martedì 16 febbraio 2010

Leggere, leggere, leggere! (è un'iniziativa che sa di buono...)


Sono un po’ emozionato nello scrivere questo articolo, perché so già quello che vi sto per dire (strano!). E quello che vi sto per dire, o meglio proporre, è un’iniziativa che mi affascina tantissimo. Ho sempre letto, ma ultimamente (nell’ultimo anno circa) ho sentito il bisogno di possedere i libri che leggevo e di fare un percorso intelligente. Perché, sì è vero che qualunque cosa in qualche modo ti fa crescere, ma è anche vero che il tempo è limitato e che quindi per forza occorre imparare ad amministrarlo facendo scelte mirate. Io quindi mi sono fatto consigliare un po’ di libri e pian piano ho cominciato a delineare i miei gusti, non tralasciando comunque l’occasione di provare qualcosa di nuovo.

Ciò mi sta dando molte soddisfazioni, basti pensare che ad oggi, dall’inizio dell’anno, mi sono (caduta dialettale!) ho già letto 9 libri. E nessuno di loro mi ha deluso. Tutti mi hanno lasciato un’esperienza bella dentro che mi fa sentire meglio. Bene e questo è il punto uno.

Il punto due è il seguente: molto semplicemente, la maggior parte delle persone non legge. Cavoli loro verrebbe da dire. E invece no. Se in un anno oltre la metà degli italiani non ha aperto un libro (dati riferiti al 2005, oggi la situazione è un po’ migliorata), c’è da preoccuparsi, perché ciò è indice di scarsa cultura e la scarsa cultura è indice di arretratezza mentale e…

Molti “è indice di” dopo…

…e ciò non fa che renderci le solite stupide capre che eleggono capre un pelo più furbe. Quindi che l’accettiate o meno, leggere è indice di intelligenza. Prendetela per superbia, prendetela come vi pare, ma il fatto è questo e il fatto è la cosa più ostinata del mondo. In un paese che sta bene le persone leggono, scrivono, ascoltano musica, si divertono e guardano film che abbiano una decenza. Questo è il punto due.

L’ultimo punto, nonché il terzo riguarda l’autobus che prendo ogni mattina. Ebbene sì. La cosa che mi inquieta molto è la surreale lontananza di persone fisicamente vicine. Ci saranno persone che (pendolariando da anni) vedo ormai da tempi infiniti a cui non ho mai rivolto parola e viceversa. E’ triste vedere come si può passare un’ora in un treno senza rivolgere parola a nessuno (sì sì, lo faccio anche io!). Com’è che accade ciò? Beh, la mia personale teoria dell’estraniamento routinario narra di una consuetudine che porta a creare uno scudo di serietà tra noi e il nostro prossimo. Tante volte infatti succede di rompere il ghiaccio proprio quando qualcuno rompe fisicamente il ghiaccio, rovinandoci sopra e provocando ilari risa tra due sconosciuti. E dobbiamo allora spaccarci una gamba per fare amicizia?

Bene, sommando questi tre apparentemente sconnessi punti, si ottiene la mia proposta. Non fare del male, non vuol dire fare del bene. Non uccidere qualcuno, non vuol dire curarlo. Volere bene a qualcuno, non significa fare il suo bene. Esigere rispetto, non vuol dire meritare rispetto. Occorre qualcosa di concreto, un gesto all’apparenza piccolo, ma dentro molto forte. Una piccola azione concreta che scalfisca un po’ quella stramaledetta scusa che ci porta spesso a dire “Sì, ma ci sono i bambini che muoiono di fame in Africa, a che serve fare questo?”. Bene, bimbi dell’africa, ci stiamo attrezzando, ma prima di arrivare da voi dobbiamo fare tanti piccoli scalini, perché ora come ora non siamo in grado di aiutarvi. Dobbiamo diventare persone migliori e non lo si diventa da un giorno ad un altro, ma (leggere in crescendo) cazzo, fate un cavolo di piccolo passo che poi gli altri verranno da soli.

Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.

