domenica 31 maggio 2009

tutto per un paio di calzini antiscivolo, cecio?

le calze sono nere come quando
diventa nero il cielo. e quei puntini
son stelle - o meglio, nuvole. le stendo
in terra e stanno al morbido i piedini.

sabato 30 maggio 2009

Ri-Elaborati.

"Mamma però stasera quando mi vieni a prendere, prima di andare in pizzeria dai miei compagni, facciamo un passo a casa che devo cambiarmi."

venerdì 29 maggio 2009

mica deve essere perfetto.

E anche per questo giovedì...

"Vissero tutti felici e contenti. Per sempre."
Chiudo il libro. Spengo la luce.
Buonanotte piccolo, grande Hulko.

giovedì 28 maggio 2009

Una babysitter da favola (Need a babysitter today?)

Le favole del Fiocco Gigante | 2

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:
"Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono".
Nelle vigne ogni acino d'uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c'era filo d'erba, o ragno, o fiore, o goccia d'acqua, che non si prendesse la sua parte.
"Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare".
Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e, guarda un po', non gliene mancava nemmeno uno.
La nuvola per la sorpresa, si sciolse in grandine.
Il sole si tuffò allora allegramente nel mare.

Il sole e la nuvola. (Gianni Rodari, Favole al telefono)

My Redeemer Lives - Team Hoyt



http://www.teamhoyt.com/

Verbi e pianeti

“Zia, possono venere da te?”
Certo, anche Marte, Giove e Saturno!
Quando vuoi! Ti aspetto nel mio pianeta casa.

Sapori e Dissapori.

"Sai una cosa mamma? non ci crederai."
"Cosa?"
"Oggi a scuola c'era una specialità un po' stranina."
"A pranzo?"
"Le fragole calde, con il riso."
"?!"
"Per davvero eh mamma."
"Sì, ci credo, lo conosco questo piatto. Buono, vero?"
"Sì, buono. Io però non l'ho mica mangiato."

mercoledì 27 maggio 2009

II round

Streghetta è venuta a casa nostra per una cena conviviale. Solite dinamiche, gioco-scaramuccia-gioco fra nanerottoli. Invado il loro mondo, "Bimbi come condiamo la pasta, va bene con prosciutto e formaggio?" Hulko non ha fretta di decidere, pochi sapori lo inibiscono a tavola. Streghetta mi risponde "Com'è il formaggio? come una provola?" "Ehm, vieni a vederlo in cucina." Raggiungiamo la ciotola. Lo osserva a lungo. Attendo il verdetto. "No, io solo con il prosciutto." Hulko, "Anch'io. Anzi io con il formaggio ma poco." E io? Io se rinasco 'apro una cartoleria' (battuta per pochi, davvero lasciate perdere). Mi attardo ai fornelli, arrangio la cena. Li sento chiacchierare e confrontarsi in sala, "MammYX le ruote della bici di Hulko sono di 24?" (è da oltre un ventennio, ovvero da quando Flashdance infiammò gli animi, che speravo che un giorno una bicicletta potesse arredare il mio salotto...avrei voluto anche imparare a ballare ma...) "Ah guarda non saprei, bisogna domandarlo a Lozioexpiccolodifamiglia." E lei? E lei mi atterra con un "Ma va, basta leggerlo sulla ruota. Vedi, c'è scritto!"

martedì 26 maggio 2009

Così mi ricordo la mia amichetta di scuola





La incontro per caso
in una grande città,
è lei, quella di sempre,
la riconosco subito
fra tanta gente.
Allegra, solare e sorridente,
mi accoglie con entusiasmo:
ci conosciamo da sempre.
Colora e disegna, cancella e pasticcia,
figure e parole allegramente intreccia,
prepara progetti con vero talento
non manca neppure un gran sentimento.
Sfreccia sul suo bolide
su e giù per la città,
recapitando al mondo
un po’ di creatività. 

Nucleo.

Mi sveglio il sabato mattina. Anzi, per l'esattezza, mi sveglia il sabato mattina. "Mamma andiamo a fare colazione?" "Sì, solo un minuto. Vai a preparare che ti raggiungo, giuro, un minuto solo." (Lo so, lo so è diseducativo giurare quando sai che non manterrai nel modo più assoluto quel che hai appena promesso, ma il sabato mattina probabilmente mi venderei anche una falangetta pur di restare a letto un po' di più). Mi lascio cadere oltre il letto, con i capelli in assetto anarchico e piuttosto stropicciata raggiungo la cucina.
"Mamma, ho sbagliato, ti ho messo troppo latte."
"Non ti preoccupare, va bene lo stesso."
"Sì ma l'ho anche rovesciato."
"Poi puliamo."
"Facciamo i compiti?"
"Certo, passerotto." (Oh cribbio ancora compiti?! Ma non abbiamo appena finito quelli di settimana scorsa? come farò l'anno prossimo? e alle medie? alle superiori? e non dimentichiamoci i 25 esami universitari...ok, niente ansie premature).

Compito di Italiano, bene, la mia materia preferita.
Hulko recupera libro, astuccio, matita e gomma (la gomma, per fortuna, mi rassereno, abbiamo anche la gomma).
Lo osservo mentre attento e scrupoloso posiziona tutto il materiale sul tavolo, prende il libro e va alla ricerca della pagina da completare. La trova, mi guarda e legge ad alta voce:
"La mi-a fa-mi-gli-a è com-po-sta da___ per-so-ne. Ci sia-mo io e________"
"Mamma cosa scrivo?"
"(o caspita!) Scrivi ciò che ti fa piacere, decidi tu."
"Sì, ma cosa devo scrivere?"
"Beh ci siamo io e te, il papà, lanuovacompagnaolè e latuasorellina, quindi 5."
"Ma io non voglio scrivere così."
"Allora scrivi che siamo in 2, io e te perchè viviamo insieme."
Non credo di averlo persuaso.
Risultato della lunga trattativa diplomatica (documentata e documentabile a richiesta):
"La mia famiglia è composta da 4 persone. Ci siamo io e mio papà, mia mamma e mia sorella".
La fate facile voi.

hulko e il tesoro di mammyx.

segui, se mi cerchi, gli indizi sulla carta
e non temere i rischi - sono in avanscoperta
perlustra i luoghi ignoti, le grotte ed ogni spazio
per ricordare dove la mia avventura ha inizio

dobloni, eroi, pirati, sarà un capolavoro
dirà tutti i segreti la mappa del tesoro
il premio per la prova? ti chiamerò per nome
ora torniamo indietro, che mi è venuta fame...

lunedì 25 maggio 2009

Se vuoi puoi venire anche in anticipo.

"Se vuoi puoi venire anche in anticipo."
"Scusa Hulko?"
"Ho detto che puoi venire anche in anticipo."
"Ah! grazie"
"Intendo dire che se vuoi puoi venire anche prima di giovedì."

Cerco di trattenere il sorriso, almeno nelle parole.

"Davvero? grazie"
"Puoi venire anche tutti i giorni lunedì, martedì, mercoledì, anche adesso"

È amore. Quando finisce la paura, inzia l'amore.
Lui non ha paura di me.

La mappa del Mio Tesoro

domenica 24 maggio 2009

non fa una grinza.

vai dalla nonna? no! ho un altro programma:
vado a trovare del babbo la mamma.

sabato 23 maggio 2009

Coniugazione dei verbi, prima ancora di 'congiuntivo' e 'condizionale'

Questo pomeriggio dopo la doccia, perso nel coloratissimo accappatoio del fido (nel vero senso della parola) Scooby Doo mi guarda un po' gocciolante attendendo di conoscere gli ordini.
"Dai adesso che la pelle è pulita andiamo a mettere la crema sulle punture degli insetti"
"Va bene andiamo"
"Sì ma asciugati almeno un po' le gambe prima di andare di là"
"Ma mamma non vedi che le ho asciutte prima!?"

