lunedì 31 dicembre 2012

Auguri 2.

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Poesia di Capodanno
di Gianni Rodari
L'anno nuovo

La non-lista.

La colpa è di quello passato. Se non fosse andato così male, se non ci avesse lasciati con l'amaro in bocca e pieni di rimpianti non brameremmo tanto il cambio. Il 2012 ci ha portati a ringraziare anche solo di essergli sopravvissuti. Che è molto, con il senno di poi.
Mi appunto un paio di cose, nulla di impegnativo tanto ho visto che le liste restano intonse. Comprare due lampadari per la casa e uno specchio a figura intera, sono 4 anni che mi ipotizzo soltanto dalla cintola in giù. Riprendere a viaggiare. Ricordarmi di sognare. Spolverare le scarpe da corsa. Imbiancare gli interni. Colorare gli esterni. Accettare che un po' di autostima non può uccidere. Leggere quello che scrivono gli altri. Leggere quello che scrivo io. Preferire quello che scrivono gli altri. Aumentare il dosaggio di autostima nel sangue. Trovare nuove compagnie per una birra e quattro chiacchiere o per quattro birre in un ricco silenzio. Questo aprirebbe anche un altro capitolo ma andiamo per gradi, il 2013 sarà l'anno dello specchio e dei lampadari, venga messo agli atti.

domenica 30 dicembre 2012

I 12 mesi.

Gennaio, Gennaio,
il 1° giorno è il più gaio,
è fatto solo di speranza:
chi ne ha tanta, vive abbastanza.

Febbraio viene a potare la vite
con le dita intirizzite:
è senza guanti ed ha i geloni
e un buco negli zoccoloni:

Marzo pazzo e cuor contento
si sveglia un mattino pieno di vento:
la prima rondine arriva stasera
con l'espresso della primavera.

Aprile tosatore
porta lana al vecchio pastore
spoglia la pecora e l'agnello
per farti un berretto ed un mantello.

Maggio viene ardito e bello
con un garofano all'occhiello,
con tante bandiere nel cielo d'oro
per la festa del lavoro.

Giugno, invece, è falciatore;
il fieno manda un dolce odore,
in alto in alto l'allodola vola,
il bidello chiude la scuola.

Luglio miete il grano biondo,
la mano è stanca, il cuore è giocondo.
Canta il cuculo tra le foglie:
c'è chi lavora e mai non raccogliere.

Agosto batte il grano nell'aia,
gonfia i sacchi, empie la staia:
c'è tanta farina al mondo... perché
un po' di pane per tutti non c'è?

Settembre settembrino,
matura l'uva e si fa il vino,
matura l'uva moscatella:
scolaro, prepara la cartella!

Ottobre seminatore:
in terra il seme sogna il fiore,
sottoterra il buio germoglio sa
che il domani lo scalderà.

Novembre legnaiolo
va nei boschi solo solo,
c'è l'ultima foglia a un albero in vetta
e cade al primo colpo d'accetta.

Vien Dicembre lieve lieve,
si fa la battaglia a palle di neve:
il fantoccio crolla a terra
e così cade chi vuole la guerra!

I dodici mesi,
Gianni Rodari

sabato 29 dicembre 2012

L'omino di neve.

L'omino di neve,
guardate che caso,
non ha più naso
e ha solo un orecchio:
in un giorno di Sole
è diventato vecchio!
Chi gli ha rubato un piede?
E' stato il gatto,
bestia senza tatto.
Per un chicco di grano
una gallina
gli becca una mano.
Infine, per far festa,
i bambini gli tagliano la testa.

L'omino di Neve,
Gianni Rodari

venerdì 28 dicembre 2012

I nidi.

Chi abita sull’abete
Tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani, gli indiani, i marziani.
Ci ha fatto il suo nido Perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti c’è un lumino e tanta pace per chi la vuole,
per chi sa che la pace scalda anche più del sole.

I nidi, Gianni Rodari

giovedì 27 dicembre 2012

Il pellerossa nel presepe.

Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
come è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i maghi sul cammelo,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via, Toro seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perchè ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.

Il pellerossa nel presepe,
Gianni Rodari

mercoledì 26 dicembre 2012

Natale è tutto sbagliato

Quest'anno
mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale, ma bello
veramente. Non lo farò in
tinello,lo farò nella mente, con
centomila rami e un miliardo di
lampadine, e tutti i doni che non stanno
nelle vetrine. Un raggio di sole per il passero
che trema, un ciuffo di viole per il prato gelato,
un aumento di pensione per il vecchio pensionato.
E poi giochi,giocattoli, balocchi quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi: un milione, cento milioni di bellissimi
doni per quei bambini che non ebbero mai un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno all’altro è uguale, e non è mai festa. Perché
se un bimbo resta senza niente, anche uno solo, piccolo, che piangere
non si sente, Natale è tutto sbagliato.

Natale è tutto sbagliato,
Gianni Rodari

martedì 25 dicembre 2012

Auguri.

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Il mago di Natale,
Filastrocche in cielo e in terra
Gianni Rodari

sabato 8 dicembre 2012

Fanciullezza.

Eravamo a cena con la squadra. I ragazzi e qualche fratellino in prestito ad un tavolo. I genitori ad un altro. Loro rumorosi e divertiti. Noi in affanno. Loro hanno ingurgitato patatine, pizza e bollicine poi, inforcati guanti e cappelli, si sono scaraventati in strada su un lenzuolo di neve fresca. Noi più coscienziosi verso le buone maniere e intimiditi dal minaccioso adipe abbiamo centellinato patatine e bollicine e dopo un'ora di chiacchiere, sguardi, pacche e qualche stretta li abbiamo raggiunti all'esterno, diretti verso casa. Gli ultimi saluti e la buonanotte. Ho rubato questo nella notte rosata.
Papà - "Guardati sei zuppo. Il giaccone è pieno d'acqua."
Figlio  -"No, di neve."
Questa è la poesia che perdiamo crescendo. 

sabato 1 dicembre 2012

Dieci cose dieci che devo fare prima del 21 dicembre.

ma siccome il tempo è proprio poco cercherò di ottimizzare...

...mi faccio un tatuaggio piccolissimo, giusto un puntino, tanto per dire di averlo finalmente fatto. La terra vista dallo spazio (Rachel Green, cit.) semmai qualcuno facesse in tempo a domandarmelo;
...leggo il Pendolo di Foucault ma parto dal fondo;
...mi sfondo di Nutella da oggi fino al 10 e di patatine fritte dal 10 al 21;
...telefono alla mia professoressa di italiano e l'accuso di aver ucciso la mia autostima, se avesse evitato di accompagnare sempre un meno ai miei 10 adesso sarei una donna migliore;
...telefono alla mia amica di gioventù perché ancora non mi è chiaro come mai abbiamo smesso di vederci;
...telefono al mio ex e lo insulto, rivisitando a modo mio il già noto "Le parole che non ti ho detto";
...telefono a Jude Law per dirgli che l'ho sempre amato che nel linguaggio maschile equivale ad un più terreno 'vieni a prendermi';
...telefono a Fabio Volo e gli confesso di non aver letto nulla di suo, nel bene e nel male;
...telefono a Jovanotti e lo imploro di cantarmi qualcosa così anche arrivassimo al 22 mi risparmio il costo dei biglietti;
...e l'ultima chiamata la faccio ai Maya per negoziare, giocando la carta della diplomazia, ci sarà pur qualcosa di bello a questo mondo e se proprio non sentissero ragioni allora chiederei loro di cominciare da me.

giovedì 29 novembre 2012

Charme.

