliato dalla mamma di streghetta, a 2 ore dall'uscita da scuola.
Casa. Doccia (lui). Fornelli (io).

Sediamo al tavolo per cena.
- Allora Hulko che materia avete fatto?
- Geografia.
- Bene.
- Anzi no ortografia.
- Beh...
- No, no mamma ho sbagliato, era geografia...o non so.
- D'accordo oggi evidentemente avete studiato l'assonanza.

martedì 6 ottobre 2009

domenica 4 ottobre 2009

Oggetto non identificato (un titolo così è sprecato per questo post).

E' ufficiale sono arrabbiata. Anzi no sono disillusa. No meglio disincantata. Forse più propriamente stanca. Qualunque cosa sia non è piacevole.
Passerà.
Passerà?
Sì, passerà.

Tu chiamale se vuoi emozioni.

"a volte mi perdo nel leggere i vostri post e il vostro blog...
non so mai cosa scrivere,
ma mi piace molto quello che leggo
e quello che immagino siate diventate negli ultimi anni"


(Trasferito dalla ns mail privata)

Non potevamo lasciare che tu e le tue parole vi perdeste nel web. Questo è il vostro post(o). Ci hai commosso. Grazie AmicadiScorribande

amore, tango e stelle.



Il Tango è un patrimonio culturale dell'umanità: lo ha deciso il 1 ottobre 2009, il Comitato Intergovernativo dei Patrimoni intangibili dell'Unesco. Il Tango e' un demone agile e tempestoso. Il Tango è un pensiero triste che si balla. Il Tango è amore che diventa movimento. Il Tango argentino è il ballo più sensuale e nostalgico esistente al mondo da ballare sotto le stelle...
Adesso allora non mi resta che tifare per loro!

02/05/2003 L'Unesco tutela il firmamento contro l'inquinamento luminoso e il troppo alto consumo energetico perchè il cielo stellato è da difendere proprio come le risorse ambientali, la cultura, le opere d’arte o i capolavori dell’architettura...

http://www.cielobuio.org/

Questo post è per eppifemily, una perfetta tanghera.

venerdì 2 ottobre 2009

#splendida40enne. Noi ci abbiamo mandato lei!

La nostra meravigliosa inviata al #BLOGFEST.



BLOGFEST 2009
dal 2 al 4 ottobre 2009, Riva Del Garda

Oggi è iniziata la seconda edizione del BlogFest, il Festival italiano dedicato ai blogger, agli appassionati di internet e a quelli che come me, del mondo della rete ci hanno capito ancora poco ma ci sguazzano da mattina a sera con piacere!
8 BarCamp tematici allestiti nelle piazze del centro: ErotiCamp Soft, ErotiCamp Hard, PhotoCamp, MomCamp, To Do Camp, DissaporeCamp, YogaCamp e uno generalista "È morto il Bar Camp?", che fa il punto sullo stato di salute di questi incontri aperti (finalmente ho capito dove sono andata quando ho partecipato al primo MomCamp il lontano... quando è stato?!) E poi se nulla è cambiato c'è la prima Twitterence italiana, una conferenza con interventi contenuti entro il limite di 140 caratteri. E come mi ha insegnato qualcuno i limiti aguzzano l'ingegno... ;-)

Da Milano per oggi è tutto.
Passo e chiudo. A te la linea #splendida40enne.
Sono troppo arcaica :-D LOL


http://www.blogfest.it/
http://barcamp.org/MomCamp-BlogFest
https://twitter.com/paolabonini

L'arte di essere nonno.


"Non ho più altro da fare quaggiù, a parte amare."
"L'adorabile pericolo di essere nonno mi è caduto in testa e mi ha fatto una dolce ferita."

Victor Hugo (1802 -1885) scrittore, poeta e drammaturgo francese.

giovedì 1 ottobre 2009

il primo nato di nonhovalentina :)



s'accresce il principio del nostro parnaso
un blog con tre chili di più, o giù di lì
il trenta settembre è nato tommaso
StoPer... non si può più chiamare così!


zie e zio abbracciano virtualmente tommaso, mamma e babbo :)

mercoledì 30 settembre 2009

Una babysitter da favola (Need a babysitter today?)

