venerdì 20 dicembre 2013

"Cos'hai chiesto a Babbo Natale? E alla Befana?"

A bruciapelo. Ho mandato un messaggio agli amici, mentre guidavo sotto la pioggia e loro facevano altro, in mezzo al nostro tempo.
Li riporto fedelmente, più genuini e a modo loro toccanti, anche aiutati dal T9.

Le ragazze più eteree,
"caro babbo natale, vorrei viaggiare ovunque, posso?" (rispettosa)
"io niente tu?" (titubante)
anche in una seconda versione più perentoria "Niente, tu?"
"a babbo un occhio nuovo, alla befana un lavoro nuovo. E' chiedere troppo?" (oggettiva)
"Il doppio ciddi di lorenzo" (pratica)
"Ecco dove sbaglio non chiedo mai niente..." (sconsolata)
"Ah! Perchè si poteva chiedere?" (dubbiosa)
"Di farmi vivere." (molto [poco] definita)
"Io niente ormai non ci credo più...(omissis)...e te ci credi ancora?" (speranzosa)
"Bho, Tu? Ahha. Suggerisci." (banderuola)
"Mi servirebbe l'agendina della comix, non gliel'ho chiesta ancora." (preparata)
"Amorino tanto amore!" (sentimentale)
"Di vedere le sorelle Scozzafava prima di morireeeee!?! (provocatoria)
"Io vorrei un bel viaggiooo" (ottimista)
"Una scopa nuova!" (disincantata)
"Perchè?" (diffidente)
"Tanta serenità...Nulla di materiale..." (astratta)
"Niente, sono stata cattiva..." (penitente)

I ragazzi più terreni,
"Ancora nulla. Ma faccio un pensierino per la befana." (sacrificato)
"Son loro che han chiesto a me." (megalomane)
"A babbo natale ho chiesto la befana e alla befana...dovresti saperlo" (villanoMArpione)
"Serenità" (anticonformista)
"A babbo natale più relax alla befana più pelo" (imbarazzante)
"? Nn saprei proprio, mi cogli impreparato!" (ritardatario)
"Una femmina vogliosa" (esplicito)
"Tanti doni perchè son tanto bravo" (genuino)
"Credito" ([s]misurato)
"Direi nulla....Mai fatto richieste....Sono noioso e vecchio." poi in un impeto di ritrovata vitalità "Anzi, 6 mesi di palestra x rimettermi in forma strepitosa. Piacciono i muscoli?" (opportunista)


Caro Babbo Natale ma ancor più cara Befana
(tanto lo so che state insieme)
quest'anno esaudite i desideri dei miei amici,
io non voglio altro,
ho già loro
con cui giocare. (ruffiana)

   anche vostra
              Vera


sabato 14 dicembre 2013

Life is.

Quelli del "Tienimi il posto accanto al tuo."
Quelli che paiono incollati alla sedia.
Quelli che si rovinano con l'alcool e continuo a non capire.
Quelli del "Esco stasera così per capodanno sono a posto."
Quella del "Ballo solo se mettono gli Abba!," e Mamma mia, fu.
Quelli che scoprono insperata un'altra metà per i balli di coppia.
Quello che la cravatta non è mai dove dovrebbe essere.
Quelli del "Ma il caffè l'hanno già servito?"
Quelli che sul palco non ci sanno stare ma anche sotto non è facile.
Quello del "Ti scorto fino alla macchina" e poi a braccetto la strada per il guardaroba e la sua auto gliele trovo io.
Quelli che si sono spesi il bacio della buona notte di buon auspicio per il 2014.


giovedì 12 dicembre 2013

La serata dei papà.

Giovedì. Non mi sono accorta subito. Solo alla quinta o sesta settimana guardandomi attorno ho realizzato. Alle 21.15 ad attendere la fine dell'allenamento dell'under 13 di basket solo i papà. Né nonni, né zii (che già ce li accompagnano), né vicini di casa né baby sitter. Qualcuno evidentemente di ritorno dal lavoro, chi in tuta ad un passo dal pigiama. Mi sento discriminata, le altre mamme vengono lasciate a casa a finire i compiti con i figli, a cucinare e sistemare casa. D'accordo nessuna di queste attività mi interessa ma forse mi piacerebbe ogni tanto che qualcuno mi 'risparmiasse' un'uscita serale per il piacere di farla al posto mio. Probabilmente nemmeno glielo lascerei fare vero ma vorrei poter rifiutare l'offerta.
D'accordo, mi è passato il momento-calimero, si ricomincia. Va bene così. Sono certa che da qualche parte nel mondo una mamma sta scrivendo "Se solo mi lasciassero uscire a prendere i ragazzi in palestra invece di cucinare lasagne tutti i giovedì." Le proporrò uno scambio di tanto in tanto, adoro preparare le lasagne.

sabato 7 dicembre 2013

Lettera aperta.

L'uomo è cacciatore, è scritto nella storia.
La donna è preda, è scritto nel manuale del cacciatore.
Ci somigliamo, viviamo entrambi di adrenalina tu nel cacciare io nel salvare la pelle. E' istinto, strategia e tattica. Prepari trappole che io evito. Andiamo avanti così, stuzzicando uno la natura dell'altro.
Fino a quando un giorno il cambiare dei venti porta l'odore del passaggio di un'altra pantera che fiera, sinuosa e veloce, solletica la tua indole. Ti allontani rapito dalla nuova sfida.
Sapevamo entrambi potesse andare così ma quando vinto dopo tempo spunti all'orizzonte di ritorno dalla battuta non aspettarti che mi consegni mansueta per appagare il tuo ego ferito.
A questo punto invece, caro il mio cacciatore, guardati le spalle.



mercoledì 16 ottobre 2013

La Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica cambia sede.


Siamo pronti.
Siamo tecnicamente pronti. Abbiamo imballato, catalogato ed etichettato l'antidiluviano archivio cartaceo che portiamo con noi a memoria di quel che siamo stati. Una scatola pro-capite per gli strumenti ed effetti personali attende di essere riempita in modo distratto venerdì pomeriggio. L'arredo già spoglio e silente è rassegnato all'abbandono. I ricordi avvolti nel pluriball dell'anima sono al sicuro da nuove scosse e dalle manovre maldestre degli estranei chiamati ad occuparsi del cambiamento.
Visti dall'esterno siamo pronti, dall'interno meno, anche se ci siamo abituati all'idea, i toni si sono fatti meno concitati e le strategie più definite. Abbiamo trovato un equilibrio. Certo non è stato facile arrivare a maturazione. I traslochi si sa obbligano a rivisitare il passato, a volte lasciano un sorriso pieno altre solo l'amaro.
Ma il peggio è passato.
C'è stato un momento di profondo smarrimento quando appresa la notizia della migrazione abbiamo dovuto accettare di andare incontro all'ignoto lasciando l'ormai confortevole noto. E ognuno di noi ha reagito alla propria maniera, fortunatamente qualcuno anche in modo assennato. I corridoi per giorni e giorni sono stati fucina di creatività e di allegria per veri intenditori:
- "Ho sentito che nella nuova sede non ci sono bidet e docce."
- "Chissà dove andremo a pranzo?"
- "Le scrivanie sono più piccole e chiare, sembra la sala d'attesa dell'ospedale."
- "Mi hanno detto che tutte le donne dell'azienda di fianco alla nostra fanno un corso di difesa personale."
- "Non ci sono parcheggi."
- "La metropolitana è lontanissima."
- "...e  pare che di lì non passi nemmeno Babbo Natale."
Oggi l'ultima di un collega ad un cliente all'altro capo del telefono, "Andiamo a nord. Adesso siamo a sud e andiamo a nord." La storia si ripete.
L'ultimo chiuda la porta.

Life is good. Sure!

domenica 6 ottobre 2013

Mandiamogliele a dire.