Lo charme: un modo di ottenere in risposta un sì senza aver formulato nessuna chiara domanda.

[Albert Camus, La caduta]

domenica 25 novembre 2012

Attimo.

L'istante occupa uno stretto spazio fra la speranza e il rimpianto, ed è lo spazio della vita.

[Marcel Jouhandeau, Algebra dei valori morali.]

giovedì 22 novembre 2012

Passaggi.

Hulko: Mamma perché non hai fatto la Comunione tu?
Mammyx: Perché non ero abbastanza convinta di volerla fare.
Hulko: Ah, come il tatuaggio della Pantera Rosa.


(Sarebbe stato bello, e non è ancora escluso che presto o tardi io non lo faccia. NdA)

lunedì 19 novembre 2012

Promesse.

Hulko - Mamma oggi non siamo andati in aula informatica perché Ricky rideva e forse anche altri. Così la maestra di matematica ci ha fatto restare in classe a fare una verifica di punizione.
Mammyx - Diamine Hulko siete terribili, ogni volta che c'è informatica ne combinate una e saltate la lezione. Tu e i tuoi compagni resterete dei caproni.
Hulko - Loro sì, io ho la zia.

domenica 18 novembre 2012

La mia poesia nel cuore.

"Il tuo colore è il verde del mare calmo, è quel verde delle acque calme di inizio estate ove il mare nel suo profondo non ha ancora terminato del tutto le rivoluzioni proprie dei periodi di tempesta ma, che si sta avviando verso il periodo della freschezza, dei giochi, anche della giusta spensieratezza estiva, perché alla lunga il travaglio e le difficoltà stancano; la vita è più ampia.
Tu hai lo stesso verde di quel mare appena descritto che offre serietà e rispetto perché è l'eleganza della natura che esprime la propria serietà dovuta alla consapevolezza ma anche alla capacità di sapere cosa potrà accadere nei futuri gesti."

Qualche tempo fa ho letto in rete queste parole scritte da un uomo ad una donna. Ho invidiato quella donna, di un'invidia buona. Le ho custodite sentendole profondamente mie. Fossero state scritte per me, mi avrebbero colmata e riappacificata. Almeno per un po'.


domenica 11 novembre 2012

Hulko all'anagrafe. All'anagrafe, Hulko.


...e così la strega cattiva si riscopre madre del principino azzurro.

The Happy Ending.

mercoledì 7 novembre 2012

martedì 6 novembre 2012

SMAMMAS


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ePQO9xFfCfQ




Io credo semplicemente che i figli siano stati solo un pretesto per queste donne per divertirsi ancora, per mettersi alla prova magari esaudendo un desiderio di gioventù, cantare in una band. Piccoli sogni che forse erano stati messi da parte per far posto ad altre emozioni e soddisfazioni. Non le biasimo anzi le stimo. E ai finti figli arrabbiati ed indignati che commentano malignamente il video in rete dico che se proprio hanno di che lamentarsi per le troppe cure ricevute possono sempre rifiutarle o meglio ancora offrire il cambio al ferro da stiro e ai fornelli.

sabato 27 ottobre 2012

Supereroi & Superpoteri.



"Siamo stati sconfitti da un nemico che abbiamo sottovalutato, il tempo."


martedì 23 ottobre 2012

venerdì 12 ottobre 2012

Dalla parte della ragione.

Non vedevo l'ora di poter scrivere queste righe per trasmettere l'indignazione, l'imbarazzo e il dolore suscitati dall'aver udito di questi fatti di cronaca al giornale radio, Bimbo conteso a Padova "...un bambino di 10 anni è stato trascinato in modo brutale dagli agenti perché affidato al padre e non più alla madre...(omissis)... il piccolo Leonardo si è opposto in modo violento ai tentativi del padre e dei poliziotti di portarlo fuori da scuola. (...) Scattano le prime denunce: la zia materna ed il nonno del bambino sono stati segnalati dalla Questura di Padova alla magistratura per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Questo ragazzino ha la stessa età di Hulko, me lo sono figurata della stessa corporatura ma soprattutto con pari intelligenza, decisione, senso di responsabilità e maturità. Ho pensato a quale sarebbe la sua reazione se tentassero di allontanarlo da me. Ma soprattutto ho immaginato la mia disperazione e quella della mia famiglia. Anche i miei genitori e i miei fratelli sono certa si opporrebbero con tutte le forze incuranti delle conseguenze, come me e insieme a me. L'idea che questo bambino sia stato prelevato contro la sua volontà, forti di una superiorità numerica e fisica davanti ai suoi compagni ma soprattutto ai suoi insegnanti che non hanno potuto difenderlo mi annichilisce. Queste erano le emozioni di qualche ora fa poi però sono andata a leggere la notizia e ho appreso che l'ordinanza del giudice nasceva forse paradossalmente proprio a tutela dell'equilibrio del ragazzino che allontanato dalla madre veniva 'riconsegnato' all'amore dell'altro genitore escluso fino a quel momento dalla sua vita. PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale)  Mi sono fermata a riflettere, chiedendomi da che parte stia la ragione e rispondendomi che ovviamente sta nel mezzo esattamente come Leonardo che in realtà viene strattonato perché conteso dai genitori.

domenica 7 ottobre 2012

Tranello.

- Hulko: Tu hai fatto la Cresima?
- Io: No, nemmeno la Comunione.
- Hulko: E papà?
- Io: Lui sì perchè si è sposato, con la fidanzata che ha avuto prima di me. E anche con quella dopo.
Sorrido, tirata.
- Hulko: Papà ha avuto un'altra moglie?
- Io: Sì.
- Hulko: E anche degli altri bambini?
- Io: No figurati, altrimenti li avresti conosciuti.
Resta in silenzio qualche minuto mentre io continuo a guidare verso casa.
Hulko: Perché mamma non mi hai mai detto che papà ha avuto un'altra moglie?
Io: Mi spiace non ricordavo non te ne avessi parlato, forse non ce ne sarà stata occasione.
e mentalmente finisco la frase così "...o forse perché sono stufa di essere sempre io a farti il resoconto delle attività più o meno lecite di tuo padre manipolandole affinché risultino per te poco invasive e dolorose, due mogli, due fratelli, residenza all'estero, assenza totale nel quotidiano e radi e aridi incontri programmati ."

sabato 6 ottobre 2012

fiducia nel prossimo. ma anche in questo.

E' iniziata la nuova stagione di basket. Oggi la prima amichevole. Hulko ancora in piena fase rilassata post vacanziera, l'asma e la digestione in corso è stato da urlo. E' infatti un urlo l'ho cacciato, "Alza quelle bracciaaa!" Hanno perso.
In macchina, rientrando - Mamma la prossima volta puoi stare in silenzio?
Io - Sono stata bravissima, praticamente non ho fiatato. Sono anche uscita per non distrarti.
Hulko - Alla fine hai gridato e comunque ho visto che eri sulla porta insieme ad altri genitori.
Io - Allora mi hai guardato!? Ti avevo detto di ignorarmi. Devi stare concentrato sul gioco. Fa conto che io non esista.
Hulko - Infatti non ti ho guardato. Ho solo dato una sbirciatina per vedere dove fossi.
Nulla si può contro la genetica, io alla campestre delle scuole medie ho perso il bronzo ad un soffio dal traguardo per salutare i miei che facevano il tifo.

giovedì 4 ottobre 2012

Lasciare le cose a metà.

