lunedì 26 settembre 2011
10 cose che avevo rimandato ma che non è più tempo (di fare o di rimandare?)
- vivere da sola
- comprarmi il Renegade
- andare in bicicletta senza mani
- prendere la patente per la moto
- lanciarmi col paracadute
- imparare a sciare
- mollare i freni inibitori
- ballare il tango argentino
- imparare a rollarmi una canna
- sposare Simon Le Bon
- comprarmi il Renegade
- andare in bicicletta senza mani
- prendere la patente per la moto
- lanciarmi col paracadute
- imparare a sciare
- mollare i freni inibitori
- ballare il tango argentino
- imparare a rollarmi una canna
- sposare Simon Le Bon
domenica 25 settembre 2011
10 cose da fare prima dei 40.
(via mail)
Mammyx: scriveresti la tua lista delle 10 cose da fare prima dei 40?
grazie (sì so che lo farai perchè sei competitivo ed egocentrico)
Friend: Leggo ora...ci penso...e forse ti faccio copiare... ;-)
(due mesi dopo)
Friend: Incomincio la lista in una nottata fresca ed ovattata di questa estate di crisi (globale o particolare o personale,non so).
A ruota libera,saranno poi da mettere in ordine:
1.diventare genitore (onde evitare di essere un nonno/genitore)
2.vivere un giorno di completa atarassia
3.lanciarsi con il paracadute
4.riprovare l'innamoramento/l'entusiasmo dei vent'anni
5.cambiare lavoro (non facile di sti tempi...)
to be continued...
(36 giorni più tardi)
Completamento:
6.smettere di fumare
7.smettere di fare pensieri impuri (scuola dell'obbligo presso suorine...)
8.autoiniettarsi un bel po' di ottimismo nella vita.
9.risentire un po' di amici che hanno gia' sforato gli 'anta' (per l'opportuno coaching)
10.iscriversi in palestra.
...in ordine sparso,seguendo l'umore dei pensieri a caso.
Mammyx: scriveresti la tua lista delle 10 cose da fare prima dei 40?
grazie (sì so che lo farai perchè sei competitivo ed egocentrico)
Friend: Leggo ora...ci penso...e forse ti faccio copiare... ;-)
(due mesi dopo)
Friend: Incomincio la lista in una nottata fresca ed ovattata di questa estate di crisi (globale o particolare o personale,non so).
A ruota libera,saranno poi da mettere in ordine:
1.diventare genitore (onde evitare di essere un nonno/genitore)
2.vivere un giorno di completa atarassia
3.lanciarsi con il paracadute
4.riprovare l'innamoramento/l'entusiasmo dei vent'anni
5.cambiare lavoro (non facile di sti tempi...)
to be continued...
(36 giorni più tardi)
Completamento:
6.smettere di fumare
7.smettere di fare pensieri impuri (scuola dell'obbligo presso suorine...)
8.autoiniettarsi un bel po' di ottimismo nella vita.
9.risentire un po' di amici che hanno gia' sforato gli 'anta' (per l'opportuno coaching)
10.iscriversi in palestra.
...in ordine sparso,seguendo l'umore dei pensieri a caso.
10 cose da fare prima dei 40
Non saprei dire neanch'io bene il perché ma da mesi ho un'irrequietudine di fondo. Ho la sensazione di aver dimenticato di fare qualcosa. Come quando esci di casa di premura e passi le ore successive a fare mente locale per individuare cosa sia a procurarti quel fastidio.
Sto per tagliare il traguardo dei quarant'anni e temo che a occhio e croce avrei potuto fare meglio. Siccome sono una vigliacca però, sono andata a caccia fra gli amici di altri rei confessi e li ho implorati affinché facessimo outing insieme.
Ecco il primo che ha risposto all'appello...
1. buttarsi con il paracadute
2. capire finalmente quello che volevi fare nella vita
3. imparare a dipingere
4. fare il viaggio della tua vita
5. dire la cosa giusta al momento giusto e cambiare la propria vita
6. arrampicarsi sugli alberi ancora una volta
7. fare l'amore con l'entusiasmo di 20 anni fa
8. correre i 10 km e sentire di avercene per altri 10
9. andare a Chicago e vedere l'effetto che fa
10.andare a Stromboli e non tornare più
(stralci di chat)
MammYX: GRAZIE. In realtà alla fine ti sei appassionato e divertito di' la verità. Posso pubblicarla vero? l'hai scritta x me :)
Friend: Ma nn so.... magari sotto falsissimo nome!
MammYX: No, scusa non ho specificato, senza nome, solo come altro punto di vista, quello maschile. Tu sei 'omo' :D
Friend: Non fare che tu adesso tiri fuori una lista strafiga e fai fare brutta figura alla categoria 'omo'... mi raccomando ;)
MammYX: Consideralo già fatto ;D
Friend: Ah ecco mi pareva...
Sto per tagliare il traguardo dei quarant'anni e temo che a occhio e croce avrei potuto fare meglio. Siccome sono una vigliacca però, sono andata a caccia fra gli amici di altri rei confessi e li ho implorati affinché facessimo outing insieme.
Ecco il primo che ha risposto all'appello...
1. buttarsi con il paracadute
2. capire finalmente quello che volevi fare nella vita
3. imparare a dipingere
4. fare il viaggio della tua vita
5. dire la cosa giusta al momento giusto e cambiare la propria vita
6. arrampicarsi sugli alberi ancora una volta
7. fare l'amore con l'entusiasmo di 20 anni fa
8. correre i 10 km e sentire di avercene per altri 10
9. andare a Chicago e vedere l'effetto che fa
10.andare a Stromboli e non tornare più
(stralci di chat)
MammYX: GRAZIE. In realtà alla fine ti sei appassionato e divertito di' la verità. Posso pubblicarla vero? l'hai scritta x me :)
Friend: Ma nn so.... magari sotto falsissimo nome!
MammYX: No, scusa non ho specificato, senza nome, solo come altro punto di vista, quello maschile. Tu sei 'omo' :D
Friend: Non fare che tu adesso tiri fuori una lista strafiga e fai fare brutta figura alla categoria 'omo'... mi raccomando ;)
MammYX: Consideralo già fatto ;D
Friend: Ah ecco mi pareva...
sabato 24 settembre 2011
Calendario dell'Avvento. 40 anni.
Quarant'anni è un'età terribile. Perché è l'età in cui diventiamo quello che siamo.
(Charles Péguy, Victor-Marie, Comte Hugo, 1911)
(Charles Péguy, Victor-Marie, Comte Hugo, 1911)
venerdì 23 settembre 2011
Calendario dell'Avvento. 40 anni.
"Life begins at 40 - but so do fallen arches, rheumatism, faulty eyesight, and the tendency to tell a story to the same person, three or four times."
(Helen Rowland)
(Helen Rowland)
giovedì 22 settembre 2011
Calendario dell'Avvento. 40 anni.
Un uomo può avere due volte vent'anni, senz'averne quaranta.
(Vitaliano Brancati, Paolo il caldo, 1955)
(Vitaliano Brancati, Paolo il caldo, 1955)
domenica 18 settembre 2011
calendar
"Age is strictly a case of mind over matter. If you don't mind, it doesn't matter."
(Jack Benny)
(Jack Benny)
sabato 17 settembre 2011
L'avvento. Dei 40 anni.
Il gioco si fa serio. Io un po' meno, non è nella mia natura e non starò con le mani in mano. Un po' come hanno fatto gli abitanti delle coste delle isole Bahamas che aspettavano arrivasse inesorabile l'uragano Irene a una velocità di 195 Km orari. Sai di abitare in un posto d'incanto e stai una meraviglia ma sai anche che tutto (o almeno è ciò che temi possa succedere) cambierà a breve però non fuggi, resti e ti prepari ad affrontarlo. Rinforzi l'esteriore e conforti l'interiore. Forza e coraggio...intanto mi procuro stivali in gomma e cerata.
venerdì 9 settembre 2011
Stilettata.
Quando sabato scorso sono stata raggiunta dalla telefonata della responsabile dell'istituto di credito che mi informava che il bancomat era stato bloccato per la procedura antifrode a seguito di una denuncia di chissàchi e chissàdove, e che prima di una settimana non avrei avuto quello sostitutivo ho pensato che ciò mi avrebbe creato dei problemi ma onestamente non avevo incluso anche Hulko fra questi. Per giorni ho custodito gelosamente e fatto affidamento sugli ultimi € 13,69 perchè ovviamente avevo rimandato il prelievo fino a quando poi è stato troppo tardi e mi sono ritrovata con questi magri fondi da centellinare. Ma davanti a ogni conto, strisciata, fattura o scontrino che fosse ho sfoderato la fidata carta di credito. Questa sera però al momento di pagare la spesa (1 torta PandiStelle + 1 torta al Limone + 1 copertina arancione + 5 quadernoni a righe + 1/2 litro di latte) la carta mi ha abbandonata.
"Carta non abilitata". Si avvicina l'assistente e mi consiglia di riprovare. Hulko ammutolisce e trattiene il fiato.
"Carta non abilitata."
Hulko schizza in aria e saltella sulle punte "Nooo mamma e ora che facciamo?!"
"Ehi ma che fai!? non ti preoccupare non è successo nulla di grave, adesso riproviamo."
"Ma e se non funziona?"
Stento a credere che stia succedendo di nuovo e per una situazione anche meno grave delle precedenti.
"Hulko mi avevi promesso che non ti saresti più spaventato per episodi come questo."
"Ma mamma..."
"Te l'ho già spiegato, ogni giorno della vita è diverso dagli altri e va affrontato. Non importa, se non dovesse funzionare lasciamo la spesa alla signora e torniamo a casa."
L'assistente mi dice a fior di labbra, "Lo so, fanno così vanno in agitazione, anche il mio."