Non è che si possa dar tutta la colpa ai poveri frugoletti alle prese con questa nostra lingua gentile che spesso risulta ostica anche ai più volenterosi.

"Hulko mi raccomando te lo dico sempre, stai lontano dai detersivi"
"Perché mamma?"
"Sono molto pericolosi, sia per i piccoli che per i grandi, non devi mai toccarli"
"Perché se no cosa succede moro?"
("Sì ecco più o meno qualcosa del genere")

This Is Where We Live

venerdì 22 maggio 2009

il cecio e il genio della scoperta

lo zucchero e le uova insieme fanno crema
i libri della mamma son quasi tutti a tema
i piatti, quelli buoni - ceramica boema
il babbo ricama ad alta voce uno stilema

assorbi e poi ripeti, assumi un'aria accorta
mischi le voci e intrecci un'altra fiaba aperta
ti muovi buffa dentro quest'opera inesperta
il genio sia con te! quello della scoperta...

giovedì 21 maggio 2009

Ci vediamo giovedì.

Mi vuole bene. Mi ascolta. Crede fiduciosamente in ciò che dico. Non ha mai messo in dubbio il nostro amore. Cerca la mia compagnia. Non ci annoiamo mai quando siamo insieme. Il nostro rapporto è in continua evoluzione. Nessuno dei due si è ancora seduto su se stesso, nonostante sia passato del tempo dal primo complice scambio di sguardi. Le premesse sono buone. Ci sono le basi per una equilibrata e solida relazione. Una relazione matura finalmente! :-)

Ce l'ho fatta. Sono riuscita a costruire un rapporto con un uomo ;-) anche se di un piccolo uomo di sette anni. Il mio adorato Hulko.

"E vissero per sempre felici e contenti". Chiudo il libro. Mi prende il volto con le due manine dandomi un bacio di una delicatezza struggente sulla punta del naso poi avvolgendosi tra le coperte si gira dandomi le spalle e con tono pacato proferisce: "Ci vediamo giovedì prossimo."

Ci vediamo giovedì prossimo?!?
Fra sette giorni?! Non prima?
:-/
Beh! sempre meglio di "ci si vede in giro".
Gulp!

Colorato, vispo e curioso: chi sono?


A casa di amici, appeso vicino a una porta, ci dà il benvenuto uno di quei bellissimi animali esotici dalla sagoma insolita, in legno colorato, proveniente da qualche paese tropicale, forse un souvenir del viaggio di nozze: non poteva certo passare inosservato!
La mia nipotina, incuriosita dal becco imponente e coloratissimo, chiede subito:
"Mamma, cos'è?"
Un tucano. 

"Il
miocano?"
No.

"Il
tuocano?!"

il cecio incontra il nonno. in fotografia.

ha scritto, qualcuno più in gamba di zia
di quanto essenziale per vivere sia
assistere vigili allo svolgimento
degli anni e dei giorni, di luce e tormento

se solo credessi che quest'attenzione
sfiorito il momento di esser persone
conclusi i bilanci, i respiri e ogni aiuto
ci possa valere uno sguardo assoluto

che irrida materia, quantistica, assiomi,
dogmatica, filosofia e religioni
saprei che scintilla, nel suo vuoto assorto
il brio dei tuoi occhi. sarebbe un conforto.

mercoledì 20 maggio 2009

Concorro o corro?

E' indetto concorso per titoli ed esami per un posto part-time di collaboratore... Perche' no? Domanda compilata, documenti allegati, tassa pagata, busta stampata e spedita. Ho tutto il tempo per prepararmi e provarci. Reperisco la normativa vigente e riesco anche a scaricare delle lezioni in formato mp3 che, almeno in teoria, potrei ascoltare mentre spingo il passeggino, scarico la lavastoviglie, carico la lavatrice, spingo il carrello della spesa ecc... Il grande giorno arriva e chiaramente io non sono riuscita ad andare oltre la premessa perche' mentre spingevo il passeggino Ombre cercava di alzarsi in piedi, buttava il cappello per terra, si slacciava le scarpe..., mentre scaricavo la lavastoviglie suonava il telefono, poi suonava il citofono, poi suonava il cellulare..., mentre caricavo la lavatrice vedi sopra, mentre spingevo il carrello della spesa il mio cervello si rifiutava di avere altri pensieri oltre a "cosa faccio oggi da mangiare? e domani?". Comunque martedì 19 Maggio mi presento al concorso, più per far contento Mastro Geppetto, che fin dai tempi dell'Universita' ha sempre cercato di convincermi a provare gli esami senza mai riuscirci. Dimenticavo di dirvi che le due settimane precedenti il concorso le ho passate a curare Pupelma che aveva preso il solito virus vagabondo. Mi alzo anticipando tutti ma Ombre, con i suoi sensori a raggi infrarossi, riesce sempre a fregarmi. Ancora non sono sfilata completamente di fianco al suo letto che...cucù sono qui! Esco di casa alle 9.00, vorrei percorrere i 7 km che mi separano dal concorso che iniziera' alle 9.30 ad una velocità sostenuta ma c'e' il nonnino col CAPPELLO che... Arrivo alle 9.20. Parcheggio antistante la scuola dove si svolgera' il concorso: pieno. Non c'e' problema, non sono mica a Milano. Avanzo e vedo una grossa P e molti posti liberi. Ottimo. Aspetta: Divieto di sosta il 1° e il 3° martedì del mese. Dunque oggi e' il 2° no il 4° no..., aspetta arriva una macchina e parcheggia qui quindi oggi si puo'. Scendo e... perche' non scendi anche tu signorina della macchina parcheggiata ... no aspetta perche' te ne vai? Va bene sono troppo tesa e non riesco neanche a stabilire se il 19 e' il 3° martedì del mese pero' il cellulare ha un calendario, lo consulto e infatti la signorina aveva ragione. 9.25. Risalgo in macchina. Provero' dalla parte opposta. C'e' il mercato! Certo che avete scelto proprio un bel giorno. Finalmente riesco a parcheggiare e a raggiungere l'aula in tempo utile ma indubbiamente trafelata per il chilometro lanciato che ho percorso in 15 sec. Sono gia' tutti seduti: commissione e concorrenti. "Buongiorno." "Buongiorno." Mi registro e mi siedo nell'unico posto disponibile ovviamente in prima fila. Formalita', consegna delle buste, delucidazioni, un volontario che scelga tra le tre buste sigillate contenenti le domande, tutti coraggiosi dai ragazzi che facciamo notte, nessuno va bene scelgo io, lettura delle tre domande... Mi alzo dica no niente mi ritiro il suo nome grazie arrivederci. Se sono arrivata sin qui senza aver mai provato un esame, ci sara' un motivo.

L'ordine dei fattori.

A tavola.
I piselli 'sfuggono' nel piatto, urge una strategia per trattenerli evitando che si tuffino tutti sulla tovaglia.
"Mamma passi anche a me un po' di tostapane?"

martedì 19 maggio 2009

Rewind.

Giornata calda di fine primavera ti lasci ingolosire dal colore ambrato della pelle delle tue amiche e ti convinci a seguirle per una gita al mare con la fievole speranza di uniformarsi ai più e di poter tornare indietro di qualche anno (‘dieci anni’ sono più o meno di ‘qualche’?) per godersi la 'vita di spiaggia'. Stai così civettando col bagnino, avendo da poco riconquistato la 42 e riuscendo immediatamente a riallinearti ai canoni, … ma in un attimo sprofondi nel baratro, ti si è avvicinato con gli occhi pieni e in un soffio ti arriva all’orecchio un “mi sono fatto la cacca addosso”. "Piacerò lo stesso al bagnino?" non ce la fai a non chiedertelo prima di agguantarlo, raggiungere la borsa sotto l’ombrellone decidere di buttare le mutande senza tentare un disdicevole lavaggio a mano e tentando invece, di ricomporre lui senza urtare la sua sensibilità e la tua.