Stasera mentre attendevo che scattasse il verde attraverso il finestrino ho osservato di spalle una coppia musulmana, giovanissima, camminare tenendosi per mano. Bislacca la mente che in una frazione di secondo mi ha proposto tanti scenari e qualche finale. Non so quale sia stata l'associazione di idee scattata nel subconscio fatto sta che mi sono ritrovata a pensare che non ho alcuno con cui passeggiare al tramonto di una giornata e a quello della vita, anche se è un pensiero ridicolo perché non ho alcuna garanzia di arrivarci e farei meglio piuttosto ad assaporare il presente. Il secondo pensiero è andato fulmineo ad una persona cara che ho perso di recente. Poco più che cinquantenne padre e marito. Mi annienta l'idea che abbia lasciato la sua vita a metà. Non completerà ciò che stava vivendo, conversazioni, rapporti, lavori ed emozioni. Lascia la rabbia in chi resta. Nessuno di noi potrà più rispondergli né riceverà una sua replica ed è venuto meno all'impegno che aveva assunto con i figli e con la sua donna, che si ritroverà a camminare sola lungo il sentiero al tramonto.

mercoledì 3 ottobre 2012

Il mio collo fa spavento.

Il mio collo fa spavento. Dico sul serio. Se vedeste il mio collo farebbe spavento anche a voi, ma credo sareste troppo educate per darlo a vedere. Se affrontassi l'argomento, e dicessi qualcosa come "Oddio il mio collo. Non lo sopporto più!", sono certa che mi rispondereste qualcosa di carino, come "Non so di cosa stai parlando". Sarebbe una bugia, naturalmente, ma vi perdonerei. È il tipo di bugia che io dico in continuazione - per lo più alle amiche che mi confidano di essere preoccupate perchè hanno le borse sotto gli occhi, o il doppio mento, o le rughe, o i rotoli di ciccia sulla pancia. Ma per quanto sia convinta che dovrebbero rifarsi gli occhi, o fare un lifting, o qualche iniezione di botulino, o una bella liposuzione, ormai ho imparato che "Non so di cosa stai parlando" è l'espressione in codice per "Capisco cosa intendi, ma se credi di incastrarmi in una discussione sull'argomento ti sbagli di grosso". È un argomento pericoloso da affrontare, lo sappiamo tutti. Perchè se dicessi "sì, capisco esattamente cosa intendi", la mia amica potrebbe decidere di farsi rifare gli occhi, per esempio, e per caso se non funzionasse potrebbe andare a ingrossare le fila di quelli che finiscono sui tabloid per aver fatto causa al loro chirurgo plastico perchè non riescono più a chiudere gli occhi. Inoltre, e questo è il punto, sarebbe Tutta Colpa Mia. Io sono particolarmente sensibile all'aspetto Tutta Colpa Mia, visto che non ho ancora perdonato una mia amica per avermi sconsigliato di comprare un appartamento assolutamente perfetto sulla Seventhy-fifty nel 1976.

A volte vado fuori a colazione con le altre ragazze - fermi tutti, mi correggo. Volevo dire con le mie amiche donne, immagino. Non siamo più ragazze, non lo siamo più da almeno quarant'anni. Comunque, come stavo dicendo, a volte andiamo fuori a colazione e allora, girando uno sguardo intorno al tavolo, mi accorgo che indossiamo tutte maglioni a collo alto. A volte, invece, portiamo tutte delle sciarpine intorno al collo, come Katharine Hepburn in Sul lago dorato. A volte poi abbiamo tutte dei colletti alla coreana e sembriamo la versione occidentale delle signore cinesi del Circolo della fortuna e della felicità. È buffo e anche un po' triste, perchè nessuna di noi ha la nevrrosi dell'età - nessuna mente su propri anni, per esempio, nessuna si veste in modo ridicolo per la sua età. I nostri anni li portiamo bene. Se non fosse per il collo...

Oh, il collo! Ci sono colli da gallina, colli da tacchino, colli da elefante. Ci sono colli con bargigli e colli con pieghe sul punto di diventare bargigli. Ci sono colli magri e colli grassi, colli flosci e colli grinzosi, colli cerchiati e colli rugosi, colli fibrosi e colli cadenti, colli flaccidi e colli coperti di macchie. E ci sono colli che sono una stupefacente combinazione do quanto sopra. Secondo il mio dermatologo, il collo incomincia ad "andarsene" verso i 43 anni, e tanti saluti. Possiamo metterci il fondotinta sul viso, e il correttore intorno agli occhi, possiamo tingerci i capelli, fare iniezioni di botulino e collagene e Restylane nelle rughe e nelle grinze, ma a parte la chirurgia plastica per il collo non c'è niente da fare, un accidente di niente. Il collo ti tradisce sempre. La nostra faccia è una bugia, il nostro colo è la verità. Una sequoi bisogna tagliarla e contare i cerchi nel tronco per sapere quanti anni ha. Vi assicuro che se avesse il collo non ce ne sarebbe bisogno.

La mia esperienza con il collo cominciò poco prima dei miei 43 anni. Subii in intervento che mi lasciò una brutta cicatrice proprio sopra la clavicola. Fu uno shock, perchè imparai a mie spese, che se un medico è famoso, questo non significa che sia anche bravo a ricucire la gente. Se mai non imparaste niente da queste pagin, care lettrici, imparate almeno questo: non fatevi mai operare in nessuna parte del corpo senza chiedere che in sala operatoria ci sia un chirurgo plastico in stand by per dare una controllata. Perchè anche se vi stanno operando per una cosa seria o potenzialmente seria, anche se siete onestamente convinte che la vostra salute è più importante della vanità, anche se vi svegliate nella stanza d'ospedale felici come non mai che non fosse cancro, anche se vi sentite euforiche, grste di essere vive, piene di folgoranti rivelazioni su cosa è importante e cosa non lo è, anche se vi impegnate a essere eternamente liete di trovarvi ancora sul pianeta Terra e ptomettete di non lamentarvi più di niente, vi assicuro che un giorno, prima di wuanto possiate immaginare, vi guarderete allo specchio e penserete "Odio questa cicatrice". Sempre che vi guardiate allo specchio, naturalmente.

Questa è un'altra cosa che ho notato riguardo all'avere una certa età: cerco di evitare in tutti i modi di guardarmi sllo specchio. Se passo davanti a uno specchio, storno gli occhi. Se proprio devo guardarci dentro, comincio a strizzare gli occhi, così se il riflesso mi rimanda qualcosa di veramente brutto, sono già sulla buona strada per schivare la visione. E se la luce è buona (e io spero non lo sia), faccio la stessa cosa che fanno le donne della mia età quando si ritrovano davanto a uno specchio: tiro indietro leggermente la pelle del collo e guardo con rimpianto una versione più giovane di
me stessa. (A proposito, ecco un'altra cosa che ho notato: se volete piombare nella depressione più nera rispetto al collo, piazzatevi sul sedile posteriore di una macchina, proprio dietro il guidatore, e guardatevi nello specchietto retrivisore. Che cos'ha di speciale uno specchietto retrovisore? Non so perché, ma non c'è specchio peggiore quando si tratta del collo. È uno dei misteri più avvincenti della vita moderna, insieme a quello per cui l'acqua fredda in bagno è più fredda dell'acqua fredda in cucina.)