Perché lo stesso giorno? Perché tutti assieme? Perché saltare da soli è innocuo, ma farlo assieme a milioni di persone può far tremare la terra. Ho bisogno del vostro aiuto. Ho bisogno che diffondiate questo messaggio. Ho bisogno che condividiate quest’evento dovunque. Ho bisogno che trasmettiate agli altri l’importanza di questo gesto. Ho bisogno che voi siate i primi a capire cosa c’è dietro. Ho bisogno che la fiamma si accenda oggi e arda fino a quella data. Ho bisogno di un segnale di vita da parte di tutti. Non voglio credere che uno stupidissimo film di natale o un’ignorante tettona possa attirare e smuovere più gambe di questo messaggio. Voglio avere fiducia. Voglio credere che la cultura possa ancora sconfiggere l’ignoranza. Voglio credere che sotto i colori di ogni partito ci siano ancora persone. Voglio credere che ogni sconosciuto desideri fare amicizia con voi.

Qua trovate il gruppo ufficiale che ho creato su Facebook. Sapete meglio di me cosa fare per rendere importante quest’iniziativa.

Voglio credere.

Credere di poter cambiar qualcosa.

P.S.

Qua trovate la parte 2 dell’iniziativa

http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/


Foto di cacciamarri

lunedì 15 febbraio 2010

domenica 14 febbraio 2010

Memorie di una Geisha.

San Valentino è forse l'occasione per guardarsi indietro. Come il Natale, il giorno del compleanno, la Domenica delle Palme, il rientro dalle vacanze o il primo giorno di convalescenza insomma la riflessione sulla vita è latente. A forza di riconsiderare gli accadimenti una cosa l'ho capita, c'è un aspetto di me che non consente alle relazioni (rammento al lettore che il plurale è in uso a partire anche solo da 2) di sopravvivermi, mi annullo. Tendo a mettermi in discussione su tutto e a pensare che sia più facile che a proporre la soluzione migliore sia sempre l'altro. Ecco è questo il minimo comune denominatore fra i miei fallimenti amorosi, non averci creduto abbastanza. Non aver creduto che potesse funzionare anche a dispetto di qualcuno o qualcosa. Una storia d'amore va vissuta dall'interno e non dall'esterno. Quel che appare può non essere necessariamente quel che è. O non essere altrettanto importante.

Happy Valentine.

venerdì 12 febbraio 2010

IL FUTURO DEI BAMBINI NON FA RIMA CON GELMINI




IL FUTURO DEI BAMBINI NON FA RIMA CON GELMINI - il rap di Enea - Assalti Frontali

giovedì 11 febbraio 2010

Una babysitter da favola (Need a babysitter today?)

Le favole del Fiocco Gigante | 11

Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina.
Il tetto era di panna montata, il fumo dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita. Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato.
Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il piu buono.
Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva. I vetri erano di gelato alla fragola, e si quagliavano in rivoletti rosa.
- Presto, - gridò la guardia, - più presto ancora!
E giù tutti a leccare più presto, per non lasciar andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.
- Una poltrona! - implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla, - una poltrona per una povera vecchia. Chi me la porta? Coi braccioli, se è possibile.
Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli.
Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia.
Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano: - Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.

Il palazzo di gelato. (Gianni Rodari, Favole al telefono)

Baciami ancora. Ancora




http://oprisco.com

mercoledì 10 febbraio 2010

Un secondo di una notte

Quella sera i capelli neri le si scioglievano in una pozza d'inchiostro in cui ci si specchiava.
La città alle 3 di notte è vuota, i semafori che lampeggiano la rendono una grande discoteca senza rumori, la città è vuota, ma se incontri qualcuno stai pur certa che ti riempirà i pensieri.
Qualcuno non vide quella pozza, e dopo averci messo un piede, non ne uscì più, si tinse di blu profondo, ruvido, saporito, all'odore di muffa, che ti entra nel naso e rimane in gola .
é una caduta verticale come quelle poco prima di addormentarsi, durò un secondo, il tempo di scrivere queste parole.

Topogigio in Strapazzami di coccole. Ovvero ilcaso, lanotte, l'insonnia ;-)

venerdì 5 febbraio 2010

In partenza per il week-end…

È arrivato venerdì.

Questo fine settimana Mammotta e Papone hanno deciso di andare al mare con le loro piccole Pansottina e Smarties.

Mentre Mammotta prepara i bagagli e Papone (detto anche Principe Cavallo) prepara la macchina, Pansottina chiede curiosa: "Mamma, dov'è Papone?".
Mammotta: "È sceso a caricare la macchina".
Pansottina: "Perché si è scaricata?"


giovedì 4 febbraio 2010

Confronto.