Da vicino nessuno è normale.

Non è un titolo mio ma non ne ho trovato uno altrettanto completo, ugualmente immediato e di così ampia portata. E siccome ritengo che, come in tutte le cose, bisogna saper riconoscere quando qualcun altro fa meglio di noi, l'ho fatto anche un po' mio.
È vero, non si può, anzi non si deve, generalizzare il concetto di normalità. Il 'Devoto-Oli' aggiornato al lontano 1995 (ma si sa in Italia 14 anni non fanno ancora la differenza) recita "Normalità: Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come 'regolarità' o anche 'ordine". Consuetudine è ciò a cui siamo più abituati. Ciò che è più frequente e che per questo diventa ordinario. Il divorzio non era ordinario. Oggi lo è. L'aborto non era ordinario. Oggi lo è. Ordinario, non all'ordine del giorno. Possibile, non certo, intendiamoci. Il congedo parentale per i papà non era ordinario. Oggi lo è. Le relazioni omosessuali non erano ordinarie. Oggi lo sono. È un dato di fatto, è un fenomeno evolutivo che bisogna razionalizzare e affrontare come abbiamo saputo fare per tutto il resto. Bisogna assicurarci, in tutto e per tutto, di essere liberi di scegliere. Sempre. Molti paesi nel mondo, Canada, Olanda, Svezia, Inghilterra e Spagna, l'hanno già fatto, recentemente, quindi risultiamo ancora solo più meditativi e non in netto ritardo. Cosa ci rende così critici? Cosa ci spaventa? Il cambiamento. L'idea che i valori che abbiamo posto alla base del nostro credo oggi non siano più riconoscibili. Chissà poi perché ci preoccupiamo meno di una famiglia ordinariamente composta, padre, madre e figli, magari indigente o allo sbando per tutta una serie di casistiche neanche tanto improbabili o anche solo senza amore, che non dei nuovi nuclei non ordinari ma forse, per molti versi, più riusciti. Dove sta la ragione? Soprattutto, chi decide chi ha ragione e chi no? Fondamentale non ledere i diritti altrui. Nelle coppie omosessuali le parti sono consenzienti. Perché ci investiamo di una carica che ha del divino nel volerle giudicare e separare? Perché non ci basta sapere che vivono in armonia e amore? Non ci viene domandato di seguirli, di imitarli o di condividerne le ragioni ma solo di accettarne le scelte. Perché se la 'nuova coppia' rispondesse ai requisiti al pari di una 'vecchia coppia' per l'adozione non dovremmo essere a favore? Perché non li possiamo credere dei genitori capaci? Per difendere i diritti dei bambini? Per proteggerli? Per consentire loro di rientrare nella normalità? Perché non si sentano 'diversi'? E i figli dei tossicodipendenti? E quelli dei delinquenti? E quelli oggetto di violenze? Possono forse sentirsi normali solo perché vantano sulla carta un padre e una madre? Gli unici diritti fondamentali dei bambini sono quelli di vivere e crescere nel rispetto e nell'amore. Anche con un genitore solo che sa già di dover far per due. La realtà cambia e noi dobbiamo saper cambiare con lei. Normalità non è l'unica possibilità e non necessariamente un successo. Lo dico da donna che vive consapevolmente la sua condizione di anormalità. Mamma di un bambino voluto e concepito fuori dal matrimonio con un uomo con cui in seguito ha interrotto la relazione. Famiglia di fatto prima della separazione, famiglia di fatto in piena regola oggi, io e mio figlio. Ma forse il problema sono proprio le regole. Quelle scritte ma ancor più quelle non scritte. Vogliamo normalità senza sapere più cosa sia giusto chiamare 'normalità'. Io mi sento normale ma venite più vicino...voi cosa vedete?

lunedì 18 maggio 2009

"Fidelity": Don't Divorce...

il cecio e le domande inesorabili.

gioca col mio orologio, riflette, non dà scampo
qui sono le lancette, ma dimmi: dov'è il tempo?

domenica 17 maggio 2009

Diritto di voto.

Hai rinunciato al passeggino perché il nano ha deciso di vivere liberamente la sua condizione di ‘corporatura robusta’ e sembra rischi di restarci intrappolato. La borsa invece risponde ancora alle stesse necessità, quindi presenta peso specifico e massa corporea identici ad allora. Tu pure. 5 chili ‘per non dimenticare’. Gli stessi 5 chili di allora da sfoggiare con eleganza. Primo giorno di mare, dopo essersi lasciati alle spalle due giorni di viaggio e quasi 2000 chilometri. Il nano raggiunge l’acqua ostentando massima indipendenza. Io raggiungo il nano. Mi guarda. “Io non voglio stare al mare mamma”. Adorabile.

Ma il mondo è 'quadrato'?

È la sua terza estate. È la sua terza estate in Spagna. Difficile credere che abbia capito che il mondo non comincia e finisce in Spagna. Erede di Franco?
Suo padre, totalmente assente nelle fasi di bucato, ferro da stiro e stoccaggio dei capi nelle valigie, si fa vivo solo ad operazioni terminate. Giusto in tempo però per aggiungere ai bagagli perfettamente allineati, di cui vado solitamente fiera perché rispettosi del rapporto uno a uno, un sacchettino volante per gli ultimi cd, uno per i sandali che in quanto inglese comunque non metterà mai perché non hanno il benestare della Regina Madre e l’inseparabile borsa con computer aziendale. Quest’ultima grava sulle nostre testoline come una spada di Damocle, infatti, se non ci fosse abbastanza posto a saltare sarebbe uno di noi. Anche quest’anno siamo stati risparmiati.

Siede dietro di noi. È frizzante ha percepito l’eccitazione della partenza. Non stacca gli occhi dal finestrino. Chiacchiera, sonnecchia e beve camomilla.

Il primo tratto ci avvicina al confine francese. Il passo di montagna in quota si presenta innevato. Scendiamo dalla macchina per una breve sosta o forse per godere un po’ di aria pulita. Ci gira la testa, ci stiamo lasciando suggestionare. Lui scoppia di gioia, davanti al bar c’è una marmotta impagliata, a me fa un po’ senso. Mangiamo un panino. Lui mangia il prosciutto e mi restituisce il pane, c’è sempre da chiedersi se ci sia una logica nelle loro azioni. Risaliamo in macchina. Scendiamo lungo l’altro versante, fra alberi colorati, arbusti e uccellini. Provo a coinvolgerlo ma lui ‘fieramente incastrato’ nel suo seggiolino, legato nei movimenti non riesce a vedere quel che vedo io. Non cede però, anzi si vendica. Mi indica frettolosamente qualcosa di non ben definito e di altrettanto bello e mi dice che però io non lo posso vedere. Forse è vero. Forse vede qualcosa che io inquinata dalla presunzione di sapere com’è giusto descrivere gli oggetti e le sensazioni non sono più capace di vedere.

Prosegue il viaggio sulle autostrade francesi. Notiamo subito che sono meglio gestite, viene effettuata più manutenzione e i francesi guidano meglio. Chissà perché gli italiani all’estero soffrono sempre di vittimismo.

sabato 16 maggio 2009

Fuori 'fascia protetta'

In realtà non è poi così audace. Si tratta più di una riflessione quasi una confidenza fra amici, in una calda serata di primavera. Suspense. Premessa, perchè c'è una premessa, ho viaggiato poco in proporzione agli esistenti spazi visitabili e non sono donna di facili costumi, quindi l'indagine di mercato è stata eseguita su un campione estremamente ridotto, ma vorrei comunque segnalarvi il mio personalissimo risultato. Mi è successa un'unica volta di sentirmi 'stordita' dai baci di un uomo. Un francese.

