domenica 9 agosto 2015

l'uomo perso

Mi fronteggiano sfidanti e decisi, aspettano. E' un problema perché non vedo la provocazione e sono donna, spezzo la catena solidale. Unica al tavolo con quattro uomini, mediamente grandi ma non finiti, apprendo della teoria dell'uomo zerbino, colui che non sa dirle di no. E sorrido.

Sono minuti di grandi pacche sulle spalle e intese maschie, li osservo e penso che alla fine non siamo così distanti come spesso ci piace credere e talvolta sperare. L'uomo soffre per amore, dopo. Per essere stato debole, per essere stato vulnerabile e giura che mai più si ripeterà e così passa il resto della vita ad applicare l'insindacabile strategia, di chi ci è già passato, a suo dire indissolubile e vincente, fatta di pochi e solidi princìpi chiave: non chiedere e rispondere di no a qualunque altra donna e a prescindere, al massimo in alcuni casi, più fortunati ma di profonda turba psicofisica, concedere un forse.

Noi la sfanghiamo con lunghe, lunghissime sessioni di tutto e niente, per alzata di mano li condanniamo poi li assolviamo, poi li ricondanniamo e così fino alla completa assoluzione loro e nostra. Non accadrà più, almeno fino alla volta successiva. Ecco questa forse è la Vera diversità, la consapevolezza che succederà ancora.

Traballare, incespicare, cadere e rialzarsi. C'est (la) vie!






All'uomo che pungola dicendo che mi diletto a scrivere per i non vedenti rispondo altrettanto divertita che capita più facilmente si tratti di non udenti. E pareggio.


domenica 19 aprile 2015

il Persuasore.

- Mamma mi compri un profumo?
- Sì
- Perché sono l'unico a non avere il papà a casa. I miei compagni usano quello dei loro padri o il dopobarba così.
- Ho detto di sì, non c'è bisogno di buttarla in tragedia.

venerdì 3 aprile 2015

Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.

Lo riconosco sono un po' abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso "se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone",  "a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o "a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria". Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci.
Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un'altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo 'chiusa' fra la macchina dietro e un'altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio.
Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene.
Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un'arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all'altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse "Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l'uovo dalla zia…"la interrompo vedendola arrivare  "Non mi posso arrabbiare perché c'è una bimba", nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, "Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c'è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l'uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto" si aggiunge la zia alla conversazione delirante "E' di Peppa Pig le piace così tanto!" io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice "ciao".
Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l'auto.
Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l'ha regalata. Buona Pasqua.