- Mamma l'Universo è infinito?
Lo osservo paziente non manca poi molto alla scoperta dei motori di ricerca.
Riprende - Lo sai perché te lo chiedo? Per l'insonnambulità.
Lo sguardo attonito tradisce la difficile elaborazione dell'appreso che ho in corso.
Mi aiuta a capire, - Il motivo perché non dormo. Speriamo che quando sarò grande me lo dimenticherò.
Non so da dove cominciare. Dallo spiegare i confini- non confini dell'Universo? Dal correggere gli errori? Dal preoccuparmi della sua insonnia a singhiozzo (solo qualche sera)? Dal liberarlo di tutta questa fiducia nel lieto fine della vita?

mercoledì 3 febbraio 2010

Gente insospettabile by Insopportabile.

Gente insospettabile.

Contatti digitali, forse impersonali, per interposta tastiera,
permettono di sfiorare vite d’altri,
divertenti e accattivanti,
di allegra gaiezza o di devastante tristezza,
contatti profondi di nuovi e abissali mondi,
o fatui e volatili di vecchi e prevedibili fossili.
E’ un mondo di splendide donne che si nascondono
per paura di essere giudicate per il seno e non per il senno,
uomini seri che vogliono svagarsi,
senza per questo necessariamente fare i galletti,
ma anche tragiche maschere pacchiane o barocche
di gente triste, spenta e aspiranti gnocche.
In tutto questo mare confuso una cosa è certa e sicura:
quello che si scrive rimane a memoria futura.
Ispirato dal tweet
“C’è tanta gente profonda dietro apparenze superficiali,
basta grattare il primo strato per stupirsi.”

https://twitter.com/insopportabile
http://insopportabile.blog2.tiscali.it/2010/01/26/gente-insospettabile/

martedì 2 febbraio 2010

Invece il cento c’è



Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue
cento mani cento pensieri
cento modi di pensare di giocare e di parlare
cento sempre cento modi di ascoltare di stupire di amare
Cento allegrie per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c'è.
Il bambino dice:
invece il cento c'è.


Invece il cento c’è, Loris Malaguzzi

lunedì 1 febbraio 2010

Community.

Di solito quando arrivo in palestra spingendo i maniglioni antipanico delle porte con tutte le forze e con i piedi puntati per far leva trovo NonnaRagno che mi aspetta, giovedì però non c'era. Niente di grave solo che Lozioexpiccolodifamiglia forte di essere quello meglio titolato in famiglia ha sentenziato che Hulko non si applica durante gli allenamenti perché c'è lei ad assistere. La restrizione non durerà a lungo, che sappia io infatti con la laurea in architettura non puoi operare neanche un'ernia, quindi se tanto mi dà tanto, lunedì NonnaRagno torna a tessere la sua ragnatela sugli spalti. Mi sono così avvicinata all'altra nonna-tronfia che assiste il nipote agli allenamenti di basket per socializzare ma anche solo per trovare un po' di calore nell'inverno gelido. Abbiamo chiacchierato coperte dal rumore dei palleggi e subito dopo si è aggiunta un'altra mamma. "Il mio fa questo...", "Il mio fa quello..." "Anche il mio era così..." "Vedrai che poi cambia..." Insomma il solito conversare. Ad un certo punto però la nonna-tronfia sorride divertita del fatto che io fossi la mamma del giocatore della taglia più grande e lei di quello con la più piccola. Insomma alle solite, "Quanto è alto il papà?" (E chi lo sa, sarà anche cresciuto sono mesi che non lo vediamo. Per inciso.) "Quanto sono alti i nonni?" E io a snocciolare cifre, misure o anche solo supposizioni. "Lo Zioexpiccolodifamiglia è quasi 1,95mt, il PapàX è 1,87mt, lo ZioLatente 1,90mt...e io...e LaZia...e le nonne...". L'altra mamma si sente di dovermi far sapere che lei è un'altezza media ma che il marito è proprio basso di statura. Ecco io lì, proprio lì, avrei voluto dirle che sbagliava prospettiva, perché non è 'l'altezza' ma la 'profondità' che si deve valutare nell'uomo che si ha accanto.

venerdì 29 gennaio 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

Una babysitter da favola (Need a babysitter today?)

Le favole del Fiocco Gigante | 10

L'anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall'uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un'antenna della televisione sul berretto.

Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme: Oh, e dopo questo oh non trovarono più parole.

Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta.

- Come siete indietro su questo pianeta, - osservò, - qui è appena Pasqua; da noi, su Marte Ottavo, è già mercoledì.

- Di questo mese? - domandò il professor Tibolla.