Un GAS buono

L'associazione GAS si propone una duplice finalità: da un lato spronare gli amministratori locali ad affrontare il problema dell'inquinamento con soluzioni concrete e lungimiranti, dall'altro sensibilizzare e coinvolgere i cittadini stessi sui temi del traffico e dell'inquinamento.

video

Le multe dei bambini
Il parcheggio selvaggio in città è un problema grave che crea forte disagio per pedoni, disabili, ciclisti, passeggini, carrozzine, mezzi pubblici, mezzi di soccorso, aumentando il traffico e lo stress. I Genitori Antismog hanno inventato le multe dei bambini per "dire basta alle macchine che danno fastidio", educando grandi e piccoli. Le multe sono una provocazione, un gioco istruttivo e divertente per i bambini e una denuncia per i più maleducati. (Le multe sono disponibili stampate in blocchetti da 20 e/o scaricabili online in pdf. Vi invitiamo a procurarvele ed utilizzarle subito nella vostra zona! Le multe sono state esportate anche a Catania, Brescia, Borgomanero e Firenze. Vi invitiamo a diffondere l'iniziativa ad altre città d'Italia facendone richiesta a info@genitoriantismog.it. Una volta documentato l'uso in altre città, inviatecene copia per divulgarlo sul nostro sito.
Giù le macchine dai nostri marciapiedi.
I Genitori Antismog di Milano hanno elaborato una petizione affinchè cessi la pessima abitudine di tollerare le macchine parcheggiate sui marciapiedi, raccogliendo l'adesione di alcune associazioni cittadine attive sui temi della sicurezza sulle strade e della mobilità sostenibile. Il 29 maggio 2008 i bambini e i genitori dell'Associazione Genitori Antismog hanno consegnato al Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri e al consigliere Maurizio Baruffi la lettera-appello per tirare giù le macchine dai marciapiedi, hanno presentato le multe dei bambini e hanno mostrato alcune immagini di parcheggio selvaggio scattate dai bambini e dai loro genitori.

www.genitoriantismog.it
info@genitoriantismog.it
T +39 339 406 0365 (da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 18.00)

venerdì 15 maggio 2009

Adotta un nonno.

Ode al mio nuovo nonnino. Bisognerebbe averne più di quattro, almeno il doppio, anzi il triplo, insomma uno per ogni momento difficile della vita. I nonni sono angeli custodi. Danno risposte alle domande mute. Si fanno carico della nostra inesperienza. Ci ricordano il valore di ogni istante che viviamo perchè l'inconsapevolezza e la superficialità non ce li rubino. La fretta è cattiva consigliera. Cosa ha fatto per me oggi l'ultimo nonnino incontrato? Ha guidato pazientemente la sua elegante signora dai capelli grigio-azzurri e la sua pallida ma fedele utilitaria attraverso le vie della città nell'ora di punta, obbligandomi a seguirlo, certo per impotenza data la scarsità degli spazi di manovra e non per emulazione della di lui saggezza. Tutto ciò ha però permesso all'ago del mio tachimetro di trovarsi sotto ai 50km/h quando, abbracciati al paraurti della di lui utilitaria, siamo passati beatamente 'non-rilevati' accanto all'autovelox.

Batti cinque!

Una piacevole serata con zie e nipoti, tutti intrattenuti con i giochi per la più piccina: giro giro tondo, la bella lavanderina, batti cinque…
Dopo qualche istante passato a giocare a “batti cinque”…
Lei tutta seria mi redarguisce: “Zia, non si danno le botte!”.

L'amicizia...

Da "IL PICCOLO PRINCIPE"
di Antoine de Saint-Exupery

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino!"
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore... Credo che mi abbia addomesticato!"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra!"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano!"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore ....addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "...Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi!"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
soggiunse:
" Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo".
"Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente" , disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perchè è lei
che ho innaffiata. Perchè è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perchè è lei che ho riparato col paravento. Perchè su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perchè è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa" E ritornò dalla volpe.
" Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa!" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa!"
" Io sono responsabile della mia rosa!." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

giovedì 14 maggio 2009

"You've Got a Friend" 2009 - SandFantasy

I bambini…

Dite: è faticoso frequentare i bambini.

Avete ragione.

Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.

Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli”.  
Janusz Korczak

La mamma è una nonna agli albori.

Si dice che viviamo per poter tramandare ai nostri figli. Nella realtà non abbiamo abbastanza tempo. Spendiamo una buona parte di quello che abbiamo a disposizione solo per imparare a conoscere noi stessi, a capire le nostre potenzialità a individuare i punti di forza e più di ogni altra cosa i punti di debolezza. Dovremmo essere capaci di insegnare ai nostri figli a come diventare grandi. A come vivere a pieno le emozioni e a godere di ogni momento e ogni situazione. Ma non siamo capaci perché altrimenti dovremmo anche riconoscere di aver vissuto a metà molte di quelle che ci sono capitate. Quando hai vent’anni non sai cosa voglia dire avere vent’anni. Non sai cosa devi fare, cosa è giusto che tu faccia proprio perché hai vent’anni e non torneranno più. Bisognerebbe essere capaci di impedire ai nostri figli di ripetere gli stessi errori, di vivere le nostre insicurezze e invece gliele trasmettiamo. Esserne consapevoli aiuta?

Apnea.

“Hai fame?”
“Posso fare il bagno”

“Vuoi mangiare qualcosa?”
“Vado ai giochi con i miei amici”

”Cosa ne dici mangiamo?”
”Mi scappa la pipì mi accompagni?”

“Vado a prendere il sole”
”Ma io ho famissima, mamma!”

mercoledì 13 maggio 2009

ninna nanna per il cecio.

dormi, che il mondo, cecio, cambia di continuo
sorprende, crea, delude, e a stargli sempre dietro
ci vogliono energie, coraggio e un occhio ingenuo
capace di negare che esista un solo metro

dormi con le preghiere che sa soltanto il babbo
la musica di mamma, al caldo, fra le coltri
rallenta e si inabissa il tuo respiro acerbo
dormi con la pallina, con hulko e tutti gli altri

dormi per stemperare la favola nel sogno
dirigi quell'intreccio che ci dirai domani
con le parole intatte che impari dal bisogno
di esprimere di nuovo il tuo stupore. a piene mani.

Cambio armadi...

Eh si, cambio armadi, è ora!!! Già è sempre una tragedia perchè, (anzi, non si capisce il perchè...) ogni anno che passa gli armadi esplodono sempre di più e tiri fuori e metti via e nulla sta in ordine come stava prima...ma quest'anno è la vera tragedia.
Sabato mattina, maritino a correre nel parco e io mi decido: guardo gli armadi di scorcio e lancio la sfida!
Tiro fuori tutte le scatole con i miei indumenti estivi, eh si, parto dal mio perchè è più difficile, quello di mio marito lo faccio in un secondo tanto...
Metto sul letto tutte le cosine e visto che StoPerDiventareMamma, metto da una parte quello che capisco che mai metterò quest'estate per ovvi motivi: mi entra solo uno zampino...
Ad un certo punto mi accorgo che da una parte c'erano tutti ma tutti i pantaloni più decenti che avevo, dall'altra parte avevo schierate maglie e magliettoni...e pantaloni tipo tuta: oh mamma, che disastro...e quindi?!?!?
Metto tutto via per benino negli armadi di tutti i giorni quel poco che potrò usare quest'estate, mentre in scatola metto l'invernale...e tutti, tutti i pantaloni che fino all'anno scorso mettevo durante la calda estate...ovvio che sfrutto anche valigie e quant'altro trovo per la casa che vedrò in qualche modo di imboscare in cantina!
Guardo gli "armadiDiTuttiIgiorni" e magicamente son vuoti.... Il mio sogno :-)))))
Mio marito torna e gli dico: POMERIGGIO SHOPPING!!!!!!!!!!! Yuuuuùùùùùùùù!!!!