Bontà divina la transazione viene autorizzata, io raccolgo le borse, firmo la ricevuta, ringrazio la commessa e con Hulko mesto al seguito vado verso il parcheggio.
Anche questa volta nell'intimità della macchina e protetti dal buio affrontiamo il discorso,
"Perchè continui ad andare così in ansia?"
"Ma mamma e se non avessimo potuto pagare la spesa?!"
"Ne avremmo fatto a meno, direi che non era indispensabile."
Cerco di sdrammatizzare ma lui non sembra sollevato.
"Ma ti succede anche con il papà o lui ti dà più fiducia?"
"No, con lui mi diverto di più e non ci penso."
(buio)
"Carta non abilitata". Si avvicina l'assistente e mi consiglia di riprovare. Hulko ammutolisce e trattiene il fiato.
"Carta non abilitata."
Hulko schizza in aria e saltella sulle punte "Nooo mamma e ora che facciamo?!"
"Ehi ma che fai!? non ti preoccupare non è successo nulla di grave, adesso riproviamo."
"Ma e se non funziona?"
Stento a credere che stia succedendo di nuovo e per una situazione anche meno grave delle precedenti.
"Hulko mi avevi promesso che non ti saresti più spaventato per episodi come questo."
"Ma mamma..."
"Te l'ho già spiegato, ogni giorno della vita è diverso dagli altri e va affrontato. Non importa, se non dovesse funzionare lasciamo la spesa alla signora e torniamo a casa."
L'assistente mi dice a fior di labbra, "Lo so, fanno così vanno in agitazione, anche il mio."
Bontà divina la transazione viene autorizzata, io raccolgo le borse, firmo la ricevuta, ringrazio la commessa e con Hulko mesto al seguito vado verso il parcheggio.
Anche questa volta nell'intimità della macchina e protetti dal buio affrontiamo il discorso,
"Perchè continui ad andare così in ansia?"
"Ma mamma e se non avessimo potuto pagare la spesa?!"
"Ne avremmo fatto a meno, direi che non era indispensabile."
Cerco di sdrammatizzare ma lui non sembra sollevato.
"Ma ti succede anche con il papà o lui ti dà più fiducia?"
"No, con lui mi diverto di più e non ci penso."
(buio)
martedì 6 settembre 2011
ombre.

E' il nostro terzo giorno di mare di pochi in più totali, abbiamo preferito il pranzo al sacco a quello in albergo e ci stiamo godendo la spiaggia in solitudine o se non proprio nella più completa e totale solitudine almeno in un frangente di bassissima densità di popolazione per metro quadrato. Hulko all'ombra gioca alla Nintendo mentre io sono spalmata sulla sdraio al sole, supina con gli occhi chiusi.
- "Mamma?"
- "Uhm?"
- "Scusa ti sei accorta che sei senza costume?"
- "Sì, tanto non c'è nessuno."
- "Perchè l'hai tolto?"
- "Perchè non mi piace quando l'abbronzatura non è uniforme."
- "E a me non piace quando qualcuno si toglie quel pezzo di costume."
Mi sono girata a pancia in giù e i giorni successivi abbiamo pranzato in albergo.
Fatico ad accettarlo:
la parola "sdraio" viene considerata, scorrettamente, femminile. L'errore ha avuto probabilmente origine nell'Italia centro-meridionale e si è diffuso anche in altre parti della penisola. "Sdraio" è invece una parola rigorosamente maschile, che al singolare fa "lo sdraio", al plurale "gli sdrai" (fonte: "I grandi dizionari Garzanti - ITALIANO - ed. 2009").
lunedì 5 settembre 2011
Piedi a mollo & Teste all'aria.
Passeggio con l'acqua quasi alle ginocchia. Lo faccio spesso, a tutte le ore e in tutte le direzioni senza altra meta che quella di rinfrescarmi le idee. Cammino, guardo senza vedere, giro in tondo, avanzo, ritorno, a volte nemmeno parto. Ero lì anche quella mattina, costume, occhiali da sole, piedi a mollo, ferma, occhio vigile ma misurato alla spiaggia, del genitore che sa che è ora di concedere giudizio al giudizioso. Viene verso di me una nonnina dai toni schiariti dal tempo, costume beige forse fiorato, capelli grigi lunghi, sciolti, bastone alla mano, marsupio in vita e cappello in paglia a tesa larga. Mi osserva a lungo, perché lento è il suo incedere. Mi raggiunge e rallenta ulteriormente fino a fermarmisi davanti. Le sorrido.
- "Buongiorno"
- "Buongiorno anche a lei."
- "Faccio una passeggiata tutti i giorni. E' sola anche lei."
- "Sì."
Sembra riflettere.
- "E' una bella donna, intendo che ha un bel personale."
Faccio una smorfia di risposta.
- " Lei è alta. Mia nuora è piccolina, peccato perché mio figlio è molto alto però il destino ha voluto così..."
- "...ho ascoltato i miei genitori e non mi sono risposata, sono rimasta con loro ma adesso loro non ci sono più e..."
Prosegue nel suo ricordo, nell'inquietudine di dover affrontare quel che ancora verrà da sola, nel rimpianto. Credo ormai che quel che dice sia più che altro rivolto a se stessa e non più a me, o meglio non solo a me. Parla in dialetto e io non riesco a comprendere tutte le sfumature ma mi bastano i messaggi principali per sorridere di un sorriso incerto.
Qualche giorno dopo sempre nel mio pellegrinaggio verso l'ignoto in un mare praticamente deserto, quello che te lo rende quasi esclusivo, incontro un'altra nonnina, il che vuol dire due cose o che effettivamente l'aspettativa di vita della donna è più lunga oppure molto più semplicemente che agli uomini non piace passeggiare nell'acqua.
- "Questa mattina l'acqua è magnifica. Frizzante."
- "Sì, piacevolissima."
- "Devo camminare molto, me lo ha consigliato il chirurgo per il ginocchio"
Scarica il peso sulla stampella, solleva la gamba dall'acqua e mi mostra un ginocchio non più ginocchio, deforme, gonfio e con una grossa cicatrice nel mezzo.
- "Sta guarendo, con questo sono stati 13 interventi in tutto. Ma adesso sto bene."
Annuisco, la osservo e trovo che abbia dei tratti ancora belli, come gli occhi, brillanti occhi azzurro cielo.
- "...sono qui con un'amica, solo che lei non vuol venire in acqua anche se le farebbe bene perché non si sente sicura, allora le ho consigliato di prendere un bastone o una stampella, in fondo perché mai uno dovrebbe vergognarsi di aver bisogno di un bastone? Io ho 76 anni, va bene così."
Mi complimento per il suo aspetto e per gli occhi così belli e intensi.
Mi sorride, forse si è accorta di essersi allontanata col pensiero e torna da me.
- "Lei è qui con suo marito?"
- "No, sono separata."
Mi guarda in silenzio, forse dispiaciuta dalla vita ma si riprende e mi regala balsamiche parole,
- "E' una bella donna e giovane, incontrerà qualcun altro."
D'altronde è tutta una questione di punti di vista. 39 anni, 10 mesi e 7 giorni è meno di 76 anni e 13 operazioni e lascia spazio a molto. Fantasia, sogno e realtà.
(to be continued?)
- "Buongiorno"
- "Buongiorno anche a lei."
- "Faccio una passeggiata tutti i giorni. E' sola anche lei."
- "Sì."
Sembra riflettere.
- "E' una bella donna, intendo che ha un bel personale."
Faccio una smorfia di risposta.
- " Lei è alta. Mia nuora è piccolina, peccato perché mio figlio è molto alto però il destino ha voluto così..."
- "...ho ascoltato i miei genitori e non mi sono risposata, sono rimasta con loro ma adesso loro non ci sono più e..."
Prosegue nel suo ricordo, nell'inquietudine di dover affrontare quel che ancora verrà da sola, nel rimpianto. Credo ormai che quel che dice sia più che altro rivolto a se stessa e non più a me, o meglio non solo a me. Parla in dialetto e io non riesco a comprendere tutte le sfumature ma mi bastano i messaggi principali per sorridere di un sorriso incerto.
Qualche giorno dopo sempre nel mio pellegrinaggio verso l'ignoto in un mare praticamente deserto, quello che te lo rende quasi esclusivo, incontro un'altra nonnina, il che vuol dire due cose o che effettivamente l'aspettativa di vita della donna è più lunga oppure molto più semplicemente che agli uomini non piace passeggiare nell'acqua.
- "Questa mattina l'acqua è magnifica. Frizzante."
- "Sì, piacevolissima."
- "Devo camminare molto, me lo ha consigliato il chirurgo per il ginocchio"
Scarica il peso sulla stampella, solleva la gamba dall'acqua e mi mostra un ginocchio non più ginocchio, deforme, gonfio e con una grossa cicatrice nel mezzo.
- "Sta guarendo, con questo sono stati 13 interventi in tutto. Ma adesso sto bene."
Annuisco, la osservo e trovo che abbia dei tratti ancora belli, come gli occhi, brillanti occhi azzurro cielo.
- "...sono qui con un'amica, solo che lei non vuol venire in acqua anche se le farebbe bene perché non si sente sicura, allora le ho consigliato di prendere un bastone o una stampella, in fondo perché mai uno dovrebbe vergognarsi di aver bisogno di un bastone? Io ho 76 anni, va bene così."
Mi complimento per il suo aspetto e per gli occhi così belli e intensi.
Mi sorride, forse si è accorta di essersi allontanata col pensiero e torna da me.
- "Lei è qui con suo marito?"
- "No, sono separata."
Mi guarda in silenzio, forse dispiaciuta dalla vita ma si riprende e mi regala balsamiche parole,
- "E' una bella donna e giovane, incontrerà qualcun altro."