Quelli che, non importa quanti anni abbiano, a 50 ancora come a 15, non ti cercano. Non possono. Davvero, perché semmai lo facessero tu, a 50 ancora come a 15, penseresti di essere ufficialmente diventata la loro ragazza, fidanzata, moglie, amante, ecc. Un messaggio è per sempre. Anche e più di un diamante.
E noi donne lo sappiamo, non ci bastano decenni di cantonate per disilluderci, no, noi donne fiere e imperterrite continuiamo ad attendere questi messaggi di convocazione al vostro fianco.
Non basta che vi dimentichiate tutte le ricorrenze quelle sante ma anche quelle più dannate come il compleanno che è già una disgrazia di per sé senza che ce la peggioriate a modo vostro.
Non basta che passati i primi tempi, quelli più entusiasmanti ed eccitanti poi vi diate alla macchia con cervellotici turni di lavoro, viaggi all'estero, conference call con il Giappone alle ore più improbabili e moltissimo volontariato alla mensa dei poveri.
Non basta che ogni partita di pallone giocata in terra, che sia di Champions, dei Mondiali o anche solo dell'oratorio, debba essere vista perché possiate commentarla ed avere un giudizio tutto vostro da esporre agli altri.
Non bastano tutti i vostri minacciosi e articolati discorsi, perché quando vi fa comodo siete anche loquaci, all'inizio delle frequentazioni.
E invece sì, a noi basta, abbiamo piena consapevolezza del vostro essere, in quei messaggi non leggeremo altro che ciò che ci sarà scritto.
Fidatevi.

(dedicato ad un'amica che ha un amico silente
ma anche alla sottoscritta e alle altre che tanto prima o poi)

sabato 28 settembre 2013

Memorie di un Animatore del Vi(ll)aggio.

Secondo lei...
Sa Signora perché faccio questo mestiere? Perché da bambino nessuno mi ha chiesto cosa volessi fare da grande. No davvero, siamo in 10 fratelli si figuri se si ricordavano che a me non lo avevan ancora domandato?! Il nulla.
Poi un giorno mentre giocavo in cortile dove mi avevano dimenticato dalla sera prima... poverelli i miei, signora, come fargliene una colpa lavoravano per mantenerci tutti e non sempre avevano la forza di fare pure la conta... incontrai il gatto e la volpe che mi proposero di lavorare nei villaggi turistici: tutto il giorno in costume da bagno, attorniato da belle donne e pagato per godermi la sindrome di Peter Pan. Che vuole signora mia, ho ceduto!

In effetti non è andata proprio così…
Ci sono degli episodi che ci cambiano nell’attimo stesso in cui accadono. Avevo 23 anni quando mio padre ha avuto premura di scoprire prima di tutti noi cosa ci fosse nell’aldilà. Il suo gesto più generoso, è andato per organizzare al meglio le cose per quando lo raggiungeremo, questa volta per l’eternità. Mi sono smarrito a faro spento nelle acque buie. Ecco sono nato lì, una seconda volta.
Certo allora ai bermuda dovevo mettere la cintura perché non mi cadessero, adesso devo sbottonarli un po’ per respirare ma le garantisco signora ho sempre il mio fascino. Ho scoperto che una risata ti salva la vita.
- Che dice, esagero? Ha ragione ma almeno la serata quella sì te la salva. Beh, io sono capace, io risulto simpatico. Sarà il mio accento, sarà perchè sono anche molto bello. No?!  Allora alto. Nemmeno?! Intelligente? Senta signora facciamo che me le trova lei un paio di qualità. Comunque mi aggiravo per le strade di Malta, mani in tasca, birra in pancia e il nulla in testa, controllato a vista da mio fratello, che veniva controllato telefonicamente dagli altri fratelli che a loro volta mamma teneva a portata di mestolo, sapendo che nostro padre ci stava guardando, quando una battuta di qua, una di là, ben presto divenni il reginetto del villaggio.
- Uhhh signora è inutile che mi scruta così, ho detto che ero il più simpatico, non il più affascinante. Ho visto che suo marito le ha dato di gomito dicendole fra i denti “Io alla sua età ero più bello.”
Insomma le stavo raccontando, ad un certo punto ero famoso in tutto il villaggio. Quello che ancora non sapevo era che la fama mi avrebbe regalato le donne. Sì lo so, le donne non l’amore. Uhhh che camurrìa ma che differenza le fa, la manda mica mia madre??! L’amore è esclusivo, io sono del mio pubblico. Ma sì vedrà che prima o poi dovrò cedere anch’io, sono pur sempre della generazione di Footloose e Dirty Dancing. Se lo ricorda quel film con l’animatore belloccio che poi si innamora e appende le scarpe da ballo al chiodo? “Nessuno mette Fabio in un angolo”
- Come dice, lo sanno tutti che non so ballare?! Sì ma le mi dà il tormento, però! Davvero signora facciamo così io le giuro e spergiuro di non flirtare (più) con sua figlia ma lei mi promette di mollare il colpo. E lo dica anche a mia madre: non mi voglio sposaaare! Non posso, non ho tempo. Poi che faccio, il viaggio di nozze lo incastro il ponte dei morti perché per rispetto degli assenti nessuno fa caciara e meno che mai va a vedere uno spettacolo comico!? Lei mi sposerebbe? Nulla, neanche la convivenza. Finirebbe con il convivere con il gatto mentre io faccio le serate. Tanto meno potrebbe venire a star da me, morirebbe di gelosia, io di dispiacere (di dover rinunciare a tutte le altre), mia madre di imbarazzo, il titolare di preoccupazione e gli ospiti del villaggio di noia. Insomma signora un’ecatombe, come vede non ce lo possiamo permettere, non ancora.
- Gliel’ho raccontato di quella volta che...


(ciao Fabio
Progetto: Voglio diventare grande. )

Dutchmen do it better, the 'welcome' service.

Ieri sera non ho potuto restituire la prolunga alla receptionist perché il corso era terminato oltre il suo orario e lei non c'era più, così l'ho riportata in meeting room e sono tornata in albergo con gli altri. Questa mattina al nostro arrivo una strega inviperita mi ha assalito chiedendomi conto della sua prolunga. L'ho rassicurata dicendole che sapevo esattamente dove fosse e che gliela avrei fatta riavere. Mentre il resto del gruppo si registrava io mi sono diretta in saletta per recuperare il frutto del disaccordo e poterglielo sventolare sotto il naso. Agguantata la prolunga ho abbandonato borsa e trolley per marciare verso la vipera. Il momento dove il bene trionfa sul male però mi è stato disturbato dalla notizia che avremmo dovuto migrare in altra sala per la seconda parte del training. Giro quindi sui tacchi e vado a recuperare i bagagli. Entro frusciante e distratta e mi trovo parcheggiata in un divertito paio d'occhi azzurro cielo. Solo io e lui, agli angoli opposti dell'aula, una costante della mia vita. Sgrano gli occhi, sorrido, le lunghe gambe mi aiutano a percorrere velocemente la distanza per impossessarmi dei bagagli abbandonati. Nel frattempo realizzo che è alto, ha i capelli ed è terribilmente bello seppur evidentemente destinato alla cattedra. 
"I am sorry. I wrong. This is not the room for my training, this morning."
Lui mi accompagna con lo sguardo lungo tutto lo spostamento e mi  chiede 
"Yeah, and do you know where you have to go now?" 
Ero quasi sull'uscio e anche se a malincuore perché sarei rimasta volentieri con lui gli ho risposto che avevo colleghi ad attendermi. 
"Good. Have a nice day." Anche gentile. Ho volato e passando davanti alla vipera mi sono fermata a baciarla per il regalo. Non l'ho fatto è vero ma avrei dovuto. Le manderò una nuova prolunga dall'Italia per natale. A me è toccato un teacher coreano, meno alto, più scuro ma altrettanto cordiale.

mercoledì 25 settembre 2013

Luoghi comuni

Le mezze stagioni che ancora sussistono settembre caldo il sole in faccia i sandali ai piedi la giacca di jeans il vento dal mare il rintocco delle campane il pranzo la domenica tutti a tavola si mangia la papagna del pomeriggio le chiamate al telefono fisso le mani di mamma gli occhi di papà il sorriso sdentato della nonna gli abbracci degli amici il matrimonio della cugina "alla larga" la cattedrale le chianche chiare la birra ad 1 euro la polacca e l'espressino al Bar dello Studente il muso sempre più bianco del mio cane  le sgagliozze calde le parole di mia sorella i ricci di mia nipote le uscite alle 23 il pancione di un'amica che cambia vita la sigaretta con l' amica che mi ha cambiato la vita il letto di sempre il pigiama di quando avevo 18 anni la luna fra le strade del mio quartiere i panni asciutti in poche ore lo specchio grande le zie "ma quanto sei cresciuta" il macellaio e la fettina che a Milano non "g n sta" i negozi chiusi alle 15 le ragazze tirate e firmate la sensazione di conoscere bene o male tutti il pane profumato la frutta saporita. Luoghi comuni, i miei luoghi. Così tuttoadunfiato, senza punti, alla Virginia Woolf. Vabè, più o meno.