Non vedo mia nipotina da qualche giorno...

La prendo in braccio amabilmente per coccolarla un po’. Lei mi guarda negli occhi e con aria un po’ furbetta mi chiede: “tu come ti chiami?”.

Relatività.

"Mamma giochiamo tutti contro tutti?"
"Sì, beh certo, ci siamo solo io e te".

Take away calling.

"Mamma posso avere ancora dei tortellini?"
"No, li ho finiti io. Credevo non ne volessi più, te li sei già serviti due volte."
Si alza lesto e fa sparire il naso all'interno della pentola. Torna al tavolo visibilmente deluso.
"C'è della carne se vuoi. Ecco, puoi mangiare questa, aspetta che ti passo il pane"
Si placa la sua ira famelica, il tempo di qualche boccone.
"Mi dai ancora pane?"
"No, mi spiace non ce n'è più."
"Ma uffa mamma in questa casa è finito tutto!"

martedì 12 maggio 2009

Un anno di cazzeggiosfera 2.0

Tutto è iniziato poco più di un anno fa. Le prime avvisaglie con un "Non sei su Linkedin?? Non puoi". Linkedin, iscritta. Poi per colpa di un amico, gli amici di un momento seppur intenso e indimenticabile della vita quelli che però dopo quando vai a rileggere il significato di 'amicizia' qualcosa non torna, vuoi non iscriverti a Facebook? Facebook, iscritta. Se su Linkedin ho ritrovato la mia storia professionale e le persone che l'hanno accompagnata, su Facebook guidata dal caos ho trovato di tutto.

Una "acca" mancata ha aperto una finestra da cui si vede un mondo che crede ancora nel valore dell'impegno civile e politico e la bacheca di una nuova amica che me lo rammenta spesso. Il mio bizzarro cognome ha permesso di aggiungere all'albero genealogico un brillante e belloccio ;-) cuginetto virtuale, che ringrazio di cuore per le grandi risate e le altrettanto grandi ma amare riflessioni. La giudiziosa Mafalda mi ha fatto incontrare una donna affascinante, che ha sempre continuato a essere e a voler... "vorrei fare tante cose, nel lavoro, in politica ... ballare, ... mille cose ..." da cui traggo continuo insegnamento. Poi c'è un riflessivo cantastorie che di tanto in tanto balza fuori dal suo affollato mondo di cristallo e viene a trovarmi, una fanciulla dal sorriso caldo e dal cuore schietto come la sua terra e anche un amico lontano con cui "rimpiango", con spontanea e genuina simpatia, la bellezza dei lontani anni cinquanta. Ho accuratamente evitato il passato ma lui inevitabilmente ha trovato me. Ok. In realtà l'ho incontrato all'Ikea e non sul web, poco tecnologico direte voi? Forse anche un po' obsoleto aggiungo io. Ma in fondo cosa pretendere dal passato? Se non ha a che vedere con la rete perchè ce lo metti aggiungerete poi?!?! Perchè ho ritrovato la mia compagna di banco nonchè migliore amica nel periodo più criptico della vita: l'adolescenza, quindi cari i miei, ce lo metto lo stesso. Mondi lontani quindi, che solo la rete e Ikea potevano farmi raggiungere, ma anche davvero troppo affascinanti per rinunciarvi. La curiosità, il piacere del gioco, goliardico con gli amici "reali" e un po' magico con gli amici "virtuali", il continuo desiderio di viaggiare e di conoscere, alla fine hanno vinto e con un clamoroso 'ko tecnico' hanno battuto la paura, il timore del nuovo, della misteriosa tecnologia e di tutto ciò che non mi fa sentire a mio agio proprio perchè non del tutto chiaro.
Sarà anche incomprensibile tecnologia di cui abuso, senza saperla usare, ma nel suo piccolo mi sta aiutando a fare molte delle mille cose che vorrei. NonHoValentina compreso! Ah, ve l'ho detto che una delle blogger l'ho rincontrata per caso tra una Billy e un Besta all'Ikea?

...adesso, però, qualcuno mi spiega Twitter?!! :-/

DNA

- Mamma lo sai cos'è Las Vegas? -
- No, cos'è? -
- E' un tipo di città che vive nel Messico -
- (gulp)

lunedì 11 maggio 2009

il cecio e la disubbidienza civile.

leggendo i quotidiani mi domando come oggi
si infondano ai bambini senso critico e coscienza
concludo che al di là della cultura dei più saggi
mi preme il principio della disubbidienza.

poi: è pronto da mangiare, cecio, lavati le mani!
occhiata alla clint eastwood, segue un risoluto: no.
ma proprio da tua zia devi iniziare con i brani
di lucido dissenso? me le cerco, sì, lo so...

domenica 10 maggio 2009

Amore coniugale

Domenica pomeriggio. Biciclettata organizzata dal Comune e da una di queste fantastiche associazioni che per il bene di tutti noi si fanno promotrici del teletrasporto su due ruote. Famiglia al completo iscritta ma tre giorni prima Pupelma si ammala, quindi il giorno del grande evento noi restiamo a casa e affidiamo Pepita ai soliti vicinidicasa-amici-santiprotettori che gia' piu' di una volta si sono accollati nostra figlia, con la promessa di raggiungerli all'arrivo, chiaramente in macchina. Arriviamo, parcheggiamo, sbarchiamo dall'astronave e ci incamminiamo verso il parco-arrivo. Passa una mamma in bici con tre bambini piccoli: uno sul seggiolino della sua bici, gli altri due al seguito. Mi guardo intorno in cerca di un papa' che non vedo. Lei impartisce comandi del tipo:"Muoviti! Vai avanti!". Suona il cellulare che ha nel cestino. Risponde: "Pronto-ciao-arrangiati-vac_ _ _re!". Chiude buttando il cellulare nel cestino e sbraita: "Deficiente! A dirgli deficiente...". Pupelma: "Mamma a chi ha detto vac...re e deficiente quella signora?". "No, niente ce l'aveva con quelli che vogliono farti comprare a tutti i costi il loro vino." Morale cara signoramamma: andare in bici con i figli fa bene alla salute, ma per far bene anche all'umore sarebbe meglio trascinarci anche il deficiente.

Cosa sarà mai questo benedetto istinto materno?