- Ci mancherebbe! Mercoledì del mese venturo. Ma con gli anni siamo avanti di venticinque.

Il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava: - Che seccatura! Che brutta seccatura.

- Cos'è che la preoccupa? - domandò la signora Luisa.

- Avete rotto l'uovo volante e io non potrò tornare su Marte Ottavo. - Ma noi l'uovo l'abbiamo comprato in pasticceria.

- Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale, travestita da uovo di Pasqua, e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.

- E l'equipaggio?

- Sono io anche l'equipaggio. Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.

- Be', colonnello è più che capitano.

- Da voi, perché avete i gradi alla rovescia. Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.

- Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.

- Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto si fosse fatto vivo.

- Interessante, - disse il professore, - avete anche degli agenti segreti sulla Terra. E se andassimo a raccontarlo alla polizia?

- Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico, e vi farete ridere dietro.

- Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa di più su quegli agenti segreti.

- Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno su Marte Ottavo tra venticinque anni.

- E' piuttosto buffo. Noi, per adesso, non sappiamo nemmeno dove si trovi Marte Ottavo.

- Lei dimentica, caro professore, che. lassù siamo avanti col tempo di venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano dell'astronave terrestre che giungerà su Marte Ottavo si chiamerà Gino.

- Toh, - disse il figlio maggiore del professor Tibolla, - proprio come me.

- Pura coincidenza, - sentenziò il cosmopulcino. - Si chiamerà Gino e avrà trentatre anni. Dunque, in questo momento, sulla Terra, ha esattamente otto anni.

- Guarda guarda, - disse Gino, - proprio la mia età.

- Non mi interrompere continuamente, - esclamò con severità il comandante dell'uovo spaziale. - Come stavo spiegandovi, noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell'equipaggio futuro, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.

- Cosa, cosa? - fece il professore. - Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?

- Mica tanto. Primo, non li abituate all'idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell'universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste; quarto...

- Scusi comandante, - lo interruppe la signora Luisa, - come si chiama di cognome quel vostro Gino?

- Prego, vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla.

- Ma sono io! - saltò su il figlio del professore. Urrà,

- Urrà che cosa? - esclamò la signora Luisa. - Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo...

- Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino.

- Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch'io.

- E l'uovo? -domandò con un sospiro la sorellina di Gino.

- Ma lo mangiamo subito, naturalmente.

E così fu fatto.

Il pulcino cosmico. (Gianni Rodari, Favole al telefono)

27 gennaio, giornata della memoria - Schindler's List

27 gennaio, giornata della memoria.


"Il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale."

Hannah Arendt

la sera è il mio libro

La sera è il mio libro. Risplende
nella rilegatura di damasco rosso.
Sfiorando l'oro delle cuciture
la apro con le mani, adagio.

E leggo la sua prima pagina:
felice di trovare un tono calmo
leggo più sottovoce la seconda,
e la terza già la sogno.


Rainer Maria Rilke, poeta e scrittore (Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926)

martedì 26 gennaio 2010

è nato anche Nicolò :-)



Quando nasce un bambino :-) nascono anche una mamma e un papà auguri a tutti e tre.

Campioni si diventa!

lunedì 25 gennaio 2010

"Campioni si nasce. E io modestamente lo nacqui!"