mercoledì 18 settembre 2013

Vita da ufficio

Saletta riunione, io e il mio capo. Mi sorbisco una mega cazziata, lui diventa tutto rosso e strabuzza gli occhi inveendo con parole poco carine nei miei confronti. Ci ho fatto l’abitudine, per cui il mio cervello inizia a pensare ad altro come quello di Homer, che nelle situazioni più disparate pensa alle costolette di maiale. Ebbene io ho pensato “Questo mò mi ci lascia le penne. E io? Esco facendo finta di niente chiudendomi la porta alle spalle, quando lo troveranno sarà troppo tardi." Figata eh? Purtroppo era solo la solita costoletta di maiale.

venerdì 13 settembre 2013

Radical shit

Pomeriggio: dal parrucchiere. Taglio e piega a 44.50 euro. WOW. Serata: sul divano, in pantaloncino e canotta a mangiare Ringo (staccando rigorosamente la parte bianca da quella nera per recuperare la crema alla vaniglia). Se non è da radical chic tutto ciò...

martedì 10 settembre 2013

Brutta



In questi giorni mi scopro una persona diversa, una brutta persona a dire il vero. Mi scopro a pensare cose che manco mia nonna. Con l'acidità che manco mia zia zitella campata 70 anni, sola e decisamente "in carne", causa i mille pranzi in giro la domenica di parente in parente. Ed è abbastanza triste. E divertente. Rido di me. Rido di me che guardo ragazzine lanciatissime, in culotte. Si, si, in giro, a Milano (e non sul lungomare di una città "X") in piena notte, con sti benedetti shorts. Si li ho anch'io...più di uno, ok, uno addirittura leopardato. GRRR. Ma giuro che le mie chiappe sono rigorosamente coperte. E ora, ok, non per fare la bigotta, che tanto l'ho appena detto che ce li ho anch'io nonostante sia dell'82 e non del '96 (cazzoo!):  ma come cacchio fai ad andare in giro in mutande? Con le chiappe di fuori? Ma che moda è? E, udite udite la frase top "ma tua madre quando esci di casa non ti guarda?!". Ok, per 5 minuti mi sono profondamente vergognata di averlo pensato, che dico, bisbigliato (non in italiano, roba di lingua madre...) mentre passavo in bici davanti ad un gruppo di allegre sedicenni con capello liscio e lungo, biondo e così naturale che io non ho mai avuto. E pensare che negli anni '90 trasgressivo era far intravedere la mutanda. Ora è regolare andarci in giro praticamente. E lo stesso pensiero mi sono ritrovata a farlo davanti alle decine, centinaia, ormai migliaia di cosce tatuate. Si mi piacciono i tatuaggi. Tanto, anzi, assai. Ma le cosce, voi, voi giovani donne toniche. Niente giri di parole: a meno che non siate Serena Williams o sua sorella, o nella migliore delle ipotesi, una cugina alla larga, sappiate che quei teschi, quelle rose rosse si afflosceranno. Sceglietevi un posto per tatuarvi meno esposto all'inesorabile passare del tempo. O riducete la dimensione del tatuaggio, almeno il danno sarà minore. Se poi il senso è "tanto a 40 anni non ci arrivo", bè, sappiate che ci arriverete. Messe meglio o peggio di quel tatuaggio sulla coscia non lo so, però sappiate che anch'io pensavo che a trent'anni non ci sarei arrivata. O ci sarei arrivata chissà come. E invece eccomi qui. A parlare male dei ciovani. Mamma mia che brutta persona...

domenica 8 settembre 2013

Propensione al sogno.

Li ho visti sorridenti stretti all'interno di una 500, una delle prime non una rifatta. Più segnata e per questo più bella. Solo perché sono giovani altrimenti avrebbero cercato più spazio, più comfort, maggior lusso. A questo pensavo "Esiste ancora il romanticismo dopo una certa età?" quando sono inciampata in uno strillo 2.0 "Ligabue sposa in gran segreto la sua Barbara" lui 53 anni, lei 45 la loro figlia 8, a Correggio. Associo subito a Vasco Rossi e la sua Laura, lui 60 anni, lei 44 il loro figlio 21 a Zocca. Chissà se sono loro a voler suggellare l'unione, anche nella mesta terra che gli ha dato i natali o se invece sono le dame a non accettare di essere tenute in disparte? Ah, l'amour.


venerdì 30 agosto 2013

Vicine. Aggettivo e Sostantivo.

Mi ha strizzato l'occhio incontrandomi per le scale. Io rientravo, lei usciva. Single, irrimediabilmente bionda, fasciata in leggings neri mentre parlava al cellulare mi ha mostrato vertiginosi sandali neri e sussurrato fra le labbra "Tanta roba!" Sono rimasta sul pianerottolo affascinata dalla sua aura e a chiedermi perché mai io, altrettanto single, altrettanto riccia ma molto meno bionda, stessi rintanandomi in casa invece di seguire il pifferaio magico per le vie di Milano in questa calda notte cittadina.
Da subito scorgendola fra i grigi e polverosi visi dei già noti vicini di casa mi ha fatto simpatia e finalmente da allora non ci sono solo io alle ore più disparate nel locale della raccolta differenziata, anche se, alla prima occasione invece di salutarci, ci siamo consumate nello sforzo di decidere dove collocare un piatto rotto di porcellana.
Un'altra volta mi ha spiegato di dover sempre conservare un numero di giorni di ferie tali da assicurarsi di poter recitare la scena madre con il suo capo e a seguito di furente divergenza di opinioni poterlo lasciare di sasso davanti un "Vado via, non so quando torno."
Solo una mattina di qualche settimana fa, nel silenzio di una strada di mezza estate mi ha confessato di essere uscita da un anno molto brutto. Non sono seguite, né servivano, delle spiegazioni, un anno molto brutto è un anno molto brutto che ognuna di noi sa capire.


martedì 27 agosto 2013

Mi arrendo!

Metti lo schock da rientro
Metti una città deserta
Metti quella totale assenza di voglia di fare e di pensare.
Metti quell'illusione di libertà che hai quando vai in bici.
Metti tutti questi elementi insieme e ti trovi all'improvviso a superare in bici la macchina dei vigili urbani fermi al semaforo e a passare consapevolmente con il rosso.
Il 20 agosto si annoiano anche loro e ovviamente non fanno finta di niente.
Cosa puoi invertarti per non prendere una di quelle multe di cui ti pentirai/vergognerai per tutta la vita se non tirare fuori la faccia più tosta che hai...assumere un'espressione sofferente e dichiarare frettolosamente "Non lo faccio mai, lo giuro! Ma ho un'urgenza, devo correre in bagno!"

venerdì 2 agosto 2013

Estatesocial


Ok, ci sta. E' agosto ormai. E' estate, non prendiamoci in giro. Quella piena delle angurie che non si tagliano, si spaccano per quanto sono dolci. Delle dita appiccicose post fico d'india che ti sguscia fra le mani. E' estate da mare tutto il giorno, tutti i giorni, con gli omeri scuri e caldi, dopo il sole preso senza filtri. E' estate dai tatuaggi in ogni dove ostentati con sicurezza (pure troppa) dai 16 agli 82 anni. Insomma si è estate. E l'estate è mare, spiagge, cocktail, gambe depilate e abbronzate. Sorrisi a non finire. Si, ok. Ma se malauguratamente il tuo vicino di casa, la tua compagna di banco, il tuo collega, tua sorella, tuo cugino, lo zio del tuo amico di facebook, non è fortunato come te, ma magari è sfigato come me ed è ancora sull'asfalto della periferia milanese a tentare di digerire la pasta all'amatriciana mandata giù a fatica in un'ora di pausa pranzo, sulla strada del ritorno, con 45° gradi all'ombra, bè...fai che sia un pò meno "estatesocial"  la tua. Tienitele per te le foto più belle, quelle in cui sei venuto proprio bene con il riflesso del sole negli occhiali specchiati. Tienitele per te le foto dei piedi nell'acqua. Del mojito delle 17.30. Del libro appoggiato sulla spiaggina. ma anche il tuo countdown alle ferie. Vale uguale. O i vari "sto preparando la valigia, aiuto". E anche se ti fa tardi il volo per Malindi/Azerbaijan/allefaldedelKilimangiaro, ti prego, tienitelo per te. Almeno fino al 15 agosto, quando presumibilmente tutti saremo da qualche parte in ferie. Fosse anche nella penombra della stanza della cameradaletto con le tende tirate giù. Social significa condividere. Purtroppo, anche quando c'hai voglia zero di subire la condivisione di qualcun'altro. Per non dire che non ti frega un emerito c.
Io prometto: neanche il 15 agosto metterò la foto delle acque cristalline del mare che mi bagnerà le chiappe. Al massimo, metterò, ancora una volta, a Natale, la foto degli spaghetti con gli scampi di mia mamma. Quello si che fa molto social. Buone vacanze a tutti!