D'altronde è tutta una questione di punti di vista. 39 anni, 10 mesi e 7 giorni è meno di 76 anni e 13 operazioni e lascia spazio a molto. Fantasia, sogno e realtà.
(to be continued?)
domenica 4 settembre 2011
Ma i bagnini vanno in letargo?
La passione per le buche ha tenuto impegnato Hulko per un monte ore considerevole ma ciò non lo ha distolto da un altro obiettivo importante la remise en forme di sua madre quindi due volte al giorno mi teneva compagnia nella passeggiata sulla battigia. Lungo il percorso incontravamo più di una postazione di salvataggio, i bagnini per intenderci, squisita la varietà, il 'navigato' 45/47 anni fisico asciutto capelli brizzolati lisci lunghi fino le spalle, caffè e brioche in mano ad inizio turno le 9.30 lasciando immaginare che si risvegliasse a fatica dopo notti di bagordi. Il 'giovane' 22/25 anni, moro, viso pulito, adatto alle ragazzine italiane e straniere che lo sogneranno almeno fino a questa primavera. Il 'palestrato' quello che ci crede di più, con la maglietta tirata alla massima estensione e i biciti talmente gonfi da insospettire, che avesse ingoiato i braccioli? Il 'bello&impossibile' 36/38 anni fisico allenato dai remi del pattìno, capelli neri ricci sparati per aria stile afro, barba lunga, costume olimpionico nero...sì il mio preferito.
Il dubbio mi toglie il sonno ma che fanno i bagnini finita la stagione? Di cosa vivono? Promuovo la campagna 'Adotta un bagnino.'
(to be continued)
sabato 3 settembre 2011
Echi.
Ho caricato in macchina Hulko, uno zaino, due borsoni, cd di generi vari, compreso quello delle tabelline in musica, e sono partita alla volta della riviera romagnola. Mancavo da anni o meglio mancavo dai tempi di canadese-maionese-minigonna-minidonna-discoteca-pochideca-bagnidinotte&stellegaleotte, insomma l'ultima visita risale a una vita fa. Un'altra me.
Dopo la coda in autostrada per 7 km, gli unici che dovessi percorrere e una trentina di statale anonima e inquinata, approdo in albergo scoprendo che proprio come me avrebbe bisogno di un'iniezione di botulino qua e là, il rinnovo del guardaroba e una ventata d'aria fresca. Ora della fine abbiamo cambiato camera 4 volte ma non me ne sono particolarmente preoccupata in fondo erano 58 in tutto, ce l'avremmo anche potuta fare. Il giovane cuoco si è fatto voler bene, amare no, ma voler bene sì, lo possiamo dichiarare apertamente. Quando è stata la volta della spiaggia abbiamo notato la prima grave assenza, non avevamo paletta e secchiello, così siamo tornati sui nostri passi e abbiamo confrontato l'offerta di mercato in tutte le bottegucce per 1 km alla destra dell'albergo e 1 km a sinistra. Alla fine abbiamo comprato quelli rinforzati adatti alla 'taglia' di Hulko, manici lunghi e in legno.
€ 2,50 rastrello + € 2,50 pal(ett)a + € 2,50 secchiello
D'altronde NonnoSavio prima della partenza si era tanto raccomandato, "Se non c'è l'animazione, animalo tu."
(to be continued)
Dopo la coda in autostrada per 7 km, gli unici che dovessi percorrere e una trentina di statale anonima e inquinata, approdo in albergo scoprendo che proprio come me avrebbe bisogno di un'iniezione di botulino qua e là, il rinnovo del guardaroba e una ventata d'aria fresca. Ora della fine abbiamo cambiato camera 4 volte ma non me ne sono particolarmente preoccupata in fondo erano 58 in tutto, ce l'avremmo anche potuta fare. Il giovane cuoco si è fatto voler bene, amare no, ma voler bene sì, lo possiamo dichiarare apertamente. Quando è stata la volta della spiaggia abbiamo notato la prima grave assenza, non avevamo paletta e secchiello, così siamo tornati sui nostri passi e abbiamo confrontato l'offerta di mercato in tutte le bottegucce per 1 km alla destra dell'albergo e 1 km a sinistra. Alla fine abbiamo comprato quelli rinforzati adatti alla 'taglia' di Hulko, manici lunghi e in legno.
€ 2,50 rastrello + € 2,50 pal(ett)a + € 2,50 secchiello
D'altronde NonnoSavio prima della partenza si era tanto raccomandato, "Se non c'è l'animazione, animalo tu."
(to be continued)
Consigli per il nuovo anno scolastico
Consigli per il nuovo anno scolastico
Estate. Anzi, fine estate. Pochi giorni e torniamo tutti sui banchi di
scuola, chi da una parte, chi dall'altra. Ed allora ecco una piccola
lista di suggerimenti per chi insegna, senza pretese o altro; sono
solo tecniche sperimentate sul campo per migliorare il dialogo
educativo.
1. Al rientro delle vacanze per prima cosa controllare i compiti delle
vacanze, inventandosene di non dati, facendo una scenata furiosa a
tutta la classe per la loro negligenza nel non averli fatti (per
forza, sono inventati li per li) e sottolineando il fatto che si parte
con il piede sbagliato. Distribuire due a caso o in ordine di
antipatia.
2. All'ingresso in classe entrare sbattendo la porta e buttando la
borsa sulla cattedra (mai il viceversa), anche se siete di ottimo
umore. Passare poi i primi cinque minuti scuotendo la testa con fare
disperato e guardando un punto all'infinito. Poi fare come se nulla
fosse.
3. Mantenere un certo livello di apprensione entrando in classe e
dichiarando "oggi spiego". Aspettare circa 10 secondi, il tempo per i
sospiri di sollievo, e poi chiedere se ci sono volontari per
l'interrogazione, scorrendo nel contempo lo sguardo sul registro come
alla ricerca di qualcuno da interrogare. Non dare tempo di realizzare
(questo e' un punto focale) e far disporre i banchi come per una
verifica scritta. Passati altri 10 secondi e consolidato il panico nei
loro volti, iniziare a spiegare come annunciato all'inizio. Ripetere
piu' volte al giorno, se necessario.
4. Entrare in classe con aria tetra e senza dir nulla tirare fuori un
libro in pessime condizioni e declamare con voce stentorea una poesia
dal libro in questione. Deve essere qualcosa di veramente triste e
melanconico, tipo una qualsiasi poesia sulla morte o sul vuoto o sulla
cecita' di Borges (per esempio Elogio dell'ombra). Aspettare circa 10
secondi che il suono della voce si smorzi e le facce dei ragazzi siano
raggelate in uno sguardo di disagio e tristezza e poi iniziare a
ridacchiare in modo scomposto (alla Spongebob per intendersi)
esclamando "che cagata!"
5. Fischiettare motivetti allegri durante qualsiasi operazione
didattica che susciti apprensione (test, verifiche, interrogazioni).
Se a disposizione un bastone (va bene anche un ombrello) rotearlo in
modo plateale o farlo stare in bilico sulla punta del piede, sempre in
suddetti momenti di apprensione.
6. Durante le verifiche scritte passeggiare amabilmente tra i banchi,
sbirciare da sopra le spalle e ridacchiare sommessamente. Allo sguardo
interrogativo e giustamente preoccupato dell'allievo o dell'allieva
rispondere con un'alzata di spalle ed una frase del tipo "no no, non
dico nulla, se sei sicuro vai pure avanti per quella strada". Sempre
soffocando una risatina, possibilmente. Ovviamente il tutto senza aver
minimamente letto una riga della verifica dello studente.
7. Per i prof di matematica utilizzare spesso la dimostrazione per
intimidazione esordendo con "e' banale dimostrare che .. ". Con questa
semplice frase e' possibile sdoganare le piu' incredibili panzane
matematiche senza che nessuno si azzardi a contraddirvi. Provare anche
con affermazioni palesemente false ("E' banale dimostrare che ciascun
numero pari e' anche dispari"), inframmezzando di tanto in tanto anche
con affermazioni vere per non sminuire questo potente mezzo di
dimostrazione.
8. Fornire i voti utilizzando una simbologia totalmente inventata.
Tipo "esperia" per il 9, "cagotto" per il 3 e cosi' via.
9. Di tanto in tanto passare dall'italiano all'alfabeto farfallino,
specialmente se in una fase delicata della lezione.
10. Avvertire gli studenti che il giorno dopo ci saranno
interrogazioni usando, come criterio, una sequenza dal nome evocativo,
ma totalmente inventato. Tipo "Ragazzi, preparatevi che domani
interrogo. Seguiro' la sequenza di Pasher per decidere chi
interrogare. Buona giornata"
11. Per i prof. di matematica, terminare ogni dimostrazione alla
lavagna con un suono onomatopeico, tipo "tada'".
12. Sempre per i prof di matematica effettuare alcune dimostrazioni, a
caso, dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra. Alle domande
perplesse rispondere che si sta usando la notazione inversa ungherese
e che chi non sa cosa sia sarebbe il caso che lo scoprisse.
13. Almeno una volta a quadrimestre entrare dalla finestra anziche'
dalla porta, specie se si sta al secondo o terzo piano.
14. Ad inizio anno tirare a sorte i cognomi e riassegnarli
casualmente. Segnarsi la nuova assegnazione dei cognomi che poi se no
e' un casino.
15 Se possibile cambiare il proprio appellativo una volta a settimana,
comunicandolo di lunedi. "Bene ragazzi, questa settimana per voi saro'
Mr.Xerox". Infliggere esemplari punizioni a chi usa appellativi non
conformi a quello da voi comunicato.
16. Far scrivere sul libretto personale scempiaggini di ogni tipo, in
modo che a casa non si capisca piu' cosa sia vero o cosa sia falso.
Cose tipo "Lo studente e' pregato di presentarsi martedi mattina in
tenuta antisommossa".