Ma torniamo al collo. È del mio collo che voglio parlare. E so che state pensando: "Perché non andare da un chirurgo plastico?" Ve lo dico io il perché. se andate da un chirurgo plastico e gli dite "Vorrei solo una sistematina al collo", lui vi risponderà chiaro e tondo  che non può farlo senza intervenire anche sulla faccia. E non sta mentendo. Non sta cercando di fregarvi per farmi spendere di più. Il fatto è che è tutta un'unica , grossa palla di cera. Se vi fate tirare il collo, dovete farvi tirare anche la faccia. Ma io non voglio un lifting facciale. Se fossi un bignè e avessi una bella faccia paffuta e rotonfìda manderei giù il rospo - i bignè sono candidati perfetti per questo tipo d'intervento. Ma ahimè, io sono un uccellino, e se mi facessi il lifting facciale, il mio collo migliorerebbe senz'altro, ma la mia faccio a ne verrebbe tirata come una corda di violino. Preferisco strizzare gli occhi davanti a questa mia povera faccia e a questo collo riflessi nello specchio che trovarmi di fronte a un'estranea che ha una somiglianza sospetta com una pelle di tamburo.

Ogni tanto leggo un libro  sulla vecchiaia che dice, chiunque l'abbia scritto, che essere vecchi è fantastico. È fantastico essere saggi e maturi; è fantastico essere arrivati a un punto della della vita in cui si capisce cosa conta davvero. Le persone che dicono queste scempiaggini non le posso soffrire. Cos'hanno in testa? Non hanno un collo che le fa impazzire? Non sono stufe di doversi inventare documenti che lo nascondono? Non le intristisce dover scartare il novanta per cento dei vestiti che altrimenti comprerebbero, semplicemente per il problema della scollatura? Non le intristisce dover comprare girocolli? Uno dei miei più grossi rimpianti - più grosso perfino di non aver comprato l'appartamento sulla East Seventhy-fifty, più grosso della mia peggior catastrofe romantica - è di non aver passato tutta la giovinezza a contemplare amorevolmente il mio collo. Non mi è mai passato per la testa di essere grata per il mio collo. Non mi è mai venuto in mente che un giorno avrei avuto nostalgia  di una parte del mio corpo che davo assolutamente per scontata. Naturalmente è vero che, adesso che sono più vecchia, sono anche più assennata, saggia e matura. Ed è anche vero, che capisco in tutta onestà cosa conta davvero nella vita. E sapete una cosa? È il mio collo.

Nora Ephron
Il collo mi fa impazzire
Feltrinelli Editore

martedì 2 ottobre 2012

Festa dei Nonni.


Quando gli altri ti danno contro, il nonno si limita a darti un buffetto sulla testa e dire "sciocchino".


So di averla copiata anche se non ho capito a chi ma non sono riuscita ad andare oltre, la trovo così toccante e poetica.

domenica 30 settembre 2012

Mammyx va in scena.


sabato 29 settembre 2012

Life for dummies.

Cercavo di dimenticare l'affascinante uomo che è stato mio per pochissimo tempo e probabilmente nemmeno in esclusiva guardandomi attorno, cercandone uno migliore. Lui era spesso scalzo e sembrava anche fosse insofferente ai vestiti data la velocità con cui li toglieva. L'altro, certo non che fosse in competizione, ma aveva comunque bisogno di sapersi protetto dalla maglietta della salute e mi ha aperto la porta di casa indossando graziosissime babbucce in spugna sottile stile 5stelle lusso. Lui mi guardava negli occhi e anche se per poco mi sentivo solo sua. L'altro mi ha guardata negli occhi e mi ha raccontato della sua ex. Lui mi faceva ribollire il sangue, l'altro al massimo mi metteva a bollire un po' di latte per i biscotti. Avevo però un nuovo amico.

martedì 11 settembre 2012

11 September 2001.


lest we forget.


(condivisa da #Facebook, bacheca di Alice B.)

venerdì 7 settembre 2012

Secondo lei...

Improvvisazione (mia) teatrale

un po' di cabaret




Sa Signora perché faccio questo mestiere? Perché da bambino nessuno mi ha chiesto cosa volessi fare da grande.
No davvero, siamo in 10 fratelli si figuri se si ricordavano che a me non lo avevan ancora domandato?! Il nulla.

Poi un giorno mentre giocavo in cortile dove mi avevano dimenticato dalla sera prima... poverelli i miei, signora, come fargliene una colpa lavoravano per mantenerci tutti e non sempre avevano la forza di fare pure la conta... incontrai il gatto e la volpe che mi proposero di lavorare nei villaggi turistici: tutto il giorno in costume da bagno, attorniato da belle donne e pagato per godermi la sindrome di Peter Pan. Che vuole signora mia, ho ceduto!

Beh ma a sapere che sarebbe finita così mica lo facevo eh. Ma lo sa quanti disagi??? Non si trova moglie. Le donne, voi donne, siete strane. Se non vi si guarda andate in depressione perché non vi sentite apprezzate e ammirate. Se vi si guarda siam tutti dei depravati e donnaioli.

La vedo eh che annuisce vigorosa. Lei me la darebbe in sposa sua figlia? Ecco quanti pregiudizi. Eppure io faccio il mio lavoro. Accontento il mio pubblico, certo una per volta, adesso che ho una certa età, anni fa finivo prima il giro!


(to be continued)

Dedicato ad un amico.

Michelle & Barack

















Sono stupidamente romantica. Lo so.


http://www.ilpost.it/2012/09/04/un-secolo-di-first-ladies/michelle-obama-9/

mercoledì 5 settembre 2012

Percorsi.

Disinfettante. Detersivo. Acqua. Borotalco. Zucchero. Uova. Farina. Le mani delle donne.

mercoledì 29 agosto 2012

Cosa vogliono le donne

Voglio un vestito rosso.
Lo voglio leggero e a buon mercato,
voglio che sia troppo stretto, lo voglio portare finché qualcuno non me lo strappi di dosso.
Lo voglio sbracciato e scollato,
quel vestito, così nessuno dovrà immaginarsi cosa c’è sotto. Voglio andarci per strada
passare davanti al discount e alla ferramenta con tutte quelle chiavi che brillano in vetrina, davanti al caffè dei signori Wang coi bomboloni del giorno prima, davanti ai fratelli Guerra
che buttano i maiali dal camion sul muletto, issandosi in spalla quei lucidi grugni.
Voglio andare in giro come fossi l’unica
donna al mondo a caccia di una preda.
Lo voglio davvero quel vestito.
Lo voglio per confermare
i tuoi peggiori sospetti su di me,
per farti vedere quanto poco ci tengo a te
o par farti vedere tutto, tranne quello
che voglio. Appena lo trovo, lo tiro giù
dalla gruccia perché cerco un corpo
che mi porti nel mondo, in mezzo
alle urla del parto e a quelle dell’amore,
e lo indosserò come ossa, come pelle,
sarà lo stramaledetto
vestito dentro cui mi seppelliranno.