E' stato convocato. Siamo stati convocati, in fondo io sono sempre la mamma. Da allora non ha più dormito. Per due sere l'ho accompagnato a letto salutandolo ma dopo poco me lo ritrovavo alle spalle. Ieri sera alla quarta volta che i suoi piedi nudi rifacevano la strada verso la camera mi ha confessato di essere preoccupato per la prima partita della sua vita. L'ho tranquillizzato, ho cercato di tranquillizzarlo, spiegandogli che è normale essere timorosi verso ciò che non si conosce ma che poi sarebbe stato fiero di se stesso una volta che lo avesse superato. Gli ho anche detto che gareggiare in squadra è ancora più gratificante perché ognuno mette a disposizione degli altri le proprie caratteristiche migliori per vincere insieme. Insomma gliel'ho raccontata un po' su ma facile che a far la differenza sia stata la stanchezza.
Ieri il grande giorno, non ne ha fatto alcun accenno per tutta la mattina, poi si è scrupolosamente preparato e aspettando suo padre mi ha chiesto serafico "Tu resti a casa a mettere a posto o mi vieni a vedere?" Non sarei mancata per nulla al mondo non c'era alcun bisogno di far leva sulla mia emotività. Ma non ero la prima con cui si era giocato la carta degli scrupoli di coscienza, nella rete ci erano già finiti LoZioexPiccolodiFamiglia e LaZia. Al primo aveva innocentemente chiesto la presenza invocando il fatto che avrebbe disputato la prima partita (e probabilmente anche l'ultima avremmo scoperto di lì a un'ora)e alla seconda credo addiritura si sia presentato in sogno con gli occhioni sgranati e il sorriso argentato (l'apparecchio). Ci siamo ritrovati in macchina, ognuno convinto di avere provveduto alla felicità più immediata degli altri, che altrimenti non sarebbero sopravvissuti alla situazione, LaZia devota all'alta tecnologia armeggiava con I-Phone, LoZioexecc.ecc. impostava un accattivante Garmin Rosa (dice in prestito!) ed io, l'antitesi del progresso, consultavo gli appunti trascritti su un foglietto.
In qualche modo siamo arrivati a destinazione poi in un attimo ci siamo lasciati risucchiare dal vortice di quella palestra di periferia dove due squadre di nanetti vocianti, festosi e colorati si allenavano a tirare al canestro.
Il fischio di lì a poco ha proclamato concluso il riscaldamento, si fanno le squadre, Hulko è ufficialmente chiamato in campo. Si allontana incerto e malfermo dalla panchina. Raggiunge gli altri tre e l'allenatrice. Si legge tutta la confusione nello sguardo e nei movimenti ancora più lenti del solito. E' il più alto ma non è minimamente consapevole di essere già in vantaggio. Lo piazzano a disputare la contesa. Si avvia al patibolo. Guadagna il cerchio centrale e si posiziona dando le spalle all'avversario. L'arbitro paziente lo fa girare. Batte la contesa ma è subito fallo. Qualcuno gli mette la palla in mano e lo fa arretrare di un passo per uscire dal campo e battere la rimessa. Sempre più smarrito si guarda attorno e decide di partire all'attacco senza battere (dev'essere la prima volta in quasi otto anni che prende l'iniziativa). L'arbitro recupera in qualche modo la palla e gli dice di ricordarsi, per la prossima volta, che le regole sono già state scritte da un po' e che di solito tengono buone quelle e si fa tutti alla stessa maniera, non dice proprio così' ma il significato è lo stesso.
Questo l'esordio e il resto non è stato da meno. Ad un certo punto nella ressa sotto canestro, si impossessa della palle, si gira, schiva un paio di mani avversarie ma già a quelle successive la consegna. Generoso come al solito, come la sua natura lo porta ad essere e in risposta allo sguardo attonito del suo compagno di squadra ha fatto spallucce come per dire 'La voleva'. Difficile anche assistere dagli spalti a tanto tenerissimo scempio. Voglio dire che adesso so come si sentono i tifosi più accaniti quando il loro idolo li tradisce, quando Baggio sbaglia il rigore, quando Materazzi perde la testa (o meglio l'ha persa Zidane o ancor meglio l'ha solo indirizzata male), quando insomma sei testimone oculare ma inerme dello sfacelo.
Ad una madre però si deve dare una speranza così mi viene da pensare che forse anche la mamma di Robertino le prime volte che l'ha visto giocare, col cuore in una stretta, abbia pensato fra sè 'Chissà se è lo sport giusto per lui?'

domenica 24 gennaio 2010

il mio vicino Totoro

Abbiamo guardato 'Il mio vicino Totoro', un capolavoro di arte e di dolcezza.
Torellino sghignazza a ripetizione, soprattutto le piacciono le scene quando le due sorelline inseguono i "nerini del buio" nella casa ancora vuota.

- Papà, voglio vedere i nerini del buio, - mi dice speranzosa.

- Ma qui in casa non ci sono, sono solo nelle case molto vecchie.

- Allora a casa della nonna ci saranno sicuramente?

- Si probabilmente a casa della nonna si

- Allora quando andiamo a casa della nonna li cerchiamo!

giovedì 21 gennaio 2010

è importante la bellezza da quella scende giù tutto il resto

I Cento Passi
Distribuito da Istituto luce | anno 2000, Italia | regia: Marco tullio Giordana | cast: Paolo Briguglia, Ninni Bruschetta, Luigi maria Burruano, Luigi Lo cascio, Lucia Sardo, Andrea Tidona, Francesco Giuffrida, Fabio Camilli, Pippo Montalbano, Domenico Centamore

martedì 19 gennaio 2010

diversamente uguali

lunedì 18 gennaio 2010

domenica 17 gennaio 2010

Fantasie.