Le favole del Fiocco Gigante | 6

Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza.
Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu', e la gente non sapeva più come regolarsi.
"Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?"
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu', di un blu' che così blu' il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
"Lei non sa chi sono io!"
Gli spiritosi lanciavano frizzi:
"Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l'olio d'oliva."
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu' fece in tempo a pensare:
"Poveretti! Io avevo dato il segnale di - via libera - per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio."

Il semaforo blu. (Favole al telefono. Gianni Rodari)

martedì 29 settembre 2009

Questo post l'ho rubato a @Pinkmartina



Il 26 settembre inizia la settimana dei libri banditi, e il motivo per cui questa settimana ha bisogno di esistere è che ancora oggi, anzi oggi sempre di più, c'è gente che vuole censurare i libri.

C'è gente che vuole decidere al posto nostro che cosa possiamo leggere e che cosa no.

C'è gente che per superstizione, ignoranza, bigottismo e non so cos'altro, pretende di negare a tutti noi la magia meravigliosa della lettura, la possibilità di entrare in quelle gallerie delle meraviglie che sono le librerie e guardare, toccare, sfogliare, annusare, leggere i risvolti e gli incipit, allargare le pupille davanti alle illustrazioni e scegliere, tra tutti, il nostro libro.

Tra TUTTI, non solo tra quelli che piacciono a loro.

E non si pensi che questo problema riguardi qualche oscura, lontana dittatura: la Banned Books Week è nata NEGLI STATI UNITI nel 1982 e da allora, purtroppo, non c'è proprio stato modo di poter smettere di farla.

Invito tutti a informarsi qui.... e poi a leggere, a più non posso.



http://bannedbooksweek.org/

http://cruella.vox.com/library/post/banned-books-week.html

@Pinkmartina
Biologa, Biotecnologa, Uligana, Metallara, Drogata di cioccolato, caffè, black russian e pink martini, Amante dei libri e delle passeggiate in montagna, Grande consumatrice di dolciumi e cercatrice di dolcezza, Vivo con Pino la tartatuga Ninja, Gino il Pleo e il Vampiro di peluche

Occasioni da prendere al volo.

Biondo. Occhi azzurri. Esempio di semplice eleganza. L'ho adocchiato appena sceso dall'aereo. Camicia azzurra impeccabilmente stropicciata con il doppio bottone dei polsini slacciato, jeans scuro, scarpa da ginnastica. Mi ha regalato un sorriso dolce e stupito. "Non sapevo saresti venuta anche tu".
No vabbè io questo qui non me lo faccio scappare ;-)
Domani sera vieni con LaZia al giapponese? [si sa gli uomini vanno presi per la gola]
"si"
"e dormi a casa de LaZia?" [io ci provo]
"si"
"e ti porta LaZia a a scuola?" [allora oso di più]
"si"

Io amo il mio accondiscendente nipotino.

lunedì 28 settembre 2009

Le nostre mani sono composte da 5 dita

Proprio così, le nostre mani sono composte da 5 dita, ognuna ha il proprio nome.
Mammotta, da brava mamma, si cimenta nella prima lezione.
“Allora Pansottina” – indicando le dita della mano sinistra – “questo è il pollice, questo l’indice, il medio, l’anulare e il mignolo”.
Pansottina: “Noo, non è il mignolo, questo (indicandolo) è cinque!”

domenica 27 settembre 2009

The Day After.