Cosa vogliono le donne
Kim Addonizio

domenica 26 agosto 2012

sabato 18 agosto 2012

ho urgenza dell'autunno.

ho urgenza dell'autunno, anche se poi sarà di nuovo il mio compleanno. sì, sono ottobrina, ho la nebbia in testa con quel che ne consegue, pensieri poco nitidi.
ho urgenza dell'autunno. ho urgenza di chiudere la finestra sulla vita degli altri. mi rattrista sentire i litigi, assistere alla noncuranza, mi annichilisce la limitazione di queste esistenze. la mia non è migliore, non discuto mai per natura ma certo mi aiuta molto non avere alcuno con cui farlo. così forse invece di voler chiudere fuori gli altri ho solo bisogno di chiudere dentro me e allora mi assale l'urgenza di fare. di cambiare. di volere. di non potere aspettare. il bello di quest'età, la mia, quaranta, è che hai la consapevolezza di quello che sei, il brutto è che sei altrettanto conscio di aver già perso troppo tempo, allora cominci a correre, annaspi e per timore di cadere, ancor più di farti male, guardi troppe volte per terra piuttosto che dritto davanti a te e non sempre arrivi dove avresti voluto andare ma tant'è, almeno hai il battito accelerato.
il problema nelle relazioni, a quest'età, alla mia età è far capire tanta impellenza, pochi mi seguono, credo i soli altri 'illuminati'. se voglio qualcosa adesso la chiedo, non aspetto mi venga offerta, potrebbero non offrirmela mai. un rifiuto è un rimpianto in meno. dopo.

martedì 14 agosto 2012

Del perché tanto piace #50sfumaturedigrigio al mondo femminile


Recensione libera e non richiesta.
Mammyx legge per voi ma soprattutto per sè.


"Mai fidarsi di un uomo che sa ballare." Sarebbe stato un incipit se non buono diciamo almeno discreto ma no lei, E.L.James, ne ha scelto uno banale e per nulla accattivante. Andiamo oltre.

Caratterizza i personaggi in modo forte ma a discapito del suo pubblico maturo che vacilla sapendo di non aver ancora osato tanto quanto questi due ragazzetti intraprendenti.

Lei parte brutto anatroccolo tremolate per riscoprirsi già alla 'prima della vita' neanche 100pgg dopo, una dea del sesso.

Lui è troppo. Davvero, è troppo per chiunque, anche per una trilogia erotica. Nemmeno trentenne, biondo, intelligente, scolpito nel marmo, affermato, temuto, rispettato, ricco, parla correntemente più lingue straniere, ammalia platee, guida l'elicottero, l'aliante, balla ed è divertente. Unico difetto non si sa vestire oppure la traduttrice si è persa un paio di sfumature di tessuto, indossa pantaloni di flanella grigi e camicia di lino bianca. Insomma troppo anche così. Andiamo oltre.

La struttura già vista:
Lui si invaghisce. Lei si innamora.
Lei vuole di più, lui proverà ad offrirle di più.
Lui vuole il sesso, lei l'amore.
Lui fa sesso lei lo percepisce come amore. Andiamo oltre.

La variante:
Lui è un Dominatore, Lei una Sottomessa.
Loro divergono sulle definizioni e si scambiano bozze di contratti ma all'atto pratico i contenuti per il lettore sono all'acqua di rose. Come fossero ripuliti per piacere ai più. Viene introdotta per i deboli di cuore anche l'opzione di Sesso alla Vaniglia. Andiamo oltre.

I punti cardini:
Lui piega e ripone i vestiti pur se in preda alla passione (azione che risveglia in ognuna di noi l'animo della graffiante pantera e quello della provata massaia che poi non deve stirarli);
Lui dice una cosa ma ne fa un'altra (qualità che appaga le ns menti frenetiche e avide di sorprese praticamente assenti nel ménage familiare);
Lui per amore di Lei cambia (aspetto sul quale continuiamo ad applicarci o meglio accanirci nonostante sarebbe per tutti più semplice attuassimo un cambio tattico all'origine scegliendo il rospo più compatibile ai nostri baci). Andiamo oltre.

Il finale:
Come in molte relazioni si consumano fazzoletti e lenzuola, senza né vinti né vincitori. Almeno al primo round.

Queste le 5o sfumature di grigio ce ne sarebbero altrettante di nero e di rosso. L'unico è augurarsi che E.L.James si fermi qui e non tenti di moltiplicare le sfumature per tutta la tabella Pantone.

The end.

martedì 17 luglio 2012

Pochi giorni di vita.

Un uomo anziano con una veste grigia e un cappello bianco lavorato a maglia. Non era certo la persona che mi aspettavo di trovare mercoledì mattina all’Educational bookshop di via Salah al Din a Gerusalemme Est. Di solito alle casse ci sono dei ragazzi – tutti fratelli – che chiacchierano sempre con i clienti. Scopro che l’uomo è lo zio dei ragazzi. Lavora nella libreria tutti i giorni la mattina presto, in attesa che arrivino i quotidiani in arabo, ebraico e inglese.

A un certo punto mi è scappato un sospiro. Mi attendeva una giornata lunga e impegnativa, e continuavo a pensare all’articolo che avrei dovuto scrivere sugli abusi dei coloni. L’uomo mi ha guardata con aria paterna: “Perché sospiri? Hai un terzo dei miei anni”. La gentilezza tipica dei palestinesi, condita da una bugia lusinghiera. Non ho avuto il tempo di contraddire la sua affermazione. “Lascia che ti racconti una storia”, ha detto. “Un uomo visita una città straniera. Va al museo, poi al palazzo e nella città vecchia. Infine entra in un giardino costellato di pietre. Un cimitero.

Cammina tra le tombe. ‘Ha vissuto sette giorni’, legge su una lapide. ‘Ha vissuto 36 giorni’, recita un’altra. L’uomo si accorge che le lapidi sono tutte simili (‘otto giorni’, ‘undici mesi’) ed esclama ad alta voce: ‘Dev’essere un cimitero per bambini’. Una donna interviene e lo corregge: ‘No. Sono tutti morti in età adulta. Sulla lapide c’è scritto il numero di giorni che hanno vissuto veramente, quelli in cui si sono goduti la vita’”.

(Traduzione di Andrea Sparacino) 
Internazionale, numero 957, 13 luglio 2012 




giovedì 31 maggio 2012

Lettera di un’aquilana alle terremotate emiliane




Ciao donne emiliane, la terra trema, le certezze crollano insieme ai muri, ai capannoni, insieme agli uomini, alle donne, con loro crollano i ricordi, gli amori, i progetti.



Vorresti gridare ma non hai voce e poi se gridi i muri rimangono crollati, le persone sotto le macerie, i sogni frantumati. Eppure lo vorresti un abbraccio che ti dica ci sono qui per aiutarti…