17. Sostituire, dove presente, la foto del Presidente della Repubblica
con quella di Homer Simpson e poi dare la colpa ai ragazzi piantando
un casino.
18. Pretendere che i ragazzi si alzino in piedi ad un vostro gesto
prestabilito (possibilmente cambiato di settimana in settimana, vedi
punto 15). Chi, all'esecuzione del gesto, non si alza in piedi,
ricevera' una nota. Usare gesti poco percepibili, tipo tre colpi di
tosse in sequenza, una dilatazione asimmetrica delle narici,
pronunciare la parola "seduti" (quest'ultima e' terribile).
il prof bicromatico
Estate. Anzi, fine estate. Pochi giorni e torniamo tutti sui banchi di
scuola, chi da una parte, chi dall'altra. Ed allora ecco una piccola
lista di suggerimenti per chi insegna, senza pretese o altro; sono
solo tecniche sperimentate sul campo per migliorare il dialogo
educativo.
1. Al rientro delle vacanze per prima cosa controllare i compiti delle
vacanze, inventandosene di non dati, facendo una scenata furiosa a
tutta la classe per la loro negligenza nel non averli fatti (per
forza, sono inventati li per li) e sottolineando il fatto che si parte
con il piede sbagliato. Distribuire due a caso o in ordine di
antipatia.
2. All'ingresso in classe entrare sbattendo la porta e buttando la
borsa sulla cattedra (mai il viceversa), anche se siete di ottimo
umore. Passare poi i primi cinque minuti scuotendo la testa con fare
disperato e guardando un punto all'infinito. Poi fare come se nulla
fosse.
3. Mantenere un certo livello di apprensione entrando in classe e
dichiarando "oggi spiego". Aspettare circa 10 secondi, il tempo per i
sospiri di sollievo, e poi chiedere se ci sono volontari per
l'interrogazione, scorrendo nel contempo lo sguardo sul registro come
alla ricerca di qualcuno da interrogare. Non dare tempo di realizzare
(questo e' un punto focale) e far disporre i banchi come per una
verifica scritta. Passati altri 10 secondi e consolidato il panico nei
loro volti, iniziare a spiegare come annunciato all'inizio. Ripetere
piu' volte al giorno, se necessario.
4. Entrare in classe con aria tetra e senza dir nulla tirare fuori un
libro in pessime condizioni e declamare con voce stentorea una poesia
dal libro in questione. Deve essere qualcosa di veramente triste e
melanconico, tipo una qualsiasi poesia sulla morte o sul vuoto o sulla
cecita' di Borges (per esempio Elogio dell'ombra). Aspettare circa 10
secondi che il suono della voce si smorzi e le facce dei ragazzi siano
raggelate in uno sguardo di disagio e tristezza e poi iniziare a
ridacchiare in modo scomposto (alla Spongebob per intendersi)
esclamando "che cagata!"
5. Fischiettare motivetti allegri durante qualsiasi operazione
didattica che susciti apprensione (test, verifiche, interrogazioni).
Se a disposizione un bastone (va bene anche un ombrello) rotearlo in
modo plateale o farlo stare in bilico sulla punta del piede, sempre in
suddetti momenti di apprensione.
6. Durante le verifiche scritte passeggiare amabilmente tra i banchi,
sbirciare da sopra le spalle e ridacchiare sommessamente. Allo sguardo
interrogativo e giustamente preoccupato dell'allievo o dell'allieva
rispondere con un'alzata di spalle ed una frase del tipo "no no, non
dico nulla, se sei sicuro vai pure avanti per quella strada". Sempre
soffocando una risatina, possibilmente. Ovviamente il tutto senza aver
minimamente letto una riga della verifica dello studente.
7. Per i prof di matematica utilizzare spesso la dimostrazione per
intimidazione esordendo con "e' banale dimostrare che .. ". Con questa
semplice frase e' possibile sdoganare le piu' incredibili panzane
matematiche senza che nessuno si azzardi a contraddirvi. Provare anche
con affermazioni palesemente false ("E' banale dimostrare che ciascun
numero pari e' anche dispari"), inframmezzando di tanto in tanto anche
con affermazioni vere per non sminuire questo potente mezzo di
dimostrazione.
8. Fornire i voti utilizzando una simbologia totalmente inventata.
Tipo "esperia" per il 9, "cagotto" per il 3 e cosi' via.
9. Di tanto in tanto passare dall'italiano all'alfabeto farfallino,
specialmente se in una fase delicata della lezione.
10. Avvertire gli studenti che il giorno dopo ci saranno
interrogazioni usando, come criterio, una sequenza dal nome evocativo,
ma totalmente inventato. Tipo "Ragazzi, preparatevi che domani
interrogo. Seguiro' la sequenza di Pasher per decidere chi
interrogare. Buona giornata"
11. Per i prof. di matematica, terminare ogni dimostrazione alla
lavagna con un suono onomatopeico, tipo "tada'".
12. Sempre per i prof di matematica effettuare alcune dimostrazioni, a
caso, dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra. Alle domande
perplesse rispondere che si sta usando la notazione inversa ungherese
e che chi non sa cosa sia sarebbe il caso che lo scoprisse.
13. Almeno una volta a quadrimestre entrare dalla finestra anziche'
dalla porta, specie se si sta al secondo o terzo piano.
14. Ad inizio anno tirare a sorte i cognomi e riassegnarli
casualmente. Segnarsi la nuova assegnazione dei cognomi che poi se no
e' un casino.
15 Se possibile cambiare il proprio appellativo una volta a settimana,
comunicandolo di lunedi. "Bene ragazzi, questa settimana per voi saro'
Mr.Xerox". Infliggere esemplari punizioni a chi usa appellativi non
conformi a quello da voi comunicato.
16. Far scrivere sul libretto personale scempiaggini di ogni tipo, in
modo che a casa non si capisca piu' cosa sia vero o cosa sia falso.
Cose tipo "Lo studente e' pregato di presentarsi martedi mattina in
tenuta antisommossa".
17. Sostituire, dove presente, la foto del Presidente della Repubblica
con quella di Homer Simpson e poi dare la colpa ai ragazzi piantando
un casino.
18. Pretendere che i ragazzi si alzino in piedi ad un vostro gesto
prestabilito (possibilmente cambiato di settimana in settimana, vedi
punto 15). Chi, all'esecuzione del gesto, non si alza in piedi,
ricevera' una nota. Usare gesti poco percepibili, tipo tre colpi di
tosse in sequenza, una dilatazione asimmetrica delle narici,
pronunciare la parola "seduti" (quest'ultima e' terribile).
il prof bicromatico
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venerdì 2 settembre 2011
domenica 14 agosto 2011
Abbaglio.
Sono in libreria in un sabato di metà agosto e forse non a caso incontro diversi papà con cuccioli al seguito senza figure femminili adulte nei paraggi. Mi affascina osservare le persone soprattutto quando appartengono a dinamiche a me vicine quindi nonostante abbia la faccia rivolta allo scaffale con lo sguardo che vaga impazzito da Capitan Mutanda a Geronimo Stilton passando per ScoobyDoo e i Peanuts la mia attenzione viene catturata da una giovane voce:
- "Eccolo papà è qui guarda."
- "Sì, però questo è l'ultimo, tu devi ancora leggere gli altri."
- "Hai ragione, aspetta ho trovato il quarto, Il calice di fuoco."
Inorridisco, come sarebbe a dire il quarto? Quello è il quinto. Alzo lo sguardo con le labbra già socchiuse per intervenire quando lo sguardo mi cade sulla copertina, "Quarto??? Davvero è il quarto!!!? Diamine ero pronta a giocarmi la casa, io so tutto su Harry Potter...cioè credevo di sapere tutto." Così ancora un po' scossa dal recente fallimento resto impalata a guardarli e finalmente mi entrano nel raggio visivo, lei è una giraffina dai lunghi capelli biondi, lui di poco più alto, capelli ricci raccolti in una coda bassa, bermuda e sandali da frate, un casco monotinta e un secondo più grazioso a fiori sottobraccio.
- " ...dai prendili tutti e due così quando finisci il primo non devi tornare a comprare l'altro."
- "Bello, grazie papà! ma sono per il mio compleanno?"
Lui l'abbraccia e le dà un bacio sul capo
- "Sì, va bene così? non vuoi il pacchettino, vero?"
Non sento nemmeno la risposta perché mi sto trattenendo dall'andare a suggerirgli in un orecchio che sono quasi certa che voglia il pacchetto regalo e che dovrebbe essere più attento ai suo desideri di bambina ma mi fermo appena in tempo, un'altra volta.
E' un bravo papà, non le mente anzi è puro e diretto, le regala ciò che sa che vuol ricevere senza aggiungere fronzoli né altre false promesse. L'uomo è fatto così e bisogna impararlo fin dai primi approcci fra i sessi per poter essere felici poi da adulti riuscendo a sopravvivere entrambi con la stessa leggerezza dell'anima a un regalo dimenticato, non impacchettato o consegnato anzitempo.
- "Eccolo papà è qui guarda."
- "Sì, però questo è l'ultimo, tu devi ancora leggere gli altri."
- "Hai ragione, aspetta ho trovato il quarto, Il calice di fuoco."
Inorridisco, come sarebbe a dire il quarto? Quello è il quinto. Alzo lo sguardo con le labbra già socchiuse per intervenire quando lo sguardo mi cade sulla copertina, "Quarto??? Davvero è il quarto!!!? Diamine ero pronta a giocarmi la casa, io so tutto su Harry Potter...cioè credevo di sapere tutto." Così ancora un po' scossa dal recente fallimento resto impalata a guardarli e finalmente mi entrano nel raggio visivo, lei è una giraffina dai lunghi capelli biondi, lui di poco più alto, capelli ricci raccolti in una coda bassa, bermuda e sandali da frate, un casco monotinta e un secondo più grazioso a fiori sottobraccio.