Questa mattina fatico a rassegnarmi al suono della sveglia, per più di mezz'ora a intervalli di 5 minuti interrompo il trillo per girarmi dall'altra parte e riprendere a sonnecchiare, imprecando fra me e me di aver preso un impegno con LaZia per le 11.30. Nel mentre ricevo un sms, a tastoni ritrovo il cellulare sul comodino (ma non saranno tutte queste onde ravvicinate a bruciarmi le ultime attività cerebrali?) "E se rimandassimo" rispondo "ok" e mi spalmo nuovamente goduriosa e vittoriosa (per la serie la rima che non vorresti aver fatto mai). Ma qualcosa è cambiato, improvvisamente non ho più sonno. Aspetto ancora un attimo ma tutto ha un gusto diverso. Mi alzo. Raggiungo la cucina, apro il frigo e verso il latte che stranamente ci impiega più tempo del solito a raggiungere il fondo della tazza, infatti si è semi-cagliato. Va bene non è la fine del mondo saltare il caffè latte al risveglio. Vado in bagno a prepararmi, qualche punto luce argenteo dà risalto alla mia chioma, torno in sala e telefono al parrucchiere per prenotare la tinta salvadepressionedainvecchiamentoprecoce. Alle 14.30 sono seduta nel salone giovane del mio quartiere fra tre ragazze che pesate insieme reggono in equilibrio l'altro piatto della bilancia occupato da me. Non importa mi do un tono leggendo Flair o meglio sfogliando la improbabile miriade di pagine pubblicitarie. Alle 17.00 sto dirigendo la mia macchina dall'altra parte della città, un viaggio di 40 km solo ad andare, per raggiungere l'unico punto vendita di Zara Home dove io devo assolutamente scegliere ed acquistare il mio nuovo copripiumino. Sto ispezionando e soppesando l'offerta della biancheria, ho anche trovato quello che mi piace, lo sapevo che dovevo venire proprio qui (fa nulla se poi ho scoperto tornando a casa di aver sbagliato le misure e che quindi devo rifare il viaggio per cambiarlo) quando sento il cellulare che vibra nella tasca della borsa:
- Ciao mamma.
- Ciao passerotto come stai? Tutto bene? Grazie della foto che mi hai mandato eri veramente bellissimo ieri, l'ho mostrata a tutti.
Sento dalla voce che è felice.
- Sai mamma che Lanuovamogliedipapà (sarei tentata di chiamarla L'ultimamogliedipapà) era proprio bella? Aveva dei capelli diversi io non l'avevo riconosciuta. Avresti dovuto vederla e anche la mia sorellina e anche il papà.
- Sono contenta che sia andato tutto bene.
- Loziolatente è già ripartito. Lo sai che è venuto con i pantaloni rossi e le calze corte?!...
A lui non dico nulla ma per un attimo, solo un attimo, forse l'unico da che ci conosciamo, c'è stata complicità con Loziolatente. Mi viene da pensare però che alla base ci fosse anche qualche brutta questione di famiglia mai risolta. Come ci si può presentare al matrimonio di tuo fratello, in uno dei paesi più cattolici che ci sia e dove i vestiti da cerimonia sono davvero vestiti da cerimonia, vestito così? Una resa dei conti?!
- ...e poi ho bevuto 3 o 4 coca cola, 2 fanta e forse del the.
- D'accordo pasticcino allora ci vediamo domani sera, vengo a prenderti in aeroporto.
Forse dovrei fare ancora un po' di training autogeno.

venerdì 25 settembre 2009

Biancaneve: 2a puntata

Una sera mi ricordo finalmente di portare la chiavetta usb con le foto più recenti di Pansottina e Smarties. Ci sediamo tutti davanti al portatile che normalmente Pansottina utilizza per vedere i suoi cartoni animati preferiti.
Lei, ad un tratto, si fa seria, corruga la fronte e dice: “Non essere sciocca, la più bella sono io”.
Mi giro interrogativa verso Mammotta che, sorridendo, mi spiega: “Non ti preoccupare, in questi giorni ha guardato Biancaneve”.

Questo lo ignoro.

Un paio di domande te le fai. Sono davvero indifferente al fatto che si sposi? Avrei voluto qualcosa di diverso? La sensazione è quella di aver lasciato alle spalle attrazione e coinvolgimento sentimentale ma resta pur sempre il padre di mio figlio e faccio fatica a scindere completamente le cose. E' passato del tempo, giorni, mesi, anni e mi ritrovo a fare alcune considerazione sulla mia vita. Su ciò che ho costruito. Su quello che sono diventata. Sul futuro. Alterno così pensieri semplici e sereni ad altri più difficili e nebulosi. Ma sono felice di aver ripreso in mano la mia vita.

giovedì 24 settembre 2009

il cecio e le domande difficili.

ho fatto pipì con un altro bambino.
ma dimmi: perché io non ho il fagiolino?