Prima estate da mamma. Che ci vuole sono una donna informata e formata. Spiaggia. Sole. Mare. Tintarella. Muscoli. Conversazione. Lettura. Il primo giorno, pronta per uscire, ti accorgi che qualcosa è cambiato. La tua borsa per il mare pesa il doppio. Non vorrai farti trovare sprovvista di cambio costume, acqua e/o succo di frutta, merenda, giochi e formine, un asciugamano in più, una crema solare protezione assoluta e oltre? Allo stesso tempo speri ancora o meglio credi ancora di riuscire a vivere la spiaggia come ti è sempre piaciuto fare. Così si aggiunge il libro, il tuo acceleratore di abbronzatura, il pareo in tinta con il costume da indossare passeggiando sulla battigia, il pettine e il burro cacao (che poi chissà perché ci ostiniamo a portare che si scioglie sempre). Bene questa sorte di casa mobile è pronta, l’attacchi alla manopola del passeggino, ti giri, per prendere tuo figlio dal box e il passeggino si è rovesciato. Ti rigiri, rimetti il piccolo nel box che ti pianta addosso due occhioni increduli in cui puoi nitidamente leggere un interrogativo che ritroverai poi in altre occasioni “Saranno tutte così?” Cerchi di ignorarli. Togli la borsa. Sollevi il passeggino, sistemi il piccolo, lo leghi, riattacchi la borsa. Perfetto, assetto ristabilito. Sei già stanca. Vorrà dire che ti riposerai con il mare nelle orecchie. Via, spingi, tira, solleva e poi spingi, tira e solleva, ed eccoti all’ombra dell’ombrellone. Veloce ripasso mentale e quindi, prima la borsa poi il nanetto. Anzi no, prima la borsa, poi prendi e distendi l’asciugamano, prendi il nanetto e lo depositi, poi la crema e il cappellino. Tocca a te. La tua temperatura corporea si aggira sui 35/38° con un tasso di umidità altissimo. Ma poi suda a tutti la cute? Ti sei completamente dimenticata di te stessa. Guardi l’orologio, sei in spiaggia da oramai 20 minuti e sei ancora completamente vestita. Ecco perché fa così caldo in questo posto. Via tutto. Sei in costume, guardi l’acqua non molto distante dal tuo ombrellone-camping. Il nano dorme. No non puoi allontanarti. D’accordo non è la fine del mondo. Cominci a leggere. Un paio di pagine e il sonno viene a stuzzicare lo struggente ricordo di gioventù quando spiaggia equivaleva a recupero delle forze. Non puoi farti prendere né dal sonno né tanto meno dalla malinconia. D’accordo allora tintarella sia. Ti alzi sposti il lettino. Guardi il sole. L’orienti. Riguardi il sole. Lo sposti leggermente (si sa bastano pochi centimetri di inclinazione a fare la differenza) sistemi l’asciugamano. Ti sdrai, spalmi la crema, ti metti supina, slacci il reggiseno del costume et voilà il nano si sveglia. Riallacci. Ti alzi. Cappellino. Acqua. Canottiera. Piedini nell’acqua. Strilla. Tornate al lettino. Rifletti sulle molte possibilità che ti si offrono: 1) restituisci il nano al negozio, insieme al passeggino, 2) ipotechi la casa per pagare una tata in pianta stabile, 3) rimandi le vacanze ad anno da destinarsi e considerando che il servizio militare è a discrezione dei giovani chissà quando tornerai ad essere libera. Lo guardi ti si allarga il cuore e sei di nuovo mamma-convinta. Poi lo guardi di nuovo e “o mizzega si è scottato al sole”. Ti butti qualcosa addosso, non giuri neanche che sia lo stesso vestito che indossavi uscendo di casa, qual era poi che ti eri messa? Rivesti il nano, lo posizioni sul mini-shuttle, imbracatura fissata, conformemente alla vigente normativa CEE. Butti tutto nella borsa ma anche rispettando all’inverso l’ordine di uscita, ad operazione completata la borsa ora oltre a pesare è anche informe e improbabile. E via di ‘spingi, tira e solleva’ e finalmente approdi in farmacia. È il tuo turno, agguanti il nano impavida sfidando l’equilibrio nano-borsa e lo piazzi sul bancone onde evitare il gioco di mimo per spiegare in spagnolo l’accaduto. 'Guapo' sì ma faticoso.

auguri mamma

sabato 9 maggio 2009

A che cosa serve la poesia? Può servire.



A che cosa serve la poesia? Può servire.
Vi faccio un esempio.
Prendete una coppia che va abbastanza bene:
due o tre lustri di convivenza
casa figli interessi comuni.
I coniugi però, non essendo nè sordi nè orbi
nè privi di altri sensi
naturalmente non immuni
dal notare che il mondo è pieno di persone attraenti
dell'altro sesso
di cui alcune, per circostanze favorevoli,
sarebbero passibili di un incontro a letto.

Sorge allora un problema che propone tre soluzioni.

La prima è la tradizionale repressione
non concupire eccetera non appropriarti dell'altrui proprietà
per cui il coniuge viene equiparato a un comò
Luigi XVI o a un televisore a colori
o a un qualsiasi oggetto di un certo valore
che non sarebbe corretto rubare.

La seconda soluzione è l'adulterio
altrettanto tradizionale
che crea una quantità di complicazioni
la lealtà (glielo dico o non glielo dico?)
lo squallore di motel occasionali
la necessità di costruire marchingegni di copertura
che non eliminano la paura
di fastidiose spiegazioni.

La terza soluzione è senza dubbio la più pratica
Si prendono i turbamenti e i sentimenti
le emozioni e le tentazioni
si mescolano bene si amalgama l'immagine
con un brodo di fantasia
e ci si fa su una poesia
che si mastica e si sublima
fino a corretta stesura sulla macchina da scrivere
e infine si manda giù
si digerisce con un po' di amaro
d'erbe naturali
e poi non ci si pensa più.

A che cosa serve la poesia? Può servire.
Joyce Lussu

”Aiuto mamma, divento mamma, fai qualcosa”.

Era una notte né buia né tempestosa ma a tratti da urlo. Cominciavano, infatti, le doglie pre-parto. Ero una donna consapevole preparata all’evento. Tecniche di controllo del respiro, eseguite. Manuale del parto perfetto, acquistato. Colloquio con l’anestesista per consenso epidurale, fatto. Corso pre-parto, affrontato. Bagaglio per ricovero, pronto. Per la verità nell’attesa aveva avuto tutto il tempo di impolverarsi. Cd musicale con i pezzi preferiti, disponibile. Questo perché durante il corso preparatorio, oltre ad un’inutile visita guidata attraverso rilassanti sale parto a cui tu non accederai mai perché prima di te devono ultimare il travaglio altre otto donne, ti illudono anche sul fatto che potrai ascoltare la tua musica preferita, attendendo di raggiungere la dilatazione. Nella realtà ti ritrovi segregata sul lettino di uno studio lillipuziano, attaccata via cavo ad una macchina dal lieve ronzio, per il monitoraggio del battito. Coricata sul lato destro per alleggerire la pressione sull’aorta e non so cos’altro. Infine con la faccia rivolta al muro. Inanimato. Freddo. Malinconico. Ma non avrebbe dovuto essere la cosa più naturale, semplice e felice di questo mondo?

Torniamo ai preparativi. Parenti allertati. Termini gestazionali, rispettati. Ai mesi offerti da Madre Natura avevo già dato fondo, non è quindi che potessi tergiversare ancora a lungo. Svegliai così il futuro padre e ci avviammo trepidanti e allucinati verso l’ospedale. Strada facendo raccogliemmo mia madre infermiera da una vita che mi avrebbe assistito in sala parto, avete idea di cosa avesse già dovuto affrontare in più di 30 anni di ambulatori e sale operatorie?

Ingresso al pronto soccorso ore una del mattino. Avevo seguito i consigli dell’insostituibile manuale, tenendomi leggera ai pasti, così mi ritrovavo con una fame tremenda a cui però ben presto non pensai più. Avere un figlio infatti è una cosa tanto meravigliosa, bella e intensa che me ne fece dimenticare per le successive …vediamo un po’…17 ore di naturalissimo e gioioso parto.