- " ...dai prendili tutti e due così quando finisci il primo non devi tornare a comprare l'altro."
- "Bello, grazie papà! ma sono per il mio compleanno?"
Lui l'abbraccia e le dà un bacio sul capo
- "Sì, va bene così? non vuoi il pacchettino, vero?"
Non sento nemmeno la risposta perché mi sto trattenendo dall'andare a suggerirgli in un orecchio che sono quasi certa che voglia il pacchetto regalo e che dovrebbe essere più attento ai suo desideri di bambina ma mi fermo appena in tempo, un'altra volta.
E' un bravo papà, non le mente anzi è puro e diretto, le regala ciò che sa che vuol ricevere senza aggiungere fronzoli né altre false promesse. L'uomo è fatto così e bisogna impararlo fin dai primi approcci fra i sessi per poter essere felici poi da adulti riuscendo a sopravvivere entrambi con la stessa leggerezza dell'anima a un regalo dimenticato, non impacchettato o consegnato anzitempo.
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sabato 13 agosto 2011
scenario (im)probabile.
vi racconto una storia...
Due Amiche prima di ogni cosa e colleghe dopo tutto il resto reduci da una pausa pranzo difficile si concedono attimi di evasione da troppo caldo e troppo lavoro scambiandosi email, tema del giorno "E' agosto siamo in 4 gatti e ci toccano le compagnie più impensabili: come sopravvivere?"
A1: "Domani vieni a pranzo con me? ci sono anche Tizio e Caio."
A2: "Passo, grazie"
A1: "Daiiii porta chi ti pare ma non abbandonarmi."
A2: "Uhm, sai invece cosa sarebbe divertente? Mandare una mail di invito a un po' di gente a casaccio con gli indirizzi nascosti, Oggetto 'Chi sarà il tuo commensale a pranzo? luogo e orario.'"
A1: "Suona bene, almeno ci distraiamo, dai spediscila."
A2: "Sei pazza?!! Era per ridere, però io accetterei se la mandassero a me. Forse."
A1: "Ma figurati! Gli altri accetterebbero, tutti gli altri. Tu no."
A2: "Hai ragione. Dai lavoriamo che ci controllano."
Giunge la sera, A1 lascia l'ufficio al buio e A2 con i suoi pensieri, gli stessi che l'accompagnano mentre entra al supermercato per acquistare la cena. Sta svolazzando fra i reparti con il cestino carico di un vassoio di prugne regina, un'insalata mista e del cous cous vegetariano quando fra le figure appena accennate prendono vita i contorni del bellofraibelli, almeno quello che in queste ore occupa la prima posizione ma è sempre una classifica labile che subisce purtroppo l'influenza del meteo, del trend della borsa e ultimo ma non ultimo dell'impietoso mood di chi la stila. Orbene A2 preso coscienza della magica opportunità che le si presenta, dall'alto dei suoi 17 anni, intimidita forse dall'apparecchio ai denti fugge codarda in cassa lanciando pochi ultimi avidi sguardi all'ignaro.
Camminando verso la macchina, tutta inclinata a destra dalle borse tenta di chattare con la mano sinistra da un cellulare touch screen:
A2: "Ehi, l'ho incrociato al supermercato! ma non me lo sono fi-la-to! Ho preso punti?"
A1: "Direi piuttosto che il destino te lo aveva messo lì. Era a tua disposizione. E tu hai perso il treno..."
(A2 trattiene il respiro e attende, ha tempi di reazione troppo lunghi per la chat)
A1: "...brava! e adesso con i punti guadagnati prenditi due padelle al supermercato!"
A2: "Nooo, lo sapevo! Ma magari il destino aveva messo lì me per lui, ci hai pensato?! E lui timido non ha osato e ..."
(A1 con ogni probabilità sta scuotendo la testa)
A2: "...e...e ..eh sì, lo so, Babbo Natale esiste!"
A1: "Mannaggia a te e al tuo sogno d'amore...platonico."
(no)happy ending
Due Amiche prima di ogni cosa e colleghe dopo tutto il resto reduci da una pausa pranzo difficile si concedono attimi di evasione da troppo caldo e troppo lavoro scambiandosi email, tema del giorno "E' agosto siamo in 4 gatti e ci toccano le compagnie più impensabili: come sopravvivere?"
A1: "Domani vieni a pranzo con me? ci sono anche Tizio e Caio."
A2: "Passo, grazie"
A1: "Daiiii porta chi ti pare ma non abbandonarmi."
A2: "Uhm, sai invece cosa sarebbe divertente? Mandare una mail di invito a un po' di gente a casaccio con gli indirizzi nascosti, Oggetto 'Chi sarà il tuo commensale a pranzo? luogo e orario.'"
A1: "Suona bene, almeno ci distraiamo, dai spediscila."
A2: "Sei pazza?!! Era per ridere, però io accetterei se la mandassero a me. Forse."
A1: "Ma figurati! Gli altri accetterebbero, tutti gli altri. Tu no."
A2: "Hai ragione. Dai lavoriamo che ci controllano."
Giunge la sera, A1 lascia l'ufficio al buio e A2 con i suoi pensieri, gli stessi che l'accompagnano mentre entra al supermercato per acquistare la cena. Sta svolazzando fra i reparti con il cestino carico di un vassoio di prugne regina, un'insalata mista e del cous cous vegetariano quando fra le figure appena accennate prendono vita i contorni del bellofraibelli, almeno quello che in queste ore occupa la prima posizione ma è sempre una classifica labile che subisce purtroppo l'influenza del meteo, del trend della borsa e ultimo ma non ultimo dell'impietoso mood di chi la stila. Orbene A2 preso coscienza della magica opportunità che le si presenta, dall'alto dei suoi 17 anni, intimidita forse dall'apparecchio ai denti fugge codarda in cassa lanciando pochi ultimi avidi sguardi all'ignaro.
Camminando verso la macchina, tutta inclinata a destra dalle borse tenta di chattare con la mano sinistra da un cellulare touch screen:
A2: "Ehi, l'ho incrociato al supermercato! ma non me lo sono fi-la-to! Ho preso punti?"
A1: "Direi piuttosto che il destino te lo aveva messo lì. Era a tua disposizione. E tu hai perso il treno..."
(A2 trattiene il respiro e attende, ha tempi di reazione troppo lunghi per la chat)
A1: "...brava! e adesso con i punti guadagnati prenditi due padelle al supermercato!"
A2: "Nooo, lo sapevo! Ma magari il destino aveva messo lì me per lui, ci hai pensato?! E lui timido non ha osato e ..."
(A1 con ogni probabilità sta scuotendo la testa)
A2: "...e...e ..eh sì, lo so, Babbo Natale esiste!"
A1: "Mannaggia a te e al tuo sogno d'amore...platonico."
(no)happy ending
venerdì 12 agosto 2011
Litigare con il web marketing manager europeo via chat?
...non ha prezzo :)
Ed in seguito ad una sua battuta di pessimo gusto rispondergli
"John, it's not funny" è più adrenalinico di un lancio in paracadute
Me lo dico da sola...che mito! Lo so lo so, mi diverto con poco, del resto è dura la vita di noi schiavi.
Comunque per chi volesse approfondire, riporto la conversazione:
J: Mi devi mandare entro settimana prossima (settimana di ferragosto) una presentazione delle attività svolte durante il primo semestre e di quelle che avete in programma di svolgere durante il secondo.
M: John, non so se riesco a mandartela, come ti ho già detto, sto partendo per le vacanze, in Italia ad agosto sono tutti in ferie, ho un sacco di cose da fare e sono sola in ufficio.
J: Sei sola in ufficio? Vuoi che venga a tenerti la manina?
M: John, non è divertente.
J: He he scusa.
J: Dai vedi se riesci, anche solo un paio di slide. Sono contento tu venga a Londra, vedrai sarà molto utile il meeting e poi martedì andremo a cena tutti insieme.
M: Ah, vuoi che ti tenga la manina durante la cena?
:)
Firmato
Anonima disoccupata
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Mariposa,
web marketing manager
giovedì 11 agosto 2011
Milano d’agosto: relax in città (se non fosse per quelle maledette farfalline!)
Se tu resti ad agosto in città stai pur certo che c'è sempre qualcuno che ti chiamerà dalle ferie e ti dirà “Qui è una figata, c’è il sole, il mare è stupendo, spiagge meravigliose, si sta benissimo, sto vedendo dei posti incredibili, dormo, mangio, mi diverto, non torno più. Ma poverina che sei lì tutta sola lì a Milano, che tristezza, ti annoi?”
NO! Non mi annoio, sto benissimo!
Quello che non capiscono è che io amo Milano ad agosto. E’ l’unico mese in cui sto davvero bene in città...(e questo dovrebbe indurmi a pormi delle domande che per il momento tralascio). Starei qui tutto il mese e andrei in vacanza il resto dell’anno (cosa che peraltro mi riesce molto bene). Altro che noia! La noia è vivere a Milano a ottobre, novembre, gennaio, febbraio, marzo! Quelli sono mesi che ti mettono a dura prova. Ma ad agosto la città è tua. Puoi fare quello che vuoi. Non devi prenotare /fare file/stare in coda/cercare parcheggio/ dribblare passanti/declinare inviti. Per non parlare poi di quel posto terribile che sei obbligato a frequentare dal lun al ven. Ad agosto ti senti meno un criceto, sei meno schiavo, non c’è nessun mostro e nessuno che pretenda da te l’impossibile asap (quanto amano gli impiegati milanesi quest’acronimo!). E il clima poi? Fresco! Sembra di essere in montagna. Se sei all’ombra hai quasi bisogno del pulloverino. Di notte dormi da Dio, c’è silenzio e non c’è afa. E la cosa più figa è che anche le zanzare che hanno lavorato duro a giugno e luglio se ne vanno al mare ad agosto e puoi uscire senza Autan!