Biancaneve: 1a puntata


In fondo alla spiaggia dei nostri bagni hanno avuto la splendida idea di mettere un piccolo castello con scivolo e una casetta per far giocare i più piccoli. Le due “abitazioni” non sono mai molto affollate: castelli di sabbia, formine, paletta e secchiello, ma soprattutto acqua, schizzi e tuffi sono attività decisamente più allettanti!
Ma quando siamo al castello…
Pansottina, salita la scaletta e arrivata in cima comincia il ritornello: “O che bel castello marcondirondirondello, o che bel castello marcondirondirondà...”, naturalmente anch’io canto con lei. “Ma noo, zia! Devi dire marcondirondirondello, non marcondirondirondà!”. “Va bene, Pansottina!”
E poi giù a scivolare.
Nel castello si può anche entrare: c’è spazio per due o tre bambini, se riescono a condividere il gioco!
Questa volta Pansottina si infila nell’unica stanza del castello. Allora mi affaccio alla finestra:
“Buongiorno signora, mi prepara un caffè? Ecco che sul davanzale della finestra mi viene prontamente servita una manciata di sabbia, che sorseggio amabilmente.
“Che buono questo caffè, signora. Posso avere un pasticcino?”
“Sì. Adesso lo preparo” . Eccomi servito un bel sassolino.
Frattanto arriva una bimba un po’ più grande di Pansottina che entra nel castello.
Pansottina: “Tu non puoi entrare!”, minacciandola con l’indice alzato.
Zia Byc: “Pansottina, si gioca tutti insieme. Le hai chiesto come si chiama?”
Pansottina: “Tu come ti chiami?”
Lei: “Bianca”.
Pansottina replica prontamente: “Bianca-neve?”
Lei, candida: “No, Bianca C _ _ _ _ _ _o”, dicendo nome e cognome.

Corso pratico di sopravvivenza.

In questi giorni è un po' irascibile e teso. Pronto ad abbozzare la lacrima davanti ogni incertezza. Sarà l'inizio della scuola. Sarà un po' stanco. Sarà l'autunno. Saranno le castagne...fin quando senza che io abbia fatto nulla di particolare perché accadesse, la mente magicamente mi ha restituito parole e pensieri custoditi a lungo. A pagina 25 del Manuale di Sopravvivenza del Genitore Separato avevo letto a suo tempo "...il bambino, più o meno consapevolmente, tenderà a colpevolizzare il genitore con cui vive per aver in qualche modo provocato e permesso la dipartita dell'altro genitore..." Caspita è arrabbiato con me. Fra un paio di giorni accompagnerà il papà in Spagna per partecipare alle sue nuove nozze (le seconde e nessuna con me, per dovere di cronaca). La forza di questo pensiero mi stordisce e penso che forse farei bene a parlargli, a cercare di alleggerire la sua preoccupazione verso ciò a cui sta andando incontro e del quale non conosce 'peso specifico e volume di ingombro'.
Non trovo un momento che mi ispiri ma mi sembra sia diventato urgente e così rientrando in macchina dal supermercato con fuori il buio e la musica in sottofondo gli dico - Sai che, anche se il papà si sposa, non cambierà nulla. Sguardi rivolti alla strada, all'infinito. Aggiungo - E' solo una giornata di festa ma il papà e la sua fidanzata vivono già insieme e con loro ci siete tu e la tua sorellina. Si volta con gli occhi grandi e mi disarma rispondendomi - Perché me lo dici mamma anche se io non ti ho chiesto niente? Vacillo ma mi riprendo subito, o almeno è ciò che credo - Lo so ma ho pensato che forse vuoi sapere cosa succede dopo il matrimonio e cosa significa sposarsi. A volte le cose che non si conoscono sembrano sempre più grandi e difficili di quanto non siano. - Grazie mamma. Anche questa volta la voce ha tradito il mio stato d'animo. Entrambi abbiamo versato qualche lacrima per le ragioni più diverse ma condividendo ognuno la sofferenza dell'altro. Non ricordo di aver letto quella di Hulko fra le risposte possibili nel Manuale di Sopravvivenza del Genitore Separato oppure non ho prestato la giusta attenzione alle tecniche insegnate. Feriti ma vivi.

mercoledì 23 settembre 2009

Anch'io voglio come madrina la Fata Smemorina...

La tenerezza...




Ringraziamenti speciali a LaZia!

martedì 22 settembre 2009

Oggi

Ma quindi...visto che oggi...beh...allora posso essere io Alice?





il babbo del cecio si opera.

aggrotta le ciglia, scurisce la faccia
scatena il piedino, incrocia le braccia
si butta per terra, urla: povera me!
il cecio è nervoso se il babbo non c'è...