Un caldo opprimente. Il sudore. La preoccupazione sul volto del mio compagno. Il pallore di mia madre spogliata completamente della forza della sua professionalità e mossa invece dal sentimento verso di me e verso il bambino, suo nipote. Un viavai di gente. Studenti. Infermieri. La voce serena del ginecologo che dava freschezza alle mie forze. Anestesisti in ritardo sui miei tempi che poterono praticare solo l’anestesia spinale piuttosto dell’epidurale. Odore di disinfettante. Il sole oltre i vetri. Riposai un paio d’ore. Al mio risveglio ricominciai ad avvertire le doglie. Mi praticarono ogni sorta di pressione, manipolazione, ‘mossa di pinco’ e ‘mossa di pallo’ ma il piccoletto non faceva capolino. In tutto questo tempo con gli occhi chiusi sentivo parlare mia madre o sentivo le sue mani che si prendevano cura di me, con gli occhi aperti la vedevo, sempre lì, vicino. Mi usciva qualche suono dalla gola. Strozzato. Rauco. Mi dicevano “signora urli pure”. Io non sentivo il bisogno di urlare. Il bambino andò in deficienza respiratoria. Tre volte. Mi si agitarono tutti attorno. Ad un certo punto, paradossalmente, mi venne da sorridere prendendo consapevolezza del fatto che di fronte a me, o meglio, di fronte alle mie ormai impudiche gambe aperte, avevo quattordici persone. C’erano delle complicazioni. Il cordone ombelicale attorno al collo e, forse perché stordito dall’anestesia, con una spalla non superava l’ultimo blocco. Tornò il mio ginecologo. Mi sorrise scaldandomi l’animo. Fece partire un giro di lancette e si armò di ventosa. Allo scadere dei sessanta secondi se non si fosse palesato saremmo corsi in sala operatoria.

Il piccolo dovette avvertire la minaccia di una venuta al mondo traumatica e si lasciò acciuffare per ritrovarsi fra le braccia del mio eroe personale. Piangente, un po’ bluastro e con un’espressione e un piglio già così marcati che ancora oggi a distanza di sette anni non si sono attenuati. Anche la mia ruga sulla fronte non si è più distesa. Allora per la tensione del diventare genitore, oggi per quella dell’essere un bravo genitore.

E’ un impegno molto grande e la mia mamma e il mio papà me lo hanno dimostrato in più occasioni della vita.

la tovaglia non è aglio.

Sul tagliere l'aglio taglia,
non tagliare la tovaglia,
la tovaglia non è aglio,
se la tagli fai uno sbaglio.

Scioglilingua
Sul tagliere l'aglio taglia.

venerdì 8 maggio 2009

5 maggio 2009

5 maggio 2009, un giorno qualsiasi che con il tempo tenderò a dimenticare. Ma anche, come molti della mia vita un giorno intenso.
In ventiquattro ore ho ricevuto un fugace complimento, una critica, un gesto poco comprensivo, un abbraccio leale, un'offerta d'aiuto, un'assurda ingiustizia, una piacevole attenzione, una pessima battuta, un danno ma e per fortuna anche molti sorrisi e dell'affetto sincero. Tanti momenti e molte diverse emozioni. Così come spesso le cose positive mi alleggeriscono e mi lasciano aperta e sorridente, altrettanto frequentemente le cose negative mi lasciano arrabbiata, frustrata, irrigidita e concentrata su cose che non posso cambiare e magari neanche del tutto capire, anche per una giornata intera. Tutti questi momenti però, sia che mi lascino gioiosa sia che mi lascino frustrata, comunque mi lasciano.

Prima o poi lo fannno tutti e così anche il più bello dei sorriso se ne va.
Cioè non è che proprio se ne va. Non è scomparso, è solamente passato a qualcun altro nello stesso modo in cui è stato passato a me, inconsapevolmente in una nuova successione di emozioni. Tutto succede inconsapevolmente, ma è bello ogni tanto fermarsi e "vedere" il percorso di un sorriso e immaginare il contagio della serenità che abbiamo dato e ricevuto. Ma è anche allo stesso modo triste vedere il percorso della rabbia, i modi distruttivi in cui esprimiamo ciò che ci è stato trasmesso verso persone a cui vogliamo bene o a perfetti sconosciuti. Le emozioni sono quindi durevoli, molto di più che i contesti nei quali ci vengono trasmesse. È per questo che stanotte, trovando la mia macchina in buona parte distrutta, (per? ...rabbia, frustrazione, vandalismo, odio, violenza?) ho abbracciato, come sempre salutando, i miei due amici, guidato fino a casa guardando la città dal parabrezza rotto, senza perdere il sorriso per tutto ciò che di bello mi ha dato questo 5 maggio 2009 qualunque.

giovedì 7 maggio 2009

umile appello.

il divorzio dei potenti ipnotizza le nazioni
della privacy si celebra l'urgenza - a porta a porta
(in coerenza col regalo giunto allora, alle elezioni
con sfilata di famiglia - chiesa, azienda e gattamorta)

una supplica soltanto, con rispetto per il re
e le lacrime nei dotti pronte a scrosci condivisi
consapevoli del verbo che ci insegna don verzé:
spendereste più decoro per distrarci dalla crisi?

Domani 21 04 09

L'intruso.

Dall'esterno tutto sembra immutato. Lo sguardo cattura l'immagine già nota che giunge rasserenante al cervello. Nulla lascia presagire la tragedia almeno fin quando sollecitato a rispondere ti dice "Ba babba don riesgo a barlare". Già per un attimo hai dimenticato che la vostra vita è cambiata. Questo pomeriggio ha messo l'apparecchio (a 7 anni e siamo solo alla fase ortodontica). Trepidava da quindici giorni e a parte una lieve esitazione dell'ultima ora "Mi farà male?" tutto sembrava semplice e scontato.
Uscita dallo studio dentistico con uno sbavante boxer al seguito. Superato il giro d'obbligo del parentado per condividere la novità. Rientrati a casa un po' lunghi sui tempi della cena. Presa visione del contenuto del frigo, fatta la strategia vincente, menu-veloce-salva-derrate in scadenza: gnocchetti di patate al pesto. Ebbene sì proprio come le vostri menti scaltre hanno intuito non siamo andati oltre il quarto boccone. Al primo mi ha guardata allarmato. Il secondo si è andato ad incollare al precedente. Al terzo gli si sono riempiti gli occhi di lacrime. Al quarto col volto rigato e distrutto dall'impotenza mi ha detto "Babba fai gualcosa di brego". Dai risultati ottenuti con l'azione di recupero del 'non-ingerito' ad occhio e croce, direi che 1/3 della cena, poi sostituita con uova all'occhio di bue e pan carré (lo so, lo so perseverare ...) non ha superato nemmeno la fase A, quella della deglutizione. Come ho potuto non pensare alla neonata relazione? Sono mortificata. Davvero.

mercoledì 6 maggio 2009

Buonanotte fiorellino

....sono passata a salutare Hulko che sta dormendo abbracciato a scooby doo!

martedì 5 maggio 2009

Progresso senza Progrediti.

Manca la connessione.
Chiamo il call center alle 23.30 di domenica, poveracci che si deve fa' per campa'
"Buonasera sono TizioCaioSempronio, diiicaaa?"
"Buonasera TizioCaioSempronio chiamo perché da ieri sera non riesco più ... e poi..."
"Sì signora, il modem è in comodato d'uuusooo?"
Esito. Risponde lui per me "No non lo paaagaaa (ma dai !? ottima notizia, giuro non mi ricordavo), lo spenga e lo riaccenda 'quando glielo dirò io' (chi vi ricorda?!)"
Eseguo.
"Signora la luce dell'ADSL è fiissaaa?" (ma la cantilena è da contratto?)
"Sì"
"E' siiicuraaa?" (comincio a spazientirmi ma con chi crede di avere a che fare?)
"Signora la linea a noi risulta libera, è puuulitaaa. Non c'è alcuna anomalia né malfunzionamento. Entro 3 giorni le risolviamo il guasto direttamente in ceeentraleee"
"Scusi mi faccia capire occorrono 3 giorni per risolvere un guasto che non risulta?" (ma allora siete dei maghi!)
"Sì signora, non possiamo fare diversamente, buuuonaseraaa"
" 'sera".