ps
sorry per la mia idea pugliastyle d'estate (mi riferisco all'anguria zuccherina e fico d'india a gogo). Riflesso incondizionato. Comunque insomma, estate è.

martedì 30 luglio 2013

Una strada

[...] "quando si prende una strada definitiva c'è sempre un momento in cui tutte le altre sembrano all'improvviso meravigliosamente attraenti, anche le più banali, anche quelle di cui abbiamo toccato con mano l'inconsistenza" […] 
Costanza Miriano

martedì 23 luglio 2013

Buonanotte


Anche la notte ha i suoi colori, anche la notte più inutile del mondo, quella passata da sola, fra le lenzuola umide dell'estate milanese, fra il ronzio delle zanzare che di esotico hanno solo il nome, tigre. Anche la notte ha i suoi suoni, anche la notte più silenziosa del mondo, quella non trascorsa ad ascoltare il tuo respiro calmo, mentre dormi al mio fianco. Anche la notte ha le sue manie, anche la notte più insonne del mondo, quella trascorsa a pensare di te, per te, che invadi i miei pensieri senza turbare i miei sogni. Anche la notte ha una voce, anche la notte più insignificante del mondo, quella passata a non parlare con te. Anche la notte ha un suo perchè, anche la notte più lunga del mondo, quella trascorsa senza di te. Anche la notte ha una fine, anche la notte più buia del mondo. All'alba anche questa notte perderà sè stessa per rinascere in un nuovo giorno. E quel giorno sarà solo mio.

giovedì 18 luglio 2013

Guardami


Ogni volta è un casino. Un gran casino. Una gara a chi tocca le note più alte. Una gara senza vincitori nè vinti. Senza competizione. Perchè le donne sanno giocare anche per perdere. E' così, un martedì qualsiasi, 40 gradi all'ombra, 99% di umidità. Zanzare tigre VS l'ultimo spray tropicale gusto papaya. E giù vino e chiacchiere. Che tanto chiacchiere non sono, che tanto bambine non lo siamo più, e non si parla più di fidanzatini, farfalle nello stomaco e castelli. Si parla di pareti imbiancate, di canzoni interpretate, bici sfasciate, cani dai nomi di bambini, treni in ritardo. Di felicità. Perchè possono portarci via tutto, anche l'ultimo pezzo di pizza fredda, ma non la voglia di essere felici. Anche per venti minuti. Anche in mezzo alla folla, sulla sabbia posticcia. In mezzo al cemento, a due passi dal verde. E poi infondo, non conta parlare, basta ascoltarsi gli occhi.

mercoledì 17 luglio 2013

Saccu vacanti nun pò stari a 'gritta.

Vai a letto tutte le sere senza sapere se ti sveglierai. Non te ne preoccupi, sei giovane. Fino al giorno in cui l'alba ti coglie seduto sul letto come uno stoccafisso con gli occhi spalancati, insonne, sudaticcio e pallido. E' il giorno del tuo compleanno, il giorno dei tuoi 40anni.
Hai sorriso degli amici che ti hanno preceduto, li hai visti errare, confusi e smarriti. Non li capivi, e continui a non capirli e a commiserarli, (gli amici, degli altri nemmeno ti interessi), fino a 39 anni, 364 giorni e una manciata di ore ma allo scoccare della mezzanotte fatichi a deglutire perché il tempo inclemente ora è te che stringe nella morsa. Ti accorgi che la sabbia della clessidra non si è raccolta nell'altra ampolla ma è scivolata fine fra le dita, accelerata dal vento della vita. La notte prima del 40° non riesci ad evitare la resa dei conti, il sorriso ti increspa le labbra mentre ricordi alcuni degli episodi principali ma poi, ed è lì che ti si gela il sangue, pensi a quante ancora te ne manchino da fare. Da dire. Persone da conoscere, nuove professioni, viaggi da intraprendere, casa, famiglia, successi. E fallimenti.
Ecco fino ai 40anni i fallimenti pesano meno, pensi di poter ritentare, ricostruire, cambiare. Ma la mattina dei 40 ti assale l'angoscia, non c'è abbastanza tempo per recuperare anche quel che hai sbagliato. E questo è il primo schiaffo.
Ti alzi barcollante cercando di scrollarti di dosso tanta negatività, dai una grattatina ai gioielli alla volta del wc e passando davanti lo specchio il secondo schiaffo. Sono solo rughe di espressione, seppur particolarmente convincenti e non sei stempiato, sono loro che si ritirano con la bassa marea ma ne resti comunque scosso.
Arruffato e inquieto prepari la colazione e qui un altro schiaffo, da mesi bevi solo tè perché non digerisci più il latte, non ci avevi fatto caso.
Ridi di te, sembrava impossibile. Indossi bermuda, polo, infradito e armato del tuo sorriso migliore ti regali al tuo pubblico, sei animatore delle vite altrui, una professione, una missione, una congiura. Le tue 'stagioni' contrattualizzate corrispondono alle loro stagioni della vita, ogni villaggio ha il suo target e il suo obiettivo. Se sei bravo gli ospiti partono arricchiti ma ti hanno privato di un'altra stagione. Loro rientrano, tu resti. Certo è solo una questione di prospettiva ma fino a ieri sembrava più allettante. Il tuo album è composto di foto ricordo rubate dagli ospiti alla partenza, qualcuna con dedica ma tutte irrimediabilmente molto simili fra loro. Si può vivere dei soli frammenti di vita altrui?

lunedì 15 luglio 2013

Rosso


Che poi non è vero. Che il rossetto rosso è solo da "granfesta". L'ho scoperto tardi, a 30 anni suonati. Perchè prima mi sembrava eccessivo. Prima mi sembrava da signora. Prima mi faceva le labbra a canotto, o almeno così pensavo. Adesso lo metto il lunedì mattina. Per andare a lavoro in bici. Giusto il tempo di arrivare in ufficio. Dieci minuti e ho già voglia di toglierlo. Perchè si, mi fa sentire donna, perchè no, mi sembra di accendermi un faro sparato direttamente sul viso. Eppure il rossetto rosso mi piace. Mi piace davvero. Sembra voler dire guardami. Baciami. E zitto. Che se sto zitta pure io per non sbavarlo forse riusciamo davvero a dirci il meglio di noi.

lunedì 24 giugno 2013

Pace.

Rincaso con il sorriso sulle labbra. Mi sono riappacificata con il tempo. Ultimamente non fa che privarmi di qualcosa questa sera invece mi ha restituito un'emozione. Non ci parlavamo ascoltandoci da un paio di anni e non ci vedevamo da uno, è bastato ritrovarci uno di fronte l'altro per riappropriarci del gusto di stare insieme. Ho avuto bisogno di lui, proprio come qualche anno fa. Mi ha ascoltata. Ha colmato con gli occhi ciò che le mie parole non svelavano. Ha cercato le mie mani. Ha ignorato il mio sarcasmo. Alla fine mi ha stretta in un abbraccio. Ho tenuto le mani chiuse nelle tasche ma con la fronte contro la spalla ne ho assaporato la promessa.
E' stato un ottimo commensale ma la parte più grossa l'ho fatta io. L'ho perdonato. Almeno per un po'. Almeno fino a quando ci saranno ferite più recenti e dolorose da alleviare.

domenica 2 giugno 2013

Mai sposa.

Mi è mancato l'abito. Per sentirmi la più bella. Almeno per un giorno. Lista degli invitati, regali, bomboniere, torta,  confetti, scelta del rito, ristorante, parrucchiere, fotografo niente di tutto questo mi è mancato. Non ho voluto sposarmi. Oggi però mi trovo a pensare che quando scegli di non sposarti, scegli di non avere l'abito da sposa ma anche di non avere un anniversario di matrimonio. Non avere una data da festeggiare. O da maledire. Alla fine forse è solo più semplice, ogni giorno è l'anniversario della vita. Penso alla compianta Liz Taylor che ha avuto 8 matrimoni e 7 divorzi. E se lo avesse fatto per  non doversi affezionare ad una sola data del calendario, trovando di che apprezzare ogni giorno con 7 mariti, 4 figli, 10 nipoti e 4 pronipoti?



mercoledì 29 maggio 2013

la carta degli imprevisti.