Annavera e Enrico



Non sia mai ch'io metta impedimenti al matrimonio
di due anime fedeli; amore non è amore
se muta quando nell'altro scorge mutamenti,
o se tende a recedere quando l'altro si allontana.

Oh, no! Esso è termine fisso
che domina le tempeste e non vacilla mai;
esso è la stella di ogni sperduta barca,
il cui potere è ignoto, pur se ne misuriamo l'elevatezza.
Amore non soggiace al Tempo, anche se labbra
e rosee guance cadranno sotto la sua arcuata falce.
Amore non muta in brevi ore e settimane,
ma impavido resiste sino al giorno del Giudizio.

Se questo è errore, e sarà contro me provato,
allora io non ho mai scritto, e mai nessuno amato.

Sonetto CXVI, William Shakespeare

Maleventum, dalle origini alla mia visita [prima parte]



Benevento è una città sannitica, romana, longobarda e poi pontificia. Benevento è un interessante patrimonio storico ed archeologico. Benevento è la "città delle streghe". Benevento è anche la città dove ho trascorso un piacevolissimo fine settimana, lo scorso. Ma procediamo con ordine e soprattutto vediamo se ho imparato qualcosa. "ZioNunzio" ;-) io ci provo...

Con il V secolo a.C. comincia la storia documentata del Sannio e di quella città Benevento, che nasce tra il corso dei fiumi Calore e Sabato. Popolo seminomade, i Sanniti, avevano tecniche di combattimento simili a quelle dei guerriglieri, grazie a queste, e ad un'arma micidiale il giavellotto (lanciato a grandi distanze e con movimento rotatorio per effetto di una correggia in pelle, l’amentum, attorcigliata al dito indice) essi tennero in scacco dal 349 al 290 a.C. le potenti legioni romane, infliggendogli anche nel 321 a.C., alle Forche Caudine, un’umiliazione tanto pesante da essere divenuta proverbiale! [ve la vorrei raccontare ma non è che la ricordì già più tanto bene...].
Comunque dicevo...
I romani, però, dopo alcuni decenni di sconfitte, ebbero infine la meglio sui sanniti e poterono, così, proseguire la propria espansione e dimostare il proprio potere. Ma l'accanita resistenza sannita e la posizione geografica invidiabile spinsero i romani a riconoscere il massimo prestigio a 'Maleventum', che, da semplice centro, tra i tanti del Sannio antico, venne elevata al rango di municipium con il nome di 'Beneventum'. I romani attestarono quindi in città due strade sulla via della Puglia: l'Appia e la Traiana, che contribuirono ad accrescerne ulteriormente il prestigio. A ragione proprio del suo valore strategico, Benevento venne ornata dai romani di splendidi monumenti: su tutti svetta l'Arco di Traiano, [visto!] definito un "poema in pietra"; ma bellissimi sono pure il Teatro Romano [visto!], il Ponte Leproso [visto!], l'Arco del Sacramento [visto!] e l'anfiteatro, dove l'imperatore Nerone, così come scrisse Tacito, assistette al combattimento degli schiavi. Ma anche il poeta Orazio, maestro di eleganza stilistica e mente capace di inusuale ironia, non mancò di annotare il suo passaggio per la città. Verso la fine della Repubblica romana, Benevento era così diventata una delle città più floride e popolose del Meridione. Ma... c'è sempre un ma in tutte le storie...

Ma il crollo dell'impero romano comportò però anche per il Sannio un periodo di decadenza, che fu interrotto soltanto con la conquista di Benevento da parte di quel popolo proveniente dalla Pannonia (Europa dell'est), conosciuto ai più come i Longobardi e durata circa anno più anno meno 500 anni. Anche i Longobardi, così come i Romani si resero immediatamente conto dell'importanza della posizione di Benevento: nel 571, dunque, essi la elessero a capitale del Ducato e, più tardi, subito dopo la caduta di Pavia nel 774, del Principato. Il periodo longobardo fu per il Sannio di eccezionale splendore culturale, spirituale, politico e commerciale, e Benevento, soprattutto dopo la conversione al cristianesimo dei nuovi venuti, divenne centro di produzione di vitali esperienze culturali (la "scrittura beneventana" e il "canto beneventano”), legate anche al fenomeno dei viaggi di pellegrini verso Gerusalemme, lungo la "Sacra strada dei longobardi" (cioè le antiche vie romane Appia e Traiana). I Longobardi, pur non essendo grandi costruttori, realizzarono molti monumenti: la Chiesa di S. Sofia [visto!], stupenda nella sua semplicità, la cinta muraria ed il torrione, che ancora oggi, nel centro della città, è un simbolo di forza e fierezza.