Ordunque questa mattina squilla il telefono che raggiungo scavalcando Hulko che si infila le scarpe, senza slacciare le stringhe ovvio, e mentre lo imploro con gli occhi perché si affretti dato l'insanabile ritardo, rispondo abbastanza agguerrita: "Buongiorno signora sono il tecnico di Pinko Pallo, ha segnalato un guasto giusto?" replico senza preoccuparmi di mitigare il tono frettoloso "Sì, dica" "Guardi sono qui in centrale e ho verificato, non risultano problematiche particolari. Dovrei controllare la linea presso l'abitazione" dopo un primo momento di smarrimento prevale la ragione, "Certo ma devo accompagnare il bambino a scuola mi deve dare 10 minuti" "D'accordo intanto faccio l'altro appuntamento che ho qui in zon..." "Nooo, la prego torno in un attimo, abbia pazienza ma poi devo andare a lavorare (lo so, lo so manco lavorassi in sala operatoria).
Ci precipitiamo fuori casa, macchina 1,5 minuti ad andare + 1,5 a tornare e sono pronta per ricevere il mio eroe, il tecnico dell'adsl. Entra in casa, lo stordisco di parole, spiegazioni, intuizioni e forse ho azzardato anche qualche soluzione. Lui butta un occhio all'impianto dichiarandolo conforme, mi intima di accendere il pc per verificare insieme la connessione. Io mi appropinquo con fare deciso alla postazione. Sento che si avvicina. Registro inconsciamente i suoi movimenti. In un attimo si scatena il panico "Ma...scusi signora ma dove l'ha attaccato?" Io lo guardo attonita estrarre il cavetto da ... un anfratto non meglio identificato, lui a quel punto sconcertato mi dà la stoccata finale "... e poi scusi sa ma questo non è un cavo di rete!" Non ho potuto far altro che schiacciare il bottone segreto per aprire la botola nel pavimento.

So che non ci crederete ma l'impavida modifica alle risorse del computer non è stata proprio tutta farina del mio sacco, sapete che quella tecnologica in famiglia non sono io. E non era neanche la prima volta.

Mi raggiunge al cellulare in un pomeriggio lento ed assolato della scorsa estate. "Ciao sorellina! Come stai? Cosa fai? Cosa devi fare? Senza fretta mi faresti un favore?"
"Sputa il rospo"
"Mi porteresti una tanica di benzina mi si è fermata la macchina"
"*?!*à#@@#!"
Di domenica un distributore aperto. Di domenica un distributore aperto provvisto di busta usa e getta per il trasporto di benzina".
Lo trovo. E trovo anche la busta, inutile riferirvi lo spropositato prezzo per unità di misura, il tappo non è ermetico e la busta va trasportata in piedi. Io viaggio sola e la mia macchina non è dotata di spazio-porta-tanica di benzina. Non posso fare altrimenti. Vado alla cassa.
"E' rimasta senza, eh?!" il gestore con aria pigramente divertita.
Rispondo sorridente, cordiale e rassegnata, sicura di trovare complicità in lui "No, guardi veramente si tratta di mia sorella".
Questa volta la risata è piena "Già, dite tutte così!"
Villano.

CiccioTeo

Provo a iniziare...
Un anno fa esatto, sono a casa dall'ufficio e per la festa dei lavoratori decido di dedicarmi al secondo lavoro più bello del mondo: quello della zia.
CiccioTeo, 4 anni, gioca con i Lego giganti. E' concentrato, assorto e non vuole distrazioni, soprattutto se arrivano da una zia che elemosina un bacetto da 2 ore.
Io: "che belle queste costruzioni..."
silenzio
Riprovo: "proprio belle queste costruzioni..."
Niente da fare. Tutto tace.
Ci riprovo di nuovo: "ma queste belle costruzioni cosa sono?"
(...)
Ciccio Teo secco: "costruzioni"
Io petulante "si, ma cosa...case, palazzi, ponti?"
Ciccio Teo esasperato "ma non vedi? E' un ponte: il ponte del primo maggio!"
Morale: non cercare di trovare sempre un senso alle cose...tanto le cose rimarranno comunque inspiegabili.
Ciccio Teo batte zia La Pa 1 a 0

ehi, ci sono anche io!

LaZia potrebbe erudirmi sull'uso di questo mezzo diabolico?

penso al cecio. guardo il cielo.


nuvole stanche, nuvole in viaggio
spinte qui e là, lacerate dal vento
memoria e specchio del nostro beccheggio
gioia, emozione, rancori e spavento

chissà se siamo altrettanto avvincenti
mentre mutiamo nello stato adulto
e se sappiamo trovare gli incanti
per insegnarti a guardar sempre in alto...

“Scusario” della mia mamma!














Quando si ha una mamma pigrotta…
B: Mamma, sei andata a far la spesa?
Mamma: No, perché pioveva!!!!
B: Ah, ti sei lavata i capelli?
Mamma: No, dovevo andare a fare la spesa!

Allora cerco di allinearmi al suo mamma-pensiero! E dico:
B: Mamma, ma piove….
E lei: eh, e allora cosa centra!!!!!

Risultato: stasera non si mangia e i capelli li laverà con la bella stagione!

Vediamo se ho capito come si fa... CIAO A TUTTE, intanto...

Ciao a tutte!!! Sono nuova di pacca...sono StoPerDiventareMamma e mi chiamo così perchè sto per diventare mamma ad ottobre. Ho sbirciato un poco e ho visto che qualche mamma già c'è e le loro esperienze mi fan molto divertire!!!
Spero presto di raccontarvi qualcosa di interessante! A presto!

lunedì 4 maggio 2009

Ogni tanto leggo degli haiku. Fanno bene.

Di tanti fiori
- pioggia di primavera -
ogni erba il suo

(Ito Keiko)

domenica 3 maggio 2009

il cecio si interroga su politica ed economia.


la crisi è passata! riassumono tutti!
risale il mercato, si placano i flutti
lo sa confindustria, lo sanno i ministri
la messa è finita, già mutano gli astri

e per carità dei signori, ci credo
ma al cecio spiegare non so, mio malgrado
perché stiamo in fila, in diversi milioni
per fare la spesa al banco occasioni.

sabato 2 maggio 2009

Con-tributo.

PapàSauro l'ha ricordata con grande sforzo mnemonico per tramandarla al suo nipotino

Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca
Marzo libera il sol di prigionia
Aprile di bei colori orna la via
Maggio vive tra musiche di uccelli
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli
Luglio la falce al solleone
Agosto avaro e ansante la ripone
Settembre dolci grappoli rubini
Ottobre di vendemmia riempie i tini
Novembre ammucchia foglie aride in terra
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra

Primo assioma. Ho imparato che..

puoi arrivare in ritardo al primo appuntamento.
puoi arrivare tardi da un cliente.
puoi arrivare tardi a una cena di gala.
non puoi arrivare tardi quando un bambino di aspetta.

Dissacrante.

"Mamma mi leggi la Vibbia?"

venerdì 1 maggio 2009

il cecio e la composizione. parte prima, temo.

vorrei suonare, zia. sul pianoforte.
stende le dita e le affonda sui tasti
genera ceciofonìe assai contorte
caso, esplosioni, silenzio e contrasti

in piedi sul seggiolino di mamma
studia ammirata le corde e i martelli
poi sulla fronte si accende un programma
e la tastiera le accoglie i fondelli

bach, mozart, schubert fin dalla placenta
(clash e costello, poi, colpa di zia)
non è che cage e avanguardia di punta
li eviteresti alla mia antilogia?

cecio, è un po' tardi, il palazzo già dorme
placa per oggi la tua vena ludica
prima che scatti il solito allarme
perché? ai vicini non piace la musica?