- Mi avevi promesso che saresti venuto.
- Lo so, credimi ho fatto di tutto ma la riunione ieri sera è andata per le lunghe.
- Ci saranno tutti gli altri.
- Tutti, tutti?!
- Beh magari non tutti però avevo detto ai miei amici che ci saresti stato questa volta.
- Mi dispiace davvero, sto cercando di anticipare il volo ma è pieno, dovrò aspettare quello delle 11.
- Ma quando arriverai sarà tutto finito!
- Su no fare così, mi farò perdonare, stasera sarò 'tutto per te'.
- Va bene, ciao pa'
- Ciao.

Chiude la comunicazione su una linea già libera. Suo figlio ha già interrotta, deluso.
Cammina verso il banco della compagnia, in realtà è ancora presto ma sente il bisogno di muoversi.
-  Signor Janssen, venga che le consegniamo la carta d'imbarco. Ha visto? E' il suo giorno fortunato due passeggeri non si sono presentati, le assegniamo il posto.



(Dedicato ad un'amica che recentemente stordita dalle cure di Morfeo ha finito col fare tardi e perdere il volo. Fossi in lei vorrei immaginarmi di aver permesso a qualcun altro di essere un po' più felice.)

mercoledì 22 maggio 2013

Ventisette a zero.


- Non abbiamo mai fatto gol ma ci siamo andati vicini
- Uno di noi ha quasi segnato, una volta, ma io non l’ho visto
- Zero. Noi finiamo tutte le partite con zero gol.
- Non ci importa di non segnare, ci divertiamo lo stesso.
- Faremo gol quando saremo grandi.
La squadra ha segnato un gol nell’ultima partita della stagione, finendo il campionato con 271 reti subite e una realizzata.

lunedì 20 maggio 2013

Una pioniera del piacere in un paese puritano. Julia Child.




« The only time to eat diet food is while you're waiting for the steak to cook »
« Il solo momento buono per mangiare cibi dietetici è mentre si aspetta che la bistecca sia cotta. »
(citato in The National - CBC TV)

Julia Child, Copywriter. Spia. Cuoca. Famoso personaggio televisivo americano. [n.d.a. "E donna saggia aggiungerei!"]

Julia Child inizia a lavorare per l'Office of Strategic Services (OSS) dove trascrive più di 10.000 nominativi su cartoncini bianchi che servono da schedario ufficiale con il ruolo di Assistente al settore ricerche della Secret Intelligence Division direttamente sotto il generale William J. Donovan conosciuto come "Padre della Central Intelligence americana" (l'unico al mondo ad aver ricevuto i quattro più alti riconoscimenti negli Stati Uniti: Medal of Honor, Distinguished Service Cross, Distinguished Service Medal, e National Security Medal) 
Lavora poi per un anno all'OSS Emergency Rescue Equipment Section (ERES), e nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, viene inviata alle Kandy, Ceylon (n.d.a. "Oggi Sri Lanka"), dove le sue responsabilità comprendono "la registrazione, la catalogazione e la canalizzazione di un grande volume di comunicazioni altamente classificati" per le stazioni clandestine della OSS in Asia. In seguito viene inviata in Cina, dove ha ricevuto l'emblema di Benemerito Servizio Civile in qualità di Capo della Cancelleria del Segretariato OSS. Per il suo servizio, la Child ha ricevuto un premio che citava le molte virtù, tra cui la sua "unità e allegria intrinseca". (Con altri documenti OSS il file completo della Child al seguito di un declassamento formale è oggi disponibile on-line).

E' il marito, anche lui dipendente di OSS, conosciuto durante la sua permanenza a Ceylon con cui convola a nozze il 1 settembre 1946 ad avvicinarla alla tavola e 'ai segreti della cucina'. [n.d.a. "Ok lo ammetto, è pessima."] Nel 1948 i due coniugi si trasferirono a Parigi dopo che l'US State Department assegna a  Paul la carica di funzionario dell'United States Information Agency. 
E qui inizia una nuova fase della sua vita.
Julia Child ha più volte ricordato il suo primo pasto a Rouen come una rivelazione culinaria, una volta,  ha descritto il pasto di ostriche, sogliola alla mugnaia, e vini di pregio, per il New York Times, come "un'apertura dell'anima e dello spirito per me." 
A Parigi frequenta la famosa Le Cordon Bleu scuola di cucina  e successivamente studia privatamente con Max Bugnard e altri chef. Entra a far parte delle donne del club Cercle des Gourmettes, attraverso il quale incontra Simone Beck, che stava scrivendo un libro di cucina francese per gli americani con il suo amico Louisette Bertholle. Beck propone a Julia Child di lavorare con loro e avvicinare così gli americani al libro e alla cucina francese

Da quel momento è un susseguirsi di successi!
Ho accennato alla sua attività di copywriter senza poi scriver nulla in proposito. Ma in mezzo a tutto quello che ha fatto, il suo lavoro svolto per l'ufficio pubblicità della W. & J.Sloane (società di arredamento di lusso) e i testi scritti per giornali locali prima di diventare una spia e una star della televisione mi sono sembrati meno meritevoli.

Alla vita di Julia Child è dedicato anche un film del 2009 di Nora Ephron, Julia&Julia, con due interpreti d’eccezione, Meryl Streep e Amy Adams, chiamate ad interpretare rispettivamente i ruoli della Child studentessa al Cordon Blue e di Julia Powell, autrice statunitense del libro “Julie & Julia: 365 Days, 524 Recipes, 1 Tiny Apartment Kitchen”, basato proprio sull'opera della cuoca americana.

Julia Carolyn Child, McWilliams 
Pasadena, 15 agosto 1912 – Santa Barbara, 13 agosto 2004
Il suo biografo, Noël Riley Fitch, l'ha definita «Una pioniera del piacere in un paese puritano».
15 agosto 2012 doodle



sabato 18 maggio 2013

Segni.

Ero dal parrucchiere. Di nuovo. Sono figlia di nonnaragno, il parrucchiere ci intralcia, abbiamo 'troppo da fare' non abbiamo tempo. Ad ogni modo d-o-v-e-v-o insabbiare i segni del tempo, almeno quelli a vista, così mesta mi sono consegnata al salone. Sostavo semi-abbandonata e tinteggiata sulla poltroncina quando sono entrate due signore. Due signore più 'signore' di me, insomma avranno avuto una quindicina di anni in più all'incirca. Entrambe biondicce, il colore delle donne mature, di quelle che stufe di fare ritocchini alla crescita dei capelli si fanno una colata di acqua ossigenata e via di giallo paglierino fino alla pensione dell'anima. Alte più o meno uguali, una grinzosa con gli occhiali montatura scura e i capelli pettinati lunghi fino alle spalle. L'altra capelli indomiti, più morbida nelle curve e sorridente. All'inizio vengono separate, poi finalmente si libera una poltroncina e sono di nuovo vicine. Ed io a loro.
- Visto? piove. io non faccio nulla.
- Dai ormai siamo qui.
- Te l'avevo detto che avremmo dovuto venire questa mattina.
- Ma le previsioni davano pioggia dalle dieci.
- Invece non ha piovuto per nulla.
La parrucchiera si avvicina e le saluta,
- Allora, state discutendo di nuovo? chi è la maggiore fra le due, non lo ricordo mai?
- Lei. Comunque io non ho voglia di far nulla, quando piove mi passa la voglia di fare qualunque cosa, avremmo dovuto venire questa mattina, io glielo avevo detto che avremmo fatto bene a venire questa mattina.

Nel frattempo le stanno applicando le cartine in testa per rinnovare l'oro e quindi la schiavitù e le hanno spennellato anche le sopracciglia, l'altra attende il suo turno ascoltando la sorella lamentarsi, buttando un occhio ai vetri per controllare la pioggia e scrutando il display del cellulare.

Quante similitudini, mi spunta un sorriso solo mio, unico particolare, entrambe vestivano in blu, noi non siamo ancora pronte per il blu, vero sis'?!!

martedì 14 maggio 2013

né vinti, né vincitori


Non resisto alla tentazione di confrontare la mia pagellina con quella del papà, che ancora giace non consegnata sul tavolo in cucina in attesa di essere imbustata ed affrancata, e una cosa mi è evidente: Hulko capziosamente fa considerazioni genetiche sui suoi risultati personali nello sport.