Arriviamo così nel 1077 e all'estinzione del principato longobardo che portò la città ad essere assorbita, su richiesta degli stessi Beneventani dal dominio del papa-re. Una delegazione partì e raggiunse lo stato pontificio e da quel momento Benevento fù amministrata dai rappresentanti papalini, detti "Rettori pontifici", contro i quali spesso litigò il Consiglio comunale e una buona parte dei cittadini, probabilmente non la delegazione che si era rivolta allo stato pontificio ;-)
La lunga dominazione pontificia, 8 secoli (fù interrotta solo da una parentesi angioina) se da un lato segnò una profonda frattura anche culturale nell’antico Sannio, comportò per Benevento una frenetica ed instancabile realizzazione di Chiese, monasteri e conventi ed il Palazzo per i Rettori [visto!]. Benevento rimase un'isola pontificia nel sud d'Italia fino al 1860, ovvero all'arrivo di Garibaldi e dei garibaldini che la sottrassero al dominio pontificio e Benevento fu così annessa al nascente Regno d'Italia.

Si lo so, ho perso sicuramente dei pezzi, ci sono evidenti lacune e come avrebbe detto la mia adorata maestra delle elementari e tutti i miei insegnati a seguire avrei potuto fare di più, ma lo "ZioNunzio" (discreta e piacevole guida, che mai ringrazierò abbastanza per la sua pazienza) sarebbe lo stesso orgoglioso di me: qualcosa è rimasto incastrato in mezzo ai riccioli. Sebbene effettivamente a tutt'oggi io sia un pò ignorante (Cit.) ;-)


la foto dell'arco trionfale di Benevento dedicato all'imperatore Traiano è di Formichina59
Poco distante da quello che non è solo il massimo monumento della città, ma uno dei migliori esemplari dell'arte traianea ed il più insigne arco onorario romano c'è Frittole, la vineria Frittole :-D centro della movida beneventana dove ho trascorso due fantastiche serate in compagnia di: Emilia, Sara, Anna, Gianluca, Manuela, Veronica, Marco, Gabriella, Antonio, Stefania, Vincenzo, Mariposa, Giuditta, Paola, Luca, Paolo, Salvatore, Ines, Annarita, Antonio... Così se passate da Benevento e volete farvi uno Strega, sapete dove andare!

lunedì 21 settembre 2009

Ma il pelo come lo sa? I sanniti insegnano.

Teatro Romano - Benevento


Avete mai trascorso un week end a Wellwind? Immagino che la risposta sia no.
A meno che non siate originari di questa ridente cittadina. Molto ridente. Scompiscente direi! Scompiscente non esiste? Coniamolo per Wellwind!

Bene bene...pocchi di voi avranno avuto la fortuna. Eppure Wellwind merita una visita e LaZia lo sa. Sebbene oggi sia un pò ignorante (Cit).

Wellwind è tutto e niente. Wellwind è il luogo del no sense. Wellwind è la città delle streghe. Meta di Longobardi. Luogo di scontri tra Sanniti e Romani. Non solo.

Wellwind è amici, affetti, sorprese, nonne sprint e mamme MacGyver che rovistano nella spazzatura, cugine rozze (scusa Luana) e zii che si improvvisano guide turistiche, barboncini bianchi isterici e borse Carpisa, stracciatelle e burrate, tiramisù e salame di cioccolata, Pesce di Zucchero e Micillo, vicoletti e sassi di valore, obelischi e anfiteatri, Aglianico e Strega, pizza e saltimbocca, arte e vita by night.

Chiedo scusa a tutti se per una volta mi faccio prendere dai sentimentalismi ma la mia scompiscente cittadina merita questo ed altro. Io e Lazia per un pelo non abbiamo perso l'aereo. E non sarebbe stato poi così male restare lì.