Eppure vorresti ritrovare anche quella forza che sempre ti ha tirato fuori dalle situazioni più difficili, quella forza che ogni volta pensavi di non avere.
Un terremoto si sa può accadere, se ne parla e le scosse che hanno accompagnato quella più devestante ce ne hanno fatto sentire l’odore.
Che odore ha un terremoto… L’odore della terra, quella terra amata, lavorata, faticata, sudata, l’odore della solitudine all’improvviso, di quella solitudine che improvvisamente ti fa sentire il vuoto intorno. L’odore della morte e della vita si mescolano insieme e l’odore potente della rabbia. Rabbia per chi non ce l’ha fatta. I morti di una famiglia sono i morti di tutti. Si piange insieme, si è sconvolti insieme… Ci si arrabbia insieme…
Intanto sul quello che provi e che conosci solo tu ci scrivono fiumi di parole, fiumi di dibattiti, e tu dici: “Quante parole vuote, queste cose le “sente” chi le prova”. Promesse che non saranno mantenute e lo sai… Lo sai perché questo non è il primo terremoto della tua vita. Che ne sanno cosa hai lasciato sotto le macerie. Abbandoni, dolori, rifiuti, ma anche amori travolgenti, viaggi, tutto quello da cui ti sei rialzata e che conosci anche tu.
Già… ognuno sa quanti terremoti hanno devastato la propria vita… Ognuno lo sa…
In fondo, donne emiliane, che importa se a conoscere queste verità interiori siete solo voi, siamo solo noi donne. Alla fine lo sappiamo che ci rialzeremo e scrollandoci la polvere ed asciugandoci le lacrime con il braccio, andremo di nuovo avanti. E voi donne emiliane, lo farete come lo abbiamo fatto noi. E continuiamo a farlo, donne forti le donne emiliane, coraggiose, tenaci… Altri si riempiono di parole la bocca e voi farete, agirete, superete… Come in fondo una donna vera fa sempre. Sempre.
So che non mollerete, voi avete aiutato noi, noi aiuteremo voi, ed impareremo da voi. E molti impareranno da voi come ci si rialza da un terremoto, da lutti atroci che non ci sarebbero dovuti essere.
Ma quanti lutti una donna sopporta nella vita e mai si veste di nero, ma mette il suo vestito di sempre quello di una guerriera della vita. Ciao donne emiliane. Coraggio. Vi voglio bene una ad una

Tratto da 

domenica 27 maggio 2012

Un pranzo tra amiche.


Deve essere un sacco che circola tra web e social ma quando l'ho letto ho pensato a noi mie care amiche.


"Un gruppo di amiche quarantenni pensa a dove incontrarsi  per il pranzo decennale.
Infine viene concordato di andare all’Ocean View Restaurant, perché i camerieri sono belli.

Dieci anni dopo, all' età di 50 anni, ancora una volta le amiche vagliano dove incontrarsi per il pranzo.
Infine concordano che si vedranno al ristorante Ocean View perché il cibo e’ buono e la selezione dei vini eccellente.

Dieci anni dopo, all'età di 60 anni, le amiche nuovamente esaminano dove riunirsi per il pranzo e alla fine concordano per il ristorante Ocean View, perché e’ un posto tranquillo con una bellissima vista sul mare.

Dieci anni dopo, all'età di 70 anni, le amiche discutono su dove fare il loro pranzetto decennale e la scelta cade sull’Ocean View perché il ristorante è accessibile ai disabili e ha l’ascensore.

Dieci anni dopo, all'età di 80 anni, le amiche devono scegliere dove incontrarsi per il pranzo. Infine decidono all'unanimità di trovarsi all’Ocean View Restaurant, perché non ci sono mai state prima."

sabato 28 aprile 2012

(S)Comparire.

Una compagna di classe vanta lo stesso assetto familiare poco ordinario di Hulko ma opposto, vive col babbo. Sono ormai anni che condividiamo lo stesso percorso, feste di compleanno, riunioni di classe, pellegrinaggi per Halloween, sfilate di Carnevale e via discorrendo. Mi sono ritrovata spesso a pensare che per un uomo dev'essere difficile crescere una bambina. Lui probabilmente penserà lo stesso di me. Visti da lontano sembriamo una famiglia unica invece di due.
Da vicino ci spalleggiamo, all'occorrenza.
Oggi avevamo le prove generali del Battesimo propedeutico alla Prima Comunione ormai prossima. Avevo ritenuto di poter esonerare gli zii dal presenziarle ma giunti a destinazione ho accusato il colpo, le altre tre battezzande erano ben provviste, la suddetta con papà e nonni, l'ospite proveniente da altra parrocchia con genitori, zia e catechista, l'ultima seppur in ritardo addirittura con sorellina neonata al seguito. Insomma Hulko cominciava a vacillare. Quando il Don ha convocato madrine alla destra e padrini alla sinistra mi sono subito offerta per la simulazione e il papà diversamente libero ha fatto altrettanto, spontaneamente, solo per colmare l'assenza. Equilibrio ristabilito, almeno per oggi. Almeno per Hulko.

mercoledì 25 aprile 2012

Rinuncio al titolo.


Non ho più voglia di occuparmi degli altri.

La mia ultima forse unica relazione di lunga durata, temporale non affettiva, rientra a tutti gli effetti nel vintage eppure se passo gli incontri, le telefonate, le chat e le cene degli ultimi anni fra le maglie del setaccio non resta che una manciata di uomini bisognosi. Di compagnia. Di affetto. Di passione. Di trasgressione. Di colmare vuoti differenti. Uomini pronti ad attingere e mai a dare, neanche quando avrebbero potuto solo restituire.
Ognuno di loro è stato ascoltato e sostenuto, appagato nell'ego.

Quello del "Sono stata bene con te." che ha trattenuto il respiro per paura che potessi chiedere un impegno prolungato nel tempo, da intendersi anche solo per un secondo appuntamento.

Quello del "Sei affascinante anche con qualche anno in più." che non ha ritenuto potessi averne bisogno anch'io.

Quello del "Sei giovane ma è stato bello lo stesso." sia mai che restasse segnato.

Quello che mi ha detto "Ti avessi conosciuta prima mi sarei innamorato." che contava probabilmente di potersi riscattare post reincarnazione.

Quello del "Ti ho ferita in passato, non ci parliamo da un anno ma ti mando per mail gli ultimi aggiornamenti personali perché non possono che interessarti." fa nulla non chiedesse di me.

Quello che mi ha salutata dopo il primo incontro con un "Meriti di più."

Quello metà uomo e metà avatar, convinto di dover rispondere delle proprie scelte al solo Morpheus.
« Matrix è ovunque. (...) È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. »

Non ho più tempo per loro.
Non ho più voglia di fare la brava ragazza.

venerdì 13 aprile 2012

Se ti abbraccio non aver paura.






IL LIBRO
Se ti abbraccio non aver paura
Ervas racconta l’avventura del trevigiano Franco Antonello e il lungo viaggio con il figlio autistico Andrea da Miami alle coste brasiliane

Pubblichiamo un brano del libro «Se ti abbraccio non aver paura » (Marcos Y Marcos editore, 320 pagine, 17 euro) dello scrittore trevigiano Fulvio Ervas, che uscirà giovedì 12 aprile. Il romanzo narra il viaggio lungo tre mesi, in moto e in auto di Franco Antonello e di suo figlio Andrea (entrambi di Castelfranco Veneto), attraverso Stati Uniti e Sud America, fino all’Amazzonia. Un padre che cerca di fare qualcosa di importante per suo figlio, autistico. Il romanzo ancora prima di uscire è già un caso editoriale, i protagonisti sono contesi tra trasmissioni tivù e interviste.

Mi concedo un caffè nella piazzetta di Arraial, un caffè da solo. Mi chiedo se Andrea potrà fare l’amore con una ragazza, scoprire la sua sessualità e conviverci come una fonte di appagamento, se non di felicità. Nessuno distribuisce una mappa per evitare le sciocchezze. Dicono che ai ragazzi autistici il sesso non interessa molto, dicono che sarebbe un rapporto troppo intimo con l’altro. Bravi, avranno ricevuto una lettera da quel mondo che diceva: a noi il corpo e il sesso non interessano, a noi piacciono i numeri primi, le pitture astratte e raddrizzare stuzzicadenti. Io non ho verità ma mi basta guardare Andrea per capire che prova impulsi e desideri. Quando ci troviamo nel bel mezzo di questi argomenti, gli si stampa in faccia un sorriso che non va più via. Passo il pomeriggio con lui. Setaccio ogni suo più piccolo movimento. Non sembra in tensione, ha avuto giorni più burrascosi. Ha ascoltato un po’ di musica dal suo ipod, poi ha vagato attorno alla casa, scrutando dettagli con il microscopio della sua mente. Ripesco tra le mie cose il suo ultimo biglietto.