Al cambio stagione...


c’è quel vestito che era di tua mamma, quando eri adolescente, che lei scartò e fece sistemare dalla sarta per te, per accorciarlo e renderlo più giovane. E tu invece non l’hai mai messo perchè ogni volta che lo indossavi ti vedevi vecchia. Ma l’hai conservato perchè non ti sei mai sentita di dar via un abito che fosse stato di tua mamma.
Poi fai il cambio stagione SS 2013, capita che lo riprovi, ci metti una cinturina semplicissima a vita alta e dici: “Massì, ma sai che non mi sta poi così male?!?”
Sono diventata vecchia!

domenica 12 maggio 2013

Alice nel paese delle meraviglie


 Alice e il Paese delle Meraviglie


Alice, dopo una paseggiata si addormenta ai piedi di un albero. Mentre dorme, lì vicino passa un coniglio parlante.

 Alice si sveglia vede il coniglio che si infila in un buco del terreno e decide di inseguirlo.

 Alice si trova in una sala dove ci sono molte porte e assagiando un liqui e dei biscotti incomincia a crescere e a ripicolire.

 Entrata nel giardino Alice vede la casetta di Bianconigio, ma ci rimane incartrata dentro perché comincia a cresere

 Poi, seguendo Coniglio, incontra uno strano esere: il Brucaliffo. Lui le dà un fungo che la fa tornare normale

 Sopra un alberto un gatto (Stregatto) che le dice che in quel mondo sono tutti pazzi e scompare

 Sucesivamente entra nella casa della Lepre marzolina e vede questa, il Cappellaio matto e il Ghiro che festeggiano un "buon non compleanno" Ad un certo punto pensa che siano tutti pazzi e se ne va

 Alla fine alice incontra là Regina cuori con i suoi valetti (carte) che ordina di tagliare la testa

Si tiene un processo e proprio quando le guardie stanno per afferlarla, Alice si sveglia e capisce che ha solo sognato il "Paese delle meraviglie"

martedì 7 maggio 2013

Liberatemi.

Trova un ragazzo che ti chiami bella e non figa,che ti richiami quando gli sbatti il telefono in faccia,che rimane sveglio per guardarti anche mentre dormi,che ti tiene per mano anche difronte agli amici,manda questa catena a tante persone quanti sono i tuoi anni! Se lo fai, alle 24 il tuo vero amore si accorgerà che gli piaci,ti capiterà qualcosa di bello domani...Se rompi la catena sarai maledetta nei problemi di coppia per sempre... 
Meglio tentare❤

Ieri mattina alle 7 mentre mi asciugavo i capelli una compagna di classe di Hulko mi ha whatsapp-ato l'anatema che ho ovviamente scordato fino a questo momento.
Le avevo risposto che ci avrei provato ma che lei in cambio dovesse andare a far colazione e prepararsi per la scuola. 
Diciamocelo non era fattibile, 11 amici li trovi da 'incatenare' ma a me non sarebbero bastati tutti i contatti in rubrica per colmare il gap.
Ad ogni modo la mezzanotte è passata ed è anzi alle porte la mezzanotte successiva, sono ancora single e   fatico oltretutto a comprendere la portata del dramma "sarai maledetta nei problemi di coppia". Sarò maledetta sempre e comunque? Sarò maledetta e piena di problemi? Mi maledirò per essere entrata a far parte di una coppia? Di qualunque cosa si tratti mi servono 41 volontari per non dovermi consumare maledetta nei problemi di coppia fino alla fine dei miei giorni.

venerdì 26 aprile 2013

Pensieri fermi.

Ci sono giorni che nascono e si spengono nel segno della malinconia.

sabato 20 aprile 2013

Buon Anniversario NHV!

Quattro anni dal primo post. Qualcosa di più da quando prendeva forma l'idea. In mezzo fiumi di parole, immagini, pensieri, lacrime e sorrisi. Ci sono post che ho scritto piangendo. Molti altri invece mi hanno divertita. Un blog è quanto di più vicino ci sia ad un diario ma ancor più somiglia ad una telefonata con l'amica del cuore. Quanto tempo passato a picchiettare sui tasti, gli occhi strizzati e il formicolio alle natiche. Quante soddisfazioni. Quante nuove amicizie. Virtuali per lo più ma per l'intensità dei commenti ricevuti ho finito con il figurarne i volti. Ci ha raccolti intorno al tavolo, pardon allo schermo. Colorati, improvvisati e tenaci blogger. Ma si sa  è necessario essere anche un buon lettore per essere una buona penna e leggere richiede pari dedizione dello scrivere, disegnare, colorare e fotografare. Così per ogni buco nel nostro blog c'è una pagina letta in più nel blog di qualcun altro.
La stessa goliardia di una serata fra amici. Resterà il nostro blog e continuerà a vivere fintanto che ci permetterà di evadere. Insieme o in solitaria. 

mercoledì 17 aprile 2013

"E' tempo di azzurro."

Io non ce l'ho. La dote. Non quella anacronistica che si metteva 'in palio' insieme alle figlie da dare in spose quasi si dovesse colmare un'insufficienza. Intendo il dono di scoprire una persona alla prima impressione. Io non capisco mai chi ho di fronte. Non ci vado nemmeno vicina. E aver già vissuto 40 anni non mi aiuta, continuo a vivere nel buio. Prendo delle cantonate pazzesche. Al contrario invece appaio nitida agli altri. Ritrovarmi nelle parole di chi mi descrive spesso mi illumina. Mi sento dipanata. Come madre. Come professionista. Come donna. Oltre quindici anni fa, la responsabile di divisione mi giudicò leale. Immagino facesse parte della mia natura ma sentirmelo riconoscere fece sì che ne prendessi consapevolezza. Sono una persona leale. Ero già tante cose ma non mi preoccupavo di capirle. Adesso ascolto sorpresa e anche divertita. Mi arricchisco. Fosse anche solo di un sorriso.
"Riconosco il tuo stile di scrittura, sei molto descrittiva. Non dei paesaggi, degli scenari ma delle emozioni."
"Tuo figlio è ansioso perché vede che tu sei in ansia per lui."


domenica 14 aprile 2013

Succede.


Gli occhi bevono.
Le mani si tendono
  senza raggiungere. 
Il resto in attesa.
La bocca si apre
  le parole catturano il gusto di te.
Il suono mendace della promessa.
Più forte il profumo della vita.

domenica 7 aprile 2013

Perché sei l'amore mio.




Non vi e' dubbio che mi manchi tu 
e noi 
e il leccar le tue spalle nude 
e il tenerti sulle mie ginocchia 
e sentir l'odore della vita sul tocco delle nostre labbra
 e provare la nebbia negli occhi in un giorno di sole scintillante quando tu sei l'unico mondo nella mia anima.


Poesia, anonimo (innamorato pazzo della vita)

venerdì 5 aprile 2013

Ballerine.

E' approdata in un batter d'ali al tavolino di fianco al nostro. Un caschetto rosso ramato come solo la bambola di mia sorella prima, frangetta sfrontata, sorriso da latte, gonna corta in tulle e ballerine rosa shocking con i brillantini. Non sono più riuscita a toglierle gli occhi di dosso. Un metro di quattrenne. Non è stata ferma né tanto meno zitta un attimo.
Ad un certo punto si è incantato il disco perchè nessuno le prestava attenzione,
- "Ooooggi ho mangiato..."
- "Ooooggi ho mangiatooo..."
e finalmente al terzo tentativo urlato e trascinato,
- "All'aaasilo oggi ho mangiatooo  la cotoleeetta e la paaasta bollente."
Un altro battito d'ali e si era già allontanata.

Stavo ancora sorridendo andando verso la macchina, mentre trovavo nel brodo la soluzione all'enigma della pasta bollente, quando mi sono chiesta - "Avessi avuto una bambina sarei stata capace di lasciarle interpretare in tutta libertà  la sua danza della vita?"
Sì, ne sarei stata capace, cosa sono in fondo tulle e ballerine in un venerdì sera qualunque per una che non disdegna un velo di ombretto glitterato fin dal mattino!?

lunedì 1 aprile 2013

Eli, il primo ragazzo down a scalare l'Everest.