Un chiodo fisso. Mi sono alzata dal letto, ho ingerito 3 biscotti al cacao con ripieno di cioccolato e un caffelatte, 500-600 kcal, per cominciare bene la giornata e ancora in pigiama, arrampicata sulla scala ho tirato giù dal soppalco le latte di pittura, oramai in pessime condizioni, da buttare.
Doccia, trucco, parrucco e vestizione. Da cittadino modello mentre vado a prendere la macchina da caricare separo diligentemente, plastica, vetro, umido e secco, molto secco...mi secca un casino farlo. Parcheggio in prossimità del portone di casa mia, quattro frecce accese, scarico le bottiglie dell'acqua e il pallone di Hulko, carico 4 latte di tempera, 2 bidoncini e 3 vasetti ad incastro nel bagagliaio e mi avvio in discarica. Varco il cancello, mi avvicino al container chiedo cortese all'addetto dove io possa lasciare il mio bottino impolverato e maleodorante
- Da quella parte signora.
Accosto, apro il bagagliaio e comincio a scaricare, l'omino avanti con l'età, mani in tasca e molto zelo dalla sua mi chiede,
- Come mai tutte quelle latte?
- Avevo una tresca con l'imbianchino ma l'ultima volta la moglie ci ha scoperti!
Avrei voluto rispondergli così, ma poi ho pensato che forse una discarica non offre così tante occasioni di chiacchierare ma spunti per storie profonde, intrigate o anche solo divertenti ne deve dare con tutto quel via vai di oggetti usati o meglio vissuti.

sabato 16 gennaio 2010

vento in poppa sister!



Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.

Mark Twain

venerdì 15 gennaio 2010

Gioco di ruolo.

Sono andata a rimboccargli le coperte e a dargli il bacio della buonanotte anche se so che me ne scappa sempre qualcuno in più, intanto gli ho raccontato il finale della puntata di Flor il telefilm per teenager che lui ha smesso di guardare e che io continuo a seguire.
- Federico ha detto a Delfina che non la sposerà più.
- Davvero mamma ha detto così?
Me lo ha domandato con un filo di voce mentre sbadigliava e si girava sul fianco certo di poter comunque prendere sonno a dispetto degli ultimi nefasti sviluppi.
E' passato un giorno intero, quasi 24 ore ovvero una notte, una mattina ed un pomeriggio e lui questa sera a cena ha ripreso l'argomento mentre cacciava i piselli armato di un cucchiaino,
- Perché non vuole più sposarla?
- Non l'ama più.
Libera svelto le mani per poterle rivolgere aperte verso l'alto dando enfasi alla sua prossima dichiarazione,
- Tutti si devono amare, vero?
Il mio solito cervello tarato per il dubbio e l'incertezza macchinava se non fosse il caso di sollazzarci con un po' di 'Karakiri: soluzioni per la famiglia' trasferendo le vicissitudini dei personaggi alla nostra realtà, quando lui ha accettato di interrompere nuovamente la pesca pur di rivolgermi lo sguardo e concludere con queste parole, parole che scaldano il cuore,
- Come mio padre che non ti ama più ma che ti vuole sempre bene, eh.
- (Eh.)

giovedì 14 gennaio 2010

testa in festa [di laurea]




NHV GREETING POST

mercoledì 13 gennaio 2010

di un albero caduto attraverso la strada



L'albero che uno schiantarsi di legno
La bufera ci abbatte davanti non è
Per sbarrarci per sempre la strada verso la mèta,
Ma appena per domandarci chi mai crediamo di essere

A insistere sempre così sul nostro cammino.
Gli piace arrestarci sui solchi della slitta,
Farci affondare dentro un palmo di neve
A discutere come si fa senza una scure.

Eppure sa che ostacolarci è inutile:
Non ci faremo distogliere dall'obiettivo finale
Che in noi segreto abbiamo da raggiungere,
Dovessimo afferare la terra per il polo

E, stanchi di girare a vuoto in un sol posto,
Gettarci ad inseguire qualcosa nello spazio.

Di un albero caduto attraverso la strada, Robert Frost


anche questa volta la fotografia è stata"gentilmente" fornita dalla nostra paolabonini ovvero la CompagnaDiBanco.
https://twitter.com/paolabonini
http://www.flickr.com/photos/baishoh/4240890715/

martedì 12 gennaio 2010

Un giorno per noi.