Insomma Milano è stupenda adesso e tutto sarebbe perfetto se non fosse per quelle maledette farfalline della pasta che mi perseguitano! Dovete sapere che qualche mese fa, qualcuno (e non faccio nomi) aveva deliberatamente deciso che la mia cucina fosse infestata dalle farfalline( ..si quelle delle pasta) provvedendo di conseguenza alla sterminazione dei parassiti tramite quegli stramaledetti aggeggi diabolici, l’anti tarme alimentari che io ho ribattezzato anti-parquet! Da quando l'ho usato la mia vita è diventata un incubo! Innanzitutto ora ho davvero la casa infestata di farfalline che prima non avevo mai visto! Adesso svolazzano liberamente e si godono la vita in casa mia. Non solo! Quell’aggeggio infernale, invece di attaccarsi alla parete dell’armadietto è caduto più volte a terra e così come le fette di pane e nutella cadono sempre dalla parte della nutella, la trappola letale è caduta 2 volte dalla parte della colla. Risultato? Non posso più camminare in alcune parti della cucina se non voglio fare la fine delle farfalle. Caxxo!
Non fate come me: NON COMPRATELO!
lunedì 8 agosto 2011
Anche o solo 08/08/2011
Meravigliosa è la vita
se si mantiene vivo nel proprio cuore
l'amore per quanti sono degni d'amore,
e se si tengon gli occhi e l'anima aperti al bello,
al grande, al buono e al vero.
Lewald
se si mantiene vivo nel proprio cuore
l'amore per quanti sono degni d'amore,
e se si tengon gli occhi e l'anima aperti al bello,
al grande, al buono e al vero.
Lewald
sabato 6 agosto 2011
Comportarmi bene?!?
Comportarmi bene?!?
Io?! Comportarmi bene?!!
Da piccolo vedevo Tarzan andare in giro nudo.
Cenerentola arrivava a mezzanotte.
Pinocchio diceva bugie.
Aladino era un ladro.
Batman guidava a 320 km/h.
Biancaneve abitava in una casa con 7 uomini.
Popeye fumava ed era tutto tatuato.
E Pacman correva in una sala buia con musica elettronica mangiando pillole che lo rendevano accelerato.
Troppo tardi! La colpa non è mia ma della mia infanzia!
http://nicocarmigna.tumblr.com/post/8525333376/comportarmi-bene
Io?! Comportarmi bene?!!
Da piccolo vedevo Tarzan andare in giro nudo.
Cenerentola arrivava a mezzanotte.
Pinocchio diceva bugie.
Aladino era un ladro.
Batman guidava a 320 km/h.
Biancaneve abitava in una casa con 7 uomini.
Popeye fumava ed era tutto tatuato.
E Pacman correva in una sala buia con musica elettronica mangiando pillole che lo rendevano accelerato.
Troppo tardi! La colpa non è mia ma della mia infanzia!
http://nicocarmigna.tumblr.com/post/8525333376/comportarmi-bene
venerdì 5 agosto 2011
martedì 2 agosto 2011
domenica 31 luglio 2011
2008 errata corrige
Amsterdam (09/11 gennaio)
...per l'appunto c'era anche questo, l'ho detto io che non ricordo nulla. E c'è da dire che è fra le mie preferite.
...per l'appunto c'era anche questo, l'ho detto io che non ricordo nulla. E c'è da dire che è fra le mie preferite.
sabato 30 luglio 2011
2008
Non ricordo nulla del mio passato.
Così è troppo.
Diciamo che più onestamente non ricordo quasi nulla del mio passato.
Questo si.
Dimentico tutto e tutti. Fatti, luoghi e persone. Non ricordo i nomi e i volti, figuriamoci poi cos'è successo. Mi capita quindi e sempre più spesso di dover sostenere lunghe e assurde conversazioni cercando di non dire nulla che possa compromettermi e attendendo impaziente che il mio misterioso e sconosciuto interlocutore dimostri di essere stato, come sostiene, mio amico per anni e anni.
Non ricordo nulla di me adulta, di me bambina e adolescente. Il vuoto. C'è che sostiene che lo faccio per rimozione. Chi invece perché la mia vita è stata bella e si ricordano di più gli eventi tristi... Non so chi abbia più ragione. Forse è solo pigrizia. Certo è solo che davvero non ricordo.
Ho sostenuto di non essere mai stata a Roma esclusa una toccata e fuga in giornata e per lavoro. Era una certezza crollata, di recente, davanti all'evidenza. Una vecchia compagna di scuola mi ha mandato via mail (oggetto: AH AHH AHHHH!!! Ma tu non eri quella che non era stata a Roma!?) la scansione di vecchie foto che mi ritraggono davanti ai Fori Imperiali, al lato della Fontana di Trevi, seduta tra i gradini di Piazza di Spagna... Credo si sia trattato della mia prima gita scolastica di più giorni. Un evento che avrei dovuto ricordare.
Tutto il mio viaggiare, il cercare di vedere, conoscere e fare il più possibile è così tempo perso. Ad esempio stasera ho scoperto che nel 2008 sono stata per puro diletto:
Madrid (22/24 febbraio)
Vienna (6/9 aprile)
Barcellona (18/21 aprile)
Venezia (6/8 giugno)
Loano in barca a vela (13/15 giugno)
Milano Marittima (19/23 giugno)
Agosto 15 giorni veleggiando tra le Egadi e le Eolie
Parma (8/10 novembre)
Londra (14/17 novembre)
Bormio (20/22 novembre)
Lo dicevo io che nel 2008 mi ero divertita.
Anche se ovviamente non ricordo altro.
:-/
Così è troppo.
Diciamo che più onestamente non ricordo quasi nulla del mio passato.
Questo si.
Dimentico tutto e tutti. Fatti, luoghi e persone. Non ricordo i nomi e i volti, figuriamoci poi cos'è successo. Mi capita quindi e sempre più spesso di dover sostenere lunghe e assurde conversazioni cercando di non dire nulla che possa compromettermi e attendendo impaziente che il mio misterioso e sconosciuto interlocutore dimostri di essere stato, come sostiene, mio amico per anni e anni.
Non ricordo nulla di me adulta, di me bambina e adolescente. Il vuoto. C'è che sostiene che lo faccio per rimozione. Chi invece perché la mia vita è stata bella e si ricordano di più gli eventi tristi... Non so chi abbia più ragione. Forse è solo pigrizia. Certo è solo che davvero non ricordo.
Ho sostenuto di non essere mai stata a Roma esclusa una toccata e fuga in giornata e per lavoro. Era una certezza crollata, di recente, davanti all'evidenza. Una vecchia compagna di scuola mi ha mandato via mail (oggetto: AH AHH AHHHH!!! Ma tu non eri quella che non era stata a Roma!?) la scansione di vecchie foto che mi ritraggono davanti ai Fori Imperiali, al lato della Fontana di Trevi, seduta tra i gradini di Piazza di Spagna... Credo si sia trattato della mia prima gita scolastica di più giorni. Un evento che avrei dovuto ricordare.
Tutto il mio viaggiare, il cercare di vedere, conoscere e fare il più possibile è così tempo perso. Ad esempio stasera ho scoperto che nel 2008 sono stata per puro diletto:
Madrid (22/24 febbraio)
Vienna (6/9 aprile)
Barcellona (18/21 aprile)
Venezia (6/8 giugno)
Loano in barca a vela (13/15 giugno)
Milano Marittima (19/23 giugno)
Agosto 15 giorni veleggiando tra le Egadi e le Eolie
Parma (8/10 novembre)
Londra (14/17 novembre)
Bormio (20/22 novembre)
Lo dicevo io che nel 2008 mi ero divertita.
Anche se ovviamente non ricordo altro.
:-/
giovedì 28 luglio 2011
martedì 26 luglio 2011
In presidenza.
Ho dormito 8 ore e al risveglio non avevo nemmeno l'herpes delle grandi occasioni, un punto a mio favore. Hulko lo stesso ma è scivolato nell'attacco di iperventilazione a pochi minuti dal sospirato incontro col padre di cui è stato orfano negli ultimi 7 mesi e del quale tornerà a breve ad essere orfano per altri 5, attacco dovuto quindi. Abbiamo passato la mattina a lustrarci e strigliarci, parrucchiere e lavaggio auto compresi. In realtà dietro a questa parvenza di normalità c'è tutto il contrario, non sa che suo padre in Italia c'è venuto perché convocato dal giudice del Tribunale dei Minori che non ha accettato si facesse rappresentare in aula per procura. Hulko temporaneamente parcheggiato con la matrigna (che forse non è il termine esatto per descriverne la relazione ma lo è per descrivere lei) è impegnato a sopravviverle, noi nel salottino d'attesa, ognuno ad affrontare la propria prova di vita.
Veniamo invitati ad entrare, seduto al di là della scrivania un giudice 45/50 anni al massimo, pantaloni aggrappati alle ossa e una massa di capelli sale e pepe a consentirgli di pesare quanto un uomo normale. Fede all'anulare sinistro e foto di lui con un bambino sorridente a tutta parete o almeno è parso a me che riempisse l'intera stanza, tanta irreprensibilità mi incute soggezione così mi sono seduta in punta, schiena dritta e diario per le note alla mano. Non ho cercato di giustificarmi dicendo che ero lì per colpa di qualcun altro perché se arrivi in presidenza qualcosa devi pur avere fatto. Fosse anche solo la spia.
Veniamo invitati ad entrare, seduto al di là della scrivania un giudice 45/50 anni al massimo, pantaloni aggrappati alle ossa e una massa di capelli sale e pepe a consentirgli di pesare quanto un uomo normale. Fede all'anulare sinistro e foto di lui con un bambino sorridente a tutta parete o almeno è parso a me che riempisse l'intera stanza, tanta irreprensibilità mi incute soggezione così mi sono seduta in punta, schiena dritta e diario per le note alla mano. Non ho cercato di giustificarmi dicendo che ero lì per colpa di qualcun altro perché se arrivi in presidenza qualcosa devi pur avere fatto. Fosse anche solo la spia.