Eli Reimer è un ragazzo di 15 anni con un sogno: scalare l'Everest. E lo ha realizzato. Da qualche giorno è il primo ragazzo down al mondo ad aver raggiunto il campo base della leggendaria montagna. Ce l'ha fatta insieme al padre e a un gruppo di amici. L'obiettivo non era solo personale. L'impresa ha voluto sensibilizzare l'opinione pubblica sui ragazzi disabili e raccogliere  fondi a favore della Fondazione Elisha, organizzazione non-profit fondata dai genitori di Eli nel 2005. Ci sono voluti 19 giorni e 113 km di scalata per raggiungere l'altezza di 5.370 metri. "E' stata un'esperienza straordinaria" racconta il padre "lui ha guidato il gruppo e ognuno di noi in questa impresa ha sperimentato una certa forma di disabilità"

Fonte
La Repubblica

martedì 26 marzo 2013

Da uomo a uomo.

“Da presidente della Camera dei Deputati e da donna respingo nel modo più fermo l’insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensiva”, e ha concluso: “La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio”.

Da uomo a uomo: "Laura temo ti aspetti un lungo lavoro..."

E così anche Franco Battiato è caduto/scaduto, in frasi sessiste. Eppure una padronanza di linguaggio che gli permetta qualcosa di più credo ce l'abbia...
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/battiato-in-parlamento-troie-disposte-a-tutto-boldrini-parole-inaccettabili/542778/

domenica 24 marzo 2013

Crescere insieme.

Percorrevo il corridoio che porta alla zona notte, nelle case che hanno visto lustri e lustri di tramonti esistono ancora, rischiando di calpestare un esserino bianco che si dimenava sul parquet. Munitami di scopa e paletta l'ho raccolto e portato a conoscere Hulko in cucina.
Mammyx: Guarda cos'ho trovato, secondo te cos'è?
Lui, serafico: Una larva.
Mammyx: Una laaaaarvaaaa ma da dove è arrivata? Di cosa? Esistono le larve di topo??!
Hulko: Dai, mamma!
Sorride compiaciuto e continua,
Hulko: Sembrerebbe una larva termite o quella della formica leone ma qui non siamo nel deserto.
Si stava meglio quando si stava peggio, fossi stata sola lo avrei semplicemente restituito alla natura invece ora avrò gli incubi sognando l'attacco di orde di formiche leone. Altro che cavallette.


giovedì 21 marzo 2013

Davanti allo specchio...



Mammotta, la mattina mentre spazzola i capelli alle sue due bimbe...
Smarties: "Uffa mamma, anch'io voglio i capelli liscioli come Pansottina!"
Pansottina: "Smarties, si dice lisci! E poi solo le principesse hanno i capelli lisci."

mercoledì 20 marzo 2013

lunedì 18 marzo 2013

Festa del papà!


Sono stato promosso!

Donne. Mamme.


  • Dieci anni fa, esattamente a quest'ora, nasceva il mio piccolo immenso amore...mi piace pensare che abbia ascoltato la voce della sua mamma che, guardando la luna piena in una serata bellissima e calda, le aveva chiesto di non farsi attendere troppo, anche se non era ancora arrivato il momento....Bianca e' arrivata cosi' ed e' stata da subito un'altra vita...la mia terza, quarta, non le conto..certamente la piu' difficile e la piu' intensa..quella in cui se faccio un errore non e' piu' soltanto mio, se sono felice di riflesso lo e' anche lei..e non conto nemmeno le ansie, le preoccupazioni, gli imprevisti e l'imprevedibile, conta quello che siamo..io per lei la mamma piu' bella del mondo, quella che le parla tanto, non la sgrida quasi mai, ma che se alza la voce significa che basta, oltre non si va, quella che a volte si perde nei suoi pensieri, ma se arriva una vocina a chiedere cosa c'e' che non va, e' gia' passato tutto..lei per me la mia sintesi, la mia anima intrecciata alla sua...le parole non mi aiutano perche' lei e' tutto....non voglio immaginare oggi cosa sara' di noi nei prossimi anni.. mi bastera' averle insegnato ad essere felice per se stessa e per chi le stara' vicino, ma che la felicita' non e' mai scontata e costa fatica perche' va costruita, ogni giorno un po' di più, a dispetto di chi ti impone i compromessi o pensa che non la meriti..cosi mi aspetto di ritrovare mia figlia tra dieci anni, una piccola grande donna orgogliosa di se stessa e magari anche della sua mamma se sara' ancora, chissa'. la piu' bella del mondo...

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    L'ho letto questa mattina, sveglia da poco la neve fuori a dispetto della primavera alle porte, quasi una metafora della vita, ed emozionata ho pensato di volerlo condividere. Con il permesso di Elvira.


    sabato 9 marzo 2013

    Ho pianto.




    Negli anni '70, l'artista serba Marina Abramovic ha vissuto un'intensa storia d'amore con l'artista tedesco Ulay. Per 5 anni hanno vissuto insieme in un furgone realizzando moltissime performance. 

    Quando hanno sentito che il loro rapporto non valeva più la pena, hanno deciso di percorrere la Grande Muraglia Cinese. Ognuno ha cominciato a camminare da un lato e dopo un lungo camminare, si incontrarono nel mezzo, si diedero un ultimo grande abbraccio, per non vedersi mai più.

    23 anni più tardi, nel 2010, quando Marina era già un artista consacrata, il MoMa di New York dedicò una retrospettiva al suo lavoro. In questa retrospettiva, Marina condivideva un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che si sedeva di fronte a lei. Ulay arrivò senza che lei ne fosse a conoscenza..

    scoperto grazie a http://friendfeed.com/nastja


    "Nel 1976 Abramović lascia la Jugoslavia per trasferirsi ad Amsterdam. Nello stesso anno inizia la collaborazione e la relazione con Ulay, artista tedesco, nato tra l'altro nel suo stesso giorno. I due termineranno il loro rapporto dodici anni dopo, nel 1989, con una camminata lungo la Grande Muraglia Cinese: Marina decide di partire dal lato orientale della muraglia sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay dalla periferia sud occidentale del deserto del Gobi. I due cammineranno novanta giorni per poi incontrarsi a metà strada dopo aver percorso entrambi duemila e cinquecento chilometri e dirsi addio."  (fonte Wikipedia)

    domenica 3 marzo 2013

    E' stata dura.

    Ieri ho dato adesione per conto suo ad una lezione di ginnastica artistica con l'amico fidato del basket. Un punto di riferimento ma anche una fonte aggiuntiva di stress perché a quel punto avrebbe dovuto confrontarsi.
    Da quando l'ho messo a parte del progetto infatti a più riprese mi ha chiesto di cosa si trattasse. L'ho tranquillizzato spiegandogli che la lezione sarebbe stata a misura di bambino.
    Questo pomeriggio siamo stati in palestra insieme. I ragazzi impegnati a misurarsi con pertiche, corde, tappeti, travi e parallele e noi genitori impegnati ad affiancarli. A condurli il papà del fidato amico, già istruttore qualificato. Un altro volto familiare.
    Ogni esercizio è stata una prova. Tutto nuovo. Tutto faticoso. Sfidante e per questo minaccioso. Se nasci tondo non puoi morire quadrato. Sono rimasta nelle retrovie, presente, vigile ma ho lasciato che qualcun altro  colmasse il mio gap. Non sono una particolarmente temeraria né trascinatrice so quindi che la scarsa confidenza di Hulko nelle proprie capacità è più una risultante.
    In un paio di occasioni con un filo di voce mi ha detto, coperto dai gridolini eccitati degli altri, "Non so mamma se ci riesco." Uno in particolare lo ha abbattuto. Forse già provato dalla fatica dei precedenti, alle parallele ha preso qualche botta di troppo. Al morale.
    Eravamo soli nello spogliatoio e ha lasciato che le lacrime scendessero. "Non sono stato capace."
    "Invece sei stato molto bravo, erano tutti esercizi nuovi per te.
    "Lo so ma gli altri sono riusciti a farli."
    "Beh ognuno di loro ha sbagliato qualcosa e ha fatto meglio altro. Eravate qui per questo ma è stato divertente. Ti è piaciuto?"
    Non mi risponde, mi guarda solo con gli occhi pieni.
    Riprendo ricordando gli errori, gli episodi più buffi e raccontandogli che anche l'istruttore ha ammesso con il sorriso di non essere stato sempre perfetto nelle sue prove in passato, nonostante la passione.
    Per ristabilire gli equilibri gli ho mostrato il livido procuratomi alle stesse parallele dove lui prima di me aveva fallito che, forse cercando di superare i suoi stessi timori, mi ero imposta di provare.
    Abbiamo passato tutto il tempo, camminando verso il parcheggio e durante il ritorno in auto, a parlare di come servano le sfide per misurarsi con noi stessi. Con il corpo ma ancor prima con la mente.
    Siamo rimasti in piedi. Con orgoglio di entrambi.

    sabato 2 marzo 2013

    The question is: who cares!