Compiti per le vacanze ultimati. 'Tabellina del 2' acquisita...da entrambi. Lavoro accantonato per 24 ore. Colazione, doccia, denti, vestizione, pranzo e di nuovo denti espletati. Complici ci sorridiamo, con la mano guantata facciamo un ultimo saluto all'albero di Natale e ci chiudiamo la porta alle spalle diretti al Villaggio delle Meraviglie ai giardini di Porta Venezia. Il principino degno nipote di sua zia mi dice che dobbiamo parcheggiare vicino, ma poi superata la mezzora di inutili ricerche impaziente, annoiato e diciamocelo anche un po' polemico ritratta e mi intima di trovare in fretta un posto perché il sole sta tramontando e lui non è ancora sceso dalla macchina. Lui. Posteggiamo, ripartiamo frenetici questa volta a piedi alla ricerca del tagliando 'gratta&sosta'. Alle ore 16 approdiamo finalmente al Villaggio dove ci siamo riscattati di tanta fatica. L'assessore a non-so-che-cosa del Comune di Milano anche quest'anno ha ritagliato un angolo di Milano da regalare ai suoi mini-cittadini. Il bosco-museo delle farfalle (Ingresso 3€), spettacoli proiettati in 4D (Ingresso €4), il BrucoMela (€2 al giro) ma l'animazione e la passione degli animatori non avevano prezzo né andavano al miglior offerente, elfi, regine delle nevi, saltimbanchi e ballerini sorridenti e catalizzanti. Dopo il tramonto, all'interno del castello di ghiaccio, abbiamo assistito ad un loro spettacolo e per noi adulti relegati nelle ultime file la parte migliore è stata vedere brillare tanti occhietti e socchiudersi tutte quelle bocche per la meraviglia. L'ultimo numero è stato di un'incantevole, minuta e leggiadra trapezista. Il mio ultimo pensiero invece, che accompagnava il sapiente volteggiare, è stato "Avrei dovuto mangiare un po' meno pandoro".

la strada che non presi



Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.
Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.
Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io -
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.

La strada che non presi, Robert Frost


anche questa volta la foto è stata gentilemente rubata a qualcuno! :-D grazie alla nostra paolabonini ovvero la CompagnaDiBanco. Diciamo che almeno questa volta ho rubato in famiglia! ;-)
https://twitter.com/paolabonini
http://www.flickr.com/photos/baishoh/4240890715/

lunedì 11 gennaio 2010

giovedì 7 gennaio 2010

#in2010

LaZia:

voglio
invecchiare di tutti i 365 giorni ma non di un minuto di più (il giusto insomma). iniziare a credere al navigatore satellitare. diventare amica del cielo, delle nuvole e del vento. fare 100 canestri. inciampare, scivolare, cadere, (insomma tutte quelle azioni che mi fanno finire fisicamente a terra) meno spesso. non smettere mai di contare solo su me stessa. rimettere lo zaino in spalla per iniziare a far vedere qualche angolo di mondo a mio nipote. mangiare più anguria. continuare a non avere mai il piano 'b' perché tanto alla fine andrà tutto bene o forse no, ma è bello crederci. mettere di nuovo gli occhiali (in realtà questo è il mio oculista a volerlo e forse sarebbe più corretto metterlo fra i suoi buoni propositi).

Mammyx

voglio
mettere nei 'buoni propositi per il 2010' di non avere dei buoni propositi e passare ai 'propositi non necessariamente buoni per il 2010'. aumentare l'adrenalina nella mia vita, uscendo con uno stuntman. ridere di gusto. inventare la 25a ora quella libera dagli obblighi. imparare a cadere in piedi. ricordare di volere. sapere di potere. vivere il 2010 senza lasciarlo solo scorrere.

mercoledì 6 gennaio 2010

ecco, io dal duemiladieci vorrei.



aerei puliti e cappelli di frutta
pazienza e fiducia prodotte a pedali
una marypoppins col mondo in borsetta
pinguini al sicuro e utopie tropicali

arnesi ingegnosi che allarghino il tempo
e viaggi continui con chi ama viaggiare
incanti fugaci a nutrir l’ippocampo
antilopi in posa. e niente zanzare.

dei nonni, una sacher, giornali sinceri
un vento a colori da golf peruviano
e scatti innervati di saturi neri
e nebbie sui vetri, per svegliarsi piano

rugiade vibranti. e iridi accese.
un libro da leggere in tutte le lingue
l’oceano che tuona a ondate sospese
e un ago a ricordo che dentro c’è sangue.


martedì 5 gennaio 2010

Le rubai un calzino...