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venerdì 22 luglio 2011
Pensieri su lamiere contorte
Ascolto il caldo di questa sera di fine luglio, cercando di ricordare un'altra sera simile, di diversi anni fa. Guardavo ancora la televisione, allora, e quella sera rimasi incollato per diverse ore davanti a parole, immagini, commenti.
Oggi no, a distanza di anni non guardo piu' nulla, raramente ascolto.
Ricordo bene il pomeriggio di diciotto anni fa, mentre su un treno affollato tornavo verso Pisa per affrontare una sessione di esame.
Ricordo la notizia, portata a bordo durante una sosta in stazione da due ragazzi, poco piu' grandi di me, due militari in licenza.
Ricordo che mi colpi' in particolare uno, aveva gli occhi gonfi, cercava di scrivere qualcosa tra le lacrime incerte su un piccolo quaderno, ma la matita scivolava dalla mano con testarda volonta'. Sono stato cosi'per anni, come quel ragazzo. Anni.
Mi domando spesso, in queste ricorrenze, lontano da commemorazioni, discorsi e parole (il confronto non puo' che correre rapido alle sue parole, e per confronto non possiamo che avvilirci nel sentire parlare oggi le persone che sono vive e non sanno parlare, mentre quelle che sapevano cosa dire son state strappate via dall'asfalto, dai muri, dal ricordo), mi domando cosa posso fare io per commemorare, appunto.
Allora sfoglio il mio amato dizionario etimologico; CUM (insieme) e MEMORARE (ricordare), ricordare in modo alquanto solenne persone e fatti notevoli. Dunque ricordare insieme.
Da qualche anno mi e' balenata una possibile soluzione, stupida come quasi tutte le cose che faccio, ma che ha il potere di farmi sentire meno male. Un poco. E quindi stasera studiero', come studiero' questa estate, per arrivare un po' meglio preparato all'inizio del prossimo
anno scolastico. Cosi' forse riusciro', nei prossimi mesi, o anni, o magari mai, ad insegnare un po' meglio ai miei studenti, parlando loro di algebra, trigonometria, della derivabilita' delle funzioni continue, degli integrali ed i teoremi di logica, parlando loro di infinito, di insiemi e di dimostrazioni, leggendo ogni tanto una poesia, ascoltando le loro parole, sorridendo e piangendo e, perche' no, ogni tanto ricordando insieme. Ricordare insieme. Commemorare,
nella banalita' di gesti quotidiani, chi quei gesti non li puo' piu' compiere. Ma farlo condividendo con i miei studenti la consapevolezza.
Perche' forse e' questo il segreto. Nel contribuire, poco, pochissimo, lo so, ma contribuire ad insegnar loro, ai miei ragazzi, a far di conto, a pensare, a ragionare, a capire, a domandarsi, ad avere dubbi, a cercare, ognuno secondo la propria sensibilita', seguendo le proprie
convinzioni, ma sincere e ragionate. Allora, forse, il suono di quelle sirene sulle lamiere dilaniate di una strada di Palermo di diciotto anni fa, quel suono pian piano uscira' dalle nostre orecchie.
"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene."
19 luglio 2011
Riccardo Giannitrapani
martedì 12 luglio 2011
la burocrazia non delude mai
La collega delle human resources mi ricorda che è l'ultimo giorno per compilare la richiesta degli assegni famigliari. Non posso esimermi ho una famiglia seppur piccola e così accaldata e trafelata negli ultimi minuti della pausa pranzo estraggo la copia della dichiarazione dei redditi dalla borsa e apro a video il .pdf del modulo. Già perché la vera evoluzione degli ultimi 30anni di burocrazia è il formato .pdf. Apri, inserisci i dati, stampi, firmi e ti ritrovi di nuovo negli anni 80 in fila all'INPS.
Dati del richiedente: nome, cognome, età, residenza, codice fiscale, stato civile: 'coniugata / divorziata / nubile / separata/ abbandonata'. Leggendo l'ultima sono scoppiata a ridere pensando fra me e me che anche senza ufficialità forse dovrei barrare la voce. Smetto di ridere giusto un paio di righe dopo, alla voce 'Reddito percepito'.
Dati del richiedente: nome, cognome, età, residenza, codice fiscale, stato civile: 'coniugata / divorziata / nubile / separata/ abbandonata'. Leggendo l'ultima sono scoppiata a ridere pensando fra me e me che anche senza ufficialità forse dovrei barrare la voce. Smetto di ridere giusto un paio di righe dopo, alla voce 'Reddito percepito'.
domenica 10 luglio 2011
Pom Poko

Guarda un breve estratto dal film.
Se volete acquistarlo, il film è stato doppiato e distribuito in Italia da Lucky Red.
sabato 25 giugno 2011
giovedì 23 giugno 2011
Campus MultiSport & altre soluzioni estive.
Alle 21.57 scendevano eroici i gradini del pullman, stanchi, ammaccati e soprattutto puzzolenti. Altro che la nazionale calciatori infighettati, sbarbati e lindi. I nostri se la sono goduta e sudata la trasferta senza compromessi. O quasi, si mormora che in una settimana si siano fatti una sola doccia mentre del lavaggio denti non si è avuta alcuna testimonianza.
Superati i primi momenti densi di abbracci, strudel e zanzare ci siamo guardati attorno scoprendo l'amico fidato e compagno di camera in piedi di fianco al proprio bagaglio leggermente in disparte.
"Andrea che fai?"
"Aspetto mia mamma."
"Ah non è arrivata? non preoccuparti è che non avevamo un orario certo e così probabimente ha fatto tardi."
"Sì ma lei lo sapeva che saremmo tornati oggi, è stata lei a dirmi che sarei tornato mercoledì, quindi lo sapeva."
"E' vero ma a volte i cellulari non funzionano tanto bene, pensa che anch'io ho ricevuto il messaggio che mi informava che eravate a Dalmine proprio mentre cominciavate a scendere dal pullman. Vuoi chiamarla?"
Facciamo il numero e lui si allontana da noi posato, teso, lo vediamo parlare ma non lo sentiamo. Dopo qualche secondo torna verso il gruppo, si asciuga un occhio, uno solo e passa la comunicazione al coach. Chiede un passaggio verso casa ma non fa in tempo a finire che è già in macchina con noi.
Durante il tragitto cerco di alleggerire un po' il suo dispiacere spiegandogli ancora che può succedere e che la sua mamma non aveva ricevuto le indicazioni giuste, poi li distraggo facendomi raccontare qualche aneddoto e finisco con lo sciropparmi tutta la scala cromatica delle cinture di Judo e Karate. Seguono i resoconti dei pigiama party, della discoteca e della tv in camera. Hulko conferma di essersi dedicato agli scacchi e io sorrido domandandomi se possano questi annoverarsi fra gli sport.
Andrea infine spiega che la sera stavano spesso tutti insieme 8-9 e 10enni e qui sente di dover puntualizzare "...Matteo per due sere ha pianto perché voleva la mamma..." fa una pausa e aggiunge "...avrei voluto farlo anch'io ma non l'ho fatto."
Quanta dignità e profondità in un questo piccolo uomo.
Superati i primi momenti densi di abbracci, strudel e zanzare ci siamo guardati attorno scoprendo l'amico fidato e compagno di camera in piedi di fianco al proprio bagaglio leggermente in disparte.
"Andrea che fai?"
"Aspetto mia mamma."
"Ah non è arrivata? non preoccuparti è che non avevamo un orario certo e così probabimente ha fatto tardi."
"Sì ma lei lo sapeva che saremmo tornati oggi, è stata lei a dirmi che sarei tornato mercoledì, quindi lo sapeva."
"E' vero ma a volte i cellulari non funzionano tanto bene, pensa che anch'io ho ricevuto il messaggio che mi informava che eravate a Dalmine proprio mentre cominciavate a scendere dal pullman. Vuoi chiamarla?"
Facciamo il numero e lui si allontana da noi posato, teso, lo vediamo parlare ma non lo sentiamo. Dopo qualche secondo torna verso il gruppo, si asciuga un occhio, uno solo e passa la comunicazione al coach. Chiede un passaggio verso casa ma non fa in tempo a finire che è già in macchina con noi.
Durante il tragitto cerco di alleggerire un po' il suo dispiacere spiegandogli ancora che può succedere e che la sua mamma non aveva ricevuto le indicazioni giuste, poi li distraggo facendomi raccontare qualche aneddoto e finisco con lo sciropparmi tutta la scala cromatica delle cinture di Judo e Karate. Seguono i resoconti dei pigiama party, della discoteca e della tv in camera. Hulko conferma di essersi dedicato agli scacchi e io sorrido domandandomi se possano questi annoverarsi fra gli sport.
Andrea infine spiega che la sera stavano spesso tutti insieme 8-9 e 10enni e qui sente di dover puntualizzare "...Matteo per due sere ha pianto perché voleva la mamma..." fa una pausa e aggiunge "...avrei voluto farlo anch'io ma non l'ho fatto."
Quanta dignità e profondità in un questo piccolo uomo.
sabato 11 giugno 2011
lunedì 6 giugno 2011
oggi mi sento così.
per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane
(Kate Bates in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, 1991)
:/
:/
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riflessione
mercoledì 1 giugno 2011
domenica 29 maggio 2011
Cara, ho perso il bambino
Riprendo oggi questo post di Layos, che commentava la tragica morte della bambina dimenticata in un parcheggio dal padre. Avrei voluto commentarlo già allora, ma poi me ne è passata la voglia: ho distolto lo sguardo, proprio come dichiara di fare Guido davanti al telegiornale.