    Io e Hulko non riusciamo più a smettere... :-D

    venerdì 22 febbraio 2013

    C'è una cosa che secondo me fa di un genitore un buon genitore



    Selvaggia Lucarelli
    Ieri nei pressi di Milano
    C'è una cosa che secondo me fa di un genitore un buon genitore, più di altri gesti e parole magari più ridondanti. Succede quando scopri che tuo figlio è negato, ma proprio innegabilmente negato, facciamo proprio una capra, a fare qualcosa che ti piacerebbe facesse benissimo e che lui è convinto di fare benissimo. Che so, è convinto di essere Michael Jordan, tu sogneresti di applaudirlo alla finale dell'nba, ma la cruda verità è che non riuscirebbe a centrare neanche una piscina con un'arachide. O magari crede di essere l'erede di Mirò, tu lo incoraggi, ma la cruda verità è che disegna da schifo. Ecco. Se in quel momento non provi nessuna smania di farlo smettere, nessuna ansia di cercare il suo certo talento nascosto, se non te ne frega nulla di saperlo primo in qualcosa e di fronte alla sua goffaggine sul campo o al Teomondo Scrofalo nell'album Fabriano, provi solo una grande tenerezza e pensi che gli faccia bene essere ultimo in qualcosa, ecco, secondo me sei un buon genitore. 

    http://www.facebook.com/selvaggia.lucarelli

    lunedì 18 febbraio 2013

    esercitandosi.


    se solo tu mi conoscessi sapresti che temo le grandi emozioni. tutte.

    se solo tu mi conoscessi sapresti che diffido dal lieto fine pur bramandolo.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che non sono mai certa di nulla.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che il tempo non è mai abbastanza. né quello trascorso, né quello a venire.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che mi occupo degli altri prima ancora che di me stessa.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che ciò che all'inizio mi entusiasma è anche ciò che più tardi mi spaventa.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che la mia agenda resta intonsa ma ogni anno la rinnovo.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che per ogni domanda ho un'infinità di risposte.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che non amo le sorprese.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che non sono capace di prendere senza dare.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che non amo la mia mediocrità.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che mi sento debole nella mia forza e forte nella mia debolezza.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che non mi abbandono mai ad un abbraccio.
    se solo tu mi conoscessi sapresti che spesso appaio più nitida vista da fuori.
    se solo tu mi conoscessi sapresti.
    se solo tu mi conoscessi.
    se solo tu.
    se solo.
    se.

    domenica 17 febbraio 2013

    E visse. Fiaba senza lieto fine. (Temo)

    Ci sono storie che ti colpiscono.
    Ci sono realtà che ti sorprendono.
    Ci sono uomini grandi e anche un po' piccoli.
    Ci sono vite segnate dal dolore.


    La prima volta che chiacchierai con Oscar Pistorius – il Tg1 l’aveva sostenuto nella sua battaglia per partecipare alle Olimpiadi malgrado l’handicap fisico – mi ringraziò come uno studente beneducato e volle dire «I miei eroi sono Gandhi, Mandela, il mio presidente sudafricano, e James Dean.

    Gandhi e Mandela insegnano forza, tenacia e saggezza. Dean lo ammiro perché è “cool”, affascinante». L’ho rivisto l’estate scorsa, alle Olimpiadi di Londra, sogno finalmente realizzato. Per evitare i paparazzi si allenava in periferia, a Twickenham, alberi ombrosi, silenzio, scuole. Sulle protesi al carbonio, marca Flex Foot Cheetahs, Pistorius scattava sudato con il compagno di squadra Ofentse Mogawane. Sulle orecchie, a tappare il mondo, la cuffia del rapper Dr Dre.

    Durante una sosta, mentre qualche scolaro gli chiedeva timido l’autografo, lo vidi intento a scrivere sul taccuino, aveva la mania di appuntare ogni dettaglio del giorno, dieta, allenamenti, condizioni meteo, stato di forma. Lo salutai da lontano, si alzò subito cortese, abbracciandomi madido di sudore. Volle mostrarmi il tatuaggio «I do not run like a man running aimlessy», io corro ma non come chi è senza meta, tratto dalla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi, 9,26 «Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato».

    Ora Oscar Pistorius è stato squalificato. La sparatoria che ha ucciso la sua bellissima ragazza, Reeva Steenkamp, cancella nel sangue della quotidiana violenza del Sud Africa la sua immagine di atleta, promotore dei diritti umani, manager felice del proprio business, modello per tanti sofferenti. «Dopo aver predicato agli altri» attende il processo in galera, la polizia non crede alla sua versione: «Ho scambiato Reeva per un ladro». Troppe pallottole, voci di litigi in casa e quel tweet dolce e tragico della giovane massacrata: «Che asso nella manica avete per il vostro ragazzo a San Valentino?».

    Mettiamo sulle spalle dei campioni le nostre ambizioni, frustrazioni, speranze, delusioni. Poi li vediamo saltare sotto l’usura della vita, Maradona con la cocaina e i guai familiari e fiscali, l’asso del ciclismo Armstrong – anche lui a lungo idolatrato per la battaglia contro il cancro - spogliato della gloria dei Tour per la pervicace e arrogante tossicodipendenza al doping, il campione del football americano O.J. Simpson accusato di avere ucciso la moglie e assolto dopo un controverso processo. I calciatori delle scommesse, Marco Pantani morto disperato. La depressione dopo il boato della folla, il libero della Roma e del Milan Agostino Di Bartolomei che si spara con la Smith&Wesson lasciando un messaggio che nessuno ascolterà: «Mi sento chiuso in un buco».
    Eleviamo gli sportivi ad eroi del nostro tempo, e se devono superare, come Pistorius, un limite che li fa apparire più deboli di noi, ancor più concediamo ammirazione. Ci vendicano dalla normalità, se ce l’hanno fatta loro, anche noi oltrepasseremo le difficoltà, saremo primi al traguardo sognato.

    Dimentichiamo, in questa delega frettolosa, l’angoscia, la pena, la fatica, fisica e morale, che logora uomini e donne dell’Olimpo. Pistorius mormorava: «Leggo le critiche sui vantaggi che mi darebbero le protesi in gara, e mi chiedo: come mai allora, visto che adesso le mie “scarpe” sono legali, non le usano anche gli altri atleti? Sanno i critici cosa voglia dire il bruciore terribile nei moncherini dopo un allungo? M’è capitato di immergerli nel ghiaccio per il dolore», ma al Villaggio Olimpico si parlava del contratto con la Ferrari, del motoscafo, delle moto da cross con cui s’era rotto le costole, delle tigri bianche che aveva comprato, dei soldi degli sponsor.

    Ora la corsa che sperava avesse una meta oltre il disordine l’ha portato alla sparatoria nel residence di lusso, al cadavere massacrato di Reeva, nelle foto sulle riviste patinate perfetta compagna di un uomo perfetto. Ma la perfezione che imponiamo ai nostri idoli maschera la nostra imperfezione. In un momento che ora il tribunale del Sud Africa dovrà accertare, e che forse resterà per sempre oscuro, l’atleta olimpico Oscar Pistorius, campione medagliato delle Paralimpiadi che aveva sfidato i «normali» sulle piste di atletica, ha perduto la meta, ha corso come i dissennati da cui San Paolo ci mette in guardia. Il monito era tatuato sulla pelle, non nell’anima. Reeva paga il prezzo della ferocia, donna tenera che nel profilo twitter si definiva «Bambina di Dio». Noi sugli spalti, pronti ad applaudire i gladiatori, ad alzare il pollice felice alle loro imprese, meditiamo oggi prima di calarlo come giudici spietati: non è forse il pollice in su e in giù marchio di elogio e bocciatura su Facebook, la nostra piazza mondiale? Come siamo disumani nel chiedere imprese ad eroi che sono solo umani, non ghigniamo alla loro caduta. Piangiamo Reeva e chiediamo per lei giustizia, aspettando la verità su Pistorius, caduto da stella del firmamento a imputato di omicidio. Meditiamo perché, a San Valentino, la violenza del mito di James Dean ha sopraffatto la saggezza di Nelson Mandela.

    Pistorius, il traguardo perduto di un eroe fragile.
    Gianni Riotta, La Stampa 15/02/2013