La befana vien di notte ..
.. con le scarpe tutte rotte! Cosi' mi raccontava mia madre, quando
ero piccolo .. e regolarmente il 6 mattina correndo in cucina trovavo
una calza con dentro di tutto. Ho sempre amato la befana e me la sono
sempre immaginata come una bellissima donna, dallo sguardo triste ma
dolce, che nonostante le cattiverie della gente, le dicerie e le
infamanti bugie su di lei, continua da anni a portare dolci a tutti
(anche il carbone per i cattivi, in realta' e' dolce, ci avete mai
pensato?).

Poi passano gli anni, l'eta' adulta cancella alcuni sorrisi, le cose
si dimenticano in fretta. Non so come mai, un anno, quando ero
studente di dottorato a Trento (quindi piu' di 10 anni fa), un anno
all'apparenza come tutti gli altri, un anno che la mia morosa era in
visita da me durante il periodo postnatalizio, quell'anno mi tornarono
in mente quei sorrisi. Le rubai un calzino la sera del 5 gennaio, lo
riempii di dolci di ogni tipo e le feci trovare il tutto la mattina
dopo appeso alla cappa sopra i fornelli. Lei non capi' mai come fossi
riuscito a fare tutto di nascosto (vivevo in un monolocale, non c'era
una vera e propria cucina, ma un angolo cottura). Il sorriso che mi ha
fatto quella mattina e' ancora qui, stretto come tanti altri sorrisi
dietro i miei occhi, perche' era il sorriso che facevo io a mia madre,
il sorriso di tutti quelli che una mattina della loro esistenza si
svegliano senza aspettarsi granche' e trovano invece una calza appesa
malamente sopra la cappa dei fornelli della vita.

Da allora non ho piu' smesso, ogni anno faccio la stessa cosa ..
certo, non c'e' quasi mai la stessa sorpresa, ma un anno e' lungo, la
mia ragazza di allora e' ancora qui a regalarmi i suoi sorrisi, adesso
e' mia moglie e da qualche anno si sono aggiunte le risate stupite di
Francesco. Quei tre calzini, precariamente appesi sopra i fornelli,
sono qui a ricordarci che la cosa piu' bella al mondo e' la sorpresa,
non le certezze.


Questo post è di Riccardo Giannitrapani - Il prof bicromatico
http://odraccir.posterous.com/la-befana-vien-di-notte
che ringraziamo di averci ospitati per qualche attimo nel caldo monolocale in mezzo a fornelli, calzini e sorrisi.

Mozart Serenade Nr.13 g-dur KV 525

ninna nanna innevata

sabato 2 gennaio 2010

Filastrocca di capodanno.

Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l'anno:
voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.

Filastrocca di capodanno. (Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra)

venerdì 1 gennaio 2010

verso le 00.00 ovvero il 2o1o

Io e il mio principe abbiamo optato per un festeggiamento sobrio ma intenso. Riposatissimi dal lungo sonno ristoratore e sfamati almeno per qualche ora dalla tardiva colazione delle ore 13, ci siamo vestiti pettinati e truccati per dirigerci al cinema, spettacolo del primo pomeriggio. Inutile dire che sono riuscita a commuovermi anche con questo cartone animato rischiando di soffocarmi con i popcorn.
All'uscita consapevoli che l'ago delle scorte alimentari di casa oscillava sul livello di guardia, abbiamo allungato la strada del ritorno passando dall'ipermercato (firmando la nostra congiura, 'chi va all'ipermercato a capodanno ci va tutto l'anno').
Alle ore 18.15 stavamo spingendo il carrello verso l'ingresso, la guardia, forse dopo aver dato uno sguardo alla gonnellina nera, top glicine e stivali bassi mi ha detto,
- Signora lo sa vero che chiudiamo alle 19.00?
- Ma dai? e io che volevo far qui il brindisi della mezza!
Non riuscendo a tenere per me tanto inconsapevole animo divertente della guardia giurata ho chiamato LaZia che, una volta ascoltato il resoconto, ha replicato,
- Non è che hai esagerato con il glitter?!
Sono subito tornata da lui per chiedergli se volesse uscire con mia sorella.