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
thanks to m.fisk
Poi la cosa è successa ancora, a distanza di pochi giorni: e anche qui la prima reazione è quella di distogliere lo sguardo, per l'orrore che si prova nei confronti di quei poveri bambini e per il dramma dei padri, a cui credo quasi tutti si sentano istintivamente vicini.
Io quella sensazione che ha provato Guido, quella volontà di rimozione, la conosco bene, me la porto addosso da quasi dodici anni: anche io mi sono dimenticato mio figlio in macchina.
Era il 31 dicembre 1999, Nichita aveva nove mesi. Quel giorno bisognava preparare la festa per il nuovo millennio, che magari non era il nuovo millennio ma lo consideravamo tale comunque. Io e il mio amico Gatto la mattina andammo alla Metro, a fare la spesa del pesce (saremmo stati una dozzina abbondante di persone, a casa dei miei, che era libera e -soprattutto- capiente); poi portammo a casa dei miei il pesce e ci sedemmo a tavole, dove mia madre ci servì le boghe fritte.
Le boghe sono un pesce squisito ma spinosissimo: e una spina mi si conficcò dentro una tonsilla. Cercai di togliermela da solo, ma non riuscendoci andai al San Giuseppe, dove nella sala d'attesa del Pronto soccorso c'era una bolgia infernale, a causa di un'epidemia di influenza che girava in quei giorni.
Fui fortunato, perché l'otorino era già lì, e dopo una ventina di minuti ero già fuori, A quel punto avevo il tempo per andar a cambiare l'alimentatore della nuova telecamera, che si era rotto in due giorni: dovevo andare alla Moroelettrica, che ancora esisteva, e non so neppure io perché decisi di portarmi dietro Nichita: credo che non ce ne fosse alcun bisogno, ma volevo stare con lui.
Arrivai in via Ludovico il Moro, parcheggiai la macchina e andai a cambiare quell'alimentatore del cazzo. Fu una cosa lunga: ci misi forse non un'ora ma quasi.
Uscii dal negozio, bello contento con il mio alimentatore, entrai in macchina e solo in quel momento vidi il bambino, che dormiva beato.
Mi passarono davanti agli occhi tutte le possibilità che ben potete immaginare: avrei potuto trovare una pattuglia di vigili o di polizia, che mi avrebbe probabilmente denunciato per abbandono di minore; avrei potuto trovare la macchina (che spesso lasciavo aperta, e quella volta lo era) vuota; avrei potuto trovare il bambino cianotico per il freddo; o peggio.
Dell'accaduto non ne ho mai parlato con nessuno, neppure con sua madre: quel fatto me lo sono tenuto dentro per tanti anni ben consapevole, allo stesso tempo, della gravità del fatto e della mia assoluta assenza di colpa.
Non che dal punto di vista penale la colpa (nella forma della "negligenza") non ci sia, sia chiaro. Ma so, per averlo provato sulla mia pelle, che neppure per un secondo ero stato sfiorato dal dubbio di dove fosse mio figlio; che neppure nel più remoto inconscio desideravo meno della più grande delle felicità per lui e che quel giorno non avevo alcun impegno che mi pressasse e distogliesse la mia mente.
L'unica spiegazione che mi sono dato, a posteriori, è che nella nostra vita entriamo spesso in modalità pilota automatico: compiamo i gesti della nostra vita quotidiana semza pensarci, proprio come non abbiamo bisogno di pensare a quale sia il pedale del freno quando arriviamo nei pressi di un semaforo rosso.
Non è questione di logorio della vita moderna, non è questione di vita multitasking né di frenesia della società d'oggi: è semplicemente la nostra natura che ci costringe a fare così, forse per risparmiare energie mentali da dedicare ad altre occupazioni più importanti come la caccia al bisonte o la risposta all'ennesima mail del capo deficiente.
Ogni sera, subito prima di addormentarmi (e spesso lo faccio in letti che non sono sotto lo stesso tetto sotto il quale dorme Nichita), quand'anche fossi completamente ubriaco o fumato o avessi la febbre a 42°, mi faccio il riassunto della giornata, mi concentro su dove sia mio figlio in quel momento, sulla necessità che il giorno dopo lo debba accompagnare o meno a scuola, e via discorrendo. Fino a quando non ho preso quest'abitudine , questo rito che celebro pochi attimi prima di dormire, mi succedeva abbastanza spesso di svegliarmi nella notte con l'ansia di non sapere dove egli fosse, e ci mettevo un bel po' a rendermi conto che era in camera sua, o magari in vacanza con mia sorella; e nel frattempo vivevo un'angoscia indescrivibile.
thanks to m.fisk
martedì 24 maggio 2011
Predisposizione.
Li raccolgo all'uscita dagli allenamenti e in macchina ricevo il solito resoconto dettagliato da nonnaragno e un paio di monosillabi di contorno da Hulko.
- "A proposito finalmente abbiamo le date per il campus estivo", ho la loro attenzione, continuo "E' stata scelta quella settimana perché nella stessa struttura a Canazei soggiorneranno anche gli atleti della Virtus Bologna con i loro tecnici."
Nonnaragno annuisce pensando e sospirando, come la sottoscritta, consapevole che difficilmente verremo raggiunti dalla telefonata dei tecnici che scopertolo così talentoso chiedono di prenderlo in squadra. Il nostro meditare viene interrotto dalla sua voce - "Bello mamma, si mangia bene lì!"
No, non rischiamo alcuna convocazione.
- "A proposito finalmente abbiamo le date per il campus estivo", ho la loro attenzione, continuo "E' stata scelta quella settimana perché nella stessa struttura a Canazei soggiorneranno anche gli atleti della Virtus Bologna con i loro tecnici."
Nonnaragno annuisce pensando e sospirando, come la sottoscritta, consapevole che difficilmente verremo raggiunti dalla telefonata dei tecnici che scopertolo così talentoso chiedono di prenderlo in squadra. Il nostro meditare viene interrotto dalla sua voce - "Bello mamma, si mangia bene lì!"
No, non rischiamo alcuna convocazione.
venerdì 13 maggio 2011
domenica 8 maggio 2011
8 maggio. festa della mamma.
Essere mamma non è un dovere; non è nemmeno un mestiere:
è solo un diritto tra tanti diritti.
Oriana Fallaci, da "Lettera a un bambino mai nato"
è solo un diritto tra tanti diritti.
Oriana Fallaci, da "Lettera a un bambino mai nato"
venerdì 6 maggio 2011
siamo alla frutta
Rientriamo dall'allenamento di basket, il solito trio, NonnaRagno, Hulko sudato zuppo ed io. NonnaRagno sferra l'attacco finale
- Ma quindi mangiate la pizza, niente penne al forno con mozzarella?
- Sì
- Va bene allora ci vediamo domani a pranzo per uova e asparagi, domani sera torta pasqualina e poi decidiamo per domenica.
Siamo senza frigo da 10gg e con ogni probabilità siamo già ingrassati di un paio di chili ma lei sembra non accorgersene.
- Hulko sali a casa un attimo che ti do il latte per domattina.
Io resto in strada per custodire lo zaino di scuola e per risparmiarmi le scale, mi raggiunge poco dopo con un sacchettino alla mano, mezzo litro di latte, 15 baccelli di piselli e 4 nespole, probabilmente non avevano da darle il resto quando ha comprato il latte.
Rientriamo, io mi libero del tacco 10, carico la lavatrice e indosso le ballerine, lui fa la doccia, indossa un sobrio pigiama estivo e scarpe da ginnastica e così agghindati andiamo a comprar la pizza.
Ceniamo a suon di tranci e bibita gassata,
- Ti preparo le nespole?
- Sì, mamma.
Vado in cucina, sbuccio e taglio l'esterno della polpa in pezzetti buttando i noccioli.
- Grazie, è una?
- No, tutte e 4.
- Tutte!!?
Lui è quasi in lacrime, io quasi mortificata.
- Mi hai detto che volevi le nespole.
- Si, ma a me mi piacciono.
- Appunto te le ho preparate apposta.
- Ma io le volevo anche per un'altra volta.
- Le ricompriamo.
- Ma non abbiamo il frigo.
- Non serve.
Si rasserena. Tragedia scongiurata.
- Ma quindi mangiate la pizza, niente penne al forno con mozzarella?
- Sì
- Va bene allora ci vediamo domani a pranzo per uova e asparagi, domani sera torta pasqualina e poi decidiamo per domenica.
Siamo senza frigo da 10gg e con ogni probabilità siamo già ingrassati di un paio di chili ma lei sembra non accorgersene.
- Hulko sali a casa un attimo che ti do il latte per domattina.
Io resto in strada per custodire lo zaino di scuola e per risparmiarmi le scale, mi raggiunge poco dopo con un sacchettino alla mano, mezzo litro di latte, 15 baccelli di piselli e 4 nespole, probabilmente non avevano da darle il resto quando ha comprato il latte.
Rientriamo, io mi libero del tacco 10, carico la lavatrice e indosso le ballerine, lui fa la doccia, indossa un sobrio pigiama estivo e scarpe da ginnastica e così agghindati andiamo a comprar la pizza.
Ceniamo a suon di tranci e bibita gassata,
- Ti preparo le nespole?
- Sì, mamma.
Vado in cucina, sbuccio e taglio l'esterno della polpa in pezzetti buttando i noccioli.
- Grazie, è una?
- No, tutte e 4.
- Tutte!!?
Lui è quasi in lacrime, io quasi mortificata.
- Mi hai detto che volevi le nespole.
- Si, ma a me mi piacciono.
- Appunto te le ho preparate apposta.
- Ma io le volevo anche per un'altra volta.
- Le ricompriamo.
- Ma non abbiamo il frigo.
- Non serve.
Si rasserena. Tragedia scongiurata.
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