MA SEI PIU’ FELICE O TRISTE? «Felice» 
NON SEI TRISTE PER TUTTO QUELLO CHE L’AUTISMO TI IMPEDISCE DI FARE? «Mondo parallelo è autismo devo imparare da terrestri» 
E TU… NON SEI UN TERRESTRE? «Terrestre imparo diventare».

Lo sbriciolo, lo rendo minutissimo. Lasciamo Andrea e Angelica su una panchina della piazza. Io e Odisseu camminiamo per Arraial, come se fossimo in uno di quei paesini della mia terra...(...) Ci rifugiamo dietro un muretto, appoggiamo il frigorifero e ci sediamo, proprio come due cretini. Lancio un’occhiata alla casa, cinquanta metri più avanti. Guardo le ciabatte di Odisseu e lui la mia espressione, temo gli sembri una miscela di preoccupazione e di speranza. La principessa bacerà il rospo e questi si trasformerà: che facili pensieri, e così apro la prima lattina di birra. Li vediamo arrivare. Andrea davanti, lei lieve e un po’ guardinga dietro. Poi lui si arresta, si gira, la cerca con lo sguardo, sfugge, lei gli sfiora una mano, avanza, gli fa strada. Nella casa di Joana s’accende una luce e i muri li nascondono come un sipario. Sorseggio la birra. Quasi non ne sento il sapore. «Sai Odisseu, con certe persone la vita si è confusa all’ultimo istante». «In che senso?». «Ha sbagliato una virgola, ha messo il punto dove non doveva esserci. Ha dimenticato un occhio, un orecchio, un po’ di cervello, una mano. Si è confusa, si è fermata un millimetro prima. Mancanze lievi, rispetto a tutti gli impegni che ha la vita». «Già». «Sai cosa sogno? ». «No». «Una tassa. Tutta la squadra dell’umanità si tassa per far fronte alle confusioni della vita. Non è una faccenda di soldimadi civiltà. Perché poteva toccare a chiunque, è una lotteria, solo che non dobbiamo condividere una vincita ma una perdita. La vincita chi l’ha avuta se la gode, è giusto, mentre la perdita dobbiamo portarla sulle spalle un po’ tutti ». «È un sogno». «Ma è un sogno irrealizzabile? ». «Non so» dice poi. «Non accadrà mai?» insisto. «E possiamo dirlo noi?». «Noi da soli… no». «Appunto».

Vediamo dei movimenti sulla veranda: Andrea e Angelica si siedono per qualche minuto, abbracciati. Rientrano. Dopo poco Andrea esce di corsa e viene verso di noi. Vorrei gridargli che non deve succedere qualcosa per forza, solo quello che vuole lui. Vorrei dirgli che è forte, lo penso davvero, vorrei dargli fiducia. Mormoro, appena, che gli voglio bene. Andrea passa davanti al muretto senza vederci, arriva qualche metro più in là, si gira, alza un braccio, sfiora la luna, ritorna. Angelica è rimasta sulla veranda, a osservare. Cristo Andre, che nottata ti aspetta… e che nottata ho davanti io. L’emozione che provo non so descriverla, altro che la mia prima volta! Una luce s’accende e poi si spegne. Più nulla. Allora, in un istante, dimentico tutto quello che ho studiato e un poco imparato sull’autismo (...) speri che il mondo corra, che la ricerca corra, che tutti gli scienziati delmondosi mettano di buona lena e immagini che, un bel giorno, la vita ti suoni al campanello e ti consegni una qualche soluzione. Ma qui, adesso, basta un po’ di silenzio, un po’ di illusione, perché il cuore trovi un battito di tregua. Appoggiamo la schiena contro il muretto, beviamo birra e cachaça senza ritegno. C’è un vento spettacolare. Buonanotte Andre. Stai viaggiando.

Fulvio Ervas
09 aprile 2012

FONTE






venerdì 23 marzo 2012

Siamo donne.

Forse è una questione di geni. Forse una tara. Forse solo un problema.
Mentre guidiamo, corriamo, balliamo ed è indifferente se stiamo facendo la spesa o l'amore, noi donne parliamo. E non cambiamo mai, neanche con l'età.

Il 31 Marzo torna L'Ora della Terra. (Eart Hour 2012)



L’Ora della Terra (Earth Hour) è il grande evento globale WWF per il clima che si terrà il prossimo 31 marzo dalle 20.30 alle 21.30 che prende spunto dal gesto simbolico di spegnere le luci di monumenti e luoghi simbolo per dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico. Un'iniziativa che nasce da un'idea, diventa simbolo e si trasforma in movimento che coinvolge sempre più cittadini, istituzioni e imprese a intraprendere azioni concrete per ridurre la propria impronta sul pianeta. Dopo la prima edizione 2007, la ‘ola’ di buio si è diffusa in ogni angolo del pianeta e nel 2011 è letteralmente esplosa, complice il tam-tam su web e social media. 

Ogni persona può produrre un cambiamento: Tu puoi fare il cambiamento perchè hai il potere di realizzarlo! 
Partita da un singolo Paese, l'Ora della Terra si è diffusa in pochissimo tempo in ogni angolo del mondo coinvolgendo circa 2 miliardi di persone, 5251 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni che si sono mobilitate spontaneamente per aderire a una causa che riguarda ognuno di noi. Ma siamo solo all'inizio: se si può fare questo, immagina cosa possiamo ottenere!

Aderisci a l'Ora della Terra e... Passaparola! Perché come ci ha scritto Manuela che ci ha fatto conoscere l'iniziativa: "Il futuro del Nostro Pianeta dipende anche da Te. Cambia Tu e ispira al cambiamento chi ti è vicino!"

mercoledì 21 marzo 2012

ad un soffio dall'incidente diplomatico.



"ciao a tutti i genitori dei 'maschi della 4^B'

spero di non aver dimenticato nessuno, prima di tutto mi scuso se, come credo che sia, abbiamo creato confusione circa un eventuale invito per la festa di Hulko questa domenica.
So che Anna festeggia il compleanno al Luna park e lo aveva già pianificato quindi questa domenica è tutta sua!
Hulko ieri sera mi ha confessato di aver capito che avrebbe festeggiato anche lui domenica così ha invitato tutti i suoi amici ma gli ho spiegato che non è giusto nei confronti di Anna e quindi tutto mortificato mi ha assicurato che li avrebbe avvisati ("spero che non si arrabbino, mamma")
Mi spiace era solo preoccupato di non riuscire a festeggiare i suoi 10anni...detto questo volevo domandarvi se organizzassi una sera a casa nostra, magari un WII PARTY potrei tenerli per cena e anche a dormire? un venerdì o un sabato magari di settimana prossima.
Mi/ci farebbe davvero piacere, fatemi sapere in base anche ai loro impegni scolastici e sportivi
grazie mille, buon pomeriggio"


Mammyx, un po' mamma, un po' ambasciatrice di pace e molto party planner.

martedì 20 marzo 2012

Wikipedia - Aggiungi contenuti: Famiglia allargata e Nucleo familiare ricostituito

Hulko = 1
Scozzas = 2+3figli
Hulko's dad alla 3^ prova = 2+2figli
Nonnisuappuntamento = 2
Ziosesollecitatorisponde = 2
Amicoimmaginario = 1+2figli
Amicivariedeventuali = 2

rifletto sugli accadimenti della vita e scrivo di rimando ai miei fratelli: "...tremate, tremate il 20maggio si avvicina inesorabile...ieri sera NonnoSavio in merito ha detto, cito testualmente -Io non sono abituato alle famiglie allargate.- No comment please."