Non c'entra niente ma...giro a voi una domanda a cui, nonostante i numerosi tentativi, non abbiamo saputo dare una risposta : ma il pelo come lo sa che è stato tagliato?

siamo nati per camminare



Siamo nati per camminare è un progetto rivolto a tutti i bambini delle scuole primarie di Milano, curato e promosso dall’associazione Genitori Antismog con il patrocinio del Comune di Milano.
Dal 12 al 16 ottobre 2009 invitiamo i bambini ad andare a scuola a piedi, o con altri mezzi sostenibili.


www.genitoriantismog.it

sabato 19 settembre 2009

...per motivi di famiglia.

Ho permesso ad Hulko di marinare la scuola e siamo solo al quinto giorno. Lozioexpiccolodifamiglia gli ha regalato una giornata insieme a Gardaland. E' talmente eccitato che si è svegliato e alzato da solo e ha fatto tutto quel che gli ho chiesto di fare affinché fosse pronto per tempo.
La sera quando è rientrato mi ha ricoperta di racconti, sorrisi ed emozioni tutti insieme. Ha cominciato il resoconto dal pianerottolo ancor prima di raggiungere e superare lo zerbino. Ero certa che sarebbe stata una giornata memorabile. Con un dragone disegnato sulla guancia, che non ha nemmeno voluto che gli lavassi prima di andare a letto, e gli occhi che brillavano, ha parlato a ruota libera.
Tant'è vero che alla fine per salutare il suo compagno di giochi e suggellare il ritrovato sodalizio tutto maschile gli ho detto di abbracciarlo ma di chiudere gli occhi mentre lo faceva lo ha scelto da solo.
Tutto è bene quel che finisce bene ora non mi resta che trovare la motivazione più adatta a giustificare l'assenza scolastica. Quelle dei miei tempi saranno ancora in auge?

Neanche Mac Gyver.

Sono in ufficio, è pomeriggio e della mia scrivania è rimasta solo l'idea sotto una catastrofe di carte. Ogni giorno siamo sempre più intontiti dalle dinamiche aziendali, nate dai difficili equilibri fra crisi economica nazionale e crisi astrale-umorale del personale di spicco. "Siamo indietro col fatturato." "Dateci sotto con gli incassi." "Mandate avanti gli ordini." "Mettetevi sui solleciti." Insomma questo moto ondulatorio-sussultorio mi agita. Incastro la cornetta fra orecchio e spalla e faccio uno squillo a nonna-ragno non per mancanza di fiducia ma per acquietare la coscienza. Attendendo di prendere la linea metto a posto il portamatite, smisto la pila di fogli alla destra del telefono e pulisco con una salvietta il telefono e lo schermo del PC.
"...sì mamma ho capito....ma io gliel'ho chiesto...ormai è grande...sì, d'accordo...la prossima volta...è troppo rischioso mi tocca di finire in tribunale...va bene mamma."
Silenzio fuori, dentro rumori. "Non potevate andarla a prendere a casa?" Nonnaragno non si lascia intimidire tanto facilmente, di solito la spunta, e infatti "Ora che vai a casa e torni indietro." La tira per le lunghe per far crescere il tuo senso di colpa e ci riesce "...comunque tuo papà ha avuto una buona idea, ha arrotolato il sacchetto in nylon della palla, l'ha infilato nei passanti e gli ha fatto la cintura per i pantaloni. Almeno (almeno?!?) è riuscito a giocare."

venerdì 18 settembre 2009

Le piccole gioie delle zie Byc




Due bambine birichine
sempre allegre e sorridenti
son le nostre nipotine
sbruffoncelle e irriverenti!

Pansottina e Smarties


P.S. Notate la maglietta very cool !

giovedì 17 settembre 2009

vacation for vacancies or vacancies cause of vacation?

NHV Blogger: Aperto per ferie.
byc chela cromosuomo ELP LaCompagnaDiBanco
LaPA LaZia Lice MammYX mariposa Piccola StoPerDiventareMamma.
C'è chi parte e c'è chi resta.
C'è chi dorme e c'è chi sogna.
C'è chi vive e c'è chi sopravvive.
C'è chi parla e c'è chi ascolta.
C'è chi scrive e c'è chi disegna.
C'è chi progetta e c'è chi preferisce improvvisare.
C'è chi riflette e c'è chi fantastica.
C'è chi ha voglia e c'è chi se la fa venire.
C'è chi guarda indietro e c'è chi guarda avanti.
Ci siamo, tutti. Tanti.