Hulko mi ha messo all'angolo. Per rispettare il suo Credo, che oggi si traduce in 'Lo fanno tutti i miei compagni quindi credo anch'io sia giusto fare la Comunione', mi ritrovo a dover organizzare e sostenere una bizzarra domenica di quasi estate, con il mio ex al guinzaglio dell'ultima moglie e un figlio per gamba, gli ex suoceri globe trotter rimpatriati per l'occasione, l'ex cognato anch'egli ad un nuovo tentativo di coppia,e poi per fortuna tutta una serie di facce amiche a farmi da ammortizzatore. Ho anche lanciato un S.O.S. in rete 'Cerco fidanzato mercenario per riequilibrare nucleo familiare scomposto nel pranzo-ricorrenza. Prego accreditarsi. Saldo prima di ubriacarmi.' ma a nulla è valso, purtroppo. Toccherà fingere il mal di pancia e chiedere l'esonero.

sabato 17 marzo 2012

Il senso di Hulko per lo humour.

Quando sbrigo le faccende di casa difficilmente riesco a prescindere dall'essere di cattivo umore e questa mattina non sono stata da meno.
Di ritorno dalla cameretta raggiungo Hulko segregato al tavolo della cucina intento ad assemblare un orologio su cartoncino come richiesto dalla maestra.
Io: Hulko te l'ho già detto se vuoi andare a letto con le calze le cambi prima di coricarti non tieni indosso quelle con cui hai appena finito di pulire i pavimenti di casa.
E ancora,
Io: Quel letto sembra più una branda da campeggio.
Silenzio, non mi dà corda. Io sto passando la scopa. Lui ostinato non replica. Attendo ancora un attimo e lo riprendo,
Io: Sì, mamma.
Io: Ho sentito, mamma.
Io: Va bene, mamma...
Io: Potresti anche rispondermi!
Lui: Sto cercando una forbice, mamma.

mercoledì 29 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

domenica 19 febbraio 2012

prove di running.



Non saprei ricordare dove il tutto abbia avuto inizio, risale certo a mesi fa e i provvedimenti erano già nell'aria ma quando ieri ha giocato la prima partita di ritorno la situazione è precipitata. Mi ero ripromessa di non lasciarmi coinvolgere troppo così sono stata seduta compita e silenziosa davanti le sue gesta in campo. All'uscita però due parole gliele ho dette seppur col cuore sanguinante ma certa che anche questo faccia di me un genitore attento, capace non saprei ma attento sì.
- Hulko se vuoi continuare a giocare a basket devi essere il migliore in qualcosa. O salti o corri o fai i canestri, altrimenti la squadra farà a meno di te.
- Ma..ma mamma.
Il tono lamentoso, distrutto dal tradimento materno.
- I bambini della tua età sono dei grilli, tu sembri piuttosto un ippopotamo.
- ...aranta.
- Cos'hai detto?
- Gli ippopotami fanno anche 40 km/h.

Stamattina dopo un interminabile giro di messaggi e telefonate per accordarsi su quale fosse l'abbigliamento adatto per fare running in questa stagione che fosse anche conforme agli ultimi dettami della moda, escludendo il k-way fucsia che non si intonava con l'umore di nessuno, ci siamo incontrati con LaZia.
La formazione è andata presto delineandosi e così è rimasta per 3/4 del tempo. Io in testa, LaZia seconda e in chiusura Hulko. Non si pensi però che l'ordine equivalesse al grado atletico quanto piuttosto al grado di concentrazione. La sottoscritta fissa alla meta, LaZia concentrata nell'atto di concentrarsi affinché non perdesse la concentrazione, frutto di tanti anni di esercizio, ultimo Hulko che un po' per l'età, un po' per la naturale inclinazione alla scoperta e un po' per pigrizia aveva sempre qualcosa che lo distraeva e distoglieva dal percorso principale, non ultima una nutria morta rimasta intrappolata nel ghiaccio.
Intravedo un certo margine di miglioramento tanto nel programma quanto nei risultati.

martedì 14 febbraio 2012

14 febbraio, sul finire.


(letta e rubata su friendfeed)

mercoledì 1 febbraio 2012

Epitaffio

Qui giace come virgola antiquata
l'autrice di qualche poesia.
La terra l'ha degnata
dell'eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari stesse ben distante.

E anche sulla tomba di meglio non c'è niente di queste poche rime, d'un gufo e la bardana.

Estrai dalla borsa il tuo personal, passante, e sulla sorte di Szymborka medita un istante.

Wistawa Szymborka

Opera buffa (Wisława Szymborska, Appello allo Yeti - 1957)

Passerà il nostro amore,
e poi cento e altri cent’anni,
poi saremo ricongiunti:

commedianti lui e lei,
e del pubblico gli amati,
finiremo sulla scena.

Una farsa con ariette,
qualche ballo, molte risa,
un buon quadro di costume,
molti applausi.

Sarai buffo certamente
sulla scena, un geloso
incravattato.

La mia testa in subbuglio,
il mio cuore e l’orgoglio,
sciocco cuore che è spezzato
e l’orgoglio calpestato.

E così c’incontreremo,
lasceremo, risa in sala,
sette passi, sette leghe
tra di noi c’inventeremo.

E quasi non bastassero
i dolori della vita
- ci uccideremo con le parole.

Poi faremo un bell’inchino
che alla farsa porrà fine.
Tutti a letto se ne andranno
divertiti da morire.

Loro – liete vite avranno,
e l’amore domeranno,
una tigre stesa ai piedi.

Noi – per sempre un po’ così,
con berretti di sonagli,
barbari dai loro trilli
incantati.

(“Opera buffa” / Appello allo Yeti (1957) – Wisława Szymborska)

Un amore felice (Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia)

Un amore felice. E' normale?
e' serio? e' utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l'uno verso l'altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare cosi' - in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo -
perche' proprio su questi, e non su altri?
Cio' offende la giustizia? Si.
Cio' offende i principi accumulati con cura?
Butta giu' la morale dal piedistallo? Si', infrange e butta giu'.

Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po',
si fingessero depressi, confortando cosi' gli amici!
Sentite come ridono - e' un insulto.
In che lingua parlano - comprensibile all'apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s'inventano - sembra un complotto contro l'umanita'!

E' difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare piu' nel cerchio?

Un amore felice. Ma e' necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l'amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l'amore felice.

Con tale fede gli sara' piu' lieve vivere e morire.

Amore a prima vista (Wislawa Szymborska, La fine e l'inizio, Scheiwiller)

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Nulla due volte (Wislawa Szymborska, 1957)

Nulla due volte accade
nè accadrà. Per tal ragione
nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Anche gli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
nè due baci somiglianti,
nè due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perchè tu ora malvagia,
dai paura e incertezza?
